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† Creueta del Coll, Barcellona, Spagna, 23 luglio 1936
I beati Simone Reynés Solivellas, Michele Pons Ramis e Francesco Mayol Oliver furono tre religiosi della Congregazione dei Missionari dei Sacri Cuori di Gesù e Maria, uccisi a Barcellona il 23 luglio 1936 durante la persecuzione religiosa che accompagnò l'inizio della guerra civile spagnola. La loro vicenda si inserisce nella storia dei numerosi sacerdoti, religiosi e laici che in quegli anni furono perseguitati e uccisi a causa della loro appartenenza alla Chiesa cattolica. Originari dell'isola di Maiorca, appartenevano a una comunità impegnata nel servizio pastorale presso il santuario di Nostra Signora del Coll, a Barcellona. Quando il clima politico e sociale divenne estremamente violento, continuarono a svolgere il loro ministero e cercarono rifugio senza rinunciare alla propria identità religiosa. Arrestati dopo essere stati nascosti in una casa che aveva offerto loro ospitalità, furono assassinati. La Chiesa li ha riconosciuti come martiri della fede, considerando la loro morte una testimonianza estrema di fedeltà a Cristo e di perseveranza nel servizio sacerdotale e religioso. Furono beatificati da papa Benedetto XVI il 28 ottobre 2007 insieme ad altri martiri della persecuzione spagnola.
Etimologia: Simone deriva dall'ebraico Shim'on e significa 'Dio ha ascoltato'. Michele deriva dall'ebraico Mikha'el e significa 'Chi è come Dio?'. Francesco deriva dal latino Franciscus e significa 'francese', po
Emblema: Abito religioso dei Missionari dei Sacri Cuori, palma del martirio.
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La vita dei tre religiosi si colloca in uno dei periodi più drammatici della storia contemporanea spagnola. Negli anni Trenta la Spagna attraversò una profonda crisi politica e sociale, caratterizzata da forti contrapposizioni ideologiche. Nel luglio 1936 lo scoppio della guerra civile provocò violenze diffuse, comprese persecuzioni contro persone appartenenti alla Chiesa cattolica. In diverse zone del Paese furono incendiati conventi e chiese, numerosi sacerdoti e religiosi furono costretti alla clandestinità e molti vennero uccisi. Il martirio dei tre Missionari dei Sacri Cuori avvenne proprio nei primi giorni della guerra, quando a Barcellona la situazione era particolarmente instabile.
Simone Reynés Solivellas: sacerdote e formatore Simó Reynés Solivellas nacque a Manacor, nell'isola di Maiorca, il 23 gennaio 1901. Fin da giovane manifestò una sensibilità religiosa profonda. Ancora adolescente entrò in contatto con la vita ecclesiale attraverso il servizio nel coro della cattedrale, esperienza che contribuì alla maturazione della sua vocazione. Entrò nella Congregazione dei Missionari dei Sacri Cuori di Gesù e Maria, fondata a Maiorca per il rinnovamento della vita religiosa e l'impegno missionario. Dopo il percorso formativo emise la professione religiosa solenne il 2 gennaio 1925 e fu ordinato sacerdote il 21 novembre dello stesso anno. Nel suo ministero si dedicò soprattutto alla formazione dei giovani religiosi, svolgendo il compito di assistente del maestro dei novizi e di professore. Fu anche impegnato nella pastorale come cappellano. Trasferito a Barcellona, entrò nella comunità del santuario del Coll, dove continuò il proprio servizio sacerdotale fino alla persecuzione del 1936.
Michele Pons Ramis: giovane sacerdote al servizio della comunità Miquel Pons Ramis nacque a Llubí, nell'isola di Maiorca, l'8 luglio 1907. Apparteneva alla generazione più giovane dei Missionari dei Sacri Cuori di Gesù e Maria presenti nella comunità del santuario del Coll a Barcellona. Fin dagli anni della formazione religiosa manifestò una particolare disponibilità al servizio della Chiesa e della Congregazione. Seguendo il carisma dei Missionari dei Sacri Cuori, orientato alla vita comunitaria, alla predicazione e alla cura pastorale, maturò la vocazione sacerdotale in un clima spirituale caratterizzato dalla devozione ai Sacri Cuori di Gesù e Maria. Ordinato sacerdote, venne destinato alla comunità del santuario del Coll, nella periferia di Barcellona, dove collaborò con gli altri confratelli nelle attività pastorali. La comunità serviva una popolazione popolare e numerosa, offrendo assistenza religiosa, celebrazioni liturgiche e attenzione soprattutto alle persone più semplici. La sua giovane età non gli impedì di affrontare con maturità il clima di crescente ostilità contro la Chiesa. Nei giorni successivi allo scoppio della guerra civile spagnola rimase vicino ai confratelli, condividendone il destino fino alla morte. Aveva appena ventinove anni quando fu ucciso insieme a Simone Reynés e Francesco Mayol il 23 luglio 1936. La Chiesa ha riconosciuto nella sua morte una testimonianza di fedeltà alla vocazione religiosa e sacerdotale.
Francesco Mayol Oliver: il religioso coadiutore fedele fino alla fine Francesc Mayol Oliver nacque a Vilafranca de Bonany, nell'isola di Maiorca, il 31 maggio 1871. A differenza degli altri due martiri, non era sacerdote, ma religioso coadiutore della Congregazione dei Missionari dei Sacri Cuori di Gesù e Maria. La sua lunga esperienza di vita religiosa lo rese una figura di riferimento per la comunità. Aveva trascorso molti anni al servizio della Congregazione e, nella maturità della vita, si trovava presso il santuario del Coll a Barcellona. Quando nel luglio 1936 iniziarono le violenze contro gli edifici religiosi, Mayol avrebbe potuto lasciare la città e cercare maggiore sicurezza. Preferì tuttavia rimanere accanto alla propria comunità e condividere la sorte dei confratelli. Secondo la memoria conservata dalla Congregazione, durante l'assalto al santuario cercò anche di proteggere il luogo sacro, gesto che contribuì ad attirare su di lui l'attenzione dei persecutori. Dopo la distruzione del santuario, si nascose insieme ai padri Simone Reynés e Michele Pons. I tre religiosi trovarono ospitalità presso la Torre Alzina, abitazione di Prudenza Canyelles Ginestà, una donna laica che offrì loro rifugio. Il 23 luglio 1936 furono scoperti e uccisi. Francesco Mayol aveva sessantacinque anni. La sua morte rappresenta, nella tradizione della Congregazione, la testimonianza di un religioso che fino alla vecchiaia rimase fedele alla propria consacrazione.
La comunità del santuario del Coll I tre beati facevano parte della comunità religiosa dei Missionari dei Sacri Cuori di Gesù e Maria presso il santuario di Nostra Signora del Coll, a Barcellona. Il santuario costituiva un importante centro di vita religiosa per il quartiere e per la popolazione circostante. I Missionari dei Sacri Cuori vi svolgevano il ministero pastorale, dedicandosi alla celebrazione dei sacramenti, alla predicazione e all'assistenza spirituale dei fedeli. Con l'aggravarsi delle tensioni politiche del 1936, molte comunità religiose furono costrette ad abbandonare conventi e chiese. La persecuzione non colpì soltanto gli edifici ecclesiastici, ma direttamente le persone consacrate. La comunità del Coll fu tra quelle che subirono immediatamente le conseguenze della violenza. Alcuni religiosi cercarono di mettersi in salvo nascondendosi presso persone amiche o in luoghi ritenuti sicuri. Tuttavia il clima di sospetto e le denunce portarono alla loro individuazione. Il gruppo dei martiri del Coll comprendeva anche altri membri della comunità religiosa e alcune persone che avevano offerto aiuto ai perseguitati. La causa di beatificazione ha riunito sette figure: quattro Missionari dei Sacri Cuori, due religiose Francescane Figlie della Misericordia e la laica Prudenza Canyelles Ginestà.
Il rifugio e il martirio Dopo l'abbandono del santuario del Coll, Simone Reynés, Michele Pons e Francesco Mayol cercarono protezione. In un primo momento trovarono riparo in luoghi vicini alla chiesa, poi furono accolti nella Torre Alzina, dove Prudenza Canyelles Ginestà offrì loro ospitalità. La scelta di questa donna di aiutare i religiosi perseguitati comportò per lei un grave rischio. La sua casa divenne infatti il luogo in cui il gruppo venne individuato. Il 23 luglio 1936 i miliziani raggiunsero la Torre Alzina. I tre religiosi furono arrestati e immediatamente uccisi. La loro morte avvenne nei primi giorni della guerra civile spagnola, in un contesto di violenza generalizzata contro numerosi appartenenti alla Chiesa cattolica. Il riconoscimento ecclesiale del loro martirio non si basa su un giudizio politico sugli eventi della guerra civile, ma sulla valutazione della morte subita in odio alla fede e della testimonianza cristiana vissuta dai servi di Dio. Il decreto sul martirio fu promulgato il 26 giugno 2006.
Il processo di beatificazione La fama di martirio dei sette protagonisti del gruppo del Coll si diffuse negli anni successivi alla loro morte. L'arcivescovo di Barcellona avviò il processo informativo ordinario tra il 1952 e il 1968. L'inchiesta fu successivamente riconosciuta valida secondo le norme canoniche. Dopo l'esame della documentazione storica e delle testimonianze raccolte, la Santa Sede riconobbe il martirio dei servi di Dio. Il 26 giugno 2006 papa Benedetto XVI autorizzò la promulgazione del decreto relativo al martirio di Simone Reynés Solivellas e compagni. La beatificazione si svolse a Roma il 28 ottobre 2007, durante il pontificato di Benedetto XVI, insieme ad altri numerosi martiri della persecuzione religiosa in Spagna.
Culto e memoria liturgica Dopo la morte, la memoria dei tre religiosi rimase viva nella Congregazione dei Missionari dei Sacri Cuori di Gesù e Maria e nelle comunità ecclesiali legate alla loro storia. La loro testimonianza venne progressivamente riconosciuta come esempio di fedeltà alla vocazione religiosa vissuta fino alla prova estrema del martirio. La Chiesa cattolica celebra la loro memoria liturgica il 23 luglio, giorno anniversario della loro uccisione. La celebrazione è inserita nel calendario proprio dei beati martiri della persecuzione religiosa spagnola e richiama il valore della perseveranza cristiana nelle situazioni di sofferenza e di violenza. Il culto dei beati non è legato a una commemorazione politica degli avvenimenti della guerra civile spagnola, ma alla testimonianza religiosa riconosciuta dalla Chiesa: la fedeltà alla propria consacrazione, la disponibilità a condividere il destino dei confratelli e l'accettazione della morte senza rinnegare la fede. La loro memoria continua soprattutto all'interno della Congregazione dei Missionari dei Sacri Cuori, che vede nei propri martiri del 1936 una conferma del carisma originario dell'Istituto: vivere e annunciare l'amore misericordioso rappresentato dai Cuori di Gesù e Maria.
Il carisma dei Missionari dei Sacri Cuori Per comprendere pienamente la figura dei tre martiri è necessario conoscere la spiritualità della Congregazione alla quale appartenevano. I Missionari dei Sacri Cuori di Gesù e Maria furono fondati a Maiorca nel XIX secolo dal sacerdote spagnolo Joaquim Rosselló i Ferrà (1833-1909), con l'obiettivo di promuovere la vita spirituale attraverso la contemplazione dell'amore di Cristo e l'impegno missionario. La Congregazione si dedicò soprattutto alla predicazione, agli esercizi spirituali, alla formazione sacerdotale e alla cura pastorale delle popolazioni affidate. Il santuario del Coll a Barcellona rappresentava uno dei luoghi nei quali questo apostolato veniva concretamente esercitato. Simone Reynés, Michele Pons e Francesco Mayol vissero questo carisma in modi diversi: - Simone come sacerdote formatore e guida spirituale; - Michele come giovane sacerdote impegnato nel ministero pastorale; - Francesco come religioso coadiutore fedele al servizio quotidiano della comunità. Le loro biografie mostrano come un unico ideale religioso possa esprimersi attraverso vocazioni differenti: il ministero sacerdotale, la formazione dei giovani e il lavoro nascosto del servizio comunitario.
Rapporti con altri martiri della persecuzione spagnola I tre beati appartengono al grande gruppo dei martiri della Spagna degli anni 1936-1939. Durante la guerra civile spagnola furono uccisi migliaia di sacerdoti, religiosi e laici cattolici. Le cause di beatificazione promosse dalla Chiesa hanno riguardato numerosi gruppi provenienti da diocesi e famiglie religiose diverse. La beatificazione del 28 ottobre 2007 comprese 498 martiri della persecuzione religiosa spagnola, appartenenti a differenti istituti religiosi e realtà ecclesiali. Tra essi erano presenti sacerdoti diocesani, religiosi, religiose e laici che avevano offerto aiuto ai perseguitati. La loro memoria viene proposta dalla Chiesa come testimonianza di fede, perdono e fedeltà evangelica. Nel gruppo del Coll emerge inoltre il valore della solidarietà cristiana: accanto ai religiosi martiri viene ricordata Prudenza Canyelles Ginestà, la donna che offrì loro rifugio e condivise anch'essa il destino della persecuzione.
Autore: Giampietro Cattini
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