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Beato Lazzaro Tiersot Sacerdote certosino, martire
Festa:
10 agosto
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Semuren-Axois, Francia, 29 marzo 1739 - Rochefort, Francia, 10 agosto 1794
Nato a Semur-en-Auxois il 29 marzo 1739, entrò nella Certosa di Fontenay nel 1769, dove fu anche vicario. Dopo la soppressione del monastero nel 1791 si ritirò ad Avallon, ma nel 1793 fu arrestato per aver rifiutato il giuramento imposto ai sacerdoti. Deportato nel 1794 sul pontone Washington a Rochefort, condivise con gli altri prigionieri fame, malattie e maltrattamenti. Si distinse nell'assistenza ai confratelli, rinunciando persino al riposo per alleviare le loro sofferenze. Colpito dal tifo, morì il 10 agosto 1794. Beatificato da san Giovanni Paolo II nel 1995, è ricordato tra i Martiri dei Pontoni di Rochefort.
Etimologia: Dall'ebraico Eleazar, Dio ha soccorso.
Emblema: Abito certosino, crocifisso, nave-prigione, catene, palma del martirio.
Martirologio Romano: Nel braccio di mare antistante Rochefort sulla costa francese, beati Claudio Giuseppe Jouffret de Bonnefont, della Compagnia dei sacerdoti di San Sulpizio, Francesco François, dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, e Lazzaro Tiersot, dell’Ordine Certosino, sacerdoti e martiri, che, relegati durante la rivoluzione francese in una sordida galera, subirono il martirio per il loro sacerdozio.
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Lazzaro Tiersot nacque il 29 marzo 1739 a Semur-en-Auxois, nell'attuale dipartimento della Côte-d'Or, in Borgogna. La sua famiglia apparteneva a quell'ambiente profondamente cristiano che caratterizzava molte regioni della Francia dell'Antico Regime. Le notizie sui suoi primi anni sono scarse, circostanza frequente per i monaci certosini, il cui ideale di vita privilegiava il nascondimento rispetto alla notorietà.
La vocazione certosina Il 18 dicembre 1769 entrò nella Certosa di Notre-Dame de Fontenay, presso Beaune, uno dei monasteri dell'Ordine fondato da san Bruno. Qui ricevette la formazione monastica e sacerdotale, abbracciando una delle forme più rigorose della vita contemplativa occidentale. La spiritualità certosina, fondata sulla preghiera, sul silenzio, sulla solitudine e sulla penitenza, plasmò profondamente la sua personalità. Dopo la professione religiosa e l'ordinazione sacerdotale ricoprì anche l'incarico di vicario della comunità, segno della fiducia che i confratelli riponevano nelle sue qualità umane e spirituali.
La Rivoluzione francese Nel 1790 l'Assemblea Nazionale decretò la soppressione degli ordini religiosi contemplativi. La Certosa di Fontenay fu chiusa nel giugno 1791 e i monaci furono costretti a disperdersi. Lazzaro si ritirò ad Avallon, dove cercò di continuare il proprio ministero sacerdotale. Tuttavia la persecuzione religiosa si fece sempre più intensa. La Costituzione civile del clero imponeva infatti ai sacerdoti un giuramento che molti considerarono incompatibile con la comunione con la Chiesa di Roma. Fedele alla propria coscienza, Lazzaro rifiutò di prestare il giuramento richiesto.
Arresto e deportazione Il 19 aprile 1793 fu arrestato e incarcerato ad Auxerre. Dopo mesi di detenzione venne inserito nel gruppo dei sacerdoti destinati alla deportazione verso Rochefort. Nell'estate del 1794 fu rinchiuso sulla nave-prigione Washington, uno dei famigerati pontoni utilizzati come carceri galleggianti. Le condizioni erano terribili: sovraffollamento, scarsissima alimentazione, assenza quasi totale di igiene, caldo soffocante e diffusione incontrollata di epidemie come tifo e scorbuto. I prigionieri erano inoltre privati dei libri liturgici, dei crocifissi e di ogni mezzo per esercitare pubblicamente il proprio ministero sacerdotale.
Il martirio della carità Le testimonianze dei sopravvissuti descrivono Lazzaro Tiersot come uno dei sacerdoti più generosi nell'assistenza ai malati. Nonostante la debolezza fisica, visitava continuamente gli infermi, li confortava spiritualmente e divideva con loro il poco cibo disponibile. Si racconta che rinunciasse perfino a coricarsi, cedendo il proprio posto ai compagni più provati. Questo continuo servizio lo espose inevitabilmente al contagio. Colpito da una grave febbre, affrontò la malattia con serenità, continuando finché gli fu possibile a incoraggiare gli altri detenuti. Morì il 10 agosto 1794, all'età di cinquantacinque anni. Il suo corpo venne sepolto nell'Isola d'Aix insieme a quelli di molti altri martiri della medesima persecuzione.
Il riconoscimento della Chiesa Le testimonianze raccolte dopo la Rivoluzione permisero di ricostruire la vicenda dei sacerdoti deportati sui pontoni di Rochefort. Riconoscendo il loro sacrificio come autentico martirio subito in odio alla fede e al sacerdozio cattolico, san Giovanni Paolo II beatificò il gruppo il 1 ottobre 1995. Il Martirologio Romano ricorda Lazzaro Tiersot insieme al beato Claudio Giuseppe Jouffret de Bonnefont e al beato Francesco François nella memoria del 10 agosto, quale esempio di fedeltà sacerdotale fino alla morte.
I Martiri dei Pontoni di Rochefort Tra il 1794 e il 1795 centinaia di sacerdoti refrattari furono concentrati su due vecchie navi, la Deux-Associés e la Washington, trasformate in prigioni galleggianti davanti al porto di Rochefort. Le terribili condizioni di detenzione provocarono la morte di numerosi ecclesiastici, oggi ricordati come i Martiri dei Pontoni di Rochefort, uno dei gruppi più significativi della persecuzione religiosa della Rivoluzione francese.
Autore: Giampietro Cattini
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