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> Home > Sezione I santi che iniziano con la lettera G > San Gramazio di Salerno Condividi su Facebook

San Gramazio di Salerno Vescovo

Festa: 11 ottobre

† Salerno, Campania, 25 gennaio 490 (?)

E' ricordato dalla tradizione salernitana come uno dei primi vescovi della città e, secondo la cronotassi ecclesiastica locale, il secondo dopo San Bonosio. La sua figura appartiene a una fase molto antica della storia della Chiesa di Salerno, per la quale le fonti sono estremamente frammentarie. Non esistono infatti documenti contemporanei che permettano di ricostruirne la vita, l'episcopato o le circostanze della morte. La sua esistenza e il suo culto sono però sostenuti da una tradizione salernitana antica, dalla presenza di una chiesa a lui dedicata già nel 1026 e da testimonianze epigrafiche medievali e moderne legate alle sue reliquie. Un'iscrizione rinvenuta nel 1670 nella chiesa di San Gramazio registrava la depositio del vescovo al 25 gennaio, durante il consolato di Probo, e fu interpretata come riferita al 25 gennaio 490. Studi successivi hanno tuttavia osservato che la cronologia dei primi vescovi salernitani non consente di considerare tale data definitivamente acquisita. La prima redazione scritta della sua Vita oggi conosciuta risale soltanto a un codice liturgico del 1434 e contiene soprattutto temi agiografici convenzionali. Il culto di Gramazio è attestato liturgicamente e artisticamente nella storia della Chiesa salernitana.

Etimologia: Dal latino, collegato a grammaticus, con il significato di 'grammatico', 'letterato'.


Le notizie su Gramazio (Grammazio, Grammatius, Gramatius) sono molto tarde rispetto all'epoca alla quale viene assegnato. La più antica lista episcopale salernitana conservata nel Liber Confratrum, la cui redazione risale all'XI secolo, comprende una successione di primi vescovi nella quale Gramazio occupa il secondo posto dopo Bonosio. La stessa tradizione è riflessa nelle iscrizioni promosse dall'arcivescovo Alfano I nel 1081 per la sistemazione delle reliquie dei santi vescovi salernitani nella cripta della cattedrale. Il nome di Gramazio compare nella relativa iscrizione, anche se successivamente venne cancellato.
L'attribuzione a Gramazio del secondo posto nella successione episcopale non equivale tuttavia alla possibilità di ricostruire con sicurezza la cronologia del suo episcopato. Gli studi sulla Chiesa salernitana delle origini sottolineano infatti la distanza cronologica tra le prime attestazioni sicure e le liste episcopali medievali. Il primo vescovo di Salerno storicamente documentato attraverso una fonte contemporanea è Gaudenzio, che partecipò al sinodo romano del 499 sotto papa Simmaco. Gramazio appartiene quindi a una fase precedente o prossima a quella prima documentazione, ma la durata e la collocazione precisa del suo episcopato non sono stabilibili con certezza.

La tradizione agiografica
Una Vita sancti Gramatii episcopi Salernitani fu trasmessa in un codice liturgico datato al 1434. Il testo non offre elementi sufficienti per ricostruire una biografia storica del vescovo. La studiosa Amalia Galdi ha osservato che la narrazione si limita sostanzialmente a motivi agiografici tradizionali utilizzati per delineare il modello del santo vescovo.
La versione più ampia della tradizione, ripresa da Gaspare Musca nel Catalogus episcoporum et archiepiscoporum Salernitanorum del 1594 e successivamente da Ferdinando Ughelli e dagli Acta Sanctorum, presenta Gramazio come uomo di nobile origine, dedito fin dall'infanzia alla vita cristiana e alla carità verso i poveri. Dopo la morte del vescovo Bonosio sarebbe stato eletto suo successore, nonostante la propria riluttanza. Come pastore avrebbe continuato a dedicarsi ai poveri, alla predicazione, alla preghiera, ai digiuni e alla vita ascetica. Questi elementi appartengono però alla tradizione agiografica tarda e non possono essere utilizzati come dati biografici indipendentemente documentati. Gli stessi Acta Sanctorum del 1868 sottolineavano la debolezza documentaria dell'elogio tramandato da Musca e rilevavano che il suo contenuto derivava dal Breviario salernitano.

La data della morte
La data del 25 gennaio 490 deriva da un'iscrizione rinvenuta il 29 marzo 1670 durante la demolizione della chiesa di San Gramazio, ordinata dall'arcivescovo Gregorio Carafa. La lapide, oggi perduta, fu trascritta dal notaio Matteo Alfano. Il testo venne interpretato come:
Depositio sanctae memoriae Grammatii episcopi sub die VIII kalendas februarias consule Probo viro clarissimo iuniore, qui vixit in pace annis XLI.
La formula indica la deposizione di Gramazio, vescovo, all'ottavo giorno prima delle calende di febbraio, sotto il consolato di Probo, e aggiunge che egli visse in pace per quarantuno anni. Il consolato di Flavio Probo Fausto iuniore corrisponde al 490, da cui deriva la data del 25 gennaio 490.
La data non è però unanimemente accettata come certa. Amalia Galdi ha segnalato anche una diversa interpretazione, che colloca la morte nel 525 e considera i quarantuno anni dell'iscrizione non necessariamente come l'età anagrafica del vescovo, ma eventualmente come durata dell'episcopato. La questione è resa più complessa dalla cronologia incerta degli altri primi vescovi salernitani.

La profezia relativa a San Matteo
Alla figura di Gramazio è stata collegata anche la tradizione secondo cui egli avrebbe preannunciato l'arrivo a Salerno delle reliquie dell'apostolo ed evangelista Matteo. Secondo la tradizione agiografica, poco prima della morte il vescovo avrebbe annunciato che la Chiesa salernitana sarebbe stata presto arricchita da un grande tesoro celeste. Gli Acta Sanctorum collegano questo racconto alla successiva traslazione delle reliquie di San Matteo da Paestum a Salerno nel 954.
L'episodio non costituisce tuttavia una testimonianza contemporanea alla vita di Gramazio. La formulazione della profezia appartiene alla tradizione agiografica e liturgica successiva e non può essere utilizzata come prova storica di un incontro o di una previsione realmente pronunciata dal vescovo.

Il culto e la chiesa di San Gramazio
Il culto di Gramazio è meglio documentato della sua biografia. Una chiesa dedicata a lui era certamente esistente a Salerno nel 1026. La documentazione medievale permette di seguirne successivamente la presenza nel tessuto ecclesiastico della città. Una bolla di papa Alessandro II del 1067 ricorda la chiesa di San Gramazio tra i beni dell'episcopio salernitano. La chiesa era situata nell'area dell'attuale largo Abate Conforti, presso la porta Rotense.
La chiesa parrocchiale venne demolita nel 1670 per disposizione dell'arcivescovo Gregorio Carafa. Il 29 marzo dello stesso anno, durante i lavori, vennero rinvenuti il sepolcro e le reliquie attribuite a Gramazio. Le ossa, contenute in un'urna lignea ormai deteriorata, furono raccolte e trasferite nella Cattedrale. La chiesa venne successivamente ricostruita e rimase legata alla memoria del santo fino alla soppressione della parrocchia nel XIX secolo.

La testimonianza del 1081
Nel 1081 l'arcivescovo Alfano I fece collocare nella cripta della Cattedrale una lastra relativa alle reliquie dei santi vescovi e confessori salernitani. Il nome di Gramazio vi compare nella sequenza epigrafica, ma risulta successivamente scalpellato. La scheda del Catalogo Generale dei Beni Culturali rileva che lo scomparto destinato a Gramazio era vuoto e interpreta la cancellazione come collegata alla diversa collocazione delle sue reliquie.
La ricostruzione della Custodia delle reliquie dell'Arcidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno propone una diversa lettura cronologica: secondo questa interpretazione, il corpo di Gramazio sarebbe rimasto nella cripta almeno fino al 1081 e sarebbe stato trasferito successivamente nella chiesa cittadina a lui dedicata. La cancellazione del nome sulla lastra costituirebbe l'indizio di tale trasferimento.

Le reliquie
Nel 1670 le reliquie attribuite a Gramazio furono trasferite nella Cattedrale e collocate nella cappella del Reliquiario. La Custodia delle reliquie dell'Arcidiocesi riferisce che esse risultano oggi disperse. Una diversa testimonianza documenta tuttavia la conservazione a Torchiati di Montoro, in provincia di Avellino, di una porzione distale dell'omero sinistro attribuita a San Gramazio, ricognita e nuovamente confezionata nel 2022. L'attribuzione della reliquia appartiene alla tradizione cultuale e non equivale a una identificazione scientifica dell'individuo.

La memoria artistica
La memoria di Gramazio rimase presente nella Cattedrale di Salerno. Nella cripta, nell'abside dedicata ai Santi Confessori, sono presenti raffigurazioni del santo. Il Catalogo Generale dei Beni Culturali conserva inoltre la documentazione di un busto marmoreo di San Grammazio realizzato da Francesco Ragozzino nel 1748-1759, raffigurato con mitra, piviale e libro. La scultura appartiene alla decorazione settecentesca della cripta e testimonia la continuità della venerazione locale.

Curiosità
- Il nome di Gramazio compare in una lapide del 1081 insieme a quello di altri antichi vescovi salernitani, ma venne successivamente scalpellato, probabilmente in relazione allo spostamento delle reliquie.
- La più antica versione scritta conosciuta della sua Vita è contenuta in un codice liturgico del 1434, oltre nove secoli dopo la data tradizionale della morte.
- La tradizione agiografica gli attribuisce la profezia dell'arrivo a Salerno delle reliquie di San Matteo, traslate da Paestum nel 954.

Cronologia
- 490 - Data tradizionale della morte di Gramazio, ricavata dall'iscrizione rinvenuta nel 1670; la cronologia è discussa e una diversa interpretazione propone il 525.
- 1026 - È attestata a Salerno una chiesa dedicata a San Gramazio.
- 1067 - Una bolla di papa Alessandro II menziona la chiesa di San Gramazio tra i beni dell'episcopio salernitano.
- 1081 - Una lastra commissionata dall'arcivescovo Alfano I ricorda Gramazio tra i santi vescovi salernitani; il suo nome sarà successivamente cancellato.
- 1434 - Un codice liturgico salernitano conserva la prima versione scritta conosciuta della Vita sancti Gramatii episcopi Salernitani.
- 1594 - Gaspare Musca pubblica il Catalogus episcoporum et archiepiscoporum Salernitanorum e trasmette un elogio di Gramazio derivato dal Breviario salernitano.
- 29 marzo 1670 - Durante la demolizione della chiesa di San Gramazio, l'arcivescovo Gregorio Carafa rinviene il sepolcro e le reliquie attribuite al santo, insieme all'iscrizione relativa alla sua deposizione.
- 21 ottobre 1692 - È documentata la ricostruzione della chiesa parrocchiale di San Gramazio.
- 1868 - Gli Acta Sanctorum dedicano a Gramazio una trattazione critica, attestando il culto ecclesiastico e rilevando l'incertezza della cronologia del suo episcopato.
- 1957 - Le reliquie dei santi rinvenute nella cripta della Cattedrale vengono trasferite nella nuova cappella del Reliquiario; quelle attribuite a Gramazio non risultano successivamente reperibili nella Cattedrale.
- 2022 - Una porzione distale dell'omero sinistro attribuita a San Gramazio viene ricognita e nuovamente confezionata nella chiesa del Santissimo Salvatore a Torchiati di Montoro.

Valutazione storico-critica
- L'esistenza storica di Gramazio come figura appartenente alla memoria episcopale salernitana è sostenuta da una tradizione medievale consolidata, dalla chiesa a lui dedicata attestata nel 1026, dalla memoria epigrafica del 1081 e dalla continuità del culto locale.
- La collocazione di Gramazio tra i primi vescovi di Salerno è antica, ma l'ordine della successione non consente da solo di ricostruire una cronologia sicura. Il primo vescovo salernitano attestato da una fonte contemporanea è Gaudenzio, presente al sinodo romano del 499.
- La data del 25 gennaio 490 deriva dalla trascrizione seicentesca di un'iscrizione oggi perduta. La lettura epigrafica proposta da Crisci identifica il consolato di Probo con il 490, ma studi successivi hanno segnalato anche una possibile datazione al 525.
- La Vita di Gramazio non costituisce una fonte biografica contemporanea. La prima versione scritta conosciuta risale al 1434 e presenta prevalentemente topoi agiografici, senza elementi sufficienti per ricostruire storicamente la vita e l'episcopato.
- Le notizie sulla nobiltà della famiglia, sull'elezione dopo Bonosio, sull'attività caritativa, sull'ascesi personale e sui miracoli appartengono alla tradizione agiografica trasmessa dal Breviario e da autori dell'età moderna. Gli Acta Sanctorum ne riconoscono il valore per la storia del culto, ma ne mettono in dubbio l'attendibilità come documentazione storica puntuale.
- Il culto di Gramazio è storicamente meglio attestato della sua biografia. Una chiesa a lui dedicata esisteva nel 1026 e la devozione locale è documentata anche dalla tradizione liturgica, dalle reliquie attribuitegli e dalle rappresentazioni artistiche della Cattedrale.
- La cancellazione del nome di Gramazio dalla lastra del 1081 è un dato epigrafico certo; l'interpretazione più plausibile è collegata allo spostamento delle reliquie, ma la data e le circostanze del trasferimento non sono documentate.
- L'attribuzione attuale di una porzione ossea conservata a Torchiati di Montoro appartiene alla continuità del culto delle reliquie, ma non permette da sola di stabilire scientificamente l'identità del soggetto cui appartennero i resti.
- La festa dell'11 ottobre è attestata dagli Acta Sanctorum e dalla tradizione liturgica salernitana antica; una pagina storica dell'Arcidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno indica invece il 12 ottobre. La divergenza delle attestazioni liturgiche rimane documentata.
- La tradizione relativa alla profezia dell'arrivo delle reliquie di San Matteo è un elemento agiografico posteriore e non una testimonianza contemporanea alla vita di Gramazio.

Fonti e bibliografia essenziale
- Acta Sanctorum, October, vol. V, 11 ottobre, Parigi-Roma 1868, pp. 671-673, De S. Grammatio episcopo confessore Salerni in Regno Neapolitano.
- Amalia Galdi, Grammazio, un vescovo sanctae memoriae nella Salerno medievale, in 'Schola Salernitana. Annali', VII-VIII, 2002-2003, pp. 10-26.
- Amalia Galdi, Alfredo M. Santoro, Le diocèse de Salerne au Moyen Âge: dynamiques historiques et organisation de l'espace, in 'Belvedere Meridionale', 27, 2015, n. 2, pp. 48-71.
- Generoso Crisci, Il cammino della Chiesa salernitana nell'opera dei suoi vescovi, vol. I, Napoli-Roma 1976, pp. 60-91. L'interpretazione dell'iscrizione di Gramazio è riportata e discussa dalla bibliografia successiva.
- Catalogo Generale dei Beni Culturali, Lastra tombale 1081, Salerno, con l'iscrizione relativa alle reliquie dei santi confessori e la cancellazione del nome di Gramazio.
- Sergio Antonio Capone, Beati e Santi: nuove acquisizioni, Q.S.C.R.A.S., Arcidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno, novembre 2023, pp. 7-9, sulla storia delle reliquie attribuite a Gramazio e sull'iscrizione rinvenuta nel 1670.
- Arcidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno, Storia dei Vescovi a Salerno, sezione dedicata a San Grammazio.
- Gaspare Musca, De Salernitanae Ecclesiae Episcopis et Archiepiscopis Catalogus, Napoli 1594, fonte della tradizione agiografica ripresa successivamente da Ughelli e dagli Acta Sanctorum.

Autore: Giampietro Cattini
 


 

San Grammazio o Gramazio è il secondo vescovo di Salerno. Nella cronotassi della diocesi figura dopo il protovescovo San Bonosio.
La sua attestazione c’è nel portale ufficiale della Diocesi, anche se in alcuni testi viene chiamato Gramazio (Bibliotheca Sanctorum).
Della vita di questo santo non sappiamo nulla, in quanto non sono rimasti documenti sui primi vescovi di Salerno.
Di sicuro sappiamo che nel 1026 esisteva in città una chiesa a lui dedicata, che essendo parrocchia, viene ricordata nel sinodo celebrato dall’arcivescovo Marco Antonio Marsilio Colonna nel 1579. Tale chiesa fu soppressa come parrocchia nel 1846.
Inoltre sulla presenza di questo santo presule, il 29 marzo 1670, l’arcivescovo Gregorio Carafa, che aveva decretato la demolizione di quella chiesa, aveva ritrovato una lapide in cui era incisa la data della sua morte il 25 gennaio 490, all’età di 41 anni.
Un’ulteriore attestazione della sua esistenza si è avuta in occasione della traslazione delle reliquie, nel febbraio 1957,  quando nella copertura del loculo contenete i resti dei primi vescovi di Salerno è stata rinvenuta una lapide posta nel 1081 dall’arcivescovo Alfano I. In quella lapide era ricordato il nome di San Gramazio, scalpellato, perché con grande probabilità le sue reliquie erano state sistemate altrove.
La sua festa era fissata all’11 ottobre.


Autore:
Mauro Bonato

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Aggiunto/modificato il 2026-09-23

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