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Beato Antonio Saez de Ibarra Lopez Religioso francescano, martire

Festa: 22 settembre

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Hijona, Álava, Paesi Baschi, Spagna, 25 marzo 1914 - Azuaga, Badajoz, Estremadura, Spagna, 22 settembre 1936

Nato a Hijona, nell’Álava, il 25 marzo 1914 con il nome di Ruperto, fu un giovane religioso dell’Ordine dei Frati Minori, appartenente alla Provincia francescana di Granada. Entrato ancora adolescente nel percorso formativo francescano, vestì l’abito nel noviziato di Lebrija nel gennaio 1931 e pronunciò la professione semplice nel 1932, dopo che gli eventi politici e la persecuzione religiosa avevano provocato un’interruzione del noviziato. Avviati gli studi di filosofia e teologia nel collegio di Santa Maria della Regola a Chipiona, dovette interromperli a causa di una grave malattia alla gola e fu trasferito a Fuente Obejuna. Qui lo sorprese nel 1936 la persecuzione contro i religiosi. Arrestato insieme agli altri francescani della comunità, fu trasferito ad Azuaga e ucciso nelle prime ore del 22 settembre 1936, all’età di ventidue anni. La documentazione ecclesiastica relativa alla causa lo considera martire della fede: nel 2006 fu promulgato il decreto sul martirio e il 28 ottobre 2007 Antonio fu beatificato da Benedetto XVI insieme ad altri 497 martiri della persecuzione religiosa in Spagna.


Antonio Sáez de Ibarra nacque il 25 marzo 1914 a Hijona, piccolo centro dell’Álava appartenente alla diocesi di Vitoria. Al battesimo, celebrato il giorno successivo, ricevette il nome di Ruperto. Una fonte francescana riferisce inoltre che fu cresimato il 26 luglio 1916 dal vescovo Prudencio Melo y Alcalde. La documentazione disponibile permette di seguire con una certa precisione soprattutto gli anni della sua formazione religiosa, mentre offre informazioni molto più limitate sulla famiglia e sull’ambiente della sua infanzia.
Fin da giovane maturò la vocazione alla vita religiosa e chiese di entrare nell’Ordine dei Frati Minori. Trascorse il periodo di postulantato nel convento francescano di Estepa, in provincia di Siviglia. Il 17 gennaio 1931 entrò nel noviziato di Lebrija e ricevette l’abito francescano, assumendo il nome religioso di Antonio.

Il noviziato interrotto
La sua formazione religiosa si svolse in una Spagna attraversata da profonde tensioni politiche e da episodi di crescente ostilità verso istituzioni e congregazioni religiose. Nel maggio 1931 diversi edifici religiosi furono incendiati e anche il percorso formativo di Antonio ne risentì. Il noviziato dovette essere interrotto; successivamente, grazie a una dispensa della Santa Sede e al recupero dei giorni mancanti, egli poté riprendere regolarmente il cammino religioso. Il 26 agosto 1932 emise la professione semplice. Il dato è confermato anche dal Dicastero delle Cause dei Santi, che ricorda l’interruzione del noviziato nel gennaio 1931 e la successiva professione resa possibile dalla dispensa pontificia.
La vicenda mostra come la formazione di Antonio non fosse separata dagli avvenimenti politici del tempo. Era ancora molto giovane quando gli eventi della vita nazionale entrarono direttamente nel suo percorso di religioso, prima attraverso la sospensione del noviziato e poi, pochi anni dopo, attraverso la persecuzione del 1936.

Gli studi a Chipiona
Dopo la professione fu inviato al collegio di Santa Maria della Regola a Chipiona, nella provincia di Cadice, dove iniziò gli studi di filosofia e si preparava a proseguire la formazione ecclesiastica. Le fonti francescane sottolineano anche una sua particolare attitudine al canto liturgico, che egli amava e nel quale si distingueva.
Durante questo periodo fu colpito da una grave malattia alla gola. La documentazione francescana riferisce che, per ragioni di salute, dovette sospendere gli studi e fu destinato al convento di Fuente Obejuna. La permanenza nella cittadina cordobese, inizialmente legata alle necessità della sua salute e alla sospensione degli studi, si trasformò così nel luogo in cui avrebbe incontrato la persecuzione del 1936.

A Fuente Obejuna
Antonio non era uno dei religiosi stabilmente residenti nella fraternità di Fuente Obejuna quando scoppiò la guerra civile: vi si trovava per un periodo di permanenza legato alla propria condizione e alla formazione interrotta. La comunità francescana comprendeva altri sei religiosi che sarebbero morti con lui: Félix Echevarría Gorostiaga, José María Azurmendi Mugarza, Francisco Carlés González, Luis Echevarría Gorostiaga, Miguel Zarragua Iturrízaga e Simón Miguel Rodríguez.
Il 18 luglio 1936 l’insurrezione militare diede inizio alla guerra civile spagnola. Nelle settimane successive la persecuzione religiosa colpì numerose comunità ecclesiastiche. A Fuente Obejuna il convento francescano fu sottoposto a perquisizioni e i religiosi vennero allontanati dalla loro sede. La documentazione relativa alla causa ricorda che i sette francescani furono costretti ad abbandonare il convento e successivamente incarcerati.

La prigionia e il martirio ad Azuaga
Il 20 settembre 1936 i religiosi furono trasferiti da Fuente Obejuna ad Azuaga, nella provincia di Badajoz, dove vennero rinchiusi nel carcere locale insieme ad alcuni civili. La ricostruzione delle ultime ore, conservata nella documentazione relativa ai martiri di Fuente Obejuna, riferisce che i religiosi furono sottoposti a interrogatori e pressioni perché rinnegassero la propria fede.
Il primo dei sette a essere ucciso fu José María Azurmendi, il 21 settembre. Gli altri cinque religiosi, tra i quali Antonio, furono condotti fuori dal carcere e portati al cimitero di Azuaga nella notte tra il 21 e il 22 settembre. Furono uccisi nelle prime ore del 22 settembre 1936. Anche il superiore della comunità, Félix Echevarría, venne assassinato nello stesso giorno, dopo essere rimasto più a lungo in carcere.
Nel caso di Antonio, le fonti concordano dunque sull’identità, sul luogo e sulla data del martirio, ma le informazioni disponibili sulle sue ultime ore personali sono assai meno dettagliate rispetto a quelle relative al superiore Félix Echevarría. È quindi preferibile non attribuirgli episodi o parole che le fonti non riferiscono specificamente a lui. La memoria agiografica del gruppo ha però conservato il rifiuto dei religiosi di rinnegare la fede e il loro atteggiamento di fedeltà cristiana fino alla morte. Il Dicastero delle Cause dei Santi sintetizza il punto affermando che i sette rifiutarono di bestemmiare il nome di Dio e che, prima di morire, perdonarono i loro persecutori e inneggiarono a Cristo Re.
Antonio aveva ventidue anni. Non era ancora sacerdote: apparteneva alla comunità dei religiosi francescani in formazione e aspirava a proseguire il proprio cammino verso il sacerdozio. Il Martirologio Romano lo identifica infatti con Ruperto Sáez de Ibarra López e lo comprende tra i religiosi dell’Ordine dei Frati Minori ricordati insieme ai compagni di Azuaga.

Dalla fossa comune alle reliquie
Dopo l’uccisione, i sette francescani furono sepolti in una fossa comune nel cimitero di Azuaga. Circa due mesi più tardi i loro resti furono riesumati e trasferiti a Fuente Obejuna. La documentazione diocesana ricorda che, nel 2007, le reliquie dei sette martiri erano custodite nella chiesa di San Francesco di Fuente Obejuna, luogo strettamente legato alla loro vita religiosa e alla memoria della comunità.
La presenza delle reliquie a Fuente Obejuna costituisce un elemento importante nella storia della memoria del martire. Il luogo non conserva soltanto il ricordo della morte violenta dei sette religiosi, ma anche quello della comunità francescana alla quale Antonio fu associato negli ultimi mesi della sua vita. Nel 2007 il vescovo di Córdoba ricordava ufficialmente la custodia delle reliquie dei sette beati nella chiesa di San Francesco.

La causa di beatificazione
La fama di martirio dei sette francescani si consolidò nel corso degli anni. Il Dicastero delle Cause dei Santi riferisce che il vescovo di Badajoz avviò nel 1964 la causa di beatificazione, nella forma di dichiarazione del martirio. La validità giuridica del processo ordinario fu riconosciuta con decreto del 19 giugno 1992.
Il riconoscimento ecclesiale del martirio giunse nel 2004 e nel 2005, quando i consultori teologi e poi i cardinali e vescovi della Congregazione per le Cause dei Santi riconobbero che la morte dei Servi di Dio costituiva un vero martirio. Il decreto super martyrio fu promulgato il 28 aprile 2006. Il 1° giugno 2007 venne stabilito che la beatificazione sarebbe stata celebrata a Roma il 28 ottobre dello stesso anno.
Il 28 ottobre 2007, in piazza San Pietro, Benedetto XVI beatificò 498 martiri della persecuzione religiosa in Spagna. La celebrazione fu presieduta dal cardinale José Saraiva Martins in qualità di delegato pontificio. Antonio Sáez de Ibarra López fu beatificato insieme ai sei compagni della fraternità di Fuente Obejuna.

Un martire molto giovane
Uno degli elementi più significativi della vicenda di Antonio è la sua età. Aveva appena ventidue anni quando fu ucciso. La sua biografia documentata è relativamente breve, ma permette di seguire con chiarezza il percorso che dalla vocazione francescana lo condusse alla professione religiosa e poi al martirio. Il Dicastero delle Cause dei Santi lo presenta come il più giovane tra i religiosi del gruppo di Fuente Obejuna dopo Simón Miguel Rodríguez, e ne registra la nascita nel 1914 e la professione semplice dopo l’interruzione del noviziato.

Il legame con la comunità di Fuente Obejuna
Antonio non era sacerdote e non ricopriva un incarico di governo nella comunità. Il suo rapporto con Fuente Obejuna nacque soprattutto dalla necessità di allontanarsi da Chipiona dopo la malattia alla gola. Proprio questa circostanza, apparentemente contingente, lo portò a trovarsi nella fraternità quando la persecuzione rese impossibile il normale svolgimento della vita religiosa. La sua vicenda è quindi strettamente legata a quella degli altri sei francescani della comunità, pur conservando una propria identità biografica.

La memoria liturgica
Il 22 settembre è la data del martirio e il Martirologio Romano ricorda ad Azuaga il gruppo dei beati Félix Echevarría Gorostiaga e compagni, includendo esplicitamente Antonio con il nome di Ruperto. La stessa collocazione nel Martirologio conferma che il ricordo liturgico è collegato alla data della morte.
In alcune fonti devozionali e calendari dedicati complessivamente ai martiri della persecuzione spagnola compare anche il 6 novembre come data celebrativa di numerosi martiri beatificati nel 2007. Per Antonio, tuttavia, la memoria del 22 settembre è direttamente legata all’iscrizione del gruppo nel Martirologio Romano e alla data del martirio.

Curiosità
    • Al battesimo Antonio ricevette il nome di Ruperto, che compare ancora oggi nel Martirologio Romano accanto al nome religioso Antonio.
    • Fu particolarmente apprezzato per le sue capacità nel canto liturgico, elemento ricordato nelle fonti francescane insieme alla sua allegria.
    • La sua formazione religiosa fu interrotta due volte da circostanze esterne: prima dagli eventi politici del 1931, che provocarono la sospensione del noviziato, poi dalla malattia alla gola che interruppe gli studi a Chipiona.
    • Le reliquie di Antonio sono conservate insieme a quelle degli altri sei martiri francescani di Fuente Obejuna nella chiesa di San Francesco della località cordobese.

Cronologia
    • 25 marzo 1914 - Nasce a Hijona, nell’Álava, e riceve il nome di Ruperto Sáez de Ibarra López.
    • 26 marzo 1914 - Viene battezzato.
    • 17 gennaio 1931 - Veste l’abito francescano nel noviziato di Lebrija.
    • 1931 - Il noviziato viene interrotto in seguito alla situazione politica e agli incendi di edifici religiosi.
    • 26 agosto 1932 - Emette la professione semplice dopo la dispensa della Santa Sede.
    • Agosto 1932 - Viene inviato al collegio di Santa Maria della Regola a Chipiona per gli studi filosofici.
    • Prima metà degli anni Trenta - Una grave malattia alla gola interrompe la sua formazione e porta al trasferimento a Fuente Obejuna.
    • 20 settembre 1936 - Viene trasferito con gli altri francescani da Fuente Obejuna ad Azuaga e incarcerato.
    • 22 settembre 1936 - Viene ucciso ad Azuaga, all’età di 22 anni.
    • 1964 - Il vescovo di Badajoz avvia il processo di beatificazione per dichiarazione del martirio.
    • 19 giugno 1992 - Viene riconosciuta la validità giuridica del processo ordinario.
    • 17 febbraio 2004 - I consultori teologi riconoscono il carattere martiriale della morte.
    • 17 maggio 2005 - I cardinali e vescovi della Congregazione per le Cause dei Santi confermano il riconoscimento del martirio.
    • 28 aprile 2006 - Viene promulgato il decreto super martyrio.
    • 28 ottobre 2007 - Antonio Sáez de Ibarra López viene beatificato a Roma da Benedetto XVI insieme agli altri 497 martiri della persecuzione religiosa in Spagna.

Valutazione storico-critica
    • La ricostruzione biografica di Antonio è sufficientemente solida nei suoi dati essenziali. Nascita, ingresso nella formazione francescana, professione semplice, permanenza a Chipiona, trasferimento a Fuente Obejuna, martirio ad Azuaga e beatificazione sono attestati da fonti ecclesiastiche convergenti, in particolare dal Dicastero delle Cause dei Santi e dalle fonti francescane.
    • Il suo status religioso è ben documentato. Antonio era frate minore e non sacerdote; il Martirologio Romano lo comprende tra i religiosi dell’Ordine dei Frati Minori, distinguendolo dai compagni che erano presbiteri.
    • Il martirio è riconosciuto ufficialmente dalla Chiesa. La causa fu istruita come causa di dichiarazione del martirio e il decreto super martyrio fu promulgato il 28 aprile 2006, dopo il voto favorevole dei consultori teologi e dei cardinali e vescovi competenti.
    • Le informazioni sulle sue ultime ore personali sono più limitate. Le fonti disponibili descrivono con maggiore ampiezza la vicenda collettiva dei sette francescani e soprattutto il martirio del superiore Félix Echevarría. Per Antonio è quindi metodologicamente preferibile evitare di attribuirgli parole, gesti o particolari torture che le fonti non riferiscono specificamente a lui.
    • La storia del culto è documentata meglio della sua vita successiva al martirio. Le reliquie furono trasferite ad Fuente Obejuna e sono ricordate ufficialmente come custodite nella chiesa di San Francesco. La beatificazione del 2007 ha confermato ecclesialmente il culto pubblico dei martiri.
    • La data del 22 settembre è particolarmente significativa. È la data del martirio e il Martirologio Romano colloca proprio in questo giorno la memoria dei beati Félix Echevarría e compagni ad Azuaga, comprendendovi Antonio.

Fonti e bibliografia essenziale
    • Dicastero delle Cause dei Santi, Félix Echevarría Gorostiaga e 6 compagni, scheda ufficiale della Santa Sede: biografia dei sette francescani, iter della causa, riconoscimento del martirio e beatificazione del 28 ottobre 2007.
    • Benedetto XVI, Angelus, 28 ottobre 2007, Città del Vaticano: riferimento ufficiale alla beatificazione dei 498 martiri uccisi in Spagna negli anni Trenta.
    • José Saraiva Martins, Beatificazione di 498 martiri della persecuzione religiosa in Spagna, omelia del 28 ottobre 2007, Santa Sede: contesto ecclesiale e storico della beatificazione.
    • Martirologio Romano, 22 settembre: memoria dei beati Félix Echevarría Gorostiaga e compagni ad Azuaga; Antonio è indicato con il nome di battesimo Ruperto Sáez de Ibarra López.
    • Boletín Oficial de la Diócesis de Córdoba, ottobre-dicembre 2007, pp. 739-744: documentazione diocesana sulla beatificazione dei sette francescani e sulla custodia delle loro reliquie nella chiesa di San Francesco di Fuente Obejuna.
    • Franciscanos.org, Beatos Félix Echevarría y Compañeros Mártires: fonte francescana sulla formazione di Antonio, il noviziato, la professione, gli studi a Chipiona, la malattia e il trasferimento a Fuente Obejuna.
    • ODISUR, Siete franciscanos mártires de Fuente Obejuna (Córdoba): testimonianza sulla comunità francescana, sulla formazione di Antonio, sul suo ruolo di giovane religioso e sulle circostanze del martirio.
    • Hispania Martyr, Mediodía del 21 de septiembre, en la cárcel pacense de Azuaga: ricostruzione documentaria della detenzione, del trasferimento ad Azuaga, del martirio e delle successive esumazioni dei sette francescani.


Autore:
Giampietro Cattini

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Aggiunto/modificato il 2026-09-11

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