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San Moderato di Verona Vescovo

Festa: 23 agosto

† Verona, prima del 712

Fu il trentatreesimo vescovo di Verona, tra San Clemente (o Salvino) e Domenico (712-744). Di questo pastore altomedievale sappiamo pochissimo, persino il nome è incerto. Il Velo di Classe, tessuto dell'VIII secolo, lo indica come Modesto, lettura confermata da Giovanni Battista De Rossi e don Dario Cervato. Il Martirologio veronese, invece, lo chiama Moderato, nome adottato da mons. Franco Segala nell'elogium funerario. Questo testo ne delinea un profilo spirituale coerente: durante l'episcopato temperò la severità della legge con tale clemenza da essere amato e venerato da tutti, distinguendosi per la liberalità verso i poveri. Le sue spoglie riposerebbero nella chiesa di Santo Stefano, antico sepolcro dei vescovi veronesi. La festa liturgica, fissata al 23 agosto, cessò nel 1961 con la riforma del Proprio veronese voluta dal vescovo Giuseppe Carraro, confluendo nella celebrazione comune di tutti i pastori della diocesi.

Etimologia: Dal latino 'moderatus', participio passato di 'moderari' (misurare, regolare, temperare), misurato, equilibrato, temperante.

Emblema: Paramenti vescovili, pastorale, libro.


Di San Moderato (o Modesto) non conosciamo il luogo né la data di nascita, né la sua famiglia, né il percorso di formazione che lo condusse all'episcopato. Anche il suo nome resta incerto: il celebre Velo di Classe, prezioso tessuto dell'VIII secolo oggi conservato al Museo Nazionale di Ravenna che reca le immagini dei trentacinque primi vescovi veronesi, lo indica come Modesto. Il Martirologio della chiesa veronese, invece, lo chiama Moderato. Gli storici moderni sono divisi: don Dario Cervato, nel suo recente Dizionario Storico dei Vescovi di Verona, opta per Modesto, mentre mons. Franco Segala, trascrivendone l'elogium dal Martirologio, propende per Moderato.
La sua collocazione cronologica è altrettanto incerta, ma può essere definita con sufficiente approssimazione. Nella cronotassi ufficiale dei vescovi veronesi, Moderato figura dopo San Clemente (o Salvino) e prima di Domenico, che resse la diocesi negli anni 712-744. Il suo episcopato va dunque collocato nel periodo a cavallo tra il VII e l'VIII secolo, in un'epoca di profonde trasformazioni per la città di Verona e per l'intera Penisola.

L'episcopato nel contesto longobardo
Verona, nel VII-VIII secolo, era una città di frontiera, posta al crocevia tra il mondo romano, quello longobardo e l'influenza bizantina. I Longobardi, giunti in Italia nel 568, avevano fatto di Verona una delle loro roccaforti più importanti. La conversione al cattolicesimo dei Longobardi, avvenuta progressivamente nel corso del VII secolo, aveva creato nuove sfide pastorali per i vescovi: integrare una popolazione germanica ancora in parte pagana o ariana, mediare tra culture diverse, ricostruire le strutture ecclesiastiche danneggiate dalle invasioni.
In questo contesto, Moderato esercitò il suo ministero episcopale. Non sappiamo se abbia partecipato a concili, se abbia fondato chiese o monasteri, se abbia scritto opere teologiche. Le fonti sono completamente mute su ogni aspetto concreto della sua attività pastorale. Eppure, proprio questo silenzio, unito all'elogium che ne celebra le virtù, suggerisce un vescovo dedito al governo ordinario della diocesi, alla cura delle anime, alla gestione delle controversie, alla carità verso i poveri. Un pastore, insomma, più che un protagonista della grande storia.

Il profilo spirituale dall'elogium
L'unica testimonianza significativa sulla persona di Moderato ci viene dal Martirologio della chiesa veronese, che ne conserva l'elogium funerario. Il testo, trascritto da mons. Franco Segala, recita: 'Veronae sancti Moderati eiusdem civitatis episcopi (qui, tot episcopatus sui tempore iuris severitatem clementia ita temperavit, ut eum aeque amarent et venerarentur omnes. Liberalitate in pauperes mirifice commendatus, angelorum choris infertur)'.
La traduzione italiana è la seguente: 'A Verona, san Moderato, vescovo della stessa città (il quale, durante tutto il tempo del suo episcopato, temperò la severità della legge con tale clemenza, che tutti egualmente lo amavano e veneravano. Mirabilmente raccomandato per la liberalità verso i poveri, viene portato nei cori degli angeli)'.
Questo elogium ci offre un ritratto spirituale di notevole profondità. Moderato viene celebrato per tre virtù fondamentali:
- Equilibrio nel governo: seppe temperare la severità della legge (il diritto canonico, la disciplina ecclesiastica) con la clemenza pastorale. Non fu un vescovo rigido né permissivo, ma seppe coniugare giustizia e misericordia.
- Carità verso i poveri: la sua liberalità fu tale da renderlo 'mirabilmente raccomandato'. La cura per i bisognosi non fu accessoria, ma costitutiva del suo ministero.
- Amore universale: il risultato di questo equilibrio e di questa carità fu che 'tutti egualmente lo amavano e veneravano'. Non vi furono divisioni nella comunità, ma unità sotto la guida di un pastore che seppe essere padre di tutti.
Ferdinando Ughelli, nella sua monumentale Italia Sacra, aggiunge che Moderato fu elogiato per 'ingegno, soavità di sermone, rigore di penitenza'. Tre qualità che completano il ritratto: intelligenza pastorale, capacità di comunicazione dolce ed efficace, coerenza di vita ascetica.

La morte e la sepoltura
Non conosciamo la data precisa della morte di Moderato. Sappiamo solo che essa avvenne prima del 712, anno in cui iniziò l'episcopato del suo successore Domenico. La tradizione indica come luogo di sepoltura la chiesa di Santo Stefano, una delle più antiche di Verona, consacrata nel 421 e per quattro secoli luogo di sepoltura dei vescovi della città.
La chiesa di Santo Stefano, dedicata al primo martire cristiano, sorge in epoca paleocristiana e ospita ancora oggi la sepoltura dei primi vescovi cittadini. Una cappella, costruita intorno al 1620, accoglie le ossa di cinque antichi vescovi e le presunte reliquie di quaranta martiri. Tra queste ossa, secondo la tradizione, vi sarebbero anche quelle di Moderato. Tuttavia, non vi è certezza storica su questa identificazione, data la confusione che spesso regnava nelle sepolture collettive dei vescovi altomedievali.

Il Velo di Classe e le sue letture
Il Velo di Classe è uno dei manufatti più importanti per la storia della Chiesa di Verona nei primi secoli. Si tratta di un tessuto prezioso dell'VIII secolo, composto da tre frammenti, che reca le immagini dei trentacinque primi vescovi veronesi, ciascuno accompagnato dal proprio nome. Il velo è oggi conservato al Museo Nazionale di Ravenna, dopo un lungo restauro concluso nel 2023.
Giovanni Battista De Rossi (1822-1894), celebre archeologo cristiano e fondatore della scienza di archeologia sacra, fu il primo a decifrare i nomi dei vescovi iscritti nel velo. Egli lesse il nome del trentatreesimo vescovo come 'Modesto'. Successive letture e interpretazioni hanno però confermato che il Martirologio veronese lo chiama 'Moderato'. La variante potrebbe essere dovuta a errori di trascrizione, a diverse tradizioni locali, o a una confusione tra i due nomi, che in latino sono simili ('Modestus' e 'Moderatus') e semanticamente affini (entrambi indicano misura e temperanza).

La riforma liturgica del 1961
La festa liturgica di San Moderato era tradizionalmente fissata al 23 agosto. Tuttavia, nel 1961, il vescovo di Verona Giuseppe Carraro (1958-1978) promosse una riforma del Proprio veronese, il libro liturgico che contiene le celebrazioni proprie della diocesi. In quella riforma, la festa di Moderato, come quella di altri vescovi santi di Verona, fu annoverata nella festa comune di tutti i vescovi veronesi, e la sua celebrazione autonoma cessò.
Questa scelta, comune a molte diocesi nel periodo post-conciliare, mirava a evitare la moltiplicazione delle feste locali e a recuperare il senso della continuità episcopale e della comunione dei santi nella storia della Chiesa locale. Tuttavia, ha anche contribuito a oscurare ulteriormente la memoria di figure come Moderato, già di per sé poco conosciute.


Autore:
Enrico Quiri

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Aggiunto/modificato il 2026-08-11

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