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Beato Luciano Galan Sacerdote e martire

Festa: 12 maggio

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Golinhac, Francia, 9 dicembre 1921 – Paksong, Laos, 12 maggio 1968

Padre Lucien Galan, della Società delle Missioni Estere di Parigi, iniziò il suo ministero a Xichang, nella regione cinese del Sichuan, ma nel novembre 1950 venne catturato e imprigionato, poi posto sotto sorveglianza. Infine venne espulso dalla Cina e arrivò a Hong Kong, dopo un lungo viaggio, nel gennaio 1952. La sua nuova destinazione fu la missione di Pakse in Laos, ma nel 1956 si trasferì tra le popolazioni di etnia kha, minoranza che abitava i villaggi di montagna. Nel febbraio 1960 prese il posto del confratello padre René Dubroux, ucciso l’anno prima, in una zona dove si scontravano fazioni laotiane rivali. Domenica 12 maggio 1968, mentre era accompagnato dagli allievi catechisti Thomas Khampheuane Inthirath e Khamdi alla volta di un villaggio, cadde in un’imboscata: fu trascinato fuori dal suo veicolo e ucciso a colpi d’arma da fuoco, mentre Thomas morì sul colpo, al suo fianco; Khamdi riportò solo qualche ferita. Padre Lucien Galan, Thomas Khampheuane Inthirath e padre René Dubroux sono stati beatificati l’11 dicembre 2016 a Vientiane, nel Laos, insieme ad altri quattordici tra sacerdoti e laici.



Vocazione e formazione
Lucien Galan nacque il 9 dicembre 1921 a Golinhac, nella regione francese dell’Aveyron e nel territorio della diocesi di Rodez. Figlio di contadini, compì gli studi secondari al Collège de l'Immaculée-Conception di Espalion e, dal 1942 al 1946, fu allievo del Seminario maggiore di Rodez.
Il settembre 1946 entrò nel Seminario della Società delle Missioni Estere di Parigi e vi continuò la sua formazione fino all’ordinazione sacerdotale, avvenuta il 29 giugno 1948. La sua destinazione missionaria fu il Vicariato apostolico del Sichang in Cina, verso il quale partì il 15 dicembre 1948.

Missionario in Cina
Dopo un viaggio a cavallo attraverso la regione dello Yunnan, inframmezzato da tappe di riposo, arrivò a Sichang il 31 marzo 1949. Per qualche mese rimase nella sede del Vicariato, per familiarizzare con la lingua cinese e iniziare a conoscere gli usi e i costumi del luogo. La sua prima impressione della Cina, registrata nelle lettere agli amici, fu entusiastica e allo stesso tempo consapevole dei contrasti e della grande miseria che vi regnava.
Sul finire del 1949 venne inviato al sud della zona di missione, a Hweilli, dove si confrontò con abitanti intenti al brigantaggio e alla guerriglia nelle aree di montagna. In effetti, l’espansione comunista non tardò ad arrivare anche in quella provincia.

Arresto ed espulsione
Il 15 novembre 1950, padre Galan fu arrestato e accusato di complicità con i ribelli, a causa delle sue numerose uscite per visitare i cristiani dei vari villaggi. Due giorni dopo fu portato nella prigione di Hweili, ma le accuse contro di lui crollarono quando spiegò che, essendo da poco in Cina, non capiva ancora bene la lingua cinese.
Costretto all’inattività, poteva ancora dare notizie di sé e di come i cinesi venivano rieducati alle dottrine marxiste tramite sedute d’indottrinamento e processi popolari. Sul finire del 1951 venne trasferito a Sichang e, nel mese di dicembre, espulso dalla Cina.
L’8 gennaio 1952 arrivò a Hong Kong, all’epoca protettorato inglese, insieme al vicario apostolico monsignor Baudry e ai padri missionari Cuzon e Galan, già bloccati come lui. In un’altra sua lettera mostrò come le sue impressioni fossero decisamente cambiate: la Cina si era trasformata nell’inferno sulla terra.
«Quando siamo partiti da Houilli», scrisse, «i cristiani e molti pagani sono venuti discretamente a salutarci piangendo. Molti avevano la speranza che lo loro prova sarebbe stata breve. Io non penso che la maggior parte delle persine sia comunista in Cina. Molti sono influenzati dai processi iniqui. Le prigioni rigurgitano d’innocenti e ci sono forzati dappertutto. I mesi più terribili sono stati gli scorsi aprile e maggio: ogni giorno, nella piccola città dov’ero in residenza sorvegliata, ci sono state esecuzioni. Duravano ore intere. I condannati subivano l’esecuzione dopo essere stati insultati e caricati di colpi. Era proibito seppellire i cadaveri…».

Nella missione del Laos
Dopo qualche settimana di riposo, padre Lucien fu assegnato al Vicariato apostolico di Thakhek in Laos: lasciò quindi Hong Kong il 26 gennaio 1952 e raggiunse la sua nuova destinazione nell’aprile seguente.
Incaricato del villaggio di Nason presso Pakse, si diede allo studio della lingua lao, così da poter prendere contatto, tra il 1953 e il 1954, con le popolazioni di etnia kha, nel nord-ovest del Paese. Iniziò a visitarle benché, nascosti tra le montagne, ci fossero guerriglieri del Viet Minh, gruppo di ribellione comunista.
Preoccupato per la situazione, era tuttavia persuaso di quanto espresse nel Bollettino interparrocchiale che giungeva alle parrocchie del suo paese natale, nel numero del giugno 1953: «Non è la persecuzione che distrugge la religione, quanto piuttosto l’esempio dei cattivi cristiani. Qui, per gli indigeni, un Europeo è un cristiano. Cristiano ed Europeo è un solo concetto nello spirito della gente. Purtroppo, gli occidentali tradiscono apertamente l’ideale religioso che dovrebbero rappresentare».
Nel 1955 intraprese il progetto di occuparsi dei lebbrosi: per questo motivo, visitò alcuni lebbrosari nella zona di Saigon e di Djiring. L’anno seguente prese dimora in una piccola casa, che fungeva anche da cappella, dove accoglieva quanti, degli otto villaggi kha ma non solo, gli chiedevano di diventare cristiani.
Nella missione di Nason c’erano già molti laotiani che si preparavano al Battesimo: nel 1957 ebbero una chiesa nuova, benedetta e inaugurata da padre Lucien. Dal giugno 1957 al dicembre 1958 fu momentaneamente parroco a Pakse; poco dopo, dal 9 aprile 1959 al 23 febbraio 1960, prese un periodo di riposo da trascorrere in Francia.

Il rischio aumenta
Rientrato in Laos, fu incaricato della missione di Muong-Khrai, al limite della zona all’epoca controllata dal gruppo comunista del Pathet Lao da una parte, dalle truppe governative dall’altra. Dovette sostituire il confratello padre René Dubroux, ucciso l’anno prima.
Molto spesso, specie nel 1962, padre Lucien fu arrestato e subito dopo liberato e correva costantemente il rischio di trovarsi su piste minate. Ciò nonostante, era pieno di progetti e di realizzazioni da portare a termine, mentre il numero di cristiani cresceva seppure in situazione di guerriglia. Gradualmente, però, i suoi resoconti lasciarono il posto alla descrizione della guerra e dei pericoli che aumentavano.

La morte
Il 15 aprile 1968, padre Lucien scrisse alla sua famiglia per annunciare il suo arrivo per un nuovo periodo di congedo, che aveva rimandato perché un altro missionario ne aveva più bisogno di lui: «Compiamo questo sacrificio per la pace in Laos e in tutto il Sud-est asiatico».
L’11 maggio 1968 partì per i villaggi di Nong Mot e Nong I-Ou, per sostituire un altro confratello. La mattina seguente, dopo aver celebrato due Messe, verso le 9.30 lasciò Nong I-Ou per andare in un altro villaggio per celebrare anche là. Di passaggio per la scuola catechistica di Paksong, venne raggiunto da due apprendisti catechisti, Thomas Khampheuane Inthirath e il suo amico Khamdi, che si offrirono volontari per accompagnarlo.
Giunti a quindici chilometri da Paksong, i tre caddero in un’imboscata: Thomas morì sul colpo, mentre Khamdi fu ferito a una gamba. Secondo la testimonianza lui che rese in seguito, padre Lucien fu ferito gravemente dagli spari diretti contro il suo veicolo. Due soldati, che parlavano vietnamita, lo tirarono fuori e lo spinsero poco più avanti: di lì a poco, si sentirono due colpi d’arma da fuoco.
Mentre Khamdi fu soccorso da alcuni militari di un posto di blocco, i cadaveri degli altri due furono recuperati a fatica il giorno seguente e portati a Pakse, dove si svolse la celebrazione dei funerali.

La causa di beatificazione
Una spiegazione plausibile per l’accaduto è che padre Lucien Galan sia stato ucciso in quanto capo spirituale di numerosi villaggi, che erano rimasti fedeli al governo centrale: colpendo lui, si sperava di seminare il terrore tra gli abitanti.
Per questo motivo, insieme al catechista Thomas Khampheuane Inthirath e al già citato padre René Dubroux, è stato inserito in un elenco di quindici tra sacerdoti, diocesani e missionari, e laici, uccisi tra Laos e Vietnam negli anni 1954-1970 e capeggiati dal sacerdote laotiano Joseph Thao Tiên.
La fase diocesana del loro processo di beatificazione, ottenuto il nulla osta dalla Santa Sede il 18 gennaio 2008, si è svolta a Nantes (di cui era originario un altro dei potenziali martiri, padre Jean-Baptiste Malo) dal 10 giugno 2008 al 27 febbraio 2010, supportata da una commissione storica.
A partire dalla fase romana, ovvero dal 13 ottobre 2012, la Congregazione delle Cause dei Santi ha concesso che la loro “Positio super martyrio”, consegnata nel 2014, venisse coordinata, poi studiata, congiuntamente a quella di padre Mario Borzaga, dei Missionari Oblati di Maria Immacolata, e del catechista Paul Thoj Xyooj (la cui fase diocesana si era svolta a Trento).

L’accertamento del martirio e la beatificazione
Il 27 novembre 2014 la riunione dei consultori teologi si è quindi pronunciata favorevolmente circa il martirio di tutti e diciassette. Questo parere positivo è stato confermato il 2 giugno 2015 dal congresso dei cardinali e vescovi della Congregazione delle Cause dei Santi, ma solo per Joseph Thao Tiên e i suoi quattordici compagni: padre Borzaga e il catechista, infatti, avevano già ottenuto la promulgazione del decreto sul martirio il 5 maggio 2015. Esattamente un mese dopo, il 5 giugno, papa Francesco autorizzava anche quello per gli altri quindici.
La beatificazione congiunta dei diciassette martiri, dopo accaniti dibattiti, è stata infine fissata a domenica 11 dicembre 2016 a Vientiane, nel Laos. A presiederla, come inviato del Santo Padre, il cardinal Orlando Quevedo, arcivescovo di Cotabato nelle Filippine e Missionario Oblato di Maria Immacolata. La memoria liturgica di tutto il gruppo cade il 16 dicembre, anniversario del martirio del Missionario Oblato di Maria Immacolata padre Jean Wauthier.


Autore:
Emilia Flocchini

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Aggiunto/modificato il 2017-01-11

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