Beato Giusto Fernández González

Religioso e martire

Festa: 28 novembre

Nascita-morte: Huelde, Spagna, 2 novembre 1916 - Paracuellos de Jarama, Spagna, 28 novembre 1936

Immagini di Beato Giusto Fernández González Religioso e martire

Nascita - morte:
Huelde, Spagna, 2 novembre 1916 - Paracuellos de Jarama, Spagna, 28 novembre 1936

Festa:
28 novembre

Emblema:
Giusto dal latino Iustus, «giusto, conforme alla giustizia»

Categoria: I santi che iniziano con la lettera G

Calendario: I santi del 28 novembre

Gruppo: Beati Martiri Spagnoli Missionari Oblati di Maria Immacolata

Nacque il 2 novembre 1916 a Huelde, villaggio della montagna leonese in Spagna, in una numerosa famiglia di agricoltori. Il più giovane di dodici figli, seguì il fratello Tomás nell’ambiente formativo dei Missionari Oblati di Maria Immacolata, entrando nel seminario minore nel 1929. Dopo il noviziato a Las Arenas, emise la prima professione religiosa il 16 luglio 1935 e proseguì la preparazione ecclesiastica a Pozuelo de Alarcón, presso Madrid. La guerra civile del 1936 interruppe bruscamente il suo percorso: arrestato con la comunità il 22 luglio, fu rilasciato e visse per alcune settimane in rifugi privati. Nuovamente fermato il 15 ottobre, conobbe le carceri madrilene della Modelo e di San Antón. Il 28 novembre 1936 venne ucciso a Paracuellos de Jarama insieme a dodici confratelli. Non aveva ricevuto l’ordinazione sacerdotale. La Chiesa cattolica ne riconobbe il martirio in odio alla fede e lo beatificò il 17 dicembre 2011, con altri ventuno oblati e il laico Cándido Castán San José. La sua memoria liturgica ricorre il 28 novembre.

Biografia

A cura di Giampietro Cattini

Le origini nella montagna di León
Giusto, in spagnolo Justo Fernández González, nacque il 2 novembre 1916 a Huelde, nella provincia e diocesi di León. La località apparteneva alla montagna leonese, regione rurale nella quale l'agricoltura e l'allevamento segnavano la vita quotidiana. La documentazione biografica diffusa dai Missionari Oblati lo presenta come l'ultimo di dodici figli di una famiglia contadina, di condizioni modeste e di solida pratica religiosa. La fonte congregazionale precisa che otto figli abbracciarono forme di vita consacrata o di ministero ecclesiastico: due sacerdoti diocesani, due oblati, un francescano e tre religiose della Sacra Famiglia di Bordeaux. Si tratta di un'informazione familiare circostanziata, trasmessa nelle memorie dell'istituto, che illumina l'ambiente della sua vocazione senza permettere di ricostruire nel dettaglio l'infanzia.
Il fratello Tomás è ricordato come precedente allievo della formazione oblata. Per Giusto l'appartenenza a una famiglia così numerosa non fu dunque soltanto un dato anagrafico: nella narrazione dei confratelli costituisce il contesto concreto dell'incontro con la congregazione. Non risultano, nella documentazione pubblica consultata, registrazioni individuali di episodi infantili che consentano di attribuirgli parole o comportamenti specifici. Huelde sarebbe stato sommerso molti decenni dopo dalle acque del bacino di Riaño: questo evento posteriore appartiene alla storia del suo luogo natale e non alla vicenda vissuta personalmente dal beato.

Il seminario minore e il noviziato
Secondo il profilo biografico conservato dai Missionari Oblati, nel settembre 1929 Giusto entrò nel juniorato, il percorso di formazione destinato ai giovani aspiranti alla vita missionaria. Aveva dodici anni, prossimi ai tredici. Il suo ingresso si inseriva in una prassi educativa dell'epoca, nella quale il discernimento della vocazione religiosa poteva cominciare prima dell'età adulta e proseguire con studi umanistici e religiosi. L'esempio del fratello Tomás è menzionato espressamente nella tradizione biografica.
Nel giugno 1934 passò a Las Arenas, in Biscaglia, per compiere il noviziato. Il 16 luglio 1935 pronunciò la prima professione religiosa nella congregazione dei Missionari Oblati di Maria Immacolata: questa data è concordemente attestata dalla biografia congregazionale e dal Dicastero delle Cause dei Santi. La professione segnava l'ingresso giuridico nella vita religiosa mediante i voti, ma non equivaleva all'ordinazione sacerdotale. Giusto era uno scolastico professo, cioè un giovane religioso che si preparava agli studi ecclesiastici e, in prospettiva, al ministero presbiterale. Non vi sono elementi per attribuirgli incarichi pastorali autonomi o il titolo di sacerdote.

Gli studi a Pozuelo e la crisi spagnola
Dopo la professione fu destinato alla casa oblata di Pozuelo de Alarcón, alle porte di Madrid, per iniziare la formazione ecclesiastica. La casa ospitava sacerdoti, fratelli religiosi e numerosi studenti; la vita comune era organizzata attorno alla preghiera, allo studio e alla preparazione al servizio missionario. Per Giusto, che aveva appena pronunciato i primi voti, il soggiorno a Pozuelo rappresentava una fase iniziale del cammino formativo, non il compimento della preparazione.
Il clima politico spagnolo si era progressivamente radicalizzato. Alla polarizzazione sociale e alle violenze anticlericali si aggiunse, nel luglio 1936, lo scoppio della guerra civile, con persecuzioni e uccisioni di ecclesiastici in territori controllati da forze rivoluzionarie. La ricostruzione del contesto non autorizza a identificare indiscriminatamente tutti i sostenitori della Repubblica con gli autori delle violenze: gli arresti e le esecuzioni furono opera di specifici gruppi armati e apparati di repressione, in un quadro di guerra e disgregazione dell'ordine pubblico. La comunità oblata di Pozuelo divenne un bersaglio riconoscibile per la propria identità religiosa. Secondo la documentazione della causa, il 20 luglio furono attaccati luoghi di culto della zona; il 22 luglio miliziani armati entrarono nella casa oblata, cercarono armi e arrestarono i trentotto religiosi presenti. Le perquisizioni non costituiscono prova dell'esistenza di armi o di attività militari dei religiosi.

La prima prigionia e la liberazione
Giusto fu coinvolto nell'arresto collettivo del 22 luglio 1936. La comunità venne inizialmente trattenuta nel proprio edificio, sottoposto alla sorveglianza dei miliziani. Nella notte tra il 23 e il 24 luglio alcuni confratelli furono prelevati e uccisi, mentre altri rimasero in custodia. Le fonti della congregazione descrivono il trasferimento dei superstiti alla Direzione generale di Sicurezza di Madrid e il loro successivo rilascio. La liberazione, intervenuta il giorno seguente, non comportò un ritorno alla normale vita religiosa: la casa era stata dispersa e la situazione rendeva pericoloso riunirsi nuovamente.
Occorre distinguere la sorte di Giusto da quella del beato Justo González Lorente, anch'egli oblato e martire della stessa causa, ma ucciso il 24 luglio 1936. L'omonimia del nome proprio e la vicinanza dei cognomi possono produrre confusioni nei repertori: Fernández González sopravvisse alla prima ondata di uccisioni e morì soltanto il 28 novembre. Questa distinzione è confermata dall'elenco nominativo della causa e dalle lettere apostoliche della beatificazione.

La clandestinità nelle case di Madrid
Dopo la scarcerazione Giusto dovette cercare ospitalità presso privati. Una ricostruzione basata sui ricordi di confratelli riferisce che trovò inizialmente rifugio nell'abitazione del fratello Raimundo, musicista, e della cognata Teresa. Il racconto attribuito al religioso Pedro Gil precisa che il giovane rimase nascosto per nove giorni, finché le voci circolanti nel vicinato resero rischiosa la sua presenza anche per gli ospitanti. La notizia ha il valore di una testimonianza trasmessa nell'ambito della congregazione: i particolari domestici non compaiono nelle sintetiche lettere apostoliche e non vanno quindi confusi con dati di uguale livello documentario.
Secondo lo stesso filone di memorie, Giusto passò per la casa provinciale degli oblati e trovò poi una pensione i cui proprietari conoscevano Raimundo. Vi sarebbe rimasto sino al 15 ottobre. Un diverso riassunto devozionale parla genericamente di un cugino e di una famiglia ospitante: la formulazione non permette di sostituire con sicurezza l'una all'altra le relazioni di parentela. La sequenza più articolata, che identifica il fratello Raimundo e la cognata, resta attribuita al ricordo raccolto in ambito oblato. È certo, nel quadro generale, che il giovane visse lontano dalla comunità regolare per sottrarsi a nuovi arresti. Non è documentata alcuna sua partecipazione ad azioni belliche.

Il nuovo arresto e le carceri madrilene
Il 15 ottobre 1936 Giusto fu nuovamente arrestato. La data è attestata dal Dicastero delle Cause dei Santi e dal testo latino delle lettere apostoliche; la biografia congregazionale collega la cattura a una perquisizione generalizzata. Fu rinchiuso nel carcere Modelo di Madrid, nel quale si trovavano anche altri oblati. Successivamente venne trasferito al complesso di San Antón, un collegio degli scolopi in calle Hortaleza trasformato in luogo di detenzione. Le fonti sintetiche ufficiali ricordano direttamente San Antón, mentre le testimonianze della congregazione descrivono anche la precedente permanenza alla Modelo.
Le condizioni della detenzione sono ricordate come segnate da freddo, insufficienza alimentare, timore e minacce. Questi caratteri riguardano l'esperienza collettiva dei prigionieri oblati, attestata dai racconti dei sopravvissuti, e non autorizzano a inventare singoli interrogatori o torture fisiche specifiche a carico di Giusto. Il giovane aveva appena compiuto vent'anni il 2 novembre, mentre era detenuto. La sua condizione di scolastico professo è importante anche per comprendere la natura della persecuzione: non fu colpito in quanto dirigente politico o comandante militare, ma come membro di una comunità religiosa riconosciuta e identificabile.

Il 28 novembre 1936 a Paracuellos de Jarama
All'alba del 28 novembre 1936 Giusto venne prelevato dalla prigione di San Antón con altri dodici Missionari Oblati di Maria Immacolata. Il gruppo fu condotto a Paracuellos de Jarama, nei pressi di Madrid, luogo di numerose esecuzioni di detenuti durante l'autunno del 1936. La documentazione della causa colloca concordemente qui e in quel giorno la sua uccisione. Non risultano un processo regolare, una sentenza individuale o un'accusa formalmente provata nei suoi confronti.
Una memoria congregazionale riferisce la testimonianza di un uomo impiegato nelle sepolture, secondo il quale un sacerdote o religioso avrebbe chiesto di salutare i compagni e di impartire loro l'assoluzione prima della morte. Il racconto è significativo per la memoria spirituale del gruppo, ma non identifica Giusto come autore di quel gesto; non può essere trasformato in una sua azione personale. Allo stesso modo, le parole di perdono attribuite in alcune narrazioni al superiore Francisco Esteban Lacal non sono parole di Giusto. La testimonianza storicamente sostenibile sul giovane consiste nell'appartenenza al gruppo incarcerato e ucciso, e nella sua perseveranza nella professione religiosa secondo la documentazione raccolta nella causa.

La causa di beatificazione e il culto
La Chiesa cattolica ha riunito in una medesima causa ventidue Missionari Oblati di Maria Immacolata e il laico Cándido Castán San José, vittime delle violenze del 1936. L'inchiesta diocesana si svolse a Madrid tra il 1999 e il 2000; il decreto di validità fu emesso il 16 giugno 2000. I consultori teologi espressero parere favorevole il 23 giugno 2010 e i cardinali e vescovi della Congregazione delle Cause dei Santi si pronunciarono il 18 gennaio 2011. Il 2 aprile 2011 Benedetto XVI autorizzò la promulgazione del decreto sul martirio.
La beatificazione ebbe luogo a Madrid il 17 dicembre 2011, con il cardinale Angelo Amato in rappresentanza del pontefice. Le lettere apostoliche riconobbero il titolo di beati e stabilirono la possibilità della memoria liturgica il 28 novembre nei luoghi e secondo le modalità consentite dal diritto. L'atto riguarda il gruppo di ventitré martiri, non una beatificazione separata di Giusto. Alcune schede divulgative riportano erroneamente il 28 ottobre 2007: tale data non corrisponde all'atto pontificio che lo riguarda. Non è documentato un patronato individuale; la localizzazione precisa di eventuali reliquie individualmente identificate non emerge dagli atti pubblici utilizzati. La sua immagine può comparire nelle raffigurazioni collettive dei martiri oblati, senza che risulti un attributo iconografico esclusivo.

Biografia

Dati biografici

Justo nacque il 2 novembre del 1916 a Huelde, nella provincia e nella diocesi di León.  Questo piccolo paese di montagna sarà, anni dopo, sommerso dalle acque del Pantano de Riaño.
Justo è il più piccolo di 12 fratelli, famiglia umile e semplice di gran lavoratori, profondamente religiosa, fonte di varie vocazioni: dei 12 fratelli, 8 risposero alla chiamata di Cristo, consacrando la propria vita a Dio, di cui due sacerdoti diocesani, due Oblati, un Francescano e tre sorelle della Sacra Famiglia di Bordeaux.
Nel settembre del 1929, Justo vede realizzarsi il suo sogno di entrare anch’egli, come aveva fatto suo fratello Tomás, al seminario minore.
Nel giugno del 1934 si sposta a Las Arenas (Vizcaya) per fare il noviziato e fà anche la professione di fede il 16 luglio 1935. In seguito è mandato a Pozuelo (Madrid) per iniziare gli studi ecclesiastici che lo porteranno fino all’altare. Non appena finisce il primo corso, dopo alcuni giorni di ritiro, Justo si prepara con gli altri novizi a rinnovare la sua oblazione temporanea. Era il 16 luglio del 1936. Soltanto sei giorni dopo, il 22 luglio, sarà arrestato con tutti i membri della comunità oblata di Pozuelo.

Martirio

Dopo due giorni di prigione nel proprio convento, trasformato in carcere, è portato con i suoi compagni al centro di Madrid, Direzione Generale di Sicurezza. Justo, con i suoi fratelli oblati, il giorno dopo sarà rimesso in libertà, ma disorientato nella Capitale spagnola senza saper dove andare. Si rifugia con un suo cugino in casa di una famiglia, finchè sarà arrestato un’altra volta e condotto al carcere di San Antòn. Da qui sarà portato via con altri dodici Oblati il 28 novembre 1936 per essere martirizzato a Paracuellos del Jarama. Aveva appena compiuto 20 anni.

Già da bambino…

Venne al mondo per essere santo e mai perse di vista la sua meta. Condusse una intensa vita di preghiera, coltivando un cuore nobile, buono, pacifico e portatore di pace. Durante l’infanzia, andava a scuola, assisteva tutti i giorni alle catechesi che il parroco teneva sotto al portico della chiesa prima di recitare il rosario. Tutti i giorni aiutava a servir messa e riceveva il sacramento della riconciliazione con frequenza. Due aneddoti possono aiutarci a capire la sua profonda vita di pietà.
Racconta suo cugino e suo coetaneo Julián, che aveva convissuto con lui da bambino: “Ricordo che morì un familiare e quando lo portarono in chiesa, invitò me e un gruppo di bambini ad andare con lui a pregare il Padre Nostro”.
L’altro aneddoto ce lo racconta sua sorella: “A soli otto anni, mi disse un giorno: «Lo sai che Paco è il fidanzato di Constancia (una sorella più grande)?» E io gli dissi: «E il mio chi è?»  E lui mi rispose: «Il tuo è Gesù». Aveva già sentito che io volevo diventare suora…”
P. Olegario Domínguez, che aveva convissuto con lui nel seminario minore, racconta di come lo impressionò: “Tutti i miei compagni li ammirai sempre per la loro precisione, generosità e fedeltà in ciò che gli si chiedeva, specialmente Justo, che fu nominato dai superiori, responsabile dei piccoli. Ricordo che richiamava la nostra attenzione con molta delicatezza e impediva anche che ci fossero dei litigi.”

…e da ragazzo


Già a Pozuelo, Justo si rese conto che l’ambiente ostile era molto teso contro tutto ciò che era religioso , come si poteva appunto constatare dagli incendi e saccheggi di chiese e conventi.
P. Pablo Fernández descrive la crescente avversione nei confronti degli Oblati da parte dei nemici della fede: “Gli Oblati di Pozuelo erano molto apprezzati e valorizzati dai credenti, e convocati ad assistere a riunioni e celebrazioni religiose, sia nelle feste patronali, sia in altre solennità. Erano anche chiamati per gli esercizi spirituali. A questa buona fama tra i credenti, era contrapposta l’avversione e l’inimicizia, dovute all’odio per la fede, di gruppi estremisti, anarchici, ecc… Questo clima ostile era dovuto al fatto che la comunità dei Missionari Oblati promuoveva la vita cristiana non solo a Pozuelo, ma anche nei dintorni: Aravaca, Majadahonda y Húmera”
Riguardo la previsione del martirio, aggiunge: “Nei giorni precedenti al 22 luglio, anche se non uscivano dal convento, senza dubbio erano testimoni di ciò che succedeva intorno: il fumo che vedevano provenire dagli incendi delle chiese e dei coventi di Madrid, l’andare e venire dei miliziani per le strade, le minacce dirette quando passavano davanti al convento, provocandoli, dicendo: “ A morte i frati!” Tutto ciò fece sì che la comunità prevedesse che, da un momento all’altro, sarebbero andati lì per loro. Tanto è vero che quando arrivarono, il fratello custode avvisò P. Delfín Monje dicendogli: ”Sono già qui!”.
Il trattamento che ricevettero in carcere, raccontato da alcuni testimoni oculari, fu spietato, con molto disprezzo, patendo il freddo, la fame, tanta miseria e per di più, pieni di pidocchi. Non ricordo più a quanti interrogatori furono sottoposti. Il comportamento dei Servi di Dio in prigione fu di serenità, di enorme fiducia in Dio, il quale era da loro invocato ripetutamente (…) Voglio sottolineare che i formatori sopravvissuti rimasero sempre a capo di quella piccola comunità anche nella prigionia. Mai si sottrassero alle loro responsabilità. Gli Scolastici, dal loro canto, mantennero sempre, in ogni momento, il rispetto e l’obbedienza ai loro Superiori.
Il loro comportamento prima del martirio fu di enorme serenità, di controllo di sé stessi e di preghiera al Signore. Il movente che li guidava era il desiderio di compiere la propria oblazione, fino al punto che uno dei sopravvissuti mi disse: “Mai sono stato così preparato a morire, come in quei momenti”.

Fonte: www.martiripozuelo.wordpress.com

Approfondimenti

La distinzione tra due martiri chiamati Justo
Nella medesima causa figura anche Justo González Lorente, nato a Villaverde de Arcayos e ucciso il 24 luglio 1936. Giusto Fernández González, invece, era nato a Huelde il 2 novembre 1916, venne arrestato nuovamente il 15 ottobre e fu ucciso il 28 novembre. Le diverse date di morte e i diversi cognomi impediscono di trattare i due religiosi come un'unica persona.

La memoria di Huelde
La località natale fu successivamente sommersa dal bacino artificiale di Riaño. Questo fatto, spesso ricordato nelle biografie, documenta una trasformazione del paesaggio e della memoria comunitaria successiva al 1936; non costituisce un episodio della vita di Giusto.

Cronologia

- 2 novembre 1916 - Nascita a Huelde, León.
- Settembre 1929 - Ingresso nel juniorato oblato secondo le memorie congregazionali.
- Giugno 1934 - Inizio del noviziato a Las Arenas.
- 16 luglio 1935 - Prima professione religiosa.
- 22 luglio 1936 - Arresto con la comunità di Pozuelo de Alarcón.
- 15 ottobre 1936 - Nuovo arresto e detenzione a Madrid.
- 28 novembre 1936 - Uccisione a Paracuellos de Jarama.
- 17 dicembre 2011 - Beatificazione a Madrid.

Valutazione storico-critica

- La nascita, la professione religiosa, il nuovo arresto e la morte sono documentati dagli atti ufficiali della causa e dalle lettere apostoliche.
- Il percorso formativo, la composizione della famiglia e i dettagli dei rifugi provengono principalmente da fonti della congregazione e da testimonianze retrospettive; devono essere letti secondo tale natura documentaria.
- La notizia relativa al fratello Raimundo e alla cognata Teresa è più precisa di riassunti che parlano di un cugino: la divergenza non può essere risolta con certezza senza la consultazione diretta degli atti testimoniali completi.
- Le condizioni generali della detenzione sono riferite per il gruppo; non sono documentati supplizi, parole finali o atti individuali di Giusto immediatamente prima dell'esecuzione.
- La beatificazione corretta è quella del 17 dicembre 2011, non quella del 28 ottobre 2007 indicata in alcune pagine secondarie.

Fonti e bibliografia essenziale

- Benedetto XVI, Litterae Apostolicae «Venerabilibus Servis Dei Francisco Esteban Lacal et XXII Sociis Beatorum honores decernuntur», 17 dicembre 2011, pubblicate negli Acta Apostolicae Sedis, 2013.
- Congregazione delle Cause dei Santi, Martiri Spagnoli Missionari Oblati di Maria Immacolata, profili biografici e documentazione della causa.
- Missionari Oblati di Maria Immacolata, Justo Fernández González, profilo biografico pubblicato nel repertorio congregazionale sui martiri oblati di Spagna.
- Missionari Oblati di Maria Immacolata, Breve historia de su martirio, ricostruzione storica della vicenda dei martiri di Pozuelo.
- Pablo Fernández, Oblación. Mártires oblatos, raccolta di testimonianze e memorie pubblicata dai Missionari Oblati di Maria Immacolata.

Aggiunto/modificato il 29 ottobre 2026