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Fabiola de Mora y Aragon Regina del Belgio

Festa: Testimoni

Madrid, 11 giugno 1928 – Laeken, Belgio, 6 dicembre 2014

Doña Fabiola Fernanda María de las Victorias Antonia Adelaida de Mora y Aragón era una nobile spagnola. Moglie di Baldovino I, re dei Belgi, dal 1960, dopo il decesso del consorte ebbe il titolo di regina del Belgio. Dotata di notevole cultura e nota per la sua religiosità, è stata lungamente impegnata in attività caritative, da sola e al fianco del marito. È morta nel castello di Stuyvenberg, a Bruxelles, il 6 dicembre 2014, a 86 anni.



Terza dei sette figli di Don Gonzalo de Mora Fernández y Riera del Olmo, conte di Mora, marchese di Casa Riera e di Doña Blanca de Aragón y Carrillo de Albornoz, Barroeta-Aldamar y Elío, Fabiola (nome completo Fabiola Fernanda María de las Victorias Antonia Adelaida de Mora y Aragón) nacque a Madrid l’11 giugno 1928, presso Palazzo Zurbano, di proprietà della sua famiglia.
Nel 1931, quando re Alfonso venne obbligato all’esilio dalle forze repubblicane spagnole, anche la famiglia di Fabiola ne seguì la sorte, viaggiando tra Parigi e la Svizzera fino alla vittoria del generale Franco, che segnò la possibilità di tornare in patria.
Per lungo tempo lavorò come infermiera in un ospedale della capitale spagnola: viveva in un appartamento suo, ma cenava nel palazzo di famiglia. I suoi amici la descrivevano come timida e religiosa, forse sul punto di entrare in convento. Dopo aver respinto un pretendente aristocratico, ritenendolo non abbastanza serio, venne definita da una rivista spagnola come “la ragazza che non poté trovar marito”.
La Provvidenza aveva in serbo altro per lei, tramite una donna irlandese, Veronica O’ Brien. Costei, Inviata della Legione di Maria (movimento fondato dal Servo di Dio Frank Duff in Irlanda) in Francia e altri paesi, tra cui il Belgio, era molto amica di monsignor Léon-Joseph Suenens, futuro Arcivescovo di Malines, il quale sapeva che il re del Belgio, Baldovino I, stava da lungo tempo pregando Dio che gli mettesse al fianco una sposa che condividesse i suoi medesimi principi religiosi.
Ottenuto il permesso da parte del re per iniziare le sue indagini, aiutata dal Nunzio apostolico in Spagna, la O’ Brien venne a sapere di Fabiola grazie alla preside della scuola che lei aveva frequentato. «Un soffio d’aria fresca, alta, magra, ben formata, di bell’aspetto e attraente, scoppiettante di vita, intelligenza ed energia»: così la descrisse in una lettera a Suenens. La giovane, dal canto suo, aveva risposto alla sua domanda sul perché non si fosse ancora sposata in questi termini: «Che vuole, finora non mi sono innamorata. Ho messo la mia vita nelle mani di Dio, mi abbandono a Lui, forse Egli mi prepara qualcosa».
Sulle prime, credette di essere oggetto di una mistificazione: ci volle l’intervento del Nunzio Apostolico per convincerla ad accettare d’incontrare re Baldovino almeno a livello ufficioso. Il loro primo incontro, quindi, si svolse a Lourdes l’8 luglio 1960. Il matrimonio, invece, venne celebrato presso la cattedrale di Bruxelles il 15 dicembre successivo.
A quel punto, tutto il Paese era in attesa dell’erede al trono. Sembrava che fosse in arrivo dopo il giugno 1961, quando la coppia reale andò in visita in Vaticano da papa Giovanni XXIII, ma due settimane dopo Fabiola ebbe un primo aborto spontaneo. Nel febbraio 1962, rimasta nuovamente incinta, si sottomise a una visita ginecologica da un famoso specialista svizzero, il professor Rochat, che sentenziò: «A causa di un difetto psicologico, avete il dieci per cento di possibilità di portare a completamento la gravidanza e uno scarso cinque per cento di sopravvivere alla nascita». Alcune settimane più tardi, dopo quattro mesi di gestazione, venne dato alla luce un bambino nato morto. Nell’agosto 1963, venne annunciata una nuova gravidanza, seguita da un ulteriore aborto.
Nel marzo 1966, durante una nuova visita ufficiale in Vaticano, i coniugi chiese a papa Paolo VI di benedire la quarta gravidanza. Fabiola, inoltre, andò in pellegrinaggio ad Assisi, arrivando sulle sue ginocchia alla basilica di San Francesco. Tuttavia, a luglio, il bambino le morì nel ventre: per poco anche lei stava per rimetterci la vita. Nemmeno un pellegrinaggio a Lourdes, nei primi mesi del 1968, valse a salvare il quinto nascituro, che morì prima di venire alla luce nel mese di marzo. Dopo un’ulteriore operazione, il re e la regina si rassegnarono al fatto che non avrebbero mai potuto aver figli. A riguardo, dichiarò: «Sapete, io stessa ho perso cinque bambini. S’impara qualcosa da quell’esperienza. Ho avuto problemi con tutte le mie gravidanze, ma alla fine penso che la vita sia bella».
Sempre insieme durante tutte le occasioni pubbliche, condivisero anche la fede (erano molto vicini al Rinnovamento Carismatico Cattolico) e l’amore verso tutti i bambini, in particolare quelli più segnati dalle malattie. In loro favore, venne istituita, nel 1967, la «Fondazione nazionale Regina Fabiola per la Salute Mentale», una delle numerose realtà assistenziali che portarono il suo nome.
La regina cercò di comportarsi in maniera neutrale riguardo ai contrasti tra i Valloni, francofoni, e i Fiamminghi, arrivando a imparare e parlare fluentemente la lingua olandese. Conosceva anche il francese, il tedesco, l’italiano e l’inglese.
Nel 1990, quando Baldovino si vide costretto ad autosospendersi dalle sue funzioni di sovrano, seppure per un giorno, per non mettere la propria firma alla legge che legalizzava l’aborto in Belgio, molti videro in quella sua azione un suggerimento della consorte.
Tre anni dopo, il 31 luglio del 1993, il re morì d’infarto mentre era in vacanza a Motril, in Spagna. Alle sue esequie, la regina si presentò in abito bianco: godeva, è vero, del “privilegio bianco”, in base al quale alcune sovrane possono presentarsi in udienza dal Papa abbigliate di quel colore, ma probabilmente per lei era anche un segno della sua fede nella Risurrezione.
Dopo la morte del marito, diminuì le sue occasioni di apparire in pubblico, per non danneggiare la nuova regina dei Belgi, sua cognata Paola Ruffo di Calabria (conservò per sé il titolo di “Regina del Belgio”). Trasferitasi nel 1998 dal castello di Laeken, dove viveva con re Baldovino, a quello di Stuyvenberg, si dedicò a viaggiare per promuovere le sue iniziative in favore delle donne del Terzo Mondo.
Nel suo Paese d’adozione era ancora molto amata, ma non da tutti. Nel 2009 venne minacciata di morte da uno squilibrato, che precisava, nelle sue lettere anonime, che l’avrebbe uccisa durante le cerimonie pubbliche per il 21 luglio, giorno della festa dell’Indipendenza, con una balestra. Per questo motivo, le venne suggerito d’indossare un giubbotto antiproiettile, ma la sua esile costituzione fisica e l’età avanzata non glielo consentirono. In segno di sfida verso l’anonimo attentatore, si presentò sul palco della cerimonia con in mano una mela, allusione alla celebre leggenda di Guglielmo Tell.
Alcuni mesi prima, il 16 gennaio, era stata ricoverata in ospedale per una polmonite, in gravi condizioni. Quindici giorni dopo, venne dimessa e nel mese di maggio riprese le sue funzioni pubbliche. Le sue ultime apparizioni sono state nell’ottobre 2012, in occasione del matrimonio di suo nipote, il Granduca ereditario del Lussemburgo: ormai era in sedia a rotelle e aveva difficoltà respiratorie.
La sua buona fama sembrò essere intaccata nel 2013, quando la stampa svelò che una fondazione, da lei ideata per aiutare i suoi nipoti e sostenere altre opere religiose, sembrava avere lo scopo di evitare loro i diritti di successione. La questione si risolse con lo scioglimento della fondazione e con l’obbligo, per i membri della corona, di pagare le tasse.
Il 6 dicembre 2014 un comunicato della Casa Reale belga rendeva nota a tutto il mondo la notizia della sua morte, avvenuta presso il castello di Stuyvenberg, a Bruxelles. Tra i messaggi di condoglianze pervenuti da tutto il mondo, quello di papa Francesco, il cui testo in italiano, diffuso dall’agenzia SIR, è il seguente: «Avendo appreso con pena del decesso di sua maestà la Regina Fabiola, tengo a esprimere a Voi, e a tutta la famiglia reale, al governo e al popolo belga, le mie più sincere condoglianze. Prego con fervore il Signore perché accolga la sua serva fedele nel Suo regno di luce e di pace, e perché assicuri a tutti coloro che sono colpiti dalla sua morte il conforto della speranza».
I funerali di Stato si sono tenuti presso la concattedrale dei Santi Michele e Gudula a Bruxelles venerdì 12 dicembre.


Autore:
Emilia Flocchini

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Aggiunto/modificato il 2014-12-09

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