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> Home > Sezione I santi che iniziano con la lettera M > Beato Mauro (Abel Angel) Palazuelos Maruri Condividi su Facebook

Beato Mauro (Abel Angel) Palazuelos Maruri Sacerdote benedettino, martire

Festa: 28 agosto

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Peñacastillo, Santander, Spagna, 26 ottobre 1903 - Barbastro, Huesca, 28 agosto 1936

Fu un giovane monaco benedettino che a soli trent'anni fu chiamato a guidare la comunità di Nuestra Señora del Pueyo, presso Barbastro. Nato in Cantabria nel 1903, entrò ancora adolescente nell'ambiente monastico di Valvanera, completò il noviziato a Samos e ricevette l'ordinazione sacerdotale nel 1926. La sua formazione lo portò anche all'abbazia inglese di Buckfast e, per un periodo, al servizio di cappellano militare in Nord Africa. Tornato a Valvanera, svolse compiti di insegnamento e di responsabilità comunitaria, fino alla nomina a priore di El Pueyo nel 1934. La sua breve esperienza alla guida del monastero fu segnata dalla preghiera, dall'attenzione ai giovani e da un carattere descritto dai contemporanei come allegro, affabile e paterno. Nel luglio 1936, allo scoppio della persecuzione religiosa legata alla guerra civile spagnola, Mauro e i suoi monaci furono arrestati e trasferiti nel collegio degli Scolopi di Barbastro, trasformato in carcere. Durante la detenzione continuò a esercitare il ministero sacerdotale, anche clandestinamente, portando l'Eucaristia al vescovo Florentino Asensio. Nella notte del 28 agosto fu condotto al luogo dell'esecuzione. Secondo le testimonianze raccolte nella causa, prima di morire rivolse lo sguardo verso il santuario di El Pueyo e intonò la Salve Regina. Fu beatificato da papa Francesco a Tarragona il 13 ottobre 2013 insieme agli altri diciassette benedettini di El Pueyo.

Etimologia: Dal latino Maurus, moro, abitante della Mauretania

Emblema: Abito benedettino, croce del martire, libro o pastorale.


Abel Ángel Palazuelos Maruri nacque il 26 ottobre 1903 a Peñacastillo, località oggi compresa nel territorio di Santander. Era figlio di Ramón Palazuelos e Cristina Maruri e, secondo le fonti monastiche, era il decimo figlio della famiglia. Trascorse parte dell'infanzia a Maliaño e ricevette la prima formazione presso i salesiani di Santander.
La sua vocazione benedettina maturò molto presto. Nel 1914 i monaci di Valvanera, nella Rioja, aprirono presso il monastero un collegio destinato alla formazione dei giovani orientati alla vita monastica. La famiglia Palazuelos conosceva già quell'ambiente e il giovane Abel, ancora adolescente, entrò nel collegio, iniziando così il percorso che lo avrebbe condotto alla vita religiosa. Studiò le discipline umanistiche a Valvanera e compì il noviziato nel monastero di San Julián de Samos, in Galizia.

La formazione benedettina
Terminato il noviziato, Palazuelos proseguì gli studi filosofici e teologici a Valvanera. Nel 1920 emise i primi voti e nel 1925 giunse alla professione solenne nell'Ordine benedettino. Il 31 ottobre 1926, a soli ventitré anni, fu ordinato sacerdote.
Subito dopo l'ordinazione fu inviato all'abbazia benedettina di Buckfast, in Inghilterra, dove ebbe come superiore l'abate Anscar Vonier, una delle figure più significative del monachesimo benedettino inglese del tempo. L'esperienza inglese arricchì la sua formazione e gli consentì anche di dedicarsi allo studio dell'apicoltura, competenza che avrebbe successivamente esercitato a Valvanera.
Rientrato in Spagna, fu impegnato nell'insegnamento e nella vita interna della comunità monastica. Tra il 1928 e il 1930 svolse inoltre per circa un anno e mezzo il servizio di cappellano militare a Ceuta e Tetuán, nel Nord Africa. L'esperienza gli consentì di unire alla disciplina della vita benedettina un contatto più diretto con ambienti sociali diversi da quelli del monastero.

Il priore di El Pueyo
Nel 1934 il capitolo benedettino lo destinò a El Pueyo, presso Barbastro, affidandogli il priorato del monastero di Nuestra Señora del Pueyo. Aveva appena trent'anni. La giovane età non impedì che fosse riconosciuto come guida autorevole della comunità. Le testimonianze dei monaci e di quanti lo frequentarono lo descrivono come uomo equilibrato, buono, comunicativo e particolarmente vicino ai giovani.
La sua personalità monastica appare soprattutto legata alla preghiera e all'Eucaristia. Una testimonianza conservata nella documentazione relativa ai martiri ricorda il suo desiderio di vivere il compito di superiore attraverso una semplice regola personale: orare, laborare, et nunquam deficere, pregare, lavorare e non venire mai meno. Alcuni monaci riferirono inoltre di averlo incontrato più volte in preghiera nel coro anche durante le ore notturne.
Questa dimensione contemplativa non lo rendeva però distante dalla vita quotidiana. Al contrario, i testimoni sottolinearono il suo carattere gioviale e la capacità di creare un clima familiare nella comunità. Un sacerdote che condivise con lui la prigionia lo ricordò come un uomo che non mostrava tristezza né paura di fronte alla possibilità del martirio.

La persecuzione del 1936
Nel luglio 1936 la guerra civile spagnola raggiunse anche la regione di Barbastro. La persecuzione religiosa colpì duramente il clero e le comunità religiose della diocesi.
Quando la situazione precipitò, padre Mauro lasciò ai monaci la possibilità di abbandonare il monastero e cercare rifugio. Soltanto alcuni decisero di farlo. La maggior parte rimase a El Pueyo, continuando per quanto possibile la vita comunitaria. Il 21 luglio fu arrestato il primo monaco; il giorno successivo gli altri religiosi furono catturati. Le accuse rivolte alla comunità comprendevano anche quella di nascondere armi nel monastero, accusa che le testimonianze successive hanno considerato infondata.
I religiosi furono dapprima condotti in una proprietà della comunità chiamata El Mesonet e quindi trasferiti al collegio degli Scolopi di Barbastro, trasformato in luogo di detenzione. Qui vennero a trovarsi insieme a religiosi claretiani, scolopi e, dal 23 luglio, al vescovo di Barbastro Florentino Asensio.
Per Mauro la prigionia non significò l'abbandono del ministero sacerdotale. Il vescovo Asensio si confessava da lui e il priore benedettino riuscì a portargli clandestinamente l'Eucaristia, custodita segretamente dai religiosi. Anche i due sacerdoti che accompagnavano il vescovo ricevettero lo stesso sostegno spirituale.
La circostanza è particolarmente significativa perché mostra come, anche nelle condizioni della detenzione, Mauro continuasse a concepire il proprio sacerdozio come servizio alla comunità e agli altri prigionieri. La sua funzione di guida non venne meno quando gli fu tolta la libertà.

La preparazione al martirio
La maggior parte dei benedettini di El Pueyo fu uccisa nella notte tra il 27 e il 28 agosto. La vigilia fu vissuta dai religiosi in un clima di preghiera e di fraternità. La separazione dei giovani collegiali dalla comunità indicò ai monaci che l'esecuzione era ormai imminente.
Nelle ore successive i religiosi furono fatti uscire dal collegio e caricati su un automezzo. Secondo le testimonianze raccolte durante la causa, padre Mauro diede l'assoluzione ai suoi compagni, mentre i sacerdoti presenti si assolsero reciprocamente. Durante il trasferimento i monaci continuarono a manifestare pubblicamente la loro fede.
Il caso di Mauro presenta una particolarità che è diventata uno degli elementi più noti della memoria del martirio di El Pueyo. Prima dell'esecuzione egli avrebbe chiesto di poter salutare la madre. I suoi carcerieri interpretarono la richiesta pensando che la donna si trovasse in un luogo vicino. Mauro invece rivolse lo sguardo verso il santuario di El Pueyo, dove si trovava la Madonna a lui affidata durante gli anni del priorato, e cominciò a cantare la Salve Regina. La tradizione martiriale riferisce che il gesto provocò la reazione violenta di uno degli uomini del plotone.
È opportuno distinguere, in questo episodio, il nucleo storico dalla sua successiva elaborazione agiografica. È documentato il martirio di Mauro e la sua morte presso il cimitero di Barbastro; il particolare della Salve Regina appartiene invece alla tradizione testimoniale trasmessa nelle memorie dei martiri e nelle pubblicazioni successive.

Il martirio
Il 28 agosto 1936 padre Mauro fu ucciso a Barbastro. Aveva trentadue anni. La stessa giornata vide il martirio della maggior parte dei suoi compagni di El Pueyo. Nel complesso, i diciotto benedettini appartenenti alla causa morirono tra il 26 luglio e il 28 agosto 1936.
La sua morte non fu dunque un episodio isolato, ma parte della distruzione della comunità monastica di El Pueyo nel contesto della persecuzione religiosa verificatasi nella Spagna della guerra civile. La causa ecclesiastica avrebbe successivamente riconosciuto per l'intero gruppo la natura martiriale della morte, cioè l'uccisione in odio alla fede. Il 3 giugno 2013 papa Francesco autorizzò la Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare il decreto sul martirio di Mauro e dei suoi diciassette compagni.

La beatificazione
La beatificazione si svolse a Tarragona il 13 ottobre 2013, durante una celebrazione presieduta dal cardinale Angelo Amato in rappresentanza di papa Francesco. Mauro fu beatificato insieme ai diciassette benedettini di El Pueyo e agli altri gruppi di martiri spagnoli inclusi nella grande celebrazione di Tarragona.
La Santa Sede riconobbe così ufficialmente il martirio dei religiosi di El Pueyo. Nelle lettere apostoliche di beatificazione, pubblicate negli Acta Apostolicae Sedis, papa Francesco presenta la loro morte come il compimento di una consacrazione monastica vissuta fino all'estremo e richiama espressamente la Regola di san Benedetto, in particolare l'invito a non anteporre nulla a Cristo.
Non si tratta quindi di una canonizzazione: Mauro Palazuelos Maruri è venerato nella Chiesa cattolica con il titolo di beato.

Il rapporto con il beato Florentino Asensio
Uno degli aspetti più significativi degli ultimi giorni di Mauro è il rapporto con Florentino Asensio, vescovo di Barbastro, anch'egli vittima della persecuzione religiosa e successivamente beatificato. Durante la detenzione nel collegio degli Scolopi, il vescovo trovò nel priore benedettino un confessore e un ministro dell'Eucaristia. Mauro gli portava infatti il Santissimo Sacramento custodito clandestinamente dai religiosi.
Il rapporto tra i due beati assume così un significato particolare: il giovane priore, pur essendo detenuto e destinato anch'egli alla morte, continuò a esercitare il ministero sacerdotale verso un vescovo che si trovava nella stessa condizione di prigioniero.

La comunità dei martiri di El Pueyo
Mauro non può essere compreso pienamente separandolo dai diciassette compagni della sua causa. La comunità comprendeva sacerdoti, chierici e fratelli di età molto diverse. Alcuni erano anziani religiosi già da molti anni, altri erano giovani ancora impegnati nella formazione.
La loro storia costituisce uno dei casi più significativi di martirio comunitario della persecuzione religiosa spagnola del 1936. I religiosi non furono uccisi tutti nello stesso giorno: alcuni morirono già nel luglio o nella prima metà di agosto, mentre la maggior parte, compreso il priore, fu assassinata il 28 agosto.

Le reliquie e il culto
Dopo il riconoscimento ecclesiale del martirio, le reliquie dei diciotto benedettini sono state raccolte e traslate al santuario di Nuestra Señora del Pueyo. Le loro reliquie sono oggi conservate presso l'altare maggiore della chiesa del santuario, dove sono oggetto di venerazione.
Nel santuario sono state inoltre collocate diciotto statue lignee, una per ciascun martire, realizzate in occasione della beatificazione e benedette nel 2014. La raffigurazione di Mauro occupa un posto particolare perché egli fu il priore della comunità.

La memoria liturgica
Il 28 agosto è la memoria riportata dal Martirologio Romano per Mauro e i suoi diciassette compagni. Presso il santuario di El Pueyo, tuttavia, la comunità celebra anche una solennità propria dei martiri il 30 agosto. Questa seconda data non sostituisce la memoria del 28 agosto nel Martirologio Romano, ma appartiene al calendario celebrativo locale dei martiri di El Pueyo.


Autore:
Giampietro Cattini

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Aggiunto/modificato il 2026-08-13

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