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Beato Julián Aguilar Martín Martire

Festa: 29 luglio

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Berge, Teruel, Spagna, 24 novembre 1912 - Casa de Campo, Madrid, Spagna, 29 luglio 1936

Il beato Julián Aguilar Martín appartiene al vasto gruppo dei martiri della persecuzione religiosa che colpì la Spagna negli anni della Guerra Civile. Pur essendo un laico, la sua vita fu profondamente legata ai Fratelli Maristi, tra i quali desiderava entrare fin dall'adolescenza. Un grave incidente agli occhi gli impedì di diventare religioso, ma non di vivere lo spirito marista con autentica dedizione. Accolto come cuoco e collaboratore nella comunità marista di Chinchón, condivise pienamente la vita dei religiosi, fino alla scelta decisiva dell'estate del 1936. Quando avrebbe potuto mettersi in salvo, preferì non abbandonare i confratelli ai quali si sentiva ormai unito come un fratello. Arrestato insieme a loro, fu fucilato nei pressi della Casa de Campo di Madrid il 29 luglio 1936, a soli ventitré anni. La Chiesa lo ha riconosciuto martire in odio alla fede e lo ha beatificato il 13 ottobre 2013 insieme a sessantacinque Fratelli Maristi e ad altri due laici.

Etimologia: Julián deriva dal latino Iulianus, appartenente alla gens Iulia, con il significato di appartenente alla famiglia di Giulio.

Emblema: Abiti civili, palma del martirio, talvolta insieme ai Fratelli Maristi.


Julián nacque a Berge, nella provincia di Teruel, il 24 novembre 1912. Ricevette il battesimo tre giorni dopo nella chiesa parrocchiale di San Pietro Martire. Era il figlio di Julián Aguilar e Antonia Martín, una famiglia profondamente cristiana che educò i cinque figli nella fede e nell'impegno religioso. Il padre partecipava attivamente alle associazioni francescane del paese, mentre la madre lasciò il ricordo di una donna di grande pietà.

Il desiderio di diventare Fratello Marista
Ancora ragazzo entrò nel seminario minore marista di Vic, in Catalogna. Successivamente proseguì la formazione nella casa delle Avellanas, presso Lleida, con il desiderio di iniziare il noviziato.
Quando sembrava ormai prossimo alla vestizione dell'abito religioso, un grave incidente compromise seriamente la sua vista. I superiori, ritenendo che il difetto visivo gli avrebbe impedito di svolgere il ministero educativo proprio dell'Istituto, decisero di non ammetterlo al noviziato. Fu una prova molto dolorosa, che tuttavia non incrinò la sua vocazione.

La vocazione vissuta da laico
Rientrato nella famiglia, lavorò per qualche tempo nei campi. Continuava però a sentirsi intimamente marista e chiese ai superiori di poter vivere accanto ai Fratelli almeno come dipendente della comunità.
La richiesta fu accolta e nel 1933 venne destinato al collegio marista di Chinchón, vicino a Madrid, come cuoco.
La sua disponibilità andò ben oltre le mansioni affidategli. Collaborava nell'educazione degli alunni, aiutava nelle attività scolastiche e parrocchiali e partecipava pienamente alla vita della comunità. Per molti abitanti del paese era semplicemente uno dei Fratelli Maristi, benché non avesse mai potuto emettere la professione religiosa.

Il martirio
Con lo scoppio della Guerra Civile Spagnola, nell'estate del 1936, la persecuzione anticattolica investì anche la comunità di Chinchón.
Julián avrebbe potuto sottrarsi all'arresto, essendo un laico. Scelse invece liberamente di condividere il destino dei religiosi con i quali aveva vissuto per anni.
Fu arrestato insieme ai Fratelli Maristi e trasferito a Madrid. Il 29 luglio 1936 venne fucilato nella zona della Casa de Campo, all'età di ventitré anni.
La Chiesa ha riconosciuto che fu ucciso esclusivamente per la sua appartenenza alla comunità cristiana e per la sua testimonianza di fede, configurando così il martirio in odium fidei.

Il culto
Il decreto sul martirio aprì la strada alla beatificazione celebrata il 13 ottobre 2013 a Tarragona.
Julián fu proclamato beato insieme a sessantacinque Fratelli Maristi e ad altri due laici vittime della persecuzione religiosa del 1936-1939. La memoria liturgica del gruppo è fissata al 29 luglio.

Spiritualità e significato ecclesiale
La figura di Julián Aguilar Martín mostra come la santità non dipenda dallo stato di vita, ma dalla fedeltà alla propria vocazione.
Pur non essendo riuscito a diventare religioso, continuò a vivere pienamente il carisma marista come laico. La sua scelta di non separarsi dalla comunità nei giorni della persecuzione costituisce il tratto più originale della sua testimonianza.
La sua vicenda ricorda inoltre il ruolo svolto da molti laici nella vita degli istituti religiosi e il loro contributo alla missione educativa della Chiesa.

I rapporti con i Fratelli Maristi
Benché non fosse professore né religioso, Julián era considerato parte integrante della comunità di Chinchón. Collaborava nell'educazione degli studenti, aiutava nelle attività quotidiane e condivideva la vita spirituale dei Fratelli. Questa appartenenza di fatto spiega perché gli stessi persecutori lo identificarono come uno di loro.

La persecuzione religiosa del 1936
Il suo martirio si inserisce nella vasta ondata di violenze anticlericali che accompagnò l'inizio della Guerra Civile Spagnola. Migliaia di sacerdoti, religiosi, religiose e laici cattolici furono uccisi a causa della loro fede. Julián è uno dei numerosi laici riconosciuti martiri per aver scelto di rimanere fedeli alla Chiesa nonostante il pericolo.


Autore:
Giampietro Cattini

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Aggiunto/modificato il 2026-07-23

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