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> Home > Sezione I santi che iniziano con la lettera R > Beati Riccardo Leigh, Edoardo Shelley, Riccardo Martin e Giovanni Roche Condividi su Facebook

Beati Riccardo Leigh, Edoardo Shelley, Riccardo Martin e Giovanni Roche Martiri

Festa: 30 agosto

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† Tyburn, Londra, Inghilterra, 30 agosto 1588

All'alba del 30 agosto 1588 sei condannati salirono sul patibolo di Tyburn, ai margini occidentali di Londra. Quattro di essi sono ricordati insieme, sotto un'unica data, nel martirologio: Richard Leigh, sacerdote ordinato a Roma, Edward Shelley, anziano gentiluomo di una famiglia del Sussex, Richard Martin, giurista dello Shropshire, e John Roche, barcaiolo irlandese. Nell'Inghilterra di Elisabetta I, ancora scossa dallo spauracchio dell'Armada spagnola, essere sacerdote o dare ospitalità a un sacerdote era considerato alto tradimento. Diversi per origine, età e condizione sociale, i quattro condivisero una fedeltà silenziosa alla fede cattolica, che non rinnegarono neppure quando fu offerto loro il perdono in cambio della conformità alla Chiesa di Stato. Con loro morirono Margaret Ward e Richard Lloyd, destinati in seguito a percorsi differenti di gloria sugli altari. Sono stati beatificati da Pio XI nel 1929 tra i 107 Martiri d'Inghilterra e Galles.

Etimologia: Riccardo, dal germanico, ric potente e hard forte, forte nel potere; Edoardo, dall'antico inglese Eadweard, custode della ricchezza; Giovanni, dall'ebraico Yohanan, il Signore ha usato misericordia.

Emblema: Palma del martirio; patibolo di Tyburn; calice e stola per Leigh; libro per Shelley; corda, remo, barca e abito popolare elisabettiano per Roche.

Martirologio Romano: A Londra in Inghilterra, santa Margherita Ward, martire, che, sposata, fu condannata a morte sotto la regina Elisabetta I per avere aiutato un sacerdote e accolse con animo lieto il martirio dell’impiccagione a Tyburn. Nello stesso luogo, subirono insieme a lei il martirio i beati Riccardo Leigh, sacerdote, e i laici Edoardo Shelley e Riccardo Martin, inglesi, Giovanni Roche, irlandese, e Riccardo Lloyd, gallese, il primo perché sacerdote, gli altri per avere dato ospitalità a dei sacerdoti.


Per comprendere la morte dei quattro martiri bisogna entrare nell'Inghilterra degli anni Ottanta del Cinquecento. Sotto Elisabetta I la legislazione penale contro i cattolici si era fatta via via più stretta: la legge del 1585 qualificava come alto tradimento la presenza nel regno di sacerdoti ordinati all'estero, e come crimine capitale, seppure di grado minore, il dar loro ospitalità o aiuto. Quando nell'estate del 1588 l'Armada spagnola tentò l'invasione, il sospetto si trasformò in caccia: i cattolici incarcerati furono portati in aula, e le sessioni di Newgate riempirono in poche settimane i registri dei condannati. È in questo clima che maturano le sei esecuzioni del 30 agosto, tra le quali quelle dei quattro beati di questa scheda.

Riccardo Leigh, il sacerdote che tornò
Richard Leigh era nato nel Cambridgeshire verso il 1561, rampollo di una famiglia della gentry del Cheshire, i Leigh di West Hall a High Legh, signori del luogo fin dall'epoca normanna. Era figlio di Richard Leigh, passato per l'università di Cambridge, e di Clemence Holcroft, figlia di sir John Holcroft. Un documento d'archivio lo consegna all'infanzia in una scena quasi incredibile: il 22 settembre 1562, poco più che infante, fu fidanzato a Middleton con Anne Belfield, in un matrimonio combinato tra famiglie che fu in seguito annullato, perché gli sposi erano tanto piccoli da non ricordare di essersi mai sposati.
Studiò alla Shrewsbury School, poi teologia a Reims, il rifugio continentale dei cattolici inglesi, e infine a Roma, dove fu ordinato sacerdote nel febbraio 1586-87. Rientrò in patria come missionario, ma fu arrestato a Londra prima ancora di raggiungere il Cheshire, e bandito dal regno. Non si rassegnò: tornò nel 1588, in piena tempesta nazionale. Fu arrestato il 4 luglio, due settimane prima che l'Armada comparisse nella Manica. Imprigionato nella Torre di Londra, fu processato all'Old Bailey: l'unico capo d'accusa era l'essere sacerdote. Bastò quello.

Edoardo Shelley, il gentiluomo del Clink
Edward Shelley veniva da una solida famiglia cattolica del Sussex. Era nato a Warminghurst intorno al 1528-1538; suo nonno era sir John Shelley di Michelgrove, presso Arundel, e suo padre, che portava il suo stesso nome, era stato master of the king's household ed era passato alla storia del diritto come concedente nella celebre Shelley's Case, uno dei casi fondanti della common law inglese.
Viveva a East Smithfield, Londra, quando nell'aprile 1584 fu arrestato. Le accuse erano due: possedere un libro proibito, il libello Leicester's Commonwealth, pamphlet considerato propaganda cattolica contro il regime e contro il favorito della regina, e aver assistito il sacerdote William Dean, anch'egli destinato al martirio. Fu rinchiuso nella prigione del Clink, il carcere vescovile di Southwark il cui nome evocava, si dice, il rumore delle catene. Vi rimase quattro anni. Nel 1588 fu processato ai sensi della legge del 1585 per aver accolto e aiutato Dean. Gli fu fatto capire con chiarezza che sarebbe stato graziato se avesse riconosciuto la regina come capo della Chiesa. Non lo fece. Aveva circa sessant'anni.

Riccardo Martin, una cena pagata sei pence
Di Richard Martin si sa meno: era nato nello Shropshire e si era formato a Broadgates Hall, Oxford, l'attuale Pembroke College, approdando poi alla professione legale. Non fu accusato di aver celebrato, né di aver cospirato. La sua colpa, agli occhi dei giudici, fu un gesto di ordinaria carità: aver pagato sei pence per la cena del sacerdote Robert Morton, con il quale fu arrestato. Nella logica della legge del 1585, comprare cibo per un prete era aiding a priest, e dunque crimine capitale. Martin fu condannato con questa motivazione, e salì al patibolo con la stessa serenità con cui aveva condiviso quella cena.

Giovanni Roche, il barcaiolo e la corda
John Roche era nato in Irlanda, ed è ricordato anche con i nomi di Neele o Neale. A Londra guadagnava da vivere come barcaiolo sul Tamigi. La sua vicenda si intreccia con quella di Margaret Ward, una donna del Cheshire che assisteva il sacerdote William Watson, detenuto nella prigione di Bridewell. Quando il barcaiolo cui ella si era rivolta in un primo momento si tirò indietro, Roche accettò di prendere il suo posto nel piano: avrebbe atteso il fuggiasco con una barca, nella notte.
L'evasione riuscì solo in parte: Watson scese dal tetto con una corda troppo corta e si ferì nella caduta, mentre Roche, scambiati i propri abiti con quelli del sacerdote per favorirne la fuga, fu sorpreso nella cella, tradito proprio dalla corda che pendeva dalla finestra. Gli fu offerta la libertà in cambio di due condizioni: chiedere perdono alla regina e promettere di frequentare la chiesa protestante. Le rifiutò entrambe.

Il patibolo di Tyburn
Il 30 agosto 1588 i sei condannati - Leigh, Shelley, Martin, Roche, Margaret Ward e Richard Lloyd, alias Flower - furono condotti a Tyburn, il luogo delle esecuzioni pubbliche di Londra, due giorni dopo che William Dean e Henry Webley avevano subito la stessa sorte a Mile End Green. La sentenza per alto tradimento prevedeva l'impiccagione con squartamento, eseguito, secondo l'uso del tempo, dopo la morte. Leigh morì in quanto sacerdote; gli altri in quanto suoi soccorritori. Le fonti cattoliche, a cominciare da Challoner, sottolineano la compostezza dei condannati e il loro rifiuto di ogni compromesso. Con loro si chiudeva uno dei capitoli più densi dell'estate del 1588, quella in cui la paura dell'invasione aveva trasformato la coscienza religiosa in ragione di Stato.

Il gruppo del 30 agosto e i destini divergenti
Il patibolo del 30 agosto 1588 riunì sei persone che la Chiesa ha onorato in modi e tempi diversi. Margaret Ward, la donna che organizzò la fuga di Watson, è stata canonizzata da Paolo VI il 25 ottobre 1970, tra i Quaranta Martiri d'Inghilterra e Galles. Richard Lloyd, detto anche Flower, Floyd, Flud o Graye, il gallese che aveva assistito il sacerdote William Horner, è stato beatificato da Giovanni Paolo II il 22 novembre 1987, con il gruppo di George Haydock e compagni. I quattro protagonisti di questa scheda sono entrati invece nel numero dei 107 Martiri d'Inghilterra e Galles il cui culto fu confermato da Pio XI il 15 dicembre 1929. Un solo patibolo, tre diversi percorsi di gloria sugli altari: è uno dei casi più singolari dell'agiografia inglese.

Autore: Enrico Quiri
 


 

Il 30 agosto 1588 vennero impiccati al patibolo di Tyburn, a Londra, cinque uomini e una donna, accusati di alto tradimento verso la regina Elisabetta I: il vero motivo, però, era la loro fedeltà al cattolicesimo.
Richard Leigh, il primo di essi, era nato nel Cambridgeshire verso il 1561 e fu ordinato sacerdote a Roma nel febbraio 1586-’87, per ritornare nel suo paese natio come missionario. Arrestato e bandito, tornò a Londra nel 1588, ma venne condannato a morte a causa del suo essere sacerdote.
Edward Shelley, invece, aveva circa cinquanta o sessant’anni quando venne incarcerato nella prigione detta “The Clink” (forse dal rumore delle sbarre o delle catene di ferro), nell’aprile 1584. La condanna gli giunse perché aveva assistito padre William Dean, successivamente martirizzato anch’egli.
Richard Martin, nativo dello Shropshire, aveva semplicemente comprato del cibo per cena a padre Robert Morton, col quale venne arrestato, allo stesso modo di Richard Lloyd (noto anche con i nomi di Flower, Floyd, Flud e Graye), che aveva badato a padre William Horner.
Lievemente diverso è il caso di John Roche, barcaiolo di origine irlandese. La sua vicenda s’intreccia con quella di Margaret Ward, la quale chiese il suo aiuto nel far fuggire padre William Watson, rimasto ferito mentre cercava di evadere dalla prigione di Bridewell. John scambiò i suoi abiti con quelli del sacerdote, ma venne sorpreso e arrestato con la sua alleata, a causa di una corda che pendeva dalla finestra della cella.
Mentre Margaret Ward venne canonizzata il 25 ottobre 1950 e Richard Lloyd beatificato nel 1987 (rimandiamo alle loro schede singole per approfondimenti), i restanti compagni di martirio entrarono nel gruppo dei centosette martiri inglesi e gallesi il cui culto venne confermato il 15 dicembre 1929.


Autore:
Emilia Flocchini

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Aggiunto/modificato il 2026-08-14

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