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Beati Martiri Inglesi Beatificati nel 1987

Festa: 4 maggio

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E' un gruppo di 85 martiri cattolici inglesi, 63 sacerdoti e 22 laici, beatificati da Papa Giovanni Paolo II nel 1987. Vittime delle persecuzioni religiose in Inghilterra, Galles e Scozia tra il 1535 e il 1681, questi martiri, tra cui spicca il giovane sacerdote Georg Haydock, sacrificarono la loro vita per la fedeltà alla Chiesa di Roma. Il loro martirio si inserisce nel contesto dello scisma d'Inghilterra, avviato da Enrico VIII, e delle successive repressioni anticattoliche attuate da Elisabetta I e Giacomo I. La loro eroica testimonianza di fede, sostenuta da una rete di laici che offrivano loro rifugio e assistenza, rappresenta un capitolo significativo della storia della Chiesa cattolica in Gran Bretagna. La beatificazione di questi martiri assume un valore ecumenico, offrendo un modello di ispirazione per tutti i cristiani, al di là delle divisioni confessionali.



Durante il periodo che va dal 1535 al 1681 la persecuzione religiosa fu molta diffusa in Inghilterra, Galles e Scozia. Fin da quel tempo di persecu­zione, i cattolici che diedero la loro vita per la fedeltà a Cristo e alla Chiesa vennero considerati come martiri. Come tali, essi furono venerati segretamen­te nel Regno Unito - ancora in stato di persecuzione - e più apertamente all'estero.
All'origine delle cruente persecuzioni contro i cattolici inglesi del secolo XVI e XVII sta lo scisma d'Inghilterra, provocato da Enrico VIII con l'Atto di supremazia del 3 novembre 1534. Questo solco scavato tra Roma e Lon­dra venne poi approfondito dalle riforme anticattoliche di Edoardo VI (1547-1553) e, dopo un fragile periodo di restaurazione cattolica da parte di Maria Tudor (1553-1558), di Elisabetta (1558-1603), che dimostrò un impla­cabile odio antiromano. Fu proibita la messa con l'Atto di uniformità (1559), furono imposte le idee luterane e calviniste con i 39 articoli del 1563 e la dottrina cattolica fu proclamata un coacervo di superstizioni e di prati­che idolatriche. Furono eseguite altre esecuzioni capitali, specialmente dopo la scomunica del 1570 e le conseguenti leggi di rappresaglia del 1571, che fece numerosissime vittime soprattutto tra i cosiddetti preti seminaristi. Il lo­ro arrivo, infatti, segnò l'immediata ripresa della persecuzione.
Molti di essi erano stati educati in diversi Collegi all'estero: nel collegio di Douai (poi Reims) in Francia, fondato dal futuro cardinale Guglielmo Al­len nel 1568, a Valladolid in Spagna, a Roma in Italia e a Vilna in Lituania, eretti appunto per la formazione dei giovani sacerdoti da inviare poi nella loro patria di origine. Tutti sapevano come il loro ritorno in Inghilterra equivaleva ad una sentenza di morte.
Questi collegi erano inoltre centri di informazione e di diffusione di noti­zie su ciò che accadeva in quelle terre. In essi si custodiva anche il ricordo di quanti, una volta partiti, erano stati arrestati e giustiziati in Inghilterra, Galles e Scozia. Qui si pregava davanti ai loro ritratti e si teneva viva, come anche in molti altri posti, la venerazione di questi martiri.
Ciò portò alla formulazione della teoria governativa che ogni prete ingle­se, ogni missionario era un traditore, e che tutti quelli che erano inviati da Roma erano spie, agitatori, cospiratori contro la vita della regina, fino a giungere alla proclamazione dell'editto del 23 novembre 1584 circa la sicu­rezza personale della regina. Nel gennaio del 1585 fu approvata una legge ancora più severa contro i cattolici, allo scopo di privarli di ogni assistenza spirituale e di ogni ministero sacerdotale. Infatti, la legge ordinava a tutti i sacerdoti di abbandonare entro un dato tempo 1'Inghilterra, proibiva ai gio­vani inglesi di diventare seminaristi nel continente, diffidandoli in caso con­trario dal ritornare, pena la morte per alto tradimento. Infine, la legge esten­deva la pena capitale a tutti coloro che li avessero ospitati ed avessero forni­to loro vitto e alloggio.
L'ultimo editto di persecuzione emanato da Elisabetta il 2 novembre 1602 ordinò l'esilio di tutto il clero cattolico, pena la consueta sentenza di morte riservata ai traditori per chi fosse rimasto nel regno o vi fosse rientra­to ed anche per chiunque avesse dato alloggio o aiuto a qualche sacerdote. Dopo la morte di Elisabetta e con l'avvento al trono di Jakob I Stuart (1603-1625), la situazione non mutò. Ai cattolici venne imposto, tra l'altro, il giuramento contro i poteri del papa e di assoluta fedeltà al re, che compor­tava l'immediata condanna contro chiunque si fosse rifiutato di prestarlo.
Vittima di queste leggi di repressione fu, fra altri, anche il gruppo degli 85 martiri qui elencati, composto da 63 sacerdoti, di cui 55 diocesani, 5 francescani, 2 gesuiti e 1 domenicano, e 22 laici. La maggior parte di essi fu condannata in base alla Legge Parlamentare del 1585, Legge contro Gesuiti, sacerdoti diocesani e persone similmente disobbedienti. In forza di questa legge, chiunque era stato ordinato sacerdote cattolico all'estero dopo il 24 giugno 1559 e penetrava nel Regno Unito o vi rimaneva era considerato colpevole di alto tradimento. Oltre a ciò, questa legge dichiarava reato ogni assistenza data a tali persone. Degli ottantacinque qui elencati ben settantacinque furo­no condannati in base a questa legge.
Non sorprende il fatto che in questo gruppo di martiri il numero dei sa­cerdoti sia così alto se si pensa che la legge del 1585 era primariamente di­retta a sopprimere i sacerdoti cattolici. È da rilevare, che molti di questi sa­cerdoti condannati a morte erano di giovane età. Essi, sfidando i rigori della legge tornavano clandestinamente ma coraggiosamente nella loro patria, dopo essere stati formati nei collegi di Douai, Valladolid, Roma e Vilna, con l'uni­co scopo di diffondere il vangelo e di garantire la vita della Chiesa cattolica. Scoperti, furono giustiziati per la loro fedeltà alla chiesa di Cristo.
Il primo esempio di tale fermezza fu dato da Georg Haydock. Nato nel 1556 a Lancashire, studiò a Douai e Roma e fu ordinato sacerdote il 21 di­cembre 1581. Al suo arrivo a Londra, il 6 febbraio 1582, venne subito arre­stato e chiuso nella Torre ove per un anno e tre mesi visse nel buio e in piena solitudine. Messo poi sotto custodia normale, ebbe la possibilità di amministrare i sacramenti ai suoi compagni. Denunciato di nuovo insieme ad altri, il 2 febbraio 1584, venne impiccato. Quando lo tolsero dal patibolo era ancora vivo e perciò fu sventrato.
Insieme ai sacerdoti furono perseguitati anche i laici che davano loro ospitalità o che collaborarono con essi. Infatti, i 22 laici di questo gruppo di martiri sono stati condannati, perché erano stati sorpresi ad aiutare i sacer­doti o la Chiesa cattolica. Essi testimoniano per le migliaia di persone che misero a rischio la loro vita per sostenere e facilitare il compito di coloro che erano stati ordinati sacerdoti nei seminari allora funzionanti all'estero. Senza l'aiuto dei laici, i sacerdoti non avrebbero potuto vivere e operare in Gran Bretagna in quei tempi. Si deve inoltre ricordare che la maggior parte di questi sacerdoti proveniva da famiglie in cui la generosità verso i sacerdo­ti era grande.
Il primo di questo gruppo, che dovette pagare il suo lavoro con la vita, fu il tipografo William Carter. Nato a Londra nel 1548, tipografo e per anni segretario dell'ultimo Arcidiacono di Canterbury, Nicola Harpsfield, dopo la morte di questi fondò una tipografia. In essa stampò, tra altri libri cattolici, anche la nuova edizione di « Un trattato sullo scisma » di Gregory Martins, per cui nel 1580 venne messo in prigione e torturato. Infine il 10 gennaio 1584 fu impiccato e sventrato.
Fu soltanto in seguito alla restaurazione della Gerarchia Cattolica in In­ghilterra e Galles, avvenuta nel 1850, che si poté affrontare efficacemente il lavoro per la Causa dei martiri di quei tempi nel Regno Unito. Cinquanta­quattro di essi furono beatificati da Papa Leone XIII nel 1886, e altri nove nel 1895. Due di questi, John Fisher e Thomas More, furono poi canonizza­ti da Pio XI nel 1935.
Nel 1923 vennero svolte indagini e nel 1929 duecentotrentaquattro marti­ri vennero considerati, da parte del Promotore della Fede, come possibili candidati alla beatificazione.
Il 25 ottobre 1970, vennero canonizzati da Paolo VI quaranta dei predet­ti martiri, undici dei quali appartenevano al gruppo dei beati del 1886 e ventinove a quello del 1929. Nel corso della cerimonia di Canonizzazione Papa Paolo VI pronunciò questo messaggio: « Possa il sangue di questi Mar­tiri sanare le profonde ferite che sono state inflitte alla Chiesa di Dio dalla separazione della Chiesa Anglicana dalla Chiesa Cattolica. None è forse una – ci chiedono questi Martini – la Chiesa fondata da Cristo? None è questa la loro testimonianza? ».
Mentre si svolgevano i lavori di preparazione per la canonizzazione dei Quaranta Martiri, il materiale storico e giuridico riguardanti gli altri non an­cora beatificati veniva accuratamente riesaminato ed arricchito. Infine, all'ini­zio di ottobre 1978, si poté consegnare alla Congregazione per le Cause dei Santi il materiale riferentesi a ottantaquattro martiri. Ad esso si aggiunse in seguito, dietro richiesta della Gerarchia Scozzese, anche quello riguardante  il Venerabile George Douglas.
Può fare meraviglia, forse, che nel gruppo dei martiri beatificati nel 1987 non ci sia nemmeno una donna. Chi conosce la storia di queste penose per­secuzioni sa che furono molte le donne che si prodigarono con uguale intre­pida generosità. Però il numero di quelle che furono di fatto giustiziate è notevolmente inferiore, per il semplice fatto che le autorità di allora avevano un grande ritegno nel mandare a morte delle donne. Quindi, pur essendo parecchie le condannate, poche furono condotte al patibolo e subirono una morte violenta. Fra queste siano menzionate due grandi figure: Margaret Cli­therow e Anne Line, entrambe canonizzate da Paolo VI nel 1970.

[elenco in elaborazione]

Al termine di questo elenco di martiri ci si può chiedere se in un'era contrassegnata da un autentico movimento verso la riconciliazione e l'unità non sia opportuno considerare la Riforma come uno scomodo episodio del passato che deve essere dimenticato. Dinanzi a tali opinioni è doveroso ricordare che soltanto quando saremo capaci di guardare oggettivamente gli eventi del passato, per quanto penosi essi possono essere, saremo sinceri nel­la ricerca dell'unità. Così si legge nella dichiarazione congiunta dell'Arcive­scovo di Canterbury, Dr. Robert Runcie, e dell'Arcivescovo di Westminster, Cardinale Basile Hume, diffusa in occasione della beatificazione degli 85 martiri: « In occasione della beatificazione di ottantacinque martiri d'Inghil­terra, Scozia e Galles, ci uniamo per esprimere la nostra gratitudine a Dio... La loro semplicità e l'eroica testimonianza data della fede dei loro padri, in­sieme alla priorità che essi attribuivano a Cristo e alla coscienza, possono es­sere di ispirazione anche per coloro i cui padri spirituali avevano convinzio­ni cristiane diverse ».
Il 22 novembre 1987 Georg Haydock e ottantaquattro compagni sono stati beatificati da Papa Giovanni Paolo II.


Autore:
Andreas Resch

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Aggiunto/modificato il 2014-01-03

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