Beato Clemente Rodriguez Tejerina
Religioso e martire
Festa: 28 novembre
Nascita-morte: Santa Olaja de la Varga, Spagna, 23 luglio 1918 - Paracuellos de Jarama, Spagna, 28 novembre 1936
Nascita - morte:
Santa Olaja de la Varga, Spagna, 23 luglio 1918 - Paracuellos de Jarama, Spagna, 28 novembre 1936
Festa:
28 novembre
Etimologia:
Dal latino Clemens, «mite», «clemente», «benevolo»
Categoria: I santi che iniziano con la lettera C
Calendario: I santi del 28 novembre
Gruppo: Beati Martiri Spagnoli Missionari Oblati di Maria Immacolata
Fu un giovane religioso professo dei Missionari Oblati di Maria Immacolata, ucciso a diciotto anni durante la guerra civile spagnola. Cresciuto in una famiglia contadina numerosa e profondamente religiosa, entrò ancora ragazzo nel seminario minore oblato di Urnieta, proseguì il noviziato a Las Arenas e pronunciò i primi voti il 16 luglio 1935. Trasferitosi a Pozuelo de Alarcón per gli studi ecclesiastici, nel luglio 1936 condivise l'arresto della sua comunità, seguito da una temporanea liberazione. Nuovamente fermato il 15 ottobre, passò attraverso le carceri madrilene della Modelo e di San Antón. Il 28 novembre fu ucciso a Paracuellos insieme ad altri dodici Oblati, senza regolare processo. Le testimonianze familiari, soprattutto delle sorelle Josefa e María, illuminano la sua formazione, la detenzione e la consapevolezza del rischio di morte; vanno tuttavia distinte dalle notizie direttamente documentate. Benedetto XVI lo proclamò beato, con i martiri del gruppo di Francesco Esteban Lacal, il 17 dicembre 2011. La sua memoria liturgica ricorre il 28 novembre.
Biografia
A cura di Giampietro Cattini
Origini familiari e prime testimonianze
Clemente Rodríguez Tejerina nacque il 23 luglio 1918 a Santa Olaja de la Varga, nella provincia e allora diocesi di León. La data, il luogo e l'appartenenza alla Congregazione dei Missionari Oblati di Maria Immacolata sono attestati nella documentazione ufficiale della beatificazione. La grafia del toponimo richiede una precisazione: nella parte italiana della scheda del Dicastero delle Cause dei Santi compare «Santa Olaja de la Verga», mentre nel testo latino delle lettere apostoliche è scritto «Santa Olaja de la Varga», forma adottata dalle testimonianze familiari e dalle biografie oblates. Si tratta dello stesso paese, non di due località distinte.
Le memorie della famiglia permettono di ricostruire un ambiente domestico altrimenti poco noto. Secondo le dichiarazioni delle sorelle, i genitori si chiamavano José e Francisca e vivevano del lavoro dei campi. I figli erano dodici. Sei abbracciarono la vita consacrata: due entrarono tra i cappuccini, due tra le religiose della Sacra Famiglia di Bordeaux e due, Clemente e Miguel, tra gli Oblati. Il dato, riportato nella documentazione raccolta dal religioso Joaquín Martínez Vega, è significativo per la storia della vocazione, ma deriva da ricordi familiari posteriori e deve essere presentato come tale.
La sorella María, detta Maruja, riferì che la madre, pur non avendo ricevuto un'istruzione estesa, leggeva libri di formazione religiosa e riuniva i figli nella preghiera serale. Ricordò inoltre l'attenzione alle celebrazioni eucaristiche e l'appartenenza materna all'associazione delle «Marías de los Sagrarios». Non sono particolari da generalizzare a tutta la popolazione rurale della regione: appartengono alla memoria specifica di questa casa. María precisò anche di essere stata troppo piccola, al momento della partenza di Clemente, per conservarne un ricordo personale approfondito. È un'importante cautela sulla qualità della sua testimonianza: ella riferiva sia ciò che aveva vissuto sia ciò che aveva appreso dai fratelli maggiori.
Il seminario minore e la scelta oblata
Secondo la ricostruzione dei confratelli, Clemente lasciò la famiglia intorno agli undici anni per raggiungere il juniorato, o seminario minore, dei Missionari Oblati a Urnieta, nella provincia basca di Gipuzkoa. Questa prima tappa non equivaleva ancora alla professione religiosa: costituiva un percorso di istruzione e discernimento per giovani orientati alla vita missionaria. La data esatta del suo ingresso non risulta fissata nella documentazione ufficiale pubblicamente consultabile; l'età di undici anni proviene dalla biografia congregazionale.
Il 5 luglio 1934 iniziò il noviziato a Las Arenas, in Biscaglia. La data è riportata nelle ricostruzioni oblates fondate sulle memorie della comunità. Il noviziato era il periodo di preparazione immediata all'assunzione dei voti e all'inserimento stabile, pur inizialmente temporaneo, nella famiglia religiosa. Clemente vi giunse dopo un itinerario formativo già pluriennale, ma le fonti disponibili non autorizzano a descrivere nel dettaglio il suo rendimento scolastico, eventuali incarichi personali o episodi edificanti non attestati.
Il 16 luglio 1935 emise la prima professione religiosa. La data è confermata dal Dicastero delle Cause dei Santi e coincide con la memoria della Madonna del Carmine. Una cronaca oblata ricorda l'emozione dei giovani neoprofessi al termine della cerimonia: è un ricordo collettivo, non una dichiarazione autografa di Clemente. Quella stessa sera, secondo la narrazione congregazionale, i nuovi professi partirono in treno verso Pozuelo de Alarcón, nei pressi di Madrid. Dopo un periodo trascorso in comunità, Clemente intraprese gli studi ecclesiastici in preparazione al possibile ministero sacerdotale e alla missione. Morì tuttavia ancora scolastico, senza aver ricevuto l'ordinazione presbiterale.
La vita nello scolasticato di Pozuelo
A Pozuelo de Alarcón si trovava una casa di formazione degli Oblati nella quale convivevano studenti, formatori e religiosi impegnati nel servizio pastorale. L'attività della comunità comprendeva anche la collaborazione con parrocchie vicine e l'assistenza spirituale a comunità femminili. Questo contesto aiuta a collocare Clemente, ma non permette di attribuirgli personalmente ministeri sacerdotali o attività apostoliche che, per la sua giovane età e condizione di studente, non risultano documentati.
Nel 1935-1936 frequentò il primo anno di filosofia. Le memorie congregazionali lo descrivono come serio nello studio, mite, premuroso e disponibile. Sono giudizi di carattere trasmessi dai confratelli, utili a ricostruire la percezione che ne avevano, ma non equivalgono a un diario personale né a una valutazione scolastica conservata. Il loro valore consiste soprattutto nella convergenza con l'immagine di un giovane religioso dedito alla formazione, non nella possibilità di ricostruire ogni gesto quotidiano.
Il 16 luglio 1936, terminato il primo corso, rinnovò i voti temporanei, secondo la cronologia pubblicata dagli Oblati. Due giorni dopo, il 18 luglio, l'insurrezione militare segnò l'inizio della guerra civile spagnola. Nell'area di Madrid la crisi politica e bellica si accompagnò ad azioni violente contro persone e istituzioni ecclesiastiche. La comunità di Pozuelo si trovò esposta a minacce e perquisizioni. È necessario distinguere il quadro generale della guerra, complesso e segnato da violenze di diversa provenienza, dalla vicenda documentata del giovane oblato, colpito nella sua condizione religiosa.
Il primo arresto del luglio 1936
Il 22 luglio 1936 uomini armati entrarono nella casa degli Oblati di Pozuelo, dichiarando di cercare armi. Secondo la ricostruzione del Dicastero delle Cause dei Santi, furono trattenuti i trentotto religiosi presenti e vennero distrutti arredi e oggetti di culto. Clemente era fra gli studenti della comunità. L'episodio segnò la fine improvvisa della regolare vita dello scolasticato: l'edificio religioso divenne un luogo di custodia sotto sorveglianza.
Nella notte tra il 23 e il 24 luglio alcuni membri della comunità e un laico vennero separati dagli altri; otto persone furono uccise il 24 luglio. I particolari delle selezioni sono tramandati anche nelle deposizioni dei superstiti e nelle memorie dei familiari. La sorella María raccontò di averli appresi dai fratelli Miguel e Josefa: non si tratta, per quella scena, di una sua testimonianza oculare. Questa distinzione è importante, perché il racconto della prima detenzione si è trasmesso attraverso più passaggi di memoria.
Gli altri religiosi furono trasferiti a Madrid, presso la Direzione generale della sicurezza, e successivamente rilasciati. Le cronologie oblates collocano il trasferimento il 24 luglio e la liberazione il giorno seguente; la ricostruzione ufficiale segnala la liberazione dei superstiti nei giorni immediatamente successivi, senza che tale lieve oscillazione incida sull'identificazione degli eventi. Per Clemente la scarcerazione non rappresentò un ritorno alla normalità: la comunità era dispersa, il convento non offriva più protezione e gli spostamenti nella capitale avvenivano in un clima di crescente pericolo.
Rifugi precari e incontro con la sorella Josefa
Dopo il rilascio, Clemente trovò inizialmente rifugio nella casa provinciale degli Oblati a Madrid. Secondo il racconto del padre Delfín Monje, riportato nella documentazione congregazionale, il 9 agosto l'immobile fu requisito da un gruppo armato. Il testimone descrive l'ingresso degli uomini nella proprietà e l'ordine di lasciare i locali. La sua testimonianza riguarda la casa e la comunità, non ogni successivo movimento individuale di Clemente.
In quel periodo la sorella Josefa, religiosa della Sacra Famiglia di Bordeaux, riuscì a incontrarlo. È uno degli episodi biografici meglio caratterizzati da una voce familiare diretta. Josefa ricordò che il fratello si diceva in pericolo e temeva di essere separato dagli altri; nello stesso tempo manifestava fiducia di ricevere da Dio la forza per restare fedele anche davanti alla morte. La testimonianza fu raccolta molti anni dopo: il senso generale della conversazione appare chiaro, ma non sarebbe prudente trasformare le parole riferite in una trascrizione stenografica.
Dopo la requisizione della casa provinciale, la biografia oblata lo colloca in una pensione. Non sono sufficientemente documentati, per lui solo, indirizzi, proprietari o itinerari quotidiani. Il fatto centrale è la condizione di religioso costretto a vivere fuori della propria comunità, in attesa di eventi che non poteva controllare. Le testimonianze insistono sulla solidarietà fra gli Oblati dispersi; la portata esatta dei contatti mantenuti da Clemente con ciascuno dei confratelli rimane invece incerta.
Il secondo arresto e le carceri madrilene
Il 15 ottobre 1936 Clemente venne nuovamente arrestato. La data è registrata dal Dicastero delle Cause dei Santi e coincide con le ricostruzioni della Congregazione. Fu condotto dapprima al carcere Modelo di Madrid, dove incontrò altri Oblati che non vedeva dal tempo della dispersione di Pozuelo. Seguì il trasferimento al carcere di San Antón, allestito nell'edificio di un collegio degli Scolopi. La successione delle due strutture è ben attestata dalla tradizione documentaria oblata, mentre le date esatte di ogni spostamento non sono indicate in modo uniforme nelle sintesi consultate.
Le condizioni di prigionia emergono in particolare dalla testimonianza di Josefa. Un uomo che aveva condiviso la detenzione con Clemente le raccontò di locali sovraffollati, dell'umidità nei sotterranei, della scarsità di cibo e di detenuti che pregavano insieme. Qui la catena della testimonianza è esplicita: il compagno di carcere riferì i fatti a Josefa, che li trasmise in seguito. Non è quindi corretto presentare Josefa come osservatrice diretta delle celle o attribuire al solo Clemente tutte le situazioni descritte collettivamente.
La permanenza a San Antón fu caratterizzata dall'incertezza sul destino dei prigionieri. Le memorie oblates ricordano la preghiera condivisa e il sostegno reciproco. Non risulta un processo regolare a carico di Clemente, né una sentenza giudiziaria individuale che spieghi la sua morte. Il suo arresto e la successiva uccisione si inseriscono nelle cosiddette «sacas», le estrazioni di detenuti dalle carceri madrilene durante l'autunno 1936. La qualificazione religiosa del martirio è quella riconosciuta dalla Chiesa dopo un'istruttoria specifica; essa non sostituisce la necessità di collocare gli eventi nella loro storia civile.
Il 28 novembre a Paracuellos de Jarama
Il 28 novembre 1936 Clemente fu prelevato dal carcere di San Antón con altri dodici Missionari Oblati di Maria Immacolata e ucciso a Paracuellos de Jarama, nell'area di Madrid. Aveva diciotto anni e quattro mesi. Il luogo e la data del martirio sono riportati sia nella scheda ufficiale del Dicastero delle Cause dei Santi sia nelle lettere apostoliche di Benedetto XVI. Il numero dei confratelli caduti con lui quel giorno è tredici in totale: Clemente e altri dodici. Non va confuso con il numero complessivo dei ventitré beati della causa, morti in più giornate del 1936.
Le ricostruzioni della Congregazione sottolineano l'assenza di un'accusa formale, di un giudizio e di possibilità di difesa. Riguardo agli ultimi istanti, le fonti oblates riconoscono la scarsità di testimonianze oculari dirette. Viene riferito che un religioso più anziano avrebbe incoraggiato i compagni al perdono, ma la formulazione precisa e l'attribuzione di singole parole non possono essere considerate accertate allo stesso livello della data e del luogo dell'esecuzione. Non sono note ultime parole individuali di Clemente verificabili con sicurezza.
La sua morte fu riconosciuta dalla Chiesa cattolica come martirio in odio alla fede. Tale giudizio deriva dalla valutazione complessiva della sua appartenenza religiosa, delle circostanze dell'arresto, della persecuzione della comunità e delle testimonianze raccolte. In una biografia storico-critica è opportuno non trasformare il riconoscimento ecclesiastico in un'affermazione su motivazioni individuali di tutti gli esecutori, che le fonti disponibili non consentono di ricostruire una per una.
La ricerca della notizia e la memoria familiare
Dopo il 28 novembre, la famiglia non ricevette subito una comunicazione attendibile della morte. Josefa raccontò di essersi recata ancora a San Antón nel dicembre 1936 per chiedere notizie del fratello. Dopo risposte ostili, fu indirizzata a un ufficio del Ministero della Giustizia, dove consultò le schede relative ai detenuti. Secondo la sua deposizione, trovò una registrazione che indicava Clemente come «messo in libertà» il 28 novembre. L'espressione, nel contesto delle scarcerazioni fittizie e delle esecuzioni di quel periodo, non può essere interpretata letteralmente come prova della sua sopravvivenza.
Josefa riferì di essersi quindi rivolta al consolato cileno, dove le sarebbe stato spiegato che numerosi detenuti indicati come liberati il 27 e 28 novembre erano stati in realtà uccisi a Paracuellos. È una testimonianza familiare importante sul modo in cui la notizia fu ricostruita, ma non equivale alla presentazione materiale, oggi verificata, della scheda originale di scarcerazione. La sua attendibilità va discussa distinguendo la memoria della consultazione archivistica dalla conferma indipendente della morte, fornita dagli atti ecclesiastici.
María raccontò che nella famiglia la convinzione del martirio nacque precocemente e continuò negli anni. La sorella testimoniò anche il ricordo di Clemente durante la morte del padre. Sono elementi relativi alla fama di martirio, non prove autonome della dinamica dell'uccisione. Il loro interesse è mostrare come una vicenda interrotta dalla violenza sia stata custodita, elaborata e tramandata da persone che avevano conosciuto il giovane o avevano condiviso la sua storia domestica.
Il riconoscimento del martirio e la beatificazione
La causa collettiva riguarda Francesco Esteban Lacal e ventidue compagni: ventidue Missionari Oblati di Maria Immacolata e il laico Cándido Castán San José, per un totale di ventitré martiri. Le morti si distribuirono nel luglio e nel novembre 1936. Clemente appartiene al gruppo dei tredici Oblati uccisi il 28 novembre. La sua vicenda non deve essere confusa con quella dei confratelli morti il 24 luglio o nei primi giorni di novembre, pur essendo unita a essi nella medesima causa.
Le lettere apostoliche pubblicate dal Dicastero precisano che l'inchiesta diocesana si svolse a Madrid tra il 1999 e il 2000 e che la Congregazione delle Cause dei Santi ne riconobbe la validità il 16 giugno 2000. I consultori teologi espressero parere favorevole il 23 giugno 2010; i cardinali e vescovi esaminarono la causa il 18 gennaio 2011. Il 2 aprile 2011 Benedetto XVI autorizzò la promulgazione del decreto sul martirio e stabilì che la beatificazione si celebrasse a Madrid il 17 dicembre 2011.
La celebrazione fu presieduta, in rappresentanza del pontefice, dal cardinale Angelo Amato. Il testo pontificio autorizzò il titolo di beato e la celebrazione liturgica nei luoghi e modi previsti dal diritto il 28 novembre. Si tratta di un culto ecclesiastico riconosciuto, non della canonizzazione. Alcune pagine divulgative riportano date differenti per la beatificazione; per questo punto è determinante il documento pontificio del 2011, confermato anche dal repertorio della Conferenza episcopale spagnola. Il nome di Clemente resta così legato alla testimonianza dei giovani scolastici Oblati, la cui formazione religiosa fu interrotta dalla guerra e dalla persecuzione.
Biografia
Dati biografici
Clemente Rodríguez Tejerina nacque a Santa Olaja de la Varga, provincia e diocesi di León, il 23 Luglio del 1918. Sua sorella Josefa, religiosa della Sacra Famiglia di Bourdeaux, ci dice: “la condizione socio-economica della mia famiglia era semplce, era quella di chi lavorava nei campi”. Erano dodici fratelli, dei quali sei consacrati: due Cappuccini, due religiose della Sacra Famiglia e due Oblati: Clemente e Miguel. Solo questo datto dà idea della dimensione religiosa della famiglia. Sua madre era una donna molto religiosa e, benché non avesse avuto una grande istruzione, aveva letto molti libri che le procurarono una buona formazione religiosa che cercava di inculcare ai suoi figli.
“Tutte le notti, scrive Maruja, sorella di Clemente, ci riuniva, tutti i fratelli, nella sala da pranzo e pregava offrendo i suoi figli al Sacro Cuore. Inoltre chiedeva la perseveranza di tutti noi. Apparteneva all’associazione delle “Maríe dei Sacrari” e le feste eucaristiche avevano per lei un’importanza molto singolare, tanto da far partecipare tutti noi figli alla preparazione degli altari, curando fino ai più piccoli dettagli, mostrando in tutto ciò un grande amore al Signore.”
In questo calore cassalingo subito Clemente cominciò ad essrre cosciente della propria vocazione. Così, a solo 11 ani esce dalla casa paterna per andare al seminoario minore que gli Oblati avevano a Urnieta (Guipúzcoa). Il 5 Luglio del 1934 cominció il noviziado a Las Arenas (Vizcaya) e fece la sua prima oblazione il 16 Luglio del 1935, giorno emozionante, poichè tutti i neo-professi uscirono piangendo. Lo stesso giorno viaggiarono di notte in treno fino a Pozuelo (Madrid) e, trascorso il tempo delle vacanze in comunità, Clemente cominciò i suoi studi ecclesiastici. Si dedicava con molta serietà alla sua formazione religiosa e intellettuale. Nel carattere era tutto bontà e mansuetudine. Non pestava con rumore, pestava con sicurezza. Era l’uomo buono e servizievole.
Detenzione e martirio
Appena terminato il primo corso, il 16 Luglio del 1936, Clemente rinnovó i suoi voti e sei giorni più tardi, il 22 Luglio, fu rinchiuso con tutta la comunità nel proprio convento e, due giorni dopo, portato con tutti a Madrid, alla Direzione Generale di Sicurezza, per essere rimesso in libertà il giorno successivo.
Dopo essersi rifugiato prima nella casa provinciale e dopo che questa fu confiscata, si trasferì in una pensione. Il 15 ottobre del 1936 fu fermato di nuovo e portato al Carcere Modelo. Là incontra quegli Oblati che non aveva visto dalla fuga da Pozuelo e più in seguito, insieme ai suoi fratelli religiosi, sarà trasportato a San Antón. Da lì fu “portato via” insieme ad altri 12 Oblatos e martirizzato a Paracuellos del Jarama il 28 novembre del 1936. Era il più piccolo del gruppo: aveva solamente 18 anni.
Testimonianze
Clemente, come rimane detto, si rifugiò nella casa provinciale, che fu alla fine conquistata la domenica 9 Agosto. Così descrive il fatto il P. Delfín Monje, miracolosamente liberato mentre lo portavano a fucilarlo:
Alle undici e mezza della matina suonò il campanello della portineria. Un nutrito gruppo di maestri laici, armati di pistole, irruppe nel giardino e c’invitò “cortesemente” ad abbandonare il locale. Come il P. Esteban (Provinciale di Spagna) si lamentò dell’arbitrarietà di quel provvedimento, essendo noi sempre stati cittadini pacifici, essi gli risposero: “Crediamo che voi non abbiate commesso nulla, pero molti preti e frati l’hanno fatto; ed è quello che succede, gli uni pagano per gli altri”. Andando lasciammo i nuovi proprietari occupati nel collocare sul muro di cinta del giardino un enorme panno con questa iscrizione: “Pignorato per il Ministero delle Belle Arti”.
Josefa, la sorela di Clemente, potè visitarlo prima di essere espulsi della casa provinciale. Dalla conversazione con lui, potè dedurre l’interezza e lo spirito di fede che regnava in suo fratello e la sua chiara disposizione al martirio. Ci dice:
Stetti con lui durante alcuni momenti. Ricordo che gli domandai come stava d’animo e mi disse: “Siamo in pericolo e temiamo che ci separino; insieme, ci diamo coraggio gli uni agli altri. Con tutto, se bisogna morire, sono disposto, sicuro che Dio ci darà la forza di cui abbiamo bisogno per essere fedeli”. Queste sono le testuali parole di mio fratello che, pronunciate in quei momenti, non dimenticherò mai. Mentre stavamo parlando, venne il P. Francisco Esteban e mi chiese di andare via subito dato che la comunità si sentiva molto vigilata ed anche io rischiavo per la mia condizione di religiosa. Anche il Provinciale disse: “Qui periamo tutti”.
Sempre Josefa, grazie alla testimonianza di un compagno che stette con lui nella stessa prigione di San Antón, venne a sapere delle condizioni nelle quali fu Clemente:
Mi raccontò che li avevano depositati nella cantina, dove si trovavano le docce della scuola in cattive condizioni, la situazione era che frequentemente stavano coi piedi nell’acqua e che non avevano il minimo spazio vitale per muoversi. Mi diceva anche che non mangiavano tutti i giorni e che, sopra, quando i carcerieri portavano il rancio, si burlavano dei carcerati domandando: “Chi non ha mangiato ieri”? Mi disse anche che tutti quelli che stavano lìerano cattolici, che si univano e pregavano.
La stessa sorella, ignorando il fatto della sua morte, continuò a cercare di visitarlo nella prigione di San Antón. Vediamo come conobbe, dopo molte verifiche, la notizia della morte di Clemente:
L’ultima volta che cercai di vederlo fu a dicembre del 1936. Il miliziano di turno, con malo modo, mi disse di non ritornare là se non volevo rimanerci dentro. Siccome insistetti nel sapere se stava ancora nella prigione, mi rispose che se volevo sapere di Clemente mi dovevo recare alla calle Santa Barbara, al Ministero di Giustizia, e che in una sala enorme con cavalletti e tavole avrei trovate scatole strapiene di schede. Così lo feci e dopo una lunga ricerca, trovai una scheda che testualmente diceva: “Clemente Rodríguez Tejerina, messo in libertà il 28 di novembre del 1936″. Dopo essermi accertata che nessuno mi vedeva, presi la scheda ed andai al Consolato del Cile. Lì mi informarono che tutte le persone che erano state “messe in libertà”, tirandole fuori dalle prigioni, i giorni 27 e 28 novembre del 1936, erano state fucilate immediatamente a Paracuellos del Jarama. Da quel momento pensai che mio fratello era martire, perché egli era sicuro che l’andavano ad ammazzare e che la causa della morte non era altro che quella di essere un religioso.
Approfondimenti
Il significato della dicitura «posto in libertà»
La scheda amministrativa ricordata da Josefa presenta una formula che, letta isolatamente, potrebbe indurre a credere a una scarcerazione effettiva. Nel contesto delle «sacas» madrilene del 1936, tuttavia, alcune registrazioni di uscita non descrivevano la destinazione reale dei detenuti. La testimonianza della sorella va dunque interpretata insieme agli atti della causa e alle ricostruzioni storiche delle esecuzioni di Paracuellos. Non si dispone qui dell’originale materiale della scheda: la sua formulazione è nota attraverso il racconto della testimone.
Curiosità
- Clemente era il più giovane dei tredici Oblati uccisi il 28 novembre 1936, secondo la documentazione congregazionale.
- Sei dei dodici figli della famiglia Rodríguez Tejerina entrarono nella vita consacrata, secondo le deposizioni delle sorelle.
- La diversa grafia «Varga/Verga» per il luogo di nascita compare perfino fra le sezioni italiana e latina della documentazione ufficiale; la forma spagnola attestata è Santa Olaja de la Varga.
Cronologia
- 23 luglio 1918: nascita a Santa Olaja de la Varga, León.
- Intorno al 1929: ingresso nel juniorato oblato di Urnieta, secondo la ricostruzione congregazionale.
- 5 luglio 1934: inizio del noviziato a Las Arenas.
- 16 luglio 1935: prima professione religiosa.
- 1935-1936: primo anno di studi filosofici a Pozuelo de Alarcón.
- 16 luglio 1936: rinnovo dei voti temporanei, secondo la biografia oblata.
- 22 luglio 1936: arresto nella casa religiosa di Pozuelo.
- 24-25 luglio 1936: trasferimento a Madrid e successiva liberazione.
- 9 agosto 1936: requisizione della casa provinciale, dove aveva trovato rifugio.
- 15 ottobre 1936: secondo arresto; detenzione alla Modelo e poi a San Antón.
- 28 novembre 1936: uccisione a Paracuellos de Jarama con altri dodici Oblati.
- 1999-2000: inchiesta diocesana della causa collettiva.
- 2 aprile 2011: autorizzazione pontificia al decreto sul martirio.
- 17 dicembre 2011: beatificazione a Madrid.
Valutazione storico-critica
L'identità, le date di nascita e morte, la professione religiosa, l'arresto del 15 ottobre 1936, il luogo dell'uccisione e la beatificazione sono sostenuti dalla documentazione pontificia e dal Dicastero delle Cause dei Santi. La data del 5 luglio 1934 per l'inizio del noviziato, il rinnovo dei voti del 16 luglio 1936 e le tappe della dispersione dopo Pozuelo provengono invece dalle ricostruzioni congregazionali: sono notizie plausibili e coerenti, ma di livello documentario distinto.
Le deposizioni delle sorelle Josefa e María forniscono particolari preziosi sul contesto familiare, sulle parole attribuite a Clemente e sulla ricerca delle sue tracce in carcere. María dichiara espressamente di non aver avuto un ricordo personale approfondito del fratello e di aver appreso diversi episodi da altri familiari; Josefa, a sua volta, conosce le condizioni di San Antón attraverso un ex compagno di prigionia. Occorre pertanto distinguere testimonianza diretta, testimonianza indiretta e interpretazione successiva.
La grafia ufficiale italiana «Santa Olaja de la Verga» è in contrasto con la grafia latina «Santa Olaja de la Varga» e con le fonti locali: si adotta quest'ultima, segnalando la variante. Non sono verificati un resoconto oculare individuale degli ultimi istanti di Clemente, parole pronunciate da lui al momento della morte, una tomba individuale certa o miracoli specifici. Il giudizio canonico di martirio è stato formalmente riconosciuto dalla Chiesa; sul piano storico la scheda si limita alle circostanze documentate, evitando di attribuire a singoli esecutori intenzioni non accertabili.
Fonti e bibliografia essenziale
- Benedetto XVI, Litterae Apostolicae Francisco Esteban Lacal et XXII sociis Beatorum honores decernuntur, 17 dicembre 2011; testo pubblicato dal Dicastero delle Cause dei Santi.
- Dicastero delle Cause dei Santi, Martiri Spagnoli Missionari Oblati di Maria Immacolata, scheda istituzionale e testo delle lettere apostoliche.
- Conferencia Episcopal Española, Mártires del siglo XX en España, elenco nominativo aggiornato a febbraio 2024.
- Joaquín Martínez Vega, O.M.I., Clemente Rodríguez Tejerina, profilo biografico e testimonianze familiari pubblicati nel repertorio dei martiri Oblati di Madrid, 9 gennaio 2010.
- Joaquín Martínez Vega, O.M.I., Mi hermano «Clementín». Maruja habla de su hermano «Clementín», testimonianza di María Rodríguez Tejerina, 20 gennaio 2015.
- Pablo Fernández, O.M.I., Mártires oblatos, in Oblación, dossier congregazionale sui martiri spagnoli.
- Missionari Oblati di Maria Immacolata, Breve historia de su martirio, ricostruzione congregazionale della persecuzione di Pozuelo.
