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Beato Felix Gomez-Pinto Pinero Sacerdote francescano, martire

Festa: 7 settembre

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La Torre de Esteban Hambrán, Toledo, 18 maggio 1870 - Hueva, Guadalajara, 7 settembre 1936

Nacque il 18 maggio 1870 a La Torre de Esteban Hambrán, presso Toledo, in una famiglia di agricoltori profondamente cristiana. La madre apparteneva al Terzo Ordine Francescano e l'ambiente familiare favorì la vocazione di Félix, che entrò tra i Frati Minori nel 1886. Ordinato sacerdote nel 1894, fu inviato nello stesso anno nelle Filippine, dove esercitò per molti anni il ministero parrocchiale e missionario. Durante la rivolta indipendentista filippina fu fatto prigioniero e rimase in cattività per quasi sedici mesi. Tornato temporaneamente in Spagna, prestò servizio nella comunità francescana di Pastrana e trascorse alcuni mesi presso il Santo Sepolcro di Gerusalemme. Dal 1919 al 1933 tornò nelle Filippine, dedicandosi soprattutto alla catechesi, ai sacramenti e alla visita degli ammalati. Rientrato definitivamente in Spagna, fu destinato al convento di Pastrana, dove si trovava allo scoppio della guerra civile. Dopo la dispersione della comunità, continuò a esercitare clandestinamente il ministero sacerdotale. Arrestato all'inizio di settembre 1936, fu sottoposto a violenze e pressioni perché rinnegasse la fede. Nella notte tra il 6 e il 7 settembre venne condotto fuori Pastrana e ucciso nel territorio di Hueva. Morì perdonando i suoi persecutori. Fu beatificato da Benedetto XVI il 28 ottobre 2007 insieme ad altri 497 martiri della persecuzione religiosa in Spagna.

Etimologia: Dal latino 'Felix' e significa 'felice', 'fortunato', 'favorito dalla buona sorte'.


Gómez-Pinto Piñero nacque a La Torre de Esteban Hambrán, nella provincia di Toledo, il 18 maggio 1870. Era il terzo dei cinque figli di Deogracias Gómez-Pinto e Práxedes Piñero, modesti agricoltori. La famiglia viveva in un ambiente di intensa religiosità: partecipava alla vita della parrocchia e alle confraternite e la madre apparteneva al Terzo Ordine Francescano. Anche i fratelli seguirono in larga parte una vocazione religiosa: le due sorelle divennero clarisse cappuccine, mentre il fratello minore morì quando era ancora seminarista diocesano.
Secondo le testimonianze raccolte nella tradizione francescana, Félix manifestò precocemente il desiderio di consacrarsi a Dio e di dedicarsi alle missioni. La presenza dei Frati Minori nel paese ebbe un ruolo importante nella sua scelta. Quando i francescani vi predicarono una missione, il giovane chiese di essere accolto nell'Ordine.

La formazione francescana
Il 12 maggio 1886 vestì l'abito francescano nel convento di Pastrana, a soli sedici anni. Il noviziato fu caratterizzato da una condotta considerata particolarmente esemplare. Il 14 maggio 1887 emise la professione temporanea e il 16 maggio 1890, nel convento di La Puebla de Montalbán, pronunciò la professione solenne.
Completò la formazione filosofica nei conventi di Pastrana e La Puebla de Montalbán e intraprese gli studi teologici dapprima a Consuegra e successivamente a Belmonte, nella provincia di Cuenca. Le fonti francescane lo ricordano come studente diligente e dotato di una sincera inclinazione alla vita religiosa.
Un episodio della sua giovinezza mostra anche il carattere concreto della sua disponibilità verso gli altri. Durante l'alluvione che colpì Consuegra nel 1891 partecipò al recupero delle vittime, trasportando personalmente i cadaveri fino al cimitero. L'episodio è riportato dalle fonti francescane e va letto nel quadro della formazione alla carità e al servizio che caratterizzò la sua vita.
Nel 1894 fu ordinato sacerdote. Le fonti francescane indicano il 9 maggio come data dell'ordinazione, mentre la precedente scheda riporta il 19 maggio: trattandosi di una divergenza documentaria, è preferibile non attribuire alla data un valore assoluto senza il riscontro diretto dell'atto di ordinazione.

Missionario nelle Filippine
Il sacerdozio di Félix fu fin dall'inizio legato alla missione. Nel novembre 1894 partì per le Filippine insieme ad altri francescani. Fu dapprima coadiutore nell'isola di Polillo e successivamente parroco. La sua attività pastorale si sviluppò proprio mentre l'arcipelago attraversava la fase decisiva della lotta per l'indipendenza dalla Spagna.
In questo contesto Félix fu fatto prigioniero insieme al sacerdote che collaborava con lui. La prigionia durò quasi sedici mesi e fu segnata da fame, trasferimenti a piedi e condizioni particolarmente dure. I religiosi furono liberati il 19 dicembre 1899 e successivamente condotti a Manila.
Una volta ristabilita la situazione, Félix riprese l'attività missionaria nell'isola di Samar. Dal 1903 al 1913 svolse il ministero in quella regione, dedicandosi alla vita delle comunità cristiane e all'amministrazione delle parrocchie. La lunga permanenza nelle Filippine rappresentò la parte più consistente della sua esperienza sacerdotale e contribuì a definire il suo profilo di missionario e parroco.

Il ritorno in Spagna e il Santo Sepolcro
Tra l'ottobre 1913 e il maggio 1914 Félix soggiornò presso il convento del Santo Sepolcro a Gerusalemme. Dopo questa parentesi in Terra Santa tornò in Spagna e fu destinato per alcuni anni alla comunità francescana di Pastrana, sede del noviziato. Qui svolse anche un'importante funzione di esempio e formazione nei confronti dei giovani religiosi.
Nel 1919 tornò nuovamente nelle Filippine. Lavorò in diverse parrocchie di Samar e nella parrocchia di Bay, nella provincia di Laguna. Le fonti francescane sottolineano soprattutto la sua attenzione alla catechesi, alla celebrazione e amministrazione dei sacramenti e alla visita quotidiana degli ammalati. Il tempo libero era dedicato alla preghiera e allo studio.
La sua azione missionaria non appare quindi limitata all'attività strettamente parrocchiale. Il ministero sacerdotale comprendeva formazione cristiana, accompagnamento spirituale, amministrazione dei sacramenti e assistenza ai malati. Questa attenzione agli infermi sarebbe diventata particolarmente caratteristica anche negli ultimi anni della sua vita.

Gli ultimi anni a Pastrana
Dopo un breve periodo a Manila, Félix rientrò definitivamente in Spagna nel 1933. Nel 1934 fu destinato al convento di Pastrana, sede del seminario minore e del corso filosofico della Provincia francescana di Castiglia. Qui trascorse gli ultimi anni della sua vita.
La comunità di Pastrana era composta in larga parte da giovani religiosi. Félix, ormai sacerdote anziano e con una lunga esperienza missionaria alle spalle, divenne per loro un punto di riferimento. Le testimonianze francescane lo descrivono come uomo di intensa pietà, semplice nei rapporti, disponibile all'ascolto e particolarmente sollecito verso gli ammalati. Era frequentemente richiesto per le confessioni e veniva considerato un autentico apostolo dei malati.
La sua personalità viene sintetizzata dalle fonti attraverso l'unione di due dimensioni: la spiritualità francescana ricevuta nella formazione giovanile e l'esperienza missionaria maturata nelle Filippine. La preghiera e l'attività apostolica non furono per lui esperienze separate, ma due aspetti dello stesso ministero sacerdotale.

La persecuzione e la dispersione della comunità
Lo scoppio della guerra civile spagnola nel luglio 1936 mutò radicalmente la situazione. I francescani di Pastrana furono costretti ad abbandonare il convento e vennero accolti da diverse famiglie del paese. Il convento fu successivamente assaltato e i religiosi dovettero cercare rifugio in luoghi diversi.
Félix non rinunciò tuttavia alla propria identità sacerdotale. Pur vivendo in condizioni di clandestinità, continuò a prestare assistenza religiosa a chi lo cercava. La precedente scheda biografica riferisce che, anche vestendo abiti civili, non nascose di essere religioso e sacerdote e rimase disponibile per le confessioni, per la visita agli ammalati e, quando possibile, per la celebrazione dell'Eucaristia.
Alla fine di agosto, dopo l'annuncio di possibili perquisizioni da parte di miliziani provenienti da Madrid, Félix si allontanò e trovò rifugio in una semplice capanna nella campagna. Il 2 o 3 settembre 1936 fu individuato e denunciato. Venne quindi arrestato e condotto a Pastrana.

La prigionia
Durante la detenzione, secondo le testimonianze riportate dalle fonti francescane, i suoi persecutori cercarono ripetutamente di costringerlo a pronunciare bestemmie contro Dio e contro la Vergine Maria. Félix rifiutò sempre. In una circostanza avrebbe risposto: 'Matadme, pero yo eso no lo digo', cioè 'Uccidetemi, ma questo non lo dico'.
Fu rinchiuso nell'antico convento di San Francesco, trasformato in prigione. La domenica 6 settembre gli furono affiancati tre giovani frati studenti, che in seguito poterono testimoniare sulla serenità con cui il sacerdote affrontava la prigionia. In quella situazione Félix esercitò ancora una volta il proprio ministero, ascoltando le loro confessioni e mantenendo un atteggiamento di preghiera.
Nello stesso 6 settembre sostenne un'ulteriore discussione con alcuni miliziani sulla religione. La tradizione francescana conserva la sua risposta: era nato credendo in Dio, aveva vissuto credendo in Dio e sarebbe morto credendo in Dio. La frase, riferita dalle testimonianze raccolte durante la causa, sintetizza la fermezza con cui affrontò la persecuzione.

Il martirio
Nella notte tra il 6 e il 7 settembre Félix fu prelevato dalla prigione e fatto salire su un'automobile insieme ad alcuni miliziani e al sindaco di Pastrana. Il gruppo uscì dal territorio comunale e raggiunse la zona di Hueva, nella provincia di Guadalajara.
Secondo la testimonianza riportata dalle fonti francescane, in un luogo vicino alla strada e alla cañada detta La Galiana gli fu ordinato di scendere e di allontanarsi a piedi. Dopo che ebbe percorso pochi metri, fu colpito alle spalle. Mentre cadeva, pronunciò parole di perdono e invocò Cristo Re. Gli venne quindi inferto il colpo di grazia e il corpo fu trascinato sul ciglio della strada. Era la madrugada del 7 settembre 1936.
La Santa Sede ha riconosciuto ufficialmente il carattere martiriale della sua morte. Nel decreto relativo ai martiri francescani di Castiglia, Félix è indicato come sacerdote nato nel 1870 a La Torre de Esteban Hambrán e ucciso il 7 settembre 1936; il documento sottolinea inoltre che morendo perdonò i propri carnefici. Il decreto sul martirio fu promulgato il 19 dicembre 2005.

La sepoltura e il culto
Félix fu sepolto lo stesso giorno nel cimitero di Hueva. Il suo corpo rimase lì per oltre mezzo secolo. Il 9 ottobre 1989 i resti furono trasferiti nella chiesa francescana di San Juan de los Reyes a Toledo, dove sono tuttora venerati insieme a quelli di altri martiri francescani.
La causa di beatificazione dei martiri francescani di Castiglia ebbe un lungo percorso. Il processo ordinario per la maggior parte dei membri del gruppo fu celebrato tra il 1966 e il 1987; nel 1992 venne svolta un'ulteriore inchiesta diocesana per gli altri tre candidati, tra i quali Félix. La validità degli atti fu riconosciuta il 27 novembre 1992. Dopo l'esame della Positio, i consultori teologi si espressero favorevolmente il 9 dicembre 2003 e i cardinali e vescovi membri della Congregazione delle Cause dei Santi il 15 marzo 2005. Il decreto super martyrio fu promulgato il 19 dicembre 2005.

La beatificazione
Il 28 ottobre 2007, in piazza San Pietro, furono beatificati 498 martiri della persecuzione religiosa in Spagna degli anni Trenta. La celebrazione fu presieduta dal cardinale José Saraiva Martins, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, in rappresentanza di Benedetto XVI. Tra i nuovi beati figuravano 22 francescani della Provincia di Castiglia, compreso Félix Gómez-Pinto Piñero.
Nella stessa giornata Benedetto XVI richiamò in particolare il valore del perdono e della riconciliazione, sottolineando che i nuovi beati avevano risposto alla persecuzione con la fedeltà a Cristo e con gesti di perdono verso coloro che li uccidevano. Il tema assume un rilievo particolare nel caso di Félix, poiché la sua ultima testimonianza è legata proprio al perdono dei persecutori.

Missionario e martire
La figura di Félix Gómez-Pinto Piñero presenta una caratteristica meno comune tra i martiri della guerra civile spagnola: al momento della morte aveva alle spalle oltre quarant'anni di vita sacerdotale e una lunga esperienza missionaria internazionale. Non era dunque un giovane religioso sorpreso dalla persecuzione, ma un sacerdote di 66 anni che aveva già attraversato la prigionia nelle Filippine, esercitato il ministero in diverse comunità e dedicato molti anni alla formazione cristiana dei fedeli.
La sua vicenda unisce quindi due esperienze storiche differenti: la missione cattolica nelle Filippine tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo e la persecuzione religiosa nella Spagna del 1936. In entrambi i contesti emerge la stessa concezione del ministero, fondata sulla presenza accanto alle comunità, sulla catechesi, sui sacramenti e sull'assistenza ai malati.

Autore: Giampietro Cattini
 


 

Nacque a La Torre de Esteban Hambrán (Toledo) il 18 maggio 1870 dai coniugi Deogratias e Praxedes che ebbero altri quattro figli, dei quali uno entrò in seminario e due furono monache cappuccine. Essi svolgevano l’attività di contadini, partecipavano alla vita della parrocchia e delle confraternite da veri cristiani. La madre era anche iscritta al Terzo Ordine Francescano.
Félix vesti l’abito francescano il 12 maggio 1886 nel convento di Pastrana, emise la professione semplice il 14 maggio 1887 e quella solenne il 16 maggio 1890. Fu ordinato sacerdote ad Avila il 19 maggio 1894. In questo stesso anno fu inviato missionario nelle Filippine esercitando il ministero di parroco e amministratore di parrocchie per diversi anni. Nel 1898, periodo del movimento indipendentista delle Filippine, fu fatto prigioniero e restò in carcere più di un anno. Dal 1903 al 1913 esercitò l’apostolato nell’isola di Samar. Questo primo periodo di esperienza missionaria si concluse nel 1913, quando per alcuni mesi fu al santo Sepolcro di Gerusalemme, prima di ritornare in patria.
Dal 1914 al 1917 fu a Pastrana dove edificò i novizi con la sua testimonianza esemplare di sacerdote dedito alla gloria di Dio e alla salvezza delle anime, con sentimenti di pietà e di mortificazione.
La seconda esperienza missionaria nelle Filippine si svolse dal 1919 al 1933 servendo quella Chiesa con dedizione e sacrificio. Indebolendosi la sua salute fece ritorno in Spagna vivendo l’ultimo periodo della sua vita nel convento di Pastrana dove nel 1936 erano complessivamente 43 religiosi francescani di cui 11 sacerdoti, 27 professi chierici studenti, 3 fratelli professi e 2 fratelli terziari. Con le elezioni politiche del febbraio i giovani studenti erano stati inviati nelle proprie famiglie di origine.
Il 22 luglio i religiosi si dispersero presso famiglie amiche, così il padre Félix fu ospite successivamente di due famiglie e mai, pur in abito civile, occultò la sua condizione di religioso e sacerdote e si mostrò disponibile a visitare i malati e per le confessioni sacramentali, tentando qualche volta di celebrare l’Eucaristia. Essendo giunti a Pastrana dei miliziani di Madrid per cercare i religiosi, padre Félix fu fatto allontanare munendolo di qualche alimento, ma il 2 o 3 settembre fu arrestato dai miliziani che durante il percorso e molte volte in seguito tentarono con violenze di fargli ripetere bestemmie contro Dio e la Vergine Maria, al che egli ripeteva: “Perdonali, Signore, perché non sanno ciò che fanno” oppure: “Uccidetemi, uccidetemi, però io questo non lo dico”. Restò prigioniero nell’antico convento di S. Francesco trasformato in ospedale e usato allora come prigione. La domenica 6 settembre furono uniti al padre Félix tre giovani frati studenti che poi testimoniarono sulla serenità del confratello sacerdote che ascoltò la loro confessione e che furono poi rilasciati.
Nella notte padre Fèlix con un automezzo fu condotto da un drappello di miliziani fino al luogo denominato Corral de tìo Quintìn al confine di Hueva (Guadalajara) e gli fecero percorrere alcuni passi sulla strada mentre egli diceva: “Io vi perdono. Viva Cristo Re!”. Era circa le una del 7 settembre quando lo uccisero con un colpo di fucile e, dopo avergli inferto un colpo di grazia, gettarono il suo corpo sul ciglio della strada.


Autore:
Ofm.org

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Aggiunto/modificato il 2026-08-21

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