Beato Daniele Gomez Lucas
Religioso e martire
Festa: 28 novembre
Nascita-morte: Hacinas, Spagna, 10 aprile 1916 - Paracuellos de Jarama, Spagna, 28 novembre 1936
Nascita - morte:
Hacinas, Spagna, 10 aprile 1916 - Paracuellos de Jarama, Spagna, 28 novembre 1936
Festa:
28 novembre
Emblema:
Daniele deriva dall’ebraico Daniyyel, 'Dio è il mio giudice'
Categoria: I santi che iniziano con la lettera D
Calendario: I santi del 28 novembre
Gruppo: Beati Martiri Spagnoli Missionari Oblati di Maria Immacolata
Religioso dei Missionari Oblati di Maria Immacolata, appartiene al gruppo dei martiri di Pozuelo de Alarcón, uccisi durante la guerra civile spagnola. Nato a Hacinas, nella provincia di Burgos, entrò nella congregazione e pronunciò la prima professione religiosa il 16 luglio 1935. La sua vicenda si colloca nella violenta persecuzione anticlericale che investì diverse zone della Spagna repubblicana nel 1936, quando numerosi sacerdoti e religiosi furono arrestati o uccisi. Dopo essere sfuggito alla prima dispersione della comunità oblata, venne arrestato il 15 ottobre e rinchiuso nel carcere di San Antón, a Madrid. Fu ucciso il 28 novembre 1936 a Paracuellos de Jarama, insieme ad altri dodici oblati. La Chiesa cattolica ha riconosciuto il suo martirio in odio alla fede e lo ha beatificato il 17 dicembre 2011, nella celebrazione madrilena dei ventidue oblati e del laico Cándido Castán San José. Le fonti presentano una divergenza sulla sua nascita: il decreto pubblicato negli Acta Apostolicae Sedis riporta il 1910, mentre la documentazione congregazionale e i repertori della beatificazione indicano il 1916.
Biografia
A cura di Giampietro Cattini
Le origini a Hacinas
Daniele nacque il 10 aprile a Hacinas, località della provincia e diocesi di Burgos, presso il territorio storicamente legato all’abbazia benedettina di Santo Domingo de Silos. La data annuale non è concorde nelle fonti: la relazione della Congregazione delle Cause dei Santi e il testo latino degli Acta Apostolicae Sedis indicano il 1910, mentre le biografie oblate e gli elenchi della beatificazione riportano il 1916. La discordanza riguarda dunque un elemento anagrafico fondamentale e non può essere risolta mediante la sola ripetizione delle biografie divulgative. Le notizie congregazionali descrivono una famiglia di condizioni modeste, legata al lavoro manuale e all’allevamento, in un ambiente di pratica religiosa. Sono segnalati rapporti familiari con due missionari oblati, Simeón Gómez e Sinforiano Lucas; quest’ultimo ebbe successivamente responsabilità nella congregazione e nell’attività missionaria in America meridionale.
La vocazione e la professione religiosa
Il contatto familiare con la congregazione costituisce un elemento concreto del contesto nel quale maturò la sua vocazione. Le fonti consultate non consentono di ricostruire con precisione l’intero itinerario scolastico, i nomi dei formatori o la data del suo ingresso nella casa di formazione. È invece attestata la prima professione religiosa del 16 luglio 1935. Daniele apparteneva ai giovani oblati in formazione, non ai sacerdoti già ordinati: nei repertori spagnoli figura come chierico professo. Questa distinzione è importante perché il gruppo dei martiri di Pozuelo comprendeva religiosi di età e condizioni differenti, inclusi sacerdoti, studenti e fratelli religiosi.
La comunità di Pozuelo e la crisi del 1936
La comunità oblata di Pozuelo de Alarcón, nei pressi di Madrid, fu investita dalla crisi politica e religiosa seguita allo scoppio della guerra civile spagnola nel luglio 1936. In un clima di violenza contro istituzioni e persone ecclesiastiche, il convento venne assalito e la comunità dispersa. Alcuni oblati furono uccisi già il 24 luglio; altri cercarono riparo in abitazioni private o subirono arresti successivi. Le testimonianze raccolte nella memoria congregazionale distinguono questi episodi dalla sorte del gruppo ucciso il 28 novembre. Daniele apparteneva a quest’ultimo gruppo: non deve pertanto essere confuso con i confratelli martirizzati nel mese di luglio.
La clandestinità e l’arresto
Un racconto del sopravvissuto Porfirio Fernández, conservato nella tradizione testimoniale oblata, descrive il ritrovarsi di alcuni confratelli in un rifugio e la possibilità di ricevere l’Eucaristia durante la clandestinità. In quella testimonianza Daniele compare tra i religiosi che dormivano sul pavimento quando si presentarono gli agenti. Il resoconto permette di cogliere le condizioni precarie della loro permanenza fuori dal convento, ma i dettagli devono restare attribuiti al testimone e non trasformati in una ricostruzione indipendentemente certificata di ogni giornata. La documentazione della causa indica il 15 ottobre 1936 come data dell’arresto. In seguito Daniele fu condotto al carcere di San Antón a Madrid, luogo di detenzione di numerosi prigionieri nel periodo bellico.
Il martirio a Paracuellos
Il 28 novembre 1936 Daniele fu prelevato dalla detenzione con dodici confratelli oblati e condotto a Paracuellos de Jarama, località presso Madrid divenuta teatro di uccisioni collettive di detenuti. Il gruppo comprendeva, tra gli altri, i sacerdoti Francisco Esteban Lacal e Vicente Blanco Guadilla. La memoria della congregazione conserva una testimonianza relativa a un sacerdote o religioso che, prima dell’esecuzione, avrebbe salutato i compagni e impartito loro l’assoluzione. Il testimone non identifica con sicurezza quel religioso: l’episodio non può quindi essere attribuito personalmente a Daniele. La sua morte è attestata come parte dell’uccisione collettiva del gruppo il 28 novembre. Non sono documentate parole finali individuali o modalità di supplizio differenti da quelle riferite all’esecuzione comune.
Il riconoscimento ecclesiastico e la memoria
La causa dei martiri oblati di Pozuelo riunì ventidue membri della congregazione e il laico Cándido Castán San José, uccisi nel 1936. Il riconoscimento del martirio, inteso dalla Chiesa come morte subita in odio alla fede, portò alla beatificazione celebrata il 17 dicembre 2011 nella cattedrale dell’Almudena a Madrid, durante il pontificato di Benedetto XVI e con la presidenza del cardinale Angelo Amato. La memoria di Daniele ricorre il 28 novembre, anniversario della morte. Il riconoscimento liturgico riguarda la sua appartenenza al gruppo dei martiri; non implica che siano ricostruibili tutti gli aspetti della sua vita privata. Non risultano accertati un patronato specifico o una storia autonoma delle reliquie.
Biografia
Biografia
Nacque ad Hacinas, provincia e diocesi di Burgos, vicino alla famosa e secolare Abbazia di Silos, il 10 aprile 1916. La condizione socio-economica della famiglia era semplice, tipica dei muratori e dei proprietari di bestiame dell’epoca. L’ambiente familiare era di dedizione al lavoro e di forti convinzioni religiose. In questa atmosfera, Daniel fu formato alla pietà e alla morale cristiana.
Si pensa che la sua formazione religiosa sia stata eccellente durante l’infanzia. La vocazione emerse spontaneamente in un ambiente in cui si conoscevano i Missionari Oblati. Due suoi cugini, infatti, erano Oblati: Padre Simeón Gómez, missionario in Ceylon (l’attuale Sri Lanka) e padre Sinforiano Lucas, che fu professore a Sant’Antonio, in Texas, Provinciale di Spanga, Assistente Generale della Congregazione a Roma e infine vescovo nel vicariato apostolico di Pilcomayo in Paraguay. Così che a 12 anni Daniel entra già nel seminario minore di Urnieta (Guipúzcoa).
In questo periodo, Daniel scopre la persecuzione religiosa, che già sperimentava in quegli anni in un ambiente completamente diverso dal proprio paese natale. Quando, per esempio, i seminaristi uscivano per una passeggiata nel paese vicino, Hernani, gli tiravano pietre e li insultavano. È impressionante la testimonianza di Padre Ignacio Escanciano, entrato dopo Daniel:
“Nonostante fossimo ragazzini, uno dei nostri argomenti di conversazione era come sfuggire da un possibile incendio del seminario provocato dall’odio per la religione. Quando andavamo in vacanza e durante il viaggio qualcuno si accorgeva che eravamo seminaristi, ci facevano il gesto di tagliarci la gola, a volte con un coltello in mano.”
Nonostante questo clima ostile, Daniel proseguì il cammino intrapreso e arrivò al noviziato di Las Arenas, dove fece i primi voti nel 1935; poi si trasferì a Pozuelo per proseguire gli studi ecclesiastici. Spiccava in lui una certa costanza nella cura della vita interiore e il portare avanti gli studi ai quali dedicava molto tempo ed entusiasmo. Era un amante di tutti gli sport. Appariva sempre di buon umore, ottimista e fiducioso.
Arresto e martirio
Dopo l’arresto nel convento di Pozuelo, il trasferimento alla Direzione Generale di Sicurezza e la successiva rimessa in libertà del 25 luglio, i quindici giovani Oblati si ritrovano, senza alcuna documento, in una Madrid sconosciuta per la maggior parte di loro. Si organizzarono seguendo le disposizioni dei superiori, formando piccoli gruppi per non destare sospetti e poter trovare asilo. Daniel rimase per ultimo e si rifugiò nella casa del sarto, José Vallejo, che gli faceva le tonache, dove già era stato protetto il gruppo più numeroso di Oblati. Questa famiglia li accolse fino al secondo e definitivo arresto, il 15 agosto.
La signora Dulce, moglie del sarto, li andava a trovare in carcere, dove rimasero per circa tre mesi, portandogli le notizie degli Oblati in libertà.
Daniel rimase nel carcere Modelo fino alla metà di novembre, quando gli ultimi tredici Oblati che dovevano essere martirizzati furono trasferiti alla Scuola degli Scolopi di via Hortaleza a Madrid, trasformata in un carcere conosciuto come “Carcere di San Antón”. Il 28 novembre fu “tirato fuori” dal carcere con altri dodici Oblati per essere immolato con loro, quello stesso giorno, a Paracuellos del Jarama. Aveva 20 anni.
Testimonianze
Padre Porfirio Fernández, sopravvissuto, che si unì al gruppo della casa del sarto, scrive:
“Arriviamo il giorno 11, di buon’ora, José Guerra ed io, incontrandoci con dodici compagni, e ci raccontiamo reciprocamente tutto quello che ci era successo. Il 12, giorno del Pilar, ci portano le ostie consacrate; tutto il giorno in adorazione, a turno, e, al tramonto, facemmo la comunione per la prima volta dopo Pozuelo. Il giorno 13 passò senza contrattempi; ci coricammo. A mezzanotte suona il campanello; apriamo, si presenta: “la polizia”. Io ero a dormire con Daniel Gómez e altri cinque, sul santo pavimento. Entrando e vedendoci così, non ci chiesero niente; era chiaro a tutti che eravamo nascosti. Poi arrivano due auto che ci portano tutti insieme in commissariato. Menomale che non coinvolsero la famiglia, grazie a Dio!
Ci portarono in una grande sala; c’erano pochi prigionieri; tutti in silenzio. A metà mattina eravamo così pigiati che non potevamo neanche sederci per terra. Avevano cominciato le perquisizioni, casa per casa, di notte (…). Appena fa buio, cominciano a prendere accordi… A mezzanotte ci chiamano tutti, anche i civili, e ci caricano nel furgone cellulare. I civili riconoscono le strade e dicono: “Ci portano al carcere Modelo”, come infatti avviene.
A proposito della situazione in cui si trovavano nel carcere Modelo e sul loro comportamento, ci racconta Padre Felipe Díez, altro sopravvissuto: “Continuai a restare in contatto con le persone che erano state con gli Oblati prima dell’arresto e che andavano a portargli i pasti. Queste persone ci raccontavano le condizioni in cui si trovavano in carcere: soffrivano la fame, erano pieni di pidocchi, ma rimanevano sempre saldi nella fede, mantenendo un autentico spirito di carità gli uni con gli altri.”
Lo stesso Padre Felipe sottolinea l’eroico spirito di fede con il quale vissero questo lungo periodo di tragedia: L’unica ragione che i miliziani avevano per arrestarci era che eravamo religiosi. Non ne sapevamo niente di questioni politiche, nè mai ci eravamo dedicati ad esse. Dal primo momento in cui fummo arrestati, ognuno di noi aveva la consapevolezza che saremmo stati uccisi per la nostra condizione di religiosi. Dentro di noi, l’unico sentimento che si diffondeva era lo spirito di perdono da una parte, e, dall’altra, il desiderio di dare la vita per la Chiesa, per la pace della Spagna e per coloro i quali pensavamo ci avrebbero fucilato. L’unico movente che ci guidava era soprannaturale, poichè umanamente perdevamo tutto. Eravamo coscienti che se ci uccidevano era per odio verso la fede”, come avvenne, di fatto, per quasi tutti loro.
Approfondimenti
Il problema dell'anno di nascita
L'indicazione del 1910 compare nella relazione della Congregazione delle Cause dei Santi e nella pubblicazione ufficiale latina della causa. L'anno 1916 compare invece negli elenchi della beatificazione e in repertori biografici congregazionali. La divergenza non modifica la cronologia della professione, dell'arresto e del martirio, ma impedisce di indicare senza riserve l'età del religioso alla morte.
Cronologia
- 10 aprile 1910 oppure 10 aprile 1916 - Nascita a Hacinas, secondo fonti discordanti.
- 16 luglio 1935 - Prima professione religiosa.
- 15 ottobre 1936 - Arresto e successiva detenzione a Madrid.
- 28 novembre 1936 - Martirio a Paracuellos de Jarama.
- 17 dicembre 2011 - Beatificazione a Madrid.
Valutazione storico-critica
- Identità, appartenenza agli Oblati, professione, arresto e morte risultano attestati nella documentazione ecclesiastica della causa.
- L'anno di nascita presenta una discrepanza esplicita tra gli atti ufficiali (1910) e le biografie congregazionali (1916), non risolta dalle fonti considerate.
- La testimonianza sulla clandestinità è personale e retrospettiva; i particolari non attestati altrove conservano tale natura.
- La testimonianza dell'assoluzione prima dell'esecuzione riguarda il gruppo, senza identificare Daniele come protagonista.
- Il riconoscimento ecclesiastico del martirio non costituisce prova storica autonoma di ogni dettaglio narrativo tramandato.
Fonti e bibliografia essenziale
- Congregazione delle Cause dei Santi, Martiri spagnoli Missionari Oblati di Maria Immacolata, profili biografici della causa.
- Acta Apostolicae Sedis, vol. CV (2013), documentazione sulla beatificazione dei martiri oblati di Pozuelo.
- Pablo Fernández, Oblación. Mártires oblatos, pubblicazione della congregazione dei Missionari Oblati di Maria Immacolata.
- Conferencia Episcopal Española, Mártires del siglo XX en España, repertorio nominativo delle beatificazioni.
