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Serva di Dio Antonietta Giugliano Fondatrice

Festa: .

New York, 11 luglio 1909 - Portici, Napoli, 8 giugno 1960


Antonietta Giugliano nacque a New York l'11 luglio 1909 da genitori originari di Afragola (provincia di Napoli), emigrati negli Stati Uniti. Orfana di madre a cinque anni, ritornò con la famiglia in Italia all'età di sei. Per darle un'educazione religiosa, il padre l'affidò alle Suore della Carità di Regina Coeli di Napoli, ove affinò la sua vita interiore. L'esperienza del collegio, dove Antonietta trascorse l'infanzia e l'adolescenza, approfondì le sue doti di ascolto, di riflessione e preghiera. Già naturalmente incline per carattere e per le circostanze dolorose della sua vita all'esercizio delle virtù cardinali (prudenza, giustizia, fortezza e temperanza), Antonietta sentiva germogliare in sé, sempre più robuste, le virtù teologali: una fede incrollabile, una speranza orientata ai beni celesti, una carità intessuta di generosità, dedizione, donazione di sé per il bene degli altri.
Proprio perché provata da un dolore così intenso e profondo, Antonietta si interrogò subito sulla possibilità, da parte sua, di arginare il dolore umano. Rifugiandosi nella preghiera, ella trovò nella Vergine un conforto alla terribile pena del suo cuore:

«Appena volevo una grazia, ricorrevo subito a Lei recitando per tre giorni la novena d'implorazione. Infatti, mi ha sempre ascoltato senza mai darmi un rifiuto, anche se era una cosa da niente».

A sedici anni il suo cammino interiore si andò rafforzando e cominciò a fermentare in lei il germe della vocazione alla vita religiosa, in modo prima confuso poi sempre più chiaramente e anche in contrasto con i progetti della famiglia (il padre si era intanto risposato), la quale desiderava per lei un matrimonio conveniente e adeguato alla sua buona posizione economica.
Era, d'altra parte, una ragazza molto attraente, con folti capelli corvini e con occhi grandi e neri, dietro i quali si poteva scorgere la ricchezza del suo mondo interiore, riflesso di un luminoso e raggiante avvenire.
Ma il suo cuore batteva per altri orizzonti: non c'era spazio per legami familiari circoscritti, che le apparivano troppo limitati ed egoistici. Il suo cuore era alla ricerca, ancora confusa e indefinita, di un'agape più vasta: un amore di dilezione, appassionato e non passionale, concreto e non astratto, utile al prossimo più che a se stessa, che desse finalmente senso e vita, tra l'altro, al rimpianto di una maternità precocemente perduta, trasfigurando quella nostalgia di calore in un'attiva maternità ideale. Cominciò così a leggere l'Imitazione di Cristo, a pregare con la Bibbia, a meditare la vita di santa Teresina del Bambino Gesù. E non sfuggì alla sua viva intelligenza e alla disponibilità autentica del suo cuore la possibilità che anche a lei era riservata una chiamata speciale.
Ritornata ad Afragola nel 1925, nel pieno della sua gioventù, Antonietta volgeva le sue energie al rafforzamento della sua vita interiore. E così, mentre le sue coetanee pensavano ai divertimenti e ai corteggiatori, Antonietta stendeva un minuzioso Regolamento di vita cristiana, che in trentadue punti costellava la settimana di compiti, impegni, buoni propositi, esami di coscienza e penitenze. La sveglia era alle 5 e 30: dopo le prime orazioni, il riassetto e la pulizia personale e della stanza, alle 6 e 30 la meta era la chiesa, per cibarsi dell'eucaristia e pregare e meditare in dialogo fitto con Gesù, al quale per tutta la giornata dovevano essere tenuti fissi «la mente e il cuore», rivolgendogli «ardenti sospiri d'amore». Il silenzio e la meditazione dovevano accompagnare anche le sue attività quotidiane: l'impegno era quello di «non dire mai novità, curiosità, cose accadute; non dire mai parole inutili quando la natura ha voglia di parlare [...]. Sarò raccolta sempre interiormente; dirò fra me: la parola è d'argento ma il silenzio è d'oro».
Ad Afragola, la Serva di Dio si confidava soltanto con la cognata, Raffaelina Tuccillo, di cinque anni più giovane di lei: le due ragazze trascorrevano molto tempo insieme, si confidavano i progetti futuri. Raffaelina restava affascinata dalla progressiva maturazione della vocazione religiosa di Antonietta, futura pietra d'inciampo per la famiglia e, a sua volta, sentiva che anche in lei cominciavano a sedimentarsi i semi di una grazia misteriosa, che l'avrebbe legata, indissolubilmente, ai destini della compagna.
Un giorno, Antonietta e Raffaelina fecero visita a una comune cugina suora missionaria, che viveva in Francia ed era di passaggio per Afragola. Antonietta scorse in quell'incontro un segno, entusiasmandosi per l'azione di carità che poteva esercitarsi nei paesi di missione, ai quali peraltro il magistero di Pio XI dedicava una particolare attenzione. Portare la Buona Novella ed evangelizzare i paesi lontani poteva costituire un'autentica risposta a quell'esigenza di piena donazione di sé, che ella avvertiva ormai incontenibile nella sua anima.
L'umiltà e il senso della propria debolezza indussero Antonietta a consigliarsi con un cugino sacerdote, don Giuseppe Romanucci, il quale esortò la Serva di Dio a ponderare con maggiore attenzione la sua scelta: «Nel locale convento di Sant'antonio - le suggerì - c'è un buon padre francescano, Sosio Del Prete, organista e vicario del convento. Perché non ti confidi con lui, che è stimato da tutti per le sue infaticabili opere di bene e di carità?».
Quel suggerimento fu la modalità di cui si servì la Provvidenza per far incontrare i due Servi di Dio. Era la primavera del 1929: Antonietta aveva vent'anni ed aveva da poco perso il padre Francesco, rimanendo erede di un cospicuo patrimonio, sebbene non avesse ancora la maggiore età per poterne disporre.
Padre Sosio restò molto colpito da Antonietta, dal suo convinto entusiasmo, dalla forza della donazione di sé, dalla radicalità e dall'autenticità del suo percorso di fede. Ma non volle compiere passi bruschi, non pensò di indirizzarla subito nella collaborazione fattiva alla sua opera di carità.
Ne volle invece vagliare la perseveranza, la fortezza, la prudenza e la guidò in un cammino di approfondimento e di discernimento graduale. Lo stesso Servo di Dio, facendo memoria di quell'incontro che avrebbe dato origine alla nascita delle Piccole ancelle di Cristo Re, ricorda:

«Il Padre, intanto, che aveva capito quale tempra di donna era la Giugliano, quale cuore ardente, quale mente quadra e vasta e di quanta energia fosse capace quell'anima, tanto da non arretrarsi dinanzi agli ostacoli, ma combattendoli tenacemente e vincendoli, egli pensò in cuor suo: "Ecco la persona che il Signore vuole associata e compagna per l'attuazione di quanto egli mi ha ispirato e che vuole per la fondazione di una Congregazione religiosa con annesso ospizio di poveri vecchi". E perciò il Padre, illuminato da una suprema ispirazione e coscienza di sicura riuscita, le disse: "Io credo, o figlia, che l'apostolato e la Congregazione a cui Iddio, nella Sua infinita misericordia, vi chiama, è qui nel vostro paese stesso, fondando col vostro patrimonio una nuova Congregazione religiosa con annesso ospizio di poverelli, mettendovi a capo di esso per essere la madre della nascente Congregazione religiosa e dei poverelli" [...].
Per niente sgomentata per quanto il Padre le andava dicendo e suggerendo, con anima risoluta e pienamente convinta di quanto diceva, "Padre - disse - sono completamente nelle vostre mani, fate di me quello che meglio vi ispira il Signore; temo però che data la mia pochezza e la mia nullità, non potrò riuscire in una impresa così difficile".
"A questo, o figlia mia - riprese il Padre -, penserà il Signore, voi abbandonatevi soltanto, con piena fiducia, nelle Sue mani, come una figliuola si abbandona nelle braccia materne e lasciatevi guidare da Lui per la realizzazione di quest'opera che senz'altro Egli vuole e per il bene dei poverelli e per la santificazione delle anime. Il bene che voi volete fare altrove, lo dovete fare nel vostro stesso paese, qui dove i poverelli languiscono nella più squallida miseria e nel più totale abbandono, qui dove non esiste nessuna opera di carità a bene dei poverelli abbandonati; qui dove urge la istituzione di un'opera destinata a raccogliere i poverelli abbandonati ed anime pie che pur attendendo alla loro santificazione si dedicano alla cura ed alla assistenza di essi per prepararli a ben morire ed attirare dolcemente le loro anime a Dio.
E voi dovete essere a capo di quest'opera di bene, voi dovete essere la madre di questa nascente Congregazione, di questa nascente famiglia di poverelli, voi, col vostro patrimonio dovete dare inizio all'esercizio dell'opera ed essere di esempio a tutti dedicandovi per prima alla cura ed alla assistenza dei poverelli. Il vostro paese guarderà sorpreso la generosità del vostro animo nobile così opposto all'ideale egoistico e materialistico della società. Questa sorpresa si muterà, di poi, in ammirazione ed anche i cuori più induriti, sotto l'azione della grazia, vi ammireranno e si incammineranno sul vostro solco di luce, di amore e di fede"».


Padre Sosio vide giusto, seppe scorgere in Antonietta l'anima disponibile e generosa, con cui si sarebbe potuto recare soccorso alla vecchiaia abbandonata. Le vite dei Fondatori, da quel momento in poi, si intrecciarono strettamente e, insieme, diedero inizio all'apostolato di carità delle Piccole ancelle di Cristo Re.
Antonietta dovette, però, superare prioritariamente l'ostacolo della sua famiglia e lo fece a modo suo, con una scelta coraggiosa e irreversibile: fuggì di casa, rifugiandosi presso le Suore Catechiste del Sacro Cuore di Casoria.
L'unica a conoscere il suo recapito era la fedele amica Raffaelina: «In paese fu uno scandalo - racconta -. La gente mormorava. E ritenendo impossibile una fuga dettata da motivi così insoliti per il senso comune, rimbalzava fra tutti la domanda apparentemente più ovvia: ma con chi è scappata?». Ritornata ad Afragola, Antonietta, ferma nel suo proposito, attese la maggiore età, ospite della madre di Raffaelina, ormai inseparabile e preziosa compagna di cammino. Di nascosto con pochi soldi, in attesa di poter disporre del patrimonio paterno, Antonietta stipulò un compromesso per l'acquisto di un fabbricato in viale S. Antonio, 24, a due passi dal convento francescano: quell'edificio, acquistato poco dopo, sarebbe stato la culla del nascente istituto religioso ed oggi è la casa-madre delle Piccole ancelle di Cristo Re, dove, tra l'altro, riposano i resti dei due venerati Fondatori.
Ricevuto dal cardinale Alessio Ascalesi l'abito religioso il 20 ottobre 1935, Antonietta assunse come norma di vita la Regola del Terz'Ordine Regolare di S. Francesco, impegnandosi con tutte le sue forze nel consolidamento e nella diffusione della nuova famiglia religiosa, di cui fu prima superiora generale fino alla morte. Diresse l'istituto con saggezza, difendendolo con energia e coraggio anche nelle inevitabili difficoltà che si frapposero al suo cammino. In piena sintonia con il Fondatore, suor Antonietta Giugliano ne raccolse l'eredità spirituale e materiale, portando avanti dopo la sua morte un'azione apostolica veramente straordinaria e all'avanguardia della carità nel Napoletano.
Aprì le case di Castellammare e di Posillipo e assunse l'oneroso compito di sostenere, guidare e incrementare la devozione verso la Madonna Liberatrice dai Flagelli, cui costruì un santuario nel territorio di Boscoreale. Intense furono le sue relazioni con padre Giacinto Ruggiero, con il vescovo di Nola monsignor Adolfo Binni, con il professore Renato Tuccillo, che iniziò da allora un'ampia, decisiva, intelligente e tuttora insostituibile opera di affiancamento, sostegno e proposta all'azione apostolica propria delle Piccole Ancelle di Cristo Re. Tra le autorità politiche emergono le figure di Ferdinando D'Ambrosio, Crescenzio Mazza, Giovanni Leone e Angelo Raffaele Jervolino.
Sopportò con cristiana rassegnazione e fortezza indomita la malattia che la stroncò, appena superati i cinquanta anni di vita, l'8 giugno del 1960, nella casa di Portici.
Donna di preghiera e di azione, suor Antonietta Giugliano non scrisse molto, ma seppe condensare in alcune pagine l'ardore della sua carità verso Dio e verso il prossimo e la sua maternità spirituale nei confronti delle Piccole Ancelle di Cristo Re. Più di molte parole, appaiono particolarmente rilevanti, per illustrare la sua spiritualità, le due lettere, rispettivamente del 5 aprile e del 3 maggio 1960, che ella scrisse, raffinata dall'esperienza del dolore fisico e dall'avvicinamento della morte, allorché era ricoverata a Milano nel vano tentativo di fermare il tumore.
Cosciente a se stessa, suor Antonietta Giugliano vergava quei testi a mò di testamento spirituale e di perenne benedizione per le sue figlie:

«Nel Nome SS.mo di Dio Padre Onnipotente, Creatore e Signore dell'Universo e del Figliuolo suo Unigenito, nostro Salvatore e Redentore, Re di tutte le creature, e dello Spirito Santo, nostro consolatore e luce; a lode della SS.ma Vergine Maria Liberatrice da ogni flagello, espongo qui le mie ultime volontà e decisioni ch'io confido e affido alla cura del Padre Giacinto Ruggiero affinché le pubblichi.
Mi trovo degente qui nella Clinica della Madonnina di Milano e penso che questi giorni siano gli ultimi della mia vita. Pertanto voglio esporre, anche se non ce ne sia bisogno perché il testamento spirituale della mia vita sta sovrattutto nello impegno religioso che per tutti i giorni della mia povera esistenza mi sono sforzata di attuare e vivere, voglio esporre, ripeto, le mie volontà e decisioni ultime in ordine di tempo. Anzitutto intendo e voglio morire come, quando e dove Iddio vuole, nel grembo della S. Chiesa Cattolica, Apostolica, Romana e soggetta umilmente ai piedi del Signore Papa Giovanni Ventitreesimo al Quale, a nome mio ed a nome di tutte le Piccole Ancelle presenti e future, prometto e professo incondizionatamente obbedienza, riverenza ed affetto fino al sacrificio totale della volontà. Desidero che mi si usi la carità di amministrarmi i SS.mi Sacramenti, se possibile, fino al giorno della mia morte giacché voglio morire, come mi sono sforzata di vivere, con l'aiuto della SS.ma Eucaristia, forza e gioia di tutte le mie ore anche delle più travagliate. Questa carità comunque mi si usi fin quando si possa, compatibilmente con le mie condizioni fisiche.
Esorto le mie figliuole dilettissime e desideratissime, le Piccole Ancelle, se possibile, di far capo per ogni eventualità, in morte mia, alla mia carissima e fedelissima collaboratrice Suor Franceschina Tuccillo che è stata in miglior parte la depositaria devota dei miei ideali di religione.
Per quanto riguarda beni, titoli, assegni, polizze e qualunque altra cosa, intendo lasciare tutto senza esclusione o riserva alcuna, all'Istituto delle Piccole Ancelle di Cristo Re per il fine per il quale io stesso ho inteso sempre operare [...].

5 aprile 1960

F.to Suor Antonietta Giugliano».

«Mi inginocchio davanti a tutte le mie Consorelle così come già ebbi occasione di fare nell'ultimo Capitolo Generale nella nostra Casa Religiosa di Castellammare di Stabia e chiedo umilmente perdono di qualunque cosa io abbia potuto commettere ai danni della loro anima anche se non ce ne siano state le intenzioni dirette [...].
Se le mie benedizioni valgano alcunché dinanzi al cospetto di Dio, siano invocate e profuse a piene mani non solo, ma a pieno cuore su tutte le mie Figliuole le Piccole Ancelle di Cristo Re, mai troppo elogiate e benedette per tutta la ponderosa opera che svolgono silenziosamente ogni giorno. Si mantengano sempre nel nascondimento e nell'ombra ché Iddio preferisce la luce del nascondimento e non il tenebrore del fasto. Siano benedette queste mie Figliuole che sono state la mia vitale passione, la mia gioia, la mia speranza! Siano sempre più benedette quanto più si sforzeranno a vivere secondo Iddio in conformità dell'ideale serafico. Imploro queste benedizioni per me e per loro, per quelle che verranno anche nel tempo, dalla SS.ma Vergine Liberatrice dei Flagelli alla Quale intendo che le mie Figliuole siano devote ed attaccate. Alla stessa Vergine SS.ma Maria Liberatrice affido i miei benefattori, i Superiori, gli amici e se ve siano, anche i nemici dai quali intendo avere misericordia e darne. Per questi ultimi non ho mancato di pregare quotidianamente nella Santa Comunione [...].

Milano - Clinica della Madonnina
3 Maggio: Festività dell'Invenzione della S. Croce di N.S. Gesù Cristo

F.to Suor Antonietta Giugliano».


Fonte:
www.fondatori-pacr.it

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Aggiunto/modificato il 2014-07-09

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