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Suor Marina Marini

Festa: Testimoni

1807 – 1868


“Togliti i sandali perché il luogo che calpesti è santo” (Es 3,5). Non so quale reazione emotiva abbia provato Mosè, vedendo il roveto ardente, là nel deserto del Sinai e sentendo quella voce misteriosa. Indubbiamente il paragone è pretenzioso, ma quando entro nella nostra chiesa di San Giovanni nel centro storico di Brescia, sempre mi prende un senso di stupore e di commozione. Questa chiesa ha intrecciato la sua storia con quella delle origini delle Suore di S. Dorotea. All’ombra della Parrocchia di San Giovanni nasceva la futura Superiora dell’Istituto delle Suore Maestre di S. Dorotea a Brescia.
Sono passati più di 200 anni dal 9 febbraio 1807 quando da Francesco Marini e Caterina Bondioli nacque Marina, la prima di una grossa nidiata  di dodici figli. Tredici giorni dopo, il prevosto Mons. Faustino Zucchini la battezzò. Qui trascorse la sua prima infanzia nella serenità luminosa di una famiglia cristiana e agiata.
Poi gli anni terribili della carestia portarono un notevole vuoto nei beni di casa Marini e la vita cessò di essere lieta. La famiglia dovette trasferirsi, prima nella Parrocchia di San Lorenzo e poi in quella di Sant’Afra. Il dolore pesò nel tenero cuore di Marina. Soffriva nel vedere gravare tutta la numerosa famiglia sulle sole braccia del padre, impiegato in Prefettura. Volle essergli di sollievo. Prese la strada dello studio grazie all’aiuto economico di persone buone e facoltose con le quali strinse vincoli di gratitudine e di amicizia. Divenne maestra maggiore, così il padre poté respirare.
Marina  crebbe e sperimentò la gioia di lavorare con alacrità. Visse l’età dei sogni e dell’allegria, ma anche delle crisi e delle decisioni sotto la guida di Mons. Faustino Giovita Pinzoni, uomo di Dio a cui Brescia deve un forte contributo al suo rinnovamento religioso nella prima metà dell’Ottocento. La saggezza del Parroco, suo direttore di spirito, l’interessamento della Contessa Alessandra Gambara, l’ambiente familiare sano e delicato, lo studio serio e impegnato contribuirono a dare a Marina una formazione impagabile. Ella fu la collaboratrice instancabile, gioviale e fervorosa nelle opere educative della Parrocchia, in amicizia con la Contessa A. Gambara splendido tipo di quella sana aristocrazia bresciana del tempo, come Elena Girelli e le contesse Maffei, Martinengo, Fè, Lana, Valotti che preferirono ai teatri, ai convegni mondani, ai divertimenti, le opere di carità e la generosità nel bene.
Il 15 aprile 1823, mentre per le vie della città cantava la vita, scese improvvisa in casa Marini l’ombra della morte. Caterina, la giovane madre di 34 anni, spirava cristianamente. A quel distacco, il padre rimase come impietrito nella sua angoscia. Marina, che aveva fatto da poco i 16 anni, si sentì perduta. Don Pinzoni la sostenne nella durissima prova. Le rimase accanto la gentile benefattrice Alessandra Gambara. Fu nel 1828 in S. Maria della Passione, piccolo oratorio di fianco al Palazzo S. Paolo, che avvenne in un giorno di autunno il primo incontro tra la giovane maestra Marini e Don Luca Passi, l’Apostolo delle ragazze del popolo. Come altre volte, egli si trovava in città per predicare, su invito del vescovo Gabrio Nava, le cui sollecitudini per ridare una salda educazione cristiana alla gioventù incontravano la medesima passione apostolica di Don Luca Passi che con la sua parola ardente seppe suscitare un’ondata di vero entusiasmo tra gli elementi migliori del laicato femminile bresciano. In quel giorno autunnale, Don Luca era a Brescia per le elezioni del consiglio direttivo dell’Opera di S. Dorotea, aggregazione ecclesiale laicale da lui fondata oltre un decennio prima a Calcinate (BG) e presente in Brescia a partire dal 1825. Il consiglio direttivo fu costituito sotto la presidenza della Contessa A. Gambara, in collaborazione con Elena Girelli. Quale segretaria fu nominata Marina Marini. Su questa fragile creatura che divenne fulcro dell’Opera di S. Dorotea in Brescia, Dio pose la scelta del suo strumento per la nascita della prima comunità di Suore.
Il 2 novembre 1842, pur nella tristezza del giorno dei morti, Marina ormai trentacinquenne, raccoglie attorno a sé alcune giovani tirolesi accompagnate spiritualmente da Don Marco Passi, fratello di Don Luca, che le aveva incontrate nelle sue predicazioni durante le missioni al popolo. Si formò così il primo gruppo di discepole del nuovo Istituto, in alcune povere stanze dell’ex monastero di S. Spirito, l’attuale Scuola “Veronica Gambara”. Da qui il gruppetto sparuto delle prime dorotee, senza abito che le distinguesse, passò nel 1844 nel quartiere di San Giovanni per assumere la scuola parrocchiale femminile di S. Rocco.
“Le fondamenta gettate da Dio resistono, stanno solide” (2Tm 2,19). La parola profetica di Isaia è diventata e continua ad essere progetto e fatto quotidiano: “Allarga lo spazio della tua tenda, stendi i teli della tua dimora senza risparmio, allunga le cordicelle, rinforza i tuoi paletti, poiché ti allargherai a destra e a sinistra” (Is 54,2-3). Guardo la grande e bella chiesa di San Giovanni e penso alla catena ininterrotta delle suore che  “hanno dato la vita per il nome del nostro Signore Gesù Cristo” (At 15,22) nel servizio educativo, in uno stile inconfondibile per semplicità e giovialità che attira. La catena di suore continua. E io gioisco. Mi viene voglia di cantare: “Grandi e mirabili sono le tue opere, Signore, Dio onnipotente” (Ap 15,3).
Ricordare i duecento anni dalla nascita di questa figlia del popolo bresciano ha motivo e significato mentre ci proietta con speranza dolcissima nel futuro.


Autore:
Suor Fernanda Barbiero

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Aggiunto/modificato il 2014-05-28

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