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Servo di Dio Stefano Gobbi Sacerdote paolino

Festa: .

Dongo, Como, 22 marzo 1930 – Milano, 29 giugno 2011

Stefano Gobbi nacque a Dongo, in provincia e diocesi di Como, il 22 marzo 1930, quarto di sei figli. Entrò a undici anni nel Seminario Serafico di Dongo: professò i voti tra i Frati Minori, ma uscì dall’Ordine a pochissimi mesi dall’ordinazione sacerdotale, a causa di una grave crisi personale. Aiutato da sua sorella maggiore e da alcune benefattrici, trovò lavoro presso le assicurazioni La Vittoria di Milano, continuando però a sognare di diventare prete. Presentato al superiore dell’Istituto Secolare della Compagnia di San Paolo, fu inviato a Roma per prepararsi al sacerdozio: conseguito il Dottorato in Sacra Teologia, fu ordinato sacerdote a Roma il 19 dicembre 1964. Come membro della Compagnia di San Paolo, fu inizialmente in servizio in parrocchia, quindi insegnante e, infine, accompagnatore spirituale nei Pellegrinaggi Paolini, ente che fa parte della Compagnia. In uno di questi pellegrinaggi, l’8 maggio 1972, nella Cappellina delle Apparizioni del Santuario di Fatima, don Stefano ebbe l’intuizione che la Madonna volesse servirsi di lui per aiutare i sacerdoti, specie quelli più in crisi, e invitarli a consacrarsi al suo Cuore Immacolato. Quello fu l’atto di nascita del Movimento Sacerdotale Mariano, che don Stefano, in qualità di “animatore” più che di “fondatore”, diffuse in molti Paesi del mondo. Da tempo malato di cuore, morì all’ospedale Niguarda di Milano il 29 giugno 2011. L’Inchiesta diocesana della sua causa di beatificazione e canonizzazione, per la verifica dell’eroicità delle sue virtù, si aprì il 1° maggio 2024 nel Santuario del SS. Crocifisso di Como. La tomba di don Stefano si trova nella cappella dei sacerdoti del cimitero di Dongo, la sua città natale.



Nascita e famiglia
Stefano Gobbi nacque a Dongo, in provincia e diocesi di Como, il 22 marzo 1930; insieme a lui venne alla luce suo fratello gemello, Giuseppe. Era quindi il quarto dei sei figli di Gaspare Gobbi, contadino, e Maria Benzonelli. Fu battezzato otto giorni dopo la nascita, il 30 marzo 1930, nella chiesa di Santa Maria in Martinico, frazione di Dongo, a causa dell’inagibilità della parrocchia principale del paese.
Sua madre lo portava frequentemente al santuario della Madonna delle Lacrime di Dongo: il bambino si sentiva come attratto dall’immagine della Vergine lì venerata e dal suo volto dolce e delicato. Appena fu in grado, cominciò a servire all’altare come chierichetto.
Stefano non era per nulla un bambino tranquillo: soprattutto insieme al fratello gemello, organizzava scherzi e giochi movimentati. Un altro suo svago era giocare a celebrare la Messa, coinvolgendo gli altri bambini; a volte celebrava per gioco perfino i funerali. Ricevette la Cresima il 1° maggio 1938 per mano di monsignor Alessandro Macchi, vescovo di Como.

Tra i Frati Minori
A undici anni, Stefano entrò nel collegio dei Frati Minori a Rodengo Saiano (in provincia e diocesi di Brescia), per frequentare le scuole medie. Nel 1946 iniziò il noviziato nel convento di Rezzato, sempre a Brescia: indossò il saio e il cordone e cambiò nome in fra’ Narciso. L’8 settembre 1947 professò i primi voti religiosi.
Dal 1948 al 1951 visse nel convento di Santa Maria di Sabbioncello a Merate (in diocesi di Milano e attualmente in provincia di Lecco), sede dello studentato. Terminato il corso filosofico, fra’ Narciso si trasferì a Busto Arsizio (in diocesi di Milano e provincia di Varese), per lo studio della Teologia. Il 27 aprile 1952 professò i voti solenni: gli fu concesso di farlo a Dongo, sotto lo sguardo della Madonna delle Lacrime.

Un grave turbamento
Tuttavia, poco dopo la professione solenne, i confratelli si accorsero che fra’ Narciso stava affrontando un turbamento interiore, che si traduceva anche in alcuni atteggiamenti esterni. Confrontandosi col padre spirituale, fu invitato a perseverare: il 13 marzo 1954, quindi, fu ordinato suddiacono nel duomo di Milano, insieme ai seminaristi diocesani, per mano del cardinal Alfredo Ildefonso Schuster, arcivescovo di Milano (beatificato nel 1996).
Nello stesso mese passò nel convento di Sant’Antonio di Padova a Milano, allora casa provincializia, ma la crisi si aggravò tanto da portare fra’ Narciso a chiedere di uscire dall’Ordine. Il 17 settembre 1954 la Sacra Congregazione dei Religiosi emise il decreto di indulto per la cessazione dello stato clericale.

Quasi un noviziato nel mondo
Suo padre, che come tutta la famiglia era felice della sua scelta, alla notizia della fine della sua esperienza religiosa gli vietò di tornare a casa. L’unica familiare che lo accolse fu Giovanna, sua sorella maggiore, che insieme al marito l’accolse in casa propria, a Rovigo. Grazie a lei, Stefano trovò la calma necessaria per prepararsi a conseguire il diploma di maturità classica e a cercare lavoro. Dopo il diploma si trasferì a Milano, dove trovò impiego presso l’agenzia di assicurazioni La Vittoria: dal libretto di lavoro, rilasciato il 21 aprile 1956, risulta che fu assunto ufficialmente il 3 maggio.
Quanto al suo percorso di fede, trovò un nuovo stimolo frequentando il Movimento dei Focolari, precisamente il Focolare di via Lamarmora a Milano. I responsabili, però, pur vedendolo serio e motivato, non lo videro adatto per la vita di consacrazione dei focolarini.

Accolto nella Compagnia di San Paolo
Il desiderio del sacerdozio si era riacceso in lui, ma ormai aveva trent’anni e, anche per quella ragione, i suoi tentativi di essere ammesso nei Seminari di Milano e di altre diocesi lombarde erano stati respinti.
Proprio quando non se l’aspettava, Stefano venne presentato al superiore dell’Istituto Secolare della Compagnia di San Paolo, il quale pose una sola condizione: che lui studiasse Teologia a Roma, alla Pontificia Università Lateranense. Si licenziò quindi dal lavoro e, nel 1961, fu ammesso nella Compagnia di San Paolo.
Il 25 giugno 1963 conseguì il dottorato in Sacra Teologia, mentre a ottobre iniziò a insegnare Religione in un liceo romano. Di pari passo, ebbe la responsabilità completa dell’oratorio della parrocchia di San Benedetto a Roma, allora affidata alla Compagnia di San Paolo.

Sacerdote
Conseguito il Dottorato in Sacra Teologia, dovette attendere altri nove mesi prima di ottenere la riammissione allo stato clericale. In quel periodo, Stefano ebbe molte crisi di sfiducia, ma il conforto delle sue benefattrici lo sostenne ancora una volta. Il 12 settembre 1964 arrivò la risposta positiva, cosicché l’11 ottobre seguente Stefano poté professare i voti nella Compagnia di San Paolo.
Fu ordinato diacono il 25 ottobre e, il 19 dicembre 1964, sacerdote; entrambe le celebrazioni si svolsero a Roma. All’ordinazione sacerdotale, nella basilica di San Giovanni in Laterano, erano presenti i suoi familiari – solo suo padre era assente, perché morto qualche mese prima – e alcune delle sue madrine spirituali. Don Stefano celebrò la Prima Messa solenne il 26 dicembre seguente, giorno del suo onomastico, nella parrocchia di Santo Stefano a Dongo.

Educatore in parrocchia e a scuola
Il suo primo incarico fu come viceparroco nella parrocchia di San Benedetto a Roma, dove si occupò di formare il gruppo giovani. Venne poi trasferito a Milano, nella casa che al tempo la Compagnia di San Paolo aveva in via Giuseppe Mercalli, e incaricato d’insegnare Religione nel liceo di via Cagnola.
Come insegnante nel pieno degli anni della contestazione studentesca, don Stefano cercava di essere onesto con i suoi alunni, punendoli solo se lo riteneva necessario. Tuttavia, se questo gli valse il loro rispetto, causò anche una frattura con i colleghi; la sua esperienza come docente ebbe quindi fine.

Il pellegrinaggio che gli cambiò la vita
Tra le espressioni del suo Istituto c’era l’ente Pellegrinaggi Paolini, che organizza ancora oggi pellegrinaggi in Terra Santa e in vari santuari. Don Stefano venne quindi incaricato di fare da accompagnatore spirituale in molti di quei pellegrinaggi.
Nel 1972, mentre era in partenza per Fatima, due sacerdoti gli chiesero di pregare per lui la Madonna, perché erano in crisi e sul punto di lasciare il ministero. L’8 maggio 1972, durante quel pellegrinaggio, mantenne la promessa: proprio mentre pregava nella Cappellina delle Apparizioni, sentì che la Madonna voleva che non solo quei sacerdoti si salvassero, ma tanti altri in tutto il mondo.
Durante il viaggio di ritorno, chiese un segno di conferma che quello fosse il volere di Dio e della Vergine su di lui: poter celebrare entro l’anno la Messa in Terra Santa, precisamente nel Santuario dell’Annunciazione a Nazareth. Rientrato a Milano, fu incaricato di guidare un pellegrinaggio in Terra Santa: il 27 maggio celebrò proprio a Nazareth.

Nascita del Movimento Sacerdotale Mariano
Poco dopo essere rientrato in Italia, don Stefano si confidò con monsignor Teresio Ferraroni, vescovo coadiutore con diritto di successione del vescovo di Como. Trovando pieno appoggio da parte sua, contattò don Luigi Bianchi, parroco di Gera Lario, e prese accordi con lui per un primo incontro di preghiera tra loro tre, il 13 ottobre 1972.
Il nome di quel piccolo gruppo fu Lega Sacerdotale Mariana, ma già l’anno seguente, per evitare confusione con la realtà omonima fondata da monsignor Luigi Novarese (beatificato nel 2013), fu cambiato in Movimento Sacerdotale Mariano.
Per divulgare la notizia della nascita del Movimento Sacerdotale Mariano, don Stefano si servì dell’accredito che aveva presso la Sala Stampa Vaticana ottenuto ai tempi del Concilio Vaticano II, quand’era ancora studente alla Lateranense.
Fece quindi pubblicare, sull’ «Osservatore Romano», il 15 dicembre 1972, una breve nota in cui spiegava in cosa consistesse l’adesione al Movimento, vale a dire: compiere e vivere la consacrazione al Cuore Immacolato di Maria; impegnarsi a pregare e aderire in totale obbedienza al Papa; far conoscere e amare la Madonna. Le adesioni non mancarono, anche dall’estero.

I primi incoraggiamenti
La nascita del Movimento Sacerdotale Mariano fu presto nota anche nella Conferenza Episcopale Italiana. L’allora Segretario generale, monsignor Enrico Bartoletti (per il quale è in corso la causa di beatificazione e canonizzazione), invitò don Stefano a presentarsi a Roma per un colloquio.
L’ascoltò e, quando lui ebbe terminato, commentò: «Ce ne fossero dei Sacerdoti che aiutano altri Sacerdoti a pregare come fa lei, e a vivere la propria vocazione! Vada avanti, senta paura, quello che lei fa è opera santa! La Chiesa ne è molto contenta! Ce ne fossero altri a fare quello che fa lei, la Chiesa ne ha un grande bisogno!».

Gli sviluppi del Movimento Sacerdotale Mariano
Il 25 e il 26 settembre 1976 si tenne il primo raduno ufficiale, a San Vittorino Romano. Quello fu anche il luogo in cui, nella prima metà del luglio 1977, si svolsero i primi Esercizi Spirituali internazionali del Movimento Sacerdotale Mariano, che dal 1997 si tengono nel Santuario dell’Amore Misericordioso a Collevalenza.
Tra i mezzi propri del Movimento spicca il Cenacolo, un tempo prolungato di preghiera col Rosario, la Messa, una catechesi, l’Adorazione Eucaristica e il rinnovo della consacrazione al Cuore Immacolato di Maria. I primissimi Cenacoli si svolsero nella chiesa di San Fedele a Milano, ma poi trovarono ospitalità nella basilica dei Santi Apostoli e Nazaro Maggiore della stessa città.
Don Stefano, nei primi tempi, riusciva a guidare tutti i Cenacoli, ma anche quando fu necessaria una suddivisione territoriale faceva di tutto per essere presente.

I viaggi del “vagabondo della Madonna”
Dagli archivi del Movimento Sacerdotale Mariano risulta che, dal 1977 al 2010, don Stefano compì 1488 voli aerei per visitare tutti e cinque i continenti; in Europa e in Italia, invece, a volte si spostava in automobile e in treno. In tutto i suoi viaggi internazionali furono 401.
Portava con sé solo un piccolo bagaglio a mano contenente due cambi di biancheria, gli effetti personali, il Breviario e il Gesù Bambino che gli aveva donato Teresa Musco. Pur non conoscendo nessuna lingua straniera e dovendo quindi ricorrere a qualche interprete, era in grado di farsi capire.
Don Stefano rimase sacerdote della Compagnia di San Paolo: mentre i superiori lo lasciavano agire, altri membri pensavano che sfruttasse il Movimento per andarsene in giro per il mondo; qualcuno lo chiamava “il vagabondo della Madonna”.

Don Stefano e san Giovanni Paolo II
Don Stefano ebbe un rapporto speciale con papa Giovanni Paolo II. Dopo aver tentavo vanamente di entrare in contatto con lui, si fece aiutare da un vescovo del Movimento che lavorava in Vaticano, così da arrivare direttamente a lui senza passare per la Segreteria di Stato vaticana.
Solitamente s’incontravano a dicembre: concelebrava col Papa nella cappella privata, quindi gli raccontava dei viaggi, dei Cenacoli e di quello che vi accadeva. In uno di quegli incontri, Giovanni Paolo II lo indicò esclamando: «Tu sei il parroco di tutto il mondo!». Anche quando non gli fu più possibile venire a Roma, don Stefano gli mandava rapporti dettagliati.

Il “Libro Azzurro” sotto esame
La base per i Cenacoli del Movimento Sacerdotale Mariano era un volume intitolato «La Madonna ai suoi figli prediletti». Inizialmente era un opuscolo di poche pagine, nel quale don Stefano aveva fatto confluire quelle che considerava locuzioni interiori.
Comunemente detto “Libro Azzurro” o “Libro Blu”, fu esaminato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede. Nella lettera del 31 marzo 1997, indirizzata al Segretario della Congregazione, l’allora monsignor Tarcisio Bertone, don Stefano si espresse così: «Siccome quello che scrivo nel libro, io lo sento come parole interiori che mi provengono dal cuore, non posso dire che non si tratti di parole o locuzioni interiori, perché non posso affermare il falso. E neppure la Congregazione mi può chiedere di affermare il falso. Sono invece disposto a dichiarare che la Congregazione per la Dottrina della Fede ritiene che queste locuzioni interiori si devono intendere non come messaggi della Madonna, ma come ispirazioni o riflessioni spirituali dell’autore».
Nell’introduzione alla ventiseiesima edizione, datata 8 dicembre 2007 e che può essere considerata l’“edizione tipica”, don Stefano ribadì: «Mi pare sia doveroso anche precisare che quanto è in esso contenuto deve intendersi come “locuzioni interiori”»; da allora in poi, non si espresse più sull’argomento. Anche da parte delle autorità ecclesiastiche non ci furono altri pronunciamenti. Nel frattempo, per evitare ulteriori complicazioni, il titolo era stato cambiato in «Ai Sacerdoti figli prediletti della Madonna».

I primi problemi di salute
Nel 1986, a causa dei viaggi e delle fatiche, a don Stefano fu riscontrato un grave stato di ipertensione; dopo un anno di pausa, riprese col solito ritmo. Questo causò, dopo dieci anni circa, un peggioramento: il 15 agosto 1997 don Stefano fu ricoverato all’ospedale di Gravedona a causa di un infarto e gli vennero impiantati dei by-pass. Pochi giorni dopo, nonostante le previsioni dei medici, firmò per uscire: doveva infatti partire per l’America Latina.
In quel viaggio, lungo due mesi, visitò Brasile, Bolivia, Perù e altri Stati, dove tenne molti Cenacoli, sempre tenuto sotto controllo sanitario: i dottori si meravigliavano di come il cuore reggesse a tali sforzi.

Alcuni dei suoi tratti particolari
Quando affrontava viaggi lunghi, specie in automobile, lui e gli accompagnatori recitavano il Rosario completo; al termine dell’ultima corona, però, continuava da solo. Anche quando era molto stanco, non trascurava la recita del Breviario; allo stesso modo, nel condurre i Cenacoli, insisteva a condurre lui l’ora di Adorazione Eucaristica.
Si teneva aggiornato sugli ultimi documenti pontifici, tanto da farseli mandare per posta celere (quando Internet non aveva ancora grande diffusione o comunque era di là da venire) per leggerli in tempo. Rileggeva spesso alcuni classici spirituali, come l’«Imitazione di Cristo», ma anche il «Diario» di santa Faustina Kowalska e, negli ultimi tempi, la biografia dell’allora Beata Maria di Gesù Crocifisso; soprattutto, teneva sempre con sé il “Libro Azzurro”.

“Animatore” più che “fondatore”
Consapevole dei propri limiti umani, su tutti il suo carattere a volte brusco, tendeva a metterli in evidenza, se proprio doveva parlare di sé. A volte, nei Cenacoli, accadevano fatti che sembravano prodigiosi: quando qualcuno glielo faceva notare, sviava il discorso, a volte ridendoci su.
Fermo nelle proprie decisioni, preferiva ascoltare gli altri invece di dare subito la propria opinione. Usava di frequente il telefono, per rimanere in contatto con i vari responsabili e con gli amici che lo sostenevano nei suoi impegni. Più che il “fondatore” del Movimento Sacerdotale Mariano, si considerava l’ “animatore” di una corrente di spiritualità che non veniva da lui, ma dalla Madonna.

A Fatima per l’ultima volta
In occasione del quarantesimo anniversario di ordinazione sacerdotale, ribadì: «La vera devozione della Madonna è riscoprire il suo rapporto materno che ha verso ciascuno di noi, un rapporto di maternità spirituale che va colto dalla vita di ciascuno, accoglierla come Madre perché sia di aiuto a svilupparci bene nella nostra vita spirituale».
Ormai sulla soglia degli ottant’anni, cominciò ad avere importanti disturbi fisici, che aumentavano i suoi disagi nel viaggiare. Il 25 ottobre 2010 concluse a Fatima il suo ultimo viaggio in Europa: il 12 maggio precedente, papa Benedetto XVI aveva pronunciato l’Atto di Affidamento e Consacrazione dei Sacerdoti al Cuore Immacolato di Maria, a Fatima, nel corso dell’Anno Sacerdotale.
Don Stefano commentò, nell’omelia di quel 25 ottobre: «Allora con questa consacrazione sembra quasi che il mio compito sia terminato e il mio cammino sia finito. Forse sì, una parte… il cammino per fare la consacrazione. Oggi, però, bisogna iniziare un nuovo itinerario più importante, quello di vivere la consacrazione».

Le ultime prove
Ai problemi di salute si aggiunse una prova inattesa. Tornato nella sua stanza di Villa Clerici, sede della Compagnia di San Paolo, in via Terruggia 14 a Milano, trovò un foglio in cui gli veniva chiesto di sgombrare la sua camera nel giro di un mese, perché la diocesi di Milano aveva deciso di vendere lo stabile per pagare i debiti dell’Istituto, nel frattempo commissariato (attualmente la villa è ancora della Compagnia).
Dopo un iniziale senso di vuoto e di smarrimento, don Stefano confidò a padre Quartilio Gabrielli, Missionario Saveriano e al tempo Coordinatore Generale del Movimento, che aveva offerto tutto al Cuore Immacolato di Maria: ormai l’unico posto dove sperava di andare era il Paradiso. Il 9 giugno 2011 terminò il Cenacolo Regionale a Loreto, quindi rientrò a Milano, dove intanto gli era stato preparato un altro alloggio.

Il ricovero in ospedale e la morte
Domenica 19 giugno don Stefano era atteso a Lentate sul Seveso, da cui si sarebbe poi mosso con altri del Movimento per gli Esercizi Spirituali nel santuario dell’Amore Misericordioso di Collevalenza. Tuttavia, appena giunto a destinazione, fu chiaro che le sue condizioni fisiche erano gravi.
I presenti chiamarono il cardiologo Franco Botta, che l’aveva già operato al cuore, e il dottor Francesco Chiesa, il suo medico curante: appena lo videro, lo condussero subito al Pronto Soccorso dell’ospedale milanese di Niguarda. Lì ebbe un attacco cardiaco, quindi fu ricoverato in Terapia Intensiva, reparto di Cardiologia Coronaria.
Il 21 giugno fu possibile visitarlo, perché c’era un lieve miglioramento: in quell’occasione, lui confidò a Octavio Piva che sentiva che sarebbe morto solo, in ospedale, come Giacinta Marto, una dei veggenti di Fatima (canonizzata nel 2017). A padre Quartilio, invece, raccomandò la conduzione degli Esercizi a Collevalenza. Nei giorni seguenti fu assistito dal cappellano dell’ospedale di Niguarda, don Alberto Mandelli, che era anche lui membro del Movimento Sacerdotale Mariano.
La notte del 24 giugno si aggravò rapidamente: gli fu impiantato un pacemaker, ma occorse una febbre alta, dalla quale non si riprese più. Il 25 giugno, don Stefano entrò in coma: al momento della morte, alle 15.30 del 29 giugno 2011, era da solo.

Il funerale e la sepoltura
Il suo corpo venne portato a Collevalenza, affinché i funerali si svolgessero nel corso degli Esercizi Spirituali, che furono presieduti il 30 giugno dal cardinal Ivan Dias, Prefetto emerito della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli e membro del Movimento Sacerdotale Mariano.
Sabato 2 luglio, festa del Cuore Immacolato di Maria, fu celebrata una seconda Messa esequiale a Dongo, dopo la quale le spoglie di don Stefano furono deposte nella cappella dei sacerdoti del cimitero cittadino. Nel testamento spirituale aveva lasciato scritto che, qualora fosse stato possi¬bile, desiderava essere sepolto in una cappella laterale del santuario di Dongo, ai piedi dell’altare del Crocifisso.
Aveva inoltre scritto: «Lascio, come mio testamento spirituale tutto quanto è scritto nel libro: “Ai Sacerdoti figli prediletti della Madonna”; ed attesto che i messaggi ivi contenuti sono stati da me ricevuti sotto forma di locuzioni interiori».

La fama di santità e l’avvio della causa di beatificazione e canonizzazione
Negli anni seguenti, il Movimento Sacerdotale Mariano continuò le proprie attività, mentre la fama di santità di don Stefano non veniva meno.
A conclusione degli Esercizi Spirituali del Movimento Sacerdotale Mariano, svoltisi dal 25 giugno al 1° luglio 2023, l’avvocato Emilio Artiglieri, nominato postulatore della sua causa di beatificazione e canonizzazione, informò i presenti circa le procedure preliminari da intraprendere. Il Supplice Libello, primo atto formale per la causa, fu datato 29 dicembre 2023.
La prima sessione pubblica dell’Inchiesta diocesana su vita, virtù e fama di santità del Servo di Dio Stefano Gobbi si svolse mercoledì 1º maggio 2024, nel Santuario del SS. Crocifisso di Como, insieme alla Messa presieduta dal cardinal Oscar Cantoni, vescovo di Como. Il tribunale ecclesiastico di competenza è quello di Como perché il Centro Internazionale del Movimento Sacerdotale Mariano si trova nel territorio di quella diocesi.


Autore:
Emilia Flocchini


Note:
Mariadele Tavazzi "Parroco di tutto il mondo. Biografia di don Stefano Gobbi Fondatore del Movimento Sacerdotale Mariano" Edizioni San Paolo

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Aggiunto/modificato il 2024-05-15

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