San Gottardo Pallastrelli

Nobiluomo

Festa: 5 novembre

Nascita-morte: XIV sec.

Immagini di San Gottardo Pallastrelli Nobiluomo

Nascita - morte:
XIV sec.

Festa:
5 novembre

Etimologia:
Deriva da elementi germanici riconducibili a god, Dio, e hard, forte o valoroso.

Emblema:
Rappresentato nell’atto di ritrarre san Rocco

Categoria: I santi che iniziano con la lettera G

Calendario: I santi del 5 novembre

E' una figura della tradizione religiosa piacentina, ricordata come nobiluomo che avrebbe soccorso san Rocco durante la malattia e ne sarebbe diventato discepolo. Il racconto è ambientato presso Sarmato, nel territorio di Piacenza, e collega il protagonista al celebre episodio del cane che portava pane al pellegrino appestato. La sua biografia, tuttavia, è tramandata soprattutto da testi agiografici di età posteriore e presenta questioni irrisolte: il cognome Pallastrelli non compare in una versione piacentina del 1604 e la data del 1322 non può essere assunta come certa. Due manoscritti dei secoli XVII e XVIII relativi alla sua vita sono segnalati nell’archivio della famiglia Pallastrelli conservato presso l’Archivio di Stato di Piacenza. Il culto è ricordato il 5 novembre nell’ambito della memoria dei santi della Chiesa locale.

Biografia

A cura di Giampietro Cattini

E' noto soprattutto per il suo legame con la narrazione agiografica di san Rocco. Secondo questa tradizione, Rocco, impegnato nell’assistenza agli appestati durante un viaggio nell’Italia settentrionale, contrasse a sua volta la malattia e si ritirò in un luogo isolato presso Sarmato, non lontano da Piacenza. Un cane gli avrebbe portato quotidianamente del pane. Il proprietario dell’animale, un nobile chiamato Gottardo, ne avrebbe seguito i movimenti fino a incontrare il pellegrino infermo.
I racconti descrivono l’avvicinamento del nobiluomo al malato e il successivo mutamento della sua vita. Gottardo, colpito dall’esempio di Rocco, avrebbe accolto il suo insegnamento religioso e abbandonato gli agi per dedicarsi alla carità. Alcune versioni aggiungono che avrebbe distribuito i beni ai poveri. Si tratta di episodi appartenenti alla tradizione, non di avvenimenti provati da testimonianze coeve.
La collocazione del racconto a Sarmato è diventata un elemento importante della memoria religiosa locale. Il castello, la selva e il luogo del rifugio del pellegrino formano uno scenario riconoscibile, ancora oggi richiamato nella valorizzazione culturale del territorio. L’associazione di Gottardo con il castello e con la famiglia Pallastrelli, tuttavia, richiede cautela: non tutte le versioni più antiche identificano il personaggio con quel cognome.
Un testo stampato a Piacenza nel 1604, intitolato La Vita di S. Rocco, con dedicatoria della confraternita piacentina di San Rocco, parla di un nobile chiamato Gottardo presso un piccolo castello, ma non ne indica il cognome Pallastrelli e non nomina espressamente Sarmato nel passo relativo all’incontro. La distinzione è significativa, perché permette di riconoscere un nucleo narrativo antico senza retroproiettare su di esso ogni dettaglio delle tradizioni successive.
La famiglia Pallastrelli è realmente attestata nella storia di Piacenza. L’Archivio di Stato ricorda documenti familiari a partire dal Medioevo e segnala due manoscritti del XVII e XVIII secolo sulla vita di san Gottardo Pallastrelli. L’esistenza di questi testi prova che in età moderna la figura era oggetto di interesse agiografico e familiare; non costituisce, da sola, una conferma indipendente degli eventi attribuiti al XIV secolo.
Un’altra tradizione collega Gottardo alla realizzazione di un’immagine di san Rocco presso la chiesa di Santa Maria in Betlemme a Piacenza, poi conosciuta come Sant’Anna. Il nobiluomo sarebbe stato il primo a raffigurare il santo pellegrino, fissandone i tratti dopo averlo conosciuto. Anche questa attribuzione appartiene alla storia della memoria di Rocco e di Gottardo: non è stato identificato un documento contemporaneo che permetta di riconoscere con certezza l’opera e il suo autore.
Le raffigurazioni posteriori mostrano la persistenza della tradizione. È ricordato un dipinto secentesco di autore ignoto nel quale Gottardo ritrae san Rocco, oltre a un’immagine ottocentesca conservata a Vigolo Val Nure. La sua fama locale si è così sviluppata attraverso narrazioni, luoghi e immagini, più che attraverso una successione verificabile di episodi biografici.
La memoria del 5 novembre si colloca nel contesto della celebrazione dei santi della Chiesa piacentina. Non essendo nota la data della morte, la ricorrenza non va intesa come anniversario storicamente accertato. Anche il titolo di santo riflette la tradizione locale, mentre non risulta documentato un provvedimento formale di canonizzazione.

Biografia

A cura di Mauro Bonato

Tra i santi della diocesi di Piacenza e Bobbio, è ricordato San Gottardo Pallastrelli. E’ tradizione che San Gottardo abbia incontrato San Rocco tra i boschi nelle vicinanze di Sarmato e lo accolse nel suo castello.
Si presume l’avvenimento sia accaduto nell’anno 1322, quando San Rocco stava tornando da Roma.
Il santo di Montpellier riuscì a convincere San Gottardo a cambiare vita, lasciando tutte le sue ricchezze ai poveri.
Si narra che San Gottardo, prima di andarsene dalla sua città, volle lasciare un ricordo del suo maestro dipingendo l’effige di San Rocco nella chiesa di santa Maria in Betlemme, ora detta di sant’Anna a Piacenza accanto all’immagine della Vergine Maria.
Esistono due immagini di San Gottardo Pallastrelli. La prima è un’opera di un pittore ignoto del XVII Secolo, dove lo rappresenta intento a ritrarre San Rocco.  Inoltre a Vigolo Valnure vi è un ovale con la sua immagine realizzata intorno al 1880.
Anche San Gottardo è ricordato nella festa di tutti i santi della chiesa piacentina che si svolge il 5 novembre.

Approfondimenti

Gottardo e la cronologia di san Rocco
La data del 1322, riportata in una tradizione relativa all’incontro, è problematica nel quadro delle diverse cronologie proposte per san Rocco. Le ricostruzioni della vita del pellegrino divergono sensibilmente e non consentono di utilizzare quell’anno come punto fermo. La cronologia di Gottardo dipende quindi da un racconto agiografico la cui datazione resta controversa.

L’archivio della famiglia Pallastrelli
L’Archivio di Stato di Piacenza ha presentato l’inventario del fondo Pallastrelli di Celleri, comprendente documenti dal XII al XX secolo. Fra i materiali segnalati figurano due manoscritti dei secoli XVII e XVIII dedicati alla vita di Gottardo. Il fondo testimonia la continuità della memoria familiare e offre un riferimento concreto per la storia della ricezione del personaggio.

Le immagini e i luoghi della tradizione
La rappresentazione di Gottardo come pittore di san Rocco appartiene all’iconografia locale. La chiesa piacentina di Sant’Anna e il territorio di Sarmato sono luoghi associati al racconto; la loro identificazione geografica non risolve, da sola, le incertezze sull’effettivo svolgimento degli episodi.

Curiosità
- Un racconto piacentino a stampa del 1604 menziona Gottardo senza attribuirgli il cognome Pallastrelli.
- Nell’archivio della famiglia Pallastrelli sono segnalati due manoscritti secenteschi e settecenteschi sulla sua vita.
- Una tradizione iconografica raffigura Gottardo mentre dipinge san Rocco.

Cronologia

- XIV secolo, secondo la tradizione - Epoca nella quale viene collocata la vicenda di Gottardo.
- 1322, secondo una tradizione tarda - Presunto incontro con san Rocco; data non accertata.
- 1604 - Pubblicazione piacentina della Vita di S. Rocco, che ricorda un nobile di nome Gottardo.
- XVII secolo - Testimonianza manoscritta sulla vita di Gottardo, segnalata nell’archivio Pallastrelli.
- XVIII secolo - Secondo manoscritto biografico segnalato nel medesimo fondo.
- Circa 1880 - Realizzazione di un’immagine di Gottardo ricordata a Vigolo Val Nure.
- 5 novembre - Memoria nell’ambito della commemorazione dei santi della Chiesa piacentina.

Valutazione storico-critica

- L’identificazione del Gottardo delle prime narrazioni con un membro della famiglia Pallastrelli non è confermata dal testo piacentino del 1604, che non riporta il cognome.
- Le testimonianze manoscritte dei secoli XVII e XVIII attestano la trasmissione della tradizione, ma sono posteriori di diversi secoli agli avvenimenti narrati.
- La data del 1322 è controversa e non può essere considerata un dato biografico accertato.
- L’incontro con san Rocco, il cane, la rinuncia ai beni e l’esecuzione del ritratto appartengono alla tradizione agiografica.
- La venerazione locale del personaggio è distinta dall’esistenza di un atto formale di canonizzazione, non documentato nelle fonti consultate.
- Non sono accertati nascita, morte, sepoltura e reliquie personali di Gottardo.

Fonti e bibliografia essenziale

- Archivio di Stato di Piacenza, L’archivio Pallastrelli di Celleri, presentazione dell’inventario del fondo e dei due manoscritti agiografici.
- La Vita di S. Rocco, Piacenza, 1604, testo storico descritto e citato negli studi locali sulla devozione piacentina a san Rocco.
- Umberto Battini, San Rocco, l’antica devozione piacentina per il pellegrino, contributo storico sulla tradizione locale e sul testo del 1604.
- Piacenza Welcome, Comune di Sarmato, presentazione storico-culturale dei luoghi della tradizione di san Rocco e Gottardo.

Aggiunto/modificato il 17 ottobre 2026