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Beati Quaranta Martiri Brasiliani Gesuiti

Festa: 15 e 16 luglio

† Arcipelago delle Canarie, 15 luglio 1570

Ignazio di Azevedo, con la sua giovane falange, alimentava l'ardente desiderio di vedere un Brasile prospero in virtù. Nel frattempo Dio lo chiamò, come se dicesse: "Ignazio, non vedrai più il Brasile. Vieni a Me!"



Correva la seconda metà del secolo XVI. L'immensa vastità del Nuovo Mondo, con i suoi milioni di anime in attesa della luce del Vangelo, sfidava l'ardimento dei missionari. Le onde dell'Atlantico, nell'accarezzare le spiagge e le rocce delle due nazioni iberiche, sembravano chiamare all'eroismo i cuori idealisti. Le squadre portoghesi, contraddistinte dalla Croce di Cristo, facevano continuamente rotta sul "Mar Oceano", ora trasformato in strada di sole e di schiuma; gli abitanti del Brasile vedevano, con frequenza, abiti religiosi sbarcare dalle navi che gettavano le ancore nella Baia di Salvador, nella Capitaneria di Pernambuco o nelle insenature accoglienti di São Vicente.
Ma, in poco tempo, la dura realtà della nuova evangelizzazione apparve in tutta la sua crudezza. La conversione degli indigeni era lungi dall'essere un compito tranquillo e non si intravvedevano speranze di risultati duraturi
per quella generazione di catecumeni.
Il cannibalismo, pratica radicata fin da tempi immemorabili, resisteva con feroce tenacia alle esortazioni dei predicatori e alle minacce dei governanti, anche fra coloro che erano già stati battezzati: tamoios, tapuias e tupinambás si divoravano tra loro in indescrivibili orge, degne del peggiore degli incubi. L'esempio di vita dei colonizzatori laici, in quell'ambiente tropicale ed esuberante, lasciava spesso a desiderare... lo scoraggiamento cominciava a guadagnare terreno nelle anime dei missionari e le braccia stanche molte volte pendevano inerti lungo il corpo.
Era necessaria la comparsa di apostoli della tempra di un San Paolo! Uomini infiammati dallo Spirito Santo, che non indietreggiassero davanti alle più grandi delusioni o sconfitte.
Lavoratori e organizzatori instancabili, consapevoli della grandezza del piano provvidenziale che realizzavano, ma disposti a consegnare la fiamma del fuoco sacro alle successive generazioni,
chiudendo gli occhi alla vita senza vedere realizzati i loro disegni più santi.
Dunque, questi uomini sono comparsi realmente e a loro il Brasile tributa un'incondizionata gratitudine per la titanica impresa che hanno assunto senza esitazioni, col sacrificio totale delle loro esistenze. Facevano parte di una nuova istituzione appena fondata da un uomo veramente ispirato: la Compagnia di Gesù. I nomi di Manoel da Nóbrega e Giuseppe di Anchieta, tra gli altri, saranno ricordati come i grandi benefattori della Terra di Santa Croce.

Ondata di conversioni

Agitata e lacerata dalle guerre di Religione, l'Europa vedeva le falangi di Ignazio di Loyola moltiplicarsi rapidamente, in maniera quasi miracolosa. Il passaggio di questi austeri predicatori scatenava vere ondate di conversione e di riforma di vita, in ambienti molte volte dominati dall'euforia rinascimentale dell'idolatria del piacere. Le moltitudini si accalcavano nelle chiese e, alla parola dei discepoli del convertito di Manresa, le lacrime scorrevano sui volti, le mani battevano il petto e i buoni propositi fiorivano in abbondanza.
In non rari casi, il colorito abito di corte cinquecentesco veniva definitivamente abbandonato a favore della veste nera del novizio gesuita. Così, nel 1547, un portoghese di nobile lignaggio, toccato profondamente dalla predicazione di don Francesco Estrada, decise di abbandonare la vita mondana ed entrare nelle fila della Compagnia. Si chiamava Ignazio de Azevedo.

Un sacerdote gesuita

Nato nel 1526, a poca distanza da Porto, era figlio di Mons. Manuel de Azevedo e Donna Francesca de Abreu. Poco sappiamo della sua infanzia, in gioventù servì come paggio nella corte del re Don Giovanni III. Il suo mutamento di vita fu improvviso e sorprendente: consigliato da un amico, assistette alle prelezioni del famoso gesuita spagnolo padre Francesco Estrada, di passaggio per Porto, e immediatamente il desiderio di diventare religioso sbocciò nella sua anima come decisione irrevocabile.
Esitò appena sulla scelta, sentendosi inizialmente attratto dall'Ordine dei Domenicani, "per la devozione che essi avevano per la Madonna" 1, ma, dopo un incontro con il padre Estrada, il giovane nobile non ebbe più dubbi: sarebbe stato figlio di Sant'Ignazio. Nel 1548 si distinse negli studi presso la casa gesuita di Coimbra, per l'austerità delle penitenze quotidiane e per l'impegno nell'esercitare i servizi più umilianti. Non era considerato un predicatore eloquente, né brillava per l'oratoria, ma si mostrava incomparabile nell'arte della conversazione, la quale sarebbe stata sempre "la sua grande arma". Ricevette i sacri Ordini a Braga, nel 1553, ed assunse il rettorato del nuovo collegio di Santo Antao di Lisbona,
uno dei primi istituti scolastici della Compagnia, opera del famoso padre Girolamo Nadal.
Nel suo nuovo incarico, dimostrò un'illimitata dedizione, trovando ancora del tempo per visitare carcerati, lebbrosi ed infermi della città. Pochi anni dopo, dovette esercitare le funzioni di vice-provinciale della Compagnia in Portogallo, facendosi conoscere per la sua carità eroica presso le vittime della terribile peste che aveva devastato alcune città del regno e acquistando in quell'occasione grande fama di apostolo, medico e consolatore presso la popolazione bisognosa.
La sua fedeltà al Fondatore si rifletteva nelle sue molte lettere. In queste chiedeva insistentemente al Generale di inviare in Portogallo un Visitatore "che seguisse il padre Ignazio", di modo che tutto fosse interamente di suo piacimento. Nel 1559, nominato rettore del nuovo collegio gesuita di Braga, la sua prima preoccupazione fu quella di allestire il luogo più dignitoso della casa per servire da cappella del Santissimo Sacramento, mentre lui alloggiava in un posto scomodo e freddo. Otto anni dopo, a Coimbra, padre Azevedo realizzò finalmente la professione solenne, nelle mani del Provinciale Diogo Mirão.

Brasile: il grande sogno

In questa incessante azione apostolica, egli chiese molte volte al Generale la grazia di essere inviato nelle terre più lontane, dove la presenza dei figli di Ignazio di Loyola si rendeva più necessaria. Il Brasile esercitava su di lui una misteriosa attrazione ed il terzo Generale della Compagnia, Francesco de Borgia, comprese l'appello alla missione che faceva vibrare il cuore di questo suo suddito, al punto da menzionare affettuosamente "il suo Brasile" nelle lettere dirette al gesuita lusitano. Nel febbraio del 1567, Ignazio de Azevedo fu nominato Visitatore della Terra di Santa Croce. Così, con l'armata che partiva nel maggio dello stesso anno, viaggiò, raggiante di giubilo, un nuovo missionario della Compagnia.
Per due anni il Visitatore percorse palmo a palmo le vastità del Brasile.
Percorrendo tutte le case della Compagnia, introdusse costumi, suscitò nuove speranze, ascoltò lamentele e suggerimenti, incentivò ed organizzò gli studi e dettò sagge regole per la perseveranza di quelli che si addentravano nella foresta. Giuseppe di Anchieta menzionò nelle sue lettere gli enormi benefici della visita di Azevedo e, quando arrivò il momento del ritorno, dopo aver percorso due volte il litorale brasiliano, tutti gli abitanti di Salvador si riversarono sulla spiaggia, "pieni di nostalgia e di speranze", celebrandolo come vero padre e supplicandolo insistentemente di ritornare presto. Egli promise tutto quanto gli venne chiesto e si mise in viaggio verso il Portogallo, fermamente deciso a tornare al "suo Brasile".

La partenza e il viaggio

Nonostante il suo impegno a ritornare, trascorsero altri due anni prima del nuovo imbarco. Questa volta, egli preparava un vero rinnovamento spirituale e materiale della colonia. Insistendo sulla necessità di vocazioni specificamente destinate all'evangelizzazione del Brasile, affermava che non c'era bisogno di reclutare novizi di grande cultura, ma soltanto coloro che dessero garanzie di perseveranza e si sforzassero di apprendere le lingue indigene."Com latim, tupi e virtude" sarebbero stati adatti alla grande missione.
Francesco de Borgia diede il suo totale appoggio all'iniziativa di Ignazio e lo autorizzò a reclutare volontari in tutte le Case della Compagnia. Il papa San Pio V ricevette il gesuita in udienza e gli concesse sostanziosi privilegi per il suo viaggio, oltre all'indulgenza plenaria per tutti coloro che lo avessero accompagnato. Al passaggio di Ignazio si moltiplicavano i candidati a partecipare all'epopea, in modo che, alla vigilia della partenza, settanta valorosi giovani si riunirono sotto la direzione del missionario, ora nominato Provinciale del Brasile. Oltre a due sacerdoti, quasi tutti erano fratelli o novizi della Compagnia, tra loro c'erano degli artigiani di diverse specialità, come sarti, calzolai, tessitori, muratori, contadini e un pastore che si sarebbe imbarcato con le sue pecore.
Alla fine, il 5 giugno del 1570, l'armata di Don Luigi di Vasconcelos, nuovo Governatore del Brasile, alzò l'ancora alla foce del Tago, con a bordo la squadra di volontari. Padre Ignazio, con trentanove compagni, viaggiava a bordo della nave mercantile Santiago. In pochi giorni, quell'imbarcazione diventò scenario degno del migliore ritiro ignaziano. I fratelli e novizi si riunivano intorno al padre Ignazio e trascorrevano i giorni in preghiera, conversazioni edificanti e letture in comune, accompagnate alle volte dai begli accordi della polifonia sacra.
Gli stessi marinai, i cui costumi e linguaggio non erano sempre dei più raccomandabili, furono influenzati dall'ambiente generale e partecipavano con gioia alle lunghe conversazioni sulle verità della Fede. L'esame di coscienza, al tramonto, si chiudeva col canto del Salve Regina. Pochi giorni furono sufficienti per approdare all'isola di Madeira. Don Luigi de Vasconcelos non sembrava avere molta fretta di arrivare in Brasile, quindi decise di fermarsi lì per alcune settimane, rendendo in tal modo impaziente il capitano della Santiago, che chiese licenza per navigare da solo fino alle Canarie. Padre Azevedo era contrario a tale temerarietà, la possibilità di essere attaccati dai corsari in alto mare era molto alta, comunque lasciò loro la libertà di scegliere tra il continuare sulla Santiago o aspettare insieme all'armata.
Un impeto di entusiasmo gli rispose: non vogliamo abbandonarlo! E la nave partì da sola, portando il suo piccolo esercito di candidati al martirio che approdarono felicemente al piccolo porto di Terza-Corte, nelle Canarie, dove furono affettuosamente ricevuti e ove rimasero per cinque giorni, in attesa di venti favorevoli per ripararsi nella città di Las Palmas.
Tutto indicava che padre Ignazio aveva ricevuto in quell'occasione chiari segnali dal Cielo sulla sorte che li aspettava, poiché, a partire da allora, le sue parole di incoraggiamento si riferivano sempre alla bellezza del martirio e al servizio prestato a Dio da coloro che donavano la loro vita per la Fede cattolica. Intanto, Don Luigi de Vasconcelos, ancora a Madeira, ordinava alle sue navi di uscire precipitosamente dalla bocca del porto per inseguire alcune navi che spuntavano al largo.
Si trattava di Jacques Sória - corsaro francese a servizio della regina della Navarra, Giovanna d'Albret, famoso per il suo fanatismo anticattolico e sanguinario - che era partito da La Rochelle, a caccia dei gesuiti.
Però, il pirata non osò affrontare la flotta portoghese e riprese l'alto mare, approssimandosi a Las Palmas, esattamente quando i pellegrini, dopo aver lasciato Terza-Corte, avvistavano il porto desiderato. Fu in questo momento che la vedetta della Santiago diede l'allarme: "Nave in vista!".

Il martirio

Tutto accadde rapidamente: mentre i nemici accerchiavano la loro preda, cercando l'abbordaggio, i figli di sant'Ignazio si riunirono presso l'albero maestro della Santiago, intorno al loro superiore, il quale manteneva eretta una statua della Madonna, copia fedele della famosa Salus Populi Romani che si venera nella Basilica di Santa Maria Maggiore, a Roma.Intonarono allora la litania lauretana e offrirono a Dio le loro vite ad alta voce. Padre Azevedo designò un gruppo per proclamare la Fede Cattolica durante la lotta e soccorrere i combattenti feriti, mentre gli altri sarebbero rimasti a pregare incessantemente.
Egli stesso si mantenne fino alla fine ai piedi dell'albero maestro, esposto al furore della mischia.
Ebbe inizio allora un breve scambio di artiglieria, il cui risultato era facile da prevedere, data l'enorme diseguaglianza di forze. Il fratello Benedetto de Castro dirigeva la preghiera dei novizi, ma, ad un certo punto li abbracciò tutti, corse a prua dove ferveva la battaglia e, impugnando il crocifisso, rimase in piedi sulla murata, proclamando a gran voce la sua Fede, fino a cadere tra le onde trafitto dalle pugnalate.

Fu il primo martire.

Alla fine, le imbarcazioni del francese, stringendo l'assedio, sgominarono gli avversari sul casseretto della nave. Le ingiurie dei calvinisti contro i "papisti" erano dominate dalla voce di Ignazio di Azevedo, il quale, con l'immagine di Maria ben visibile al petto, esortava i cattolici a morire per la loro Fede e ricordava al nemico il rischio della perdizione eterna.
Il piccolo equipaggio ormai non riusciva più a contenere l'attacco dei corsari ed uno di questi, approssimandosi infine a padre Ignazio, gli sferrò un tremendo colpo di spada alla testa, mentre il martire, senza fare un passo indietro e ricevendo nuove stoccate, proclamava cadendo: "Tutti mi siano testimoni che muoio per la Fede Cattolica e per la Santa Chiesa Romana!". Il padre Francesco Álvares gli amministrò l'ultima assoluzione e allora i fratelli e i novizi accorsero, gettandosi presso il loro caro padre e abbracciandolo tra le lacrime, mentre egli li incoraggiava: "Figli, non temete! Io vado avanti, a prepararvi la dimora".
Il capitano della Santiago cadde trafitto da coltellate, così i pirati dominarono interamente il casseretto, scagliandosi ferocemente contro i religiosi e facendo di loro una orribile strage. Il fratello Manuel Álvares, che in Portogallo aveva ricevuto la rivelazione del suo martirio, rimase a suonare un tamburo nel mezzo del combattimento, urlando ai nemici tutto quanto pensava sulla loro empietà. Ebbe le membra spezzate dai colpi ricevuti, ma non emise neppure un gemito. Anche il corpo del padre Azevedo, con le braccia incrociate, andò a riposare nel mare, sotto lo sguardo dei suoi compagni. Il novizio Francesco di Magellano, di vent'anni, ostentava sul viso, con fierezza, il sangue del suo santo superiore, che aveva abbracciato con infinita tenerezza.
Il fratello Alessio Delgado, piccolo e minuto, ebbe la testa schiacciata con una forza tale che il sangue gli sgorgava dal naso mentre prorompeva in grandi risa, felice di ricevere i primi colpi che lo avrebbero condotto al martirio. Jacques Sória ordinò perentoriamente di uccidere tutti i gesuiti, ad eccezione del cuoco, Giovanni Sanches, il quale sarebbe stato risparmiato per prestare i suoi servizi come schiavo. E così si consumò quella giornata: trafitti da pugnali o colpiti dalle spade, gli ultimi figli di sant'Ignazio furono gettati nell'oceano senza pietà.
Il nipote del capitano, chiamato "San Giovannino", che aveva ricevuto da padre Azevedo la promessa di essere ammesso nella Compagnia prima di approdare in Brasile, si offerse allora di morire al posto del cuoco e completò così il numero di quaranta. Per lungo tempo si udirono le preghiere dei martiri sulle acque tranquille, mentre lo splendore del tramonto illuminava il corpo di sant'Ignazio, che ancora fluttuava con le braccia incrociate vicino al sacro quadro della Madonna. Nella lontana Spagna, la grande Santa Teresa d'Avila riceveva in quel momento la visione di tutto quanto era accaduto nella nave Santiago e del trionfo di quei gloriosi martiri10

La donazione totale

Misteriosi sono i disegni di Dio riguardo alle anime. Quanti, nel corso della Storia della Chiesa, si sono sentiti chiamare dalla Divina Provvidenza a determinate missioni e, dopo essersi dedicati a queste col massimo impegno, sono morti senza aver compiuto le loro nobili aspirazioni! Comunque si ingannerebbe chi concludesse che c'è un equivoco in questi casi da parte di coloro che hanno ottenuto soltanto, come esito apparente, la delusione e l'insuccesso. Quando Dio accende un qualche desiderio nel cuore di un apostolo, più che la realizzazione dell'opera iniziata, Egli desidera l'offerta generosa di un'anima che ha deciso di dedicarsi senza macchia di egoismo o autorealizzazione.
In una parola, Egli non vuole tanto la cosa, ma chi la fa. Ignazio di Azevedo, con i suoi compagni, alimentava ardentemente il desiderio di vedere un Brasile prospero in virtù, la cui nuova civiltà fosse tutta fondata sulla Fede Cattolica. Navigando verso la realizzazione del suo ideale, Dio lo chiamò, come se gli dicesse: "Ignazio, non vedrai più il Brasile. Vieni a Me!" Egli seppe rispondere all'invito con la più completa pace d'animo. Da Ignazio Dio voleva, soprattutto, proprio Ignazio, più che il Brasile.

Martiri brasiliani

E chi lo sa se, per la grandezza di questo Paese, Dio voleva da quei quaranta eroi la conquista misteriosa e soprannaturale di grandi glorie in un avvenire che essi neppure sospettavano? Nel contemplare le spiagge del litorale brasiliano, dove le onde sembrano baciare la sabbia e ritirarsi con nostalgia, siamo portati a pensare a quella squadra di giovani martiri e, pieni di emozione, nel ricordare che questa spuma luminosa viene irrigata da sangue tanto fecondo, goccia d'acqua nel calice del Preziosissimo Sangue del Redentore, cantiamo con la sacra Liturgia: "Si rallegrano nel Cielo le anime dei santi che hanno seguito i passi di Cristo e che, per amore di Lui, hanno versato il loro sangue. Con Lui esultano eternamente!"

I Quaranta Martiri Brasiliani

P. Inácio de Azevedo, Sacerdote, 43 anni P. Diogo de Andrade, Sacerdote, 38 anni circa Diac. Gonçalo Henriques, Diacono, 20 anni circa Afonso de Baena, Fratello, 31 anni Aleixo Delgado, Studente, Cantore, 17 anni Álvaro Mendes, Studente, Cantore, 19 anni circa Amaro Vaz, Fratello, Orefice, 17 anni André Gonçalves, Studente (Filosofia), 18 anni António Correia, Studente, 17 anni António Fernandes, Fratello, Carpentiere, 18 anni circa António Soares, Studente, 21 anni circa Bento de Castro, Maestro dei Novizi, 27 anni Brás Ribeiro, Fratello, Novizio, 24 anni Diogo Pires, Studente, 24 anni circa Domingos Fernandes, Fratello, 19 anni Estêvão de Zuraire, Fratello, Ricamatore, 30 anni Fernão Sanchez, Studente, 18 anni circa Francisco Pérez Godoy, Studente, Canonista, 30 anni Francisco Álvares, Fratello, 31 anni Francisco de Magalhães, Studente, Cantore, 21 anni Gaspar Álvares, Fratello, 18 anni circa Gregório Escrivano, Fratello, 18 anni circa João Adaucto, Studente, 18 anni circa João de Mayorga, Fratello, Pittore, 37 anni João de San Martín, Studente, 20 anni João de Zafra, Irmão, 18 anni circa João Fernandes, di Lisbona, Studente, 19 anni circa João Fernandes, di Braga, Studente, 23 anni Luís Correia, Studente, 17 anni Luís Rodrigues, Studente, 16 anni Manuel Álvares, Fratello, 24 anni Manuel Fernandes, Studente, 19 anni circa Manuel Pacheco, Studente, 19 anni circa Manuel Rodrigues, Studente, 20 anni circa Marcos Caldeira, Studente, Novizio, 23 anni Nicolau Dinis, Studente, Novizio, 17 anni Pero de Fontoura, Fratello, Novizio, 23 anni Pero Nunes, Studente, 19 anni circa Simão da Costa, Fratello, 19 anni Simão Lopes, Studente, 18 anni.


Autore:
Don Santiago Ignacio Morazzani Arráiz


Fonte:
Rivista Araldi del Vangelo

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Aggiunto/modificato il 2012-07-01

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