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Sant’Angelo Lodigiano, Lodi, 21 febbraio 1940 – Pavia, 5 novembre 2005
Giancarlo Bertolotti nasce a Sant’Angelo Lodigiano, in provincia e diocesi di Lodi, il 21 febbraio 1940. Dopo essersi interrogato sulla propria vocazione, s’iscrive alla facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Pavia, dove si laurea nel 1967; l’anno dopo si specializza in Ostetricia e Ginecologia. Lavora al Policlinico San Matteo di Pavia come ostetrico-ginecologo, facendo suo pienamente il magistero della Chiesa in relazione all’accoglienza e alla difesa della vita nascente: non solo si rifiuta di praticare aborti, ma aiuta anche economicamente le future madri in difficoltà. Sceglie di rimanere celibe proprio per essere più libero di servire le vite degli altri. Studia i metodi di regolazione naturale delle nascite e collabora con il Centro d’Aiuto alla Vita di Pavia e con la Casa di Accoglienza alla Vita di Belgioioso. Il 2 novembre 2005, mentre da Sant’Angelo viaggia verso Pavia per controllare il decorso dell’operazione di una paziente, viene investito da un furgone: muore al Policlinico San Matteo tre giorni dopo. La sua inchiesta diocesana su vita, virtù e fama di santità si è svolta nella diocesi di Lodi dal 9 novembre 2013 al 14 novembre 2021. Dal 15 novembre 2025 le sue spoglie riposano nella basilica dei Santi Antonio Abate e Francesca Cabrini a Sant’Angelo Lodigiano, la sua parrocchia.
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Giancarlo Bertolotti nasce a Sant’Angelo Lodigiano il 21 febbraio 1940 e cresce all’insegna della più assoluta normalità. Orfano di padre a nove anni, studia, riesce bene e si diploma brillantemente al Collegio Rotondi di Gorla Minore, in provincia di Varese e diocesi di Milano, cominciando subito a pensare a cosa fare “da grande”: non senza travaglio interno, schiacciato com’è tra il desiderio di consacrarsi al Signore nel sacerdozio o nella vita religiosa e quello di dedicarsi agli altri restando nel mondo. In questo difficile discernimento, un aiuto gli viene dalla Fuci (la federazione degli universitari cattolici) e dalle Conferenze di San Vincenzo, che lo mettono direttamente a contatto con la miseria e la sofferenza umane. Intanto si iscrive a Medicina, tenendo aperta la porta anche ad eventuali altre scelte che si potessero affacciare alla sua vita. Per questo gli amici più intimi gli riconoscono «la capacità di lasciarsi condurre da Dio senza sapere fino a dove sarebbe dovuto andare», che, poi, altro non è che l’essenza della santità, nutrita dalla fiducia di essere in buone mani. Laureato nel 1967, l’anno successivo inizia a specializzarsi in Ostetricia-Ginecologia, come risposta al desiderio, che in lui ormai si è palesato come vocazione definitiva, di lavorare a servizio della vita, fin dai suoi albori, dell’autentico amore coniugale nonché del rispetto della donna e della sua fisiologia. Camaldoli, Spello, Bose e Taizé sono i luoghi in cui nutre periodicamente la sua spiritualità, per essere «apostolo del bell’amore» come si propone di essere, a costo di incomprensioni e difficoltà, che il reparto di Ginecologia del Policlinico San Matteo di Pavia gli garantisce in gran quantità. Perché il dottor Bertolotti è, notoriamente, antiabortista e di questa sua scelta “per la vita” paga tutte le conseguenze. È risaputo che la sua etica professionale si ispira alle direttive della «Humanae vitae», non solo perché rappresentano il magistero della Chiesa, ma soprattutto perché corrispondono alla sua visione dell’uomo, della sessualità, del matrimonio. Di qui il suo impegno a promuovere, soprattutto nelle giovani coppie, il valore e l’apprezzamento del gesto sessuale matrimoniale nella sua naturale integrità e bellezza, attraverso un’educazione all’amore e alla continenza per la regolazione del concepimento. Anche se lui, proprio per servire più incondizionatamente la vita altrui, ha rinunciato al matrimonio, vivendo però una gioiosa castità, alimentata dalla preghiera. Medico obiettore, che non ha paura di palesare apertamente le sue posizioni, si distingue per il suo impegno nel Centro di Aiuto alla Vita di Pavia e nella Casa di Accoglienza alla Vita di Belgioioso, in cui vengono accolte mamme in difficoltà. Usa tatto, delicatezza e discrezione con le donne che si presentano in ospedale, aiutandole a scavare nella loro scelta di abortire per individuarne le autentiche ragioni: accollandosi personalmente, il più delle volte, le loro difficoltà economiche, che poi sono la principale causa dell’aborto. L’abitudine a mantenere le sue tasche perennemente aperte ai bisogni di queste future mamme lo obbliga ad adottare per sé uno stile di vita estremamente sobrio ed austero, al limite dell’indigenza, di cui non si lamenta perché frutto di libera scelta. Si calcola che, così facendo, siano centinaia i bambini nati grazie alla sua “cultura della vita”. Tutti gli riconoscono una bravura eccezionale nell’arte medica e nei parti “difficili” (ed è forse questo che lo riscatta un po’ agli occhi dei colleghi o dei superiori che diversamente lo vedono come fumo negli occhi), perché la sua bravura professionale è davvero fuori discussione. Il 2 novembre 2005, Giancarlo torna a Pavia per controllare il decorso dell’operazione di una paziente. Tuttavia, mentre s’immette sulla Statale 235 con la sua automobile, viene investito da un furgone. Ricoverato d’urgenza al San Matteo, è ormai grave; muore tre giorni dopo. L’inchiesta diocesana su vita, virtù e fama di santità di Giancarlo Bertolotti si è svolta nella diocesi di Lodi dal 9 novembre 2013 al 14 novembre 2021. Il 15 novembre 2025, dieci giorni dopo il ventesimo anniversario della morte, le sue spoglie sono state traslate nella basilica dei Santi Antonio Abate e Francesca Cabrini a Sant’Angelo Lodigiano, la chiesa dove aveva ricevuto i Sacramenti dell’Iniziazione Cristiana, in attesa degli sviluppi del processo presso il Dicastero delle Cause dei Santi della Santa Sede.
Autore: Gianpiero Pettiti
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