|
VII sec.
Fu vescovo di Chalon-sur-Saône nella metà del VII secolo ed è ricordato come il tredicesimo vescovo della sede nella tradizione cronotassica locale. La sua esistenza storica è meglio attestata rispetto alla sua biografia: il nome di Grato compare infatti nella documentazione relativa al concilio celebrato a Chalon-sur-Saône tra il 647 e il 653, generalmente collocato intorno al 650, e in un'assemblea tenuta a Clichy nel 654. Queste testimonianze costituiscono il nucleo storico più solido della sua figura episcopale. Le notizie sulla sua vita personale, invece, provengono da una Vita molto più tarda, nella quale si racconta che, dopo essere stato eletto vescovo, si sarebbe ritirato in una cella fino alla morte. La tradizione agiografica gli attribuisce quindi una particolare scelta di vita ascetica, ma il racconto non può essere utilizzato senza riserve come fonte per la ricostruzione della sua biografia. La memoria liturgica di Grato è fissata all'8 ottobre e il suo culto è documentato nella tradizione liturgica di Chalon.
Etimologia: Dal latino gratus, 'gradito', 'caro', 'ben accetto', anche nel senso di 'riconoscente'.
|
Le informazioni sulla nascita, sulla famiglia, sulla formazione e sui primi anni di Grato (in latino Gratus; Grado, Gradus) sono sconosciute. Non è documentata neppure la data della sua elezione alla sede di Chalon-sur-Saône. La cronotassi episcopale lo colloca dopo Gelionio, o Gedberino, e prima di Desiderato. La successione è coerente con la documentazione episcopale del VII secolo, anche se la ricostruzione complessiva della serie dei vescovi di Chalon presenta alcune lacune. La prima attestazione storicamente significativa di Grato è la sua partecipazione al concilio tenuto a Chalon-sur-Saône nel VII secolo. Il concilio viene generalmente datato tra il 647 e il 653, con una datazione intorno al 650. Vi partecipò un gruppo numeroso di vescovi dell'area franca e furono promulgati circa venti canoni riguardanti la disciplina ecclesiastica. La presenza di Grato al concilio dimostra che in quel periodo egli era effettivamente vescovo di Chalon. Essa costituisce una testimonianza contemporanea molto più solida delle notizie contenute nella sua successiva leggenda.
L'attestazione del 654 Un'ulteriore attestazione collega Grato all'assemblea di Clichy del 654. La tradizione documentaria relativa al vescovo di Chalon identifica Grato come presente anche in questa occasione. La data è particolarmente importante per la cronologia della sua vita, perché rende insostenibile l'indicazione, spesso ripetuta in repertori moderni, di una morte avvenuta già nel 652. La data del 652, infatti, non deriva da una testimonianza contemporanea sulla morte del vescovo. Essa appartiene alla cronologia tradizionale successiva. Se l'attestazione del 654 riguarda effettivamente lo stesso Grato di Chalon, la sua morte deve essere collocata dopo quell'anno. Non sono invece documentati il giorno e l'anno della morte.
La tradizione agiografica La Vita sancti Grati episcopi confessoris, conservata nella tradizione agiografica di Chalon e pubblicata dai Bollandisti con il riferimento BHL 3635, presenta un racconto molto diverso dalla scarna documentazione storica. Secondo la Vita, Grato sarebbe stato eletto vescovo e avrebbe scelto di rinchiudersi volontariamente in una cella, conducendo una vita di raccoglimento fino alla morte. Questo racconto non può essere assunto come testimonianza contemporanea. Auguste Molinier classificò la leggenda come posteriore al X secolo, mentre Louis Duchesne ritenne possibile una redazione dell'XI secolo. La fonte, pertanto, appartiene a una fase molto più tarda rispetto alla vita del vescovo. La scelta ascetica attribuita a Grato appartiene quindi alla tradizione agiografica e non può essere verificata indipendentemente attraverso le testimonianze del VII secolo.
La morte e le reliquie La data della morte di Grato non è conservata nelle fonti storiche più antiche. Gli Acta Sanctorum lo collocano genericamente alla metà del VII secolo. La storia delle reliquie è meglio attestata. Secondo la documentazione raccolta negli Acta Sanctorum, nel 977 le reliquie attribuite al vescovo di Chalon furono trasferite a Paredum. La traslazione costituisce una testimonianza importante per la storia del culto, ma non permette di ricostruire con certezza il luogo originario della sepoltura né di risolvere ogni questione relativa all'identificazione delle reliquie.
Il culto La memoria di Grato è fissata all'8 ottobre. La tradizione liturgica di Chalon-sur-Saône conserva una celebrazione propria di Gratus Cabilonensis, con formulari della Messa e una sequenza dedicati al vescovo. La festa dell'8 ottobre è inoltre attestata nella tradizione liturgica medievale della Chiesa di Chalon. Gli Acta Sanctorum ricordano che Grato era celebrato con particolare solennità in tale data. Il culto è dunque storicamente attestato, mentre non è documentato un procedimento formale di canonizzazione secondo le procedure ecclesiastiche moderne. La sua venerazione appartiene alla tradizione dei culti locali sorti prima dell'istituzione delle procedure canoniche centralizzate.
Cronologia - VII secolo, prima metà: Grato diviene vescovo di Chalon-sur-Saône; la data precisa dell'elezione non è documentata. - 647-653: si colloca in questo intervallo il concilio di Chalon-sur-Saône al quale Grato partecipa come vescovo; la datazione intorno al 650 è oggi comunemente accolta. - 22 giugno 654: un'ulteriore attestazione collega Grato all'assemblea di Clichy. - Dopo il 654: deve essere collocata la morte di Grato, se l'attestazione di Clichy riguarda il medesimo vescovo; giorno e anno non sono documentati. - 977: le reliquie attribuite a Grato sono trasferite a Paredum. - 8 ottobre: memoria liturgica di San Grato di Chalon.
Valutazione storico-critica - L'esistenza storica di Grato come vescovo di Chalon-sur-Saône è ben attestata da documenti del VII secolo, mentre non sono conosciuti dati affidabili sulla sua nascita, sulla famiglia o sulla formazione. - La partecipazione al concilio di Chalon, datato tra il 647 e il 653 e generalmente intorno al 650, costituisce la principale testimonianza contemporanea sulla sua attività episcopale. - L'attestazione del 654 a Clichy è incompatibile con una morte collocata nel 652. La data del 652, oggi frequentemente ripetuta nei repertori agiografici, non è quindi sufficientemente fondata come data della morte. - La Vita di Grato è una fonte tarda. La sua narrazione sull'elezione episcopale, il ritiro in una cella e la morte appartiene alla tradizione agiografica e non trova conferma nelle fonti contemporanee del VII secolo. - La storia delle reliquie offre un'attestazione concreta del culto: nel 977 è ricordata la traslazione delle reliquie attribuite a Grato a Paredum. - La festa dell'8 ottobre e la presenza di Grato nella liturgia di Chalon attestano una venerazione locale consolidata. - Non risultano elementi sufficienti per ricostruire una biografia dettagliata oltre il suo ministero episcopale documentato e la successiva storia del culto. - Grato di Chalon-sur-Saône deve essere distinto dagli altri santi omonimi, in particolare dai vescovi Grato di Aosta e Grato di Oloron. La forma latina Gratus Cabilonensis identifica specificamente il vescovo di Chalon.
Fonti e bibliografia essenziale - Vita sancti Grati episcopi confessoris, BHL 3635, tradizione agiografica di Chalon-sur-Saône, pubblicata in Acta Sanctorum, Octobris, IV, Bruxelles 1780, pp. 286-290. La Vita è una fonte tarda e non contemporanea al vescovo. - Acta Sanctorum, Octobris, IV, commentario a San Grato di Chalon-sur-Saône, pp. 281-290, con esame delle testimonianze sul vescovo, della Vita, del culto e della traslazione delle reliquie. - C. De Clercq, Concilia Galliae A. 511-A. 695, Turnhout, Brepols, 1963, p. 308, per la datazione del concilio di Chalon al 647-653. - O. Pontal, Die Synoden im Merowingerreich, Paderborn, 1986, pp. 193-197, per il concilio di Chalon e il contesto ecclesiastico merovingio. - A. Duchesne, Fastes épiscopaux de l'ancienne Gaule, II, Paris, 1910, pp. 193-194, per la successione dei vescovi di Chalon e la posizione di Grato nella cronotassi. - A. Molinier, Les Sources de l'histoire de France des origines aux guerres d'Italie, I, Paris, 1901, p. 136, per la valutazione critica della Vita di Grato. - Concilia Galliae, per i canoni del concilio di Chalon del VII secolo e la presenza dell'episcopato franco. Autore: Giampietro Cattini
San Grato è il tredicesimo vescovo della diocesi soppressa di Chalon-sur-Saône. Nella cronotassi dei vescovi è stato inserito dopo Gelionio (o Gedberino) e prima di Desiderato.
La sede vescovile all’epoca era a Chalon, città in cui fungeva da cattedrale la chiesa di San Vincenzo. La diocesi è documentata per la prima volta verso la metà del IV secolo, con il vescovo Donaziano, la cui attribuzione alla sede di Chalon è talvolta contestata.
Chalon fu sede di ben dodici concili tra il 470 e il 1073. Tra questi si ricordano in particolare: il concilio svoltosi intorno al 647, dove furono promulgati una ventina di canoni sulla disciplina ecclesiastica.
Di San Grato non sappiamo praticamente nulla.
Ci son solo due attestazioni sulla sua esistenza quale vescovo di Chalon-sur-Saône.
La prima quando viene ricordata la sua presenza al concilio dell’episcopato franco tenutosi nella cattedrale di Chalon il 24 ottobre di un anno tra il 647 e il 653 (oggi gli studiosi propendono per il 650).
La seconda quando il suo nome compare in un diploma concesso da re Clodoveo II, all’assemblea di Clichy, il 22 giugno 654, in favore dell’abbazia di Saint-Denis.
La sua festa ricorre l’8 ottobre.
Autore: Mauro Bonato
|