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Beato Mario Ciceri Sacerdote

Festa: 4 aprile (14 giugno)

Veduggio con Colzano, Monza e Brianza, 8 settembre 1900 – Brentana di Sulbiate, Monza e Brianza, 4 aprile 1945

Mario Ciceri nacque a Veduggio con Colzano, in diocesi di Milano, l’8 settembre 1900. Ancora bambino manifestò la propria vocazione e si formò nelle varie sedi del Seminario diocesano, dopo un iniziale periodo al collegio Gervasoni di Valnegra. Il 14 giugno 1924 venne ordinato sacerdote nel Duomo di Milano ed ebbe come prima destinazione la parrocchia di Sant’Antonino Martire, nella frazione di Brentana di Sulbiate, come assistente dell’oratorio. Non solo i ragazzi e i giovani furono oggetto della sua azione pastorale, ma anche gli ammalati, gli ex carcerati e i soldati al fronte. Il 9 febbraio 1945, mentre tornava in bicicletta da Verderio Inferiore, dove aveva aiutato il parroco nelle confessioni, venne investito da un calesse. Mentre i suoi parrocchiani, specie i giovani, pregavano ed erano disposti perfino a donare il sangue per salvarlo, lui offriva la sua vita per la fine della seconda guerra mondiale e il ritorno a casa dei soldati. Morì quindi due mesi dopo l’incidente, il 4 aprile. È stato beatificato il 30 aprile 2022 nella cattedrale di Santa Maria Nascente a Milano. I suoi resti mortali sono venerati presso la chiesa di Sant’Antonino Martire a Brentana di Sulbiate, sotto l’altare della Madonna, mentre la data stabilita per la sua memoria liturgica è il 14 giugno, giorno anniversario della sua ordinazione sacerdotale.



Una vocazione dall’infanzia
Mario Ciceri nacque a Veduggio (oggi Veduggio con Colzano), in provincia di Monza e Brianza e diocesi di Milano, l’8 settembre 1900. Era il quarto dei sei figli nati da Luigi Ciceri e Colomba Vimercati, contadini, che alla morte di una cognata di Luigi accolsero in casa anche i tredici figli di lei.
Mario crebbe quindi in una famiglia numerosa e molto religiosa. Ricevette il sacramento della Cresima nel maggio 1908 e la Prima Comunione lo stesso mese di due anni dopo. Frequentava sempre la parrocchia e le funzioni religiose, nelle quali prestava servizio come chierichetto.
Fu osservando con attenzione il suo parroco, don Carlo Maria Colombo, che sentì in cuore il desiderio di voler essere come lui: a circa otto anni, dopo la Cresima, lo palesò ai genitori. Loro non furono contrari, ma erano preoccupati per le spese necessarie agli studi.

Gli anni del Seminario

Al termine della terza elementare, Mario partì quindi per il Collegio Gervasoni di Valnegra in provincia e diocesi di Bergamo, una delle località dove all’epoca si formavano i futuri preti ambrosiani. Si distinse a tal punto nel profitto da meritarsi delle borse di studio, così da risolvere, almeno in parte, le questioni economiche.
La prima domenica del 1912, il giovanissimo seminarista vestì la talare e passò a frequentare il ginnasio presso la sede di Seveso del Seminario di Milano. Anche lì si fece notare per le sue doti negli studi, ma anche per il suo genuino spirito di preghiera, come emerge dalle relazioni dei suoi superiori.
Nell’ottobre 1918, quando era in II Liceo, Mario venne inviato al Collegio Rotondi di Gorla Minore: in qualità di prefetto, doveva occuparsi degli allievi di età inferiore alla sua e, allo stesso tempo, beneficiare di un ulteriore sostegno per mantenersi agli studi.

Verso il sacerdozio
Per frequentare il corso di Teologia, passò alla sede di corso Venezia a Milano, a pochi chilometri dal Duomo. Nuovamente si fece apprezzare per le sue migliori doti, mentre si avvicinava il giorno dell’ordinazione sacerdotale.
Le tappe successive si svolsero tutte nel 1923: nei primi mesi dell’anno, Mario ricevette gli ordini minori. Il 26 maggio divenne suddiacono e, il 23 dicembre, diacono. Infine, il 14 giugno 1924, fu ordinato sacerdote nel Duomo di Milano dall’arcivescovo cardinal Eugenio Tosi. L’indomani celebrò la Prima Messa a Veduggio, circondato dai suoi compaesani e festeggiato dai familiari.

Coadiutore a Brentana di Sulbiate
La sua prima destinazione arrivò dopo qualche tempo: don Mario era destinato alla parrocchia di Sant’Antonino martire a Sulbiate; più precisamente, nella frazione di Brentana. In quella località era stata impiantata la casa madre di una nuova comunità religiosa, la Famiglia del Sacro Cuore.
La sua fondatrice, madre Laura Baraggia (Venerabile dal 2016), mentre era sul letto di morte, aveva invitato le consorelle a pregare perché venisse inviato un prete santo, che lavorasse in comune accordo col parroco, don Pietro Mandelli. Non conobbe tuttavia don Mario, perché lui compì il suo ingresso ufficiale in parrocchia il 29 giugno 1924, mentre lei era morta l’anno prima.
Il parroco aveva già incontrando il suo futuro vicario, perché a sua volta era stato coadiutore, proprio a Veduggio, e aveva assistito alla sua vestizione clericale. Conoscendo quindi le sue doti, chiese di averlo nella sua parrocchia.

Prete d’oratorio
In quanto prete novello, l’incarico preciso di don Mario era quello di occuparsi dell’oratorio: iniziò quindi a curare il catechismo e, per educare i ragazzi all’amore verso la Chiesa e la liturgia, fondò una “Schola cantorum”, che dirigeva lui stesso. Diede anche impulso all’Azione Cattolica ed ebbe la gioia di vedere non pochi, tra i ragazzi, prendere la sua stessa strada. Per favorire la partecipazione all’Eucaristia dei ragazzi, promosse la “Messa dello scolaro”, e li accompagnò in gite e pellegrinaggi.
Oltre a questo, non trascurava la manutenzione delle strutture dell’oratorio: interveniva personalmente, come falegname, muratore, elettrotecnico. Durante l’Avvento, poi, lavorava fino a tardi per completare il presepe in chiesa. Costruì anche una piccola riproduzione della grotta di Lourdes, segno della sua profonda devozione mariana.
Pur nel mezzo di tutte le sue attività, però, don Mario non dimenticava di essere un sacerdote. Lo ricorda bene uno dei suoi giovani, scrivendo: «Quello che meraviglia è dove trovi il tempo per attendere a tutte queste cose senza trascurare minimamente il suo ministero. Proprio ieri, una donna che abita vicino alla chiesa mi diceva: “Don Mario è un santo: è sempre in chiesa”. È vero; eppure se andate all’ospedale, a qualunque ora lo trovate; se girate per il paese, ovunque c’è un bisogno materiale o spirituale, un dolore da lenire, una necessità da soccorrere, là lo trovate. Dove siete sicuri di non trovarlo è a casa sua, che veramente non è casa sua, ma quella dei giovani».

Consolatore degli ammalati
Un’altra sensibilità particolare di don Mario, affinata nel corso del tempo, fu quella verso gli ammalati, specie quelli più poveri. In paese divennero quasi leggendari i racconti dei suoi mille servizi verso di loro: in una casa spaccò la legna, in un'altra si mise a rimestare la polenta, in un’altra ancora vegliò personalmente un infermo perché quelli di casa potessero cenare.
A sostenerlo era una salute tutto sommato buona, come scrisse a una suora: «Non si preoccupi delle mie condizioni fisiche. Il Signore mi aiuta troppo, dandomi davvero una salute di ferro. Fare chilometri, passare la notte al bianco quando capita per gli ammalati, non porta nessuna scossa ... sto sempre benone ... dunque niente preoccupazioni».

Gli Esercizi per rinfrancare l’anima
Per trovare ristoro e ripartire con slancio rinnovato, don Mario approfittava degli Esercizi Spirituali, che compiva ogni anno a Villa Sacro Cuore, situata a Tregasio di Triuggio, all’epoca retta dai padri Gesuiti (oggi è di proprietà della diocesi di Milano). Incoraggiava anche i suoi giovani, specie quelli di Azione Cattolica, ma anche gli uomini più lontani dalla fede a prendervi parte.
Un altro luogo dove si ritirava spesso era il Collegio degli Oblati Missionari di Rho, da cui continuava ugualmente a pensare ai ragazzi dell’oratorio, specialmente quelli impegnati nel servizio militare.
A uno di essi regalò un diario sulle cui prime pagine scrisse, mentre si trovava proprio a Rho, pensieri come: «Quando dalla mia cameretta vedevo le lontane magnifiche montagne, la pianura sconfinata, pensavo a voi dispersi chi sa dove, e un nodo mi serrava. Fino a quando la vostra lontananza? Riprenderemo insieme il lavoro pel magnifico ideale? Ad affrettare ciò le nostre preghiere e i sacrifici. Vi ho ricordati specialmente nella santa messa e ai piedi della B. V. Addolorata; né ti meravigli, perché la mia famiglia siete voi».
In un altro appunto personale, preso durante un altro tempo di ritiro nel 1935, così pregava: «O Gesù, mi prendi dolcemente per mano ed attraverso insegnamenti non mai noti, mi mostri la tua bontà, il tuo amore, la tua misericordia».
Infine, nel suo portafoglio, fu trovata una busta con scritto: «Pericoloso curiosare». Conteneva gli impegni che si era assunto negli Esercizi del 1943, durante i quali si era accusato di tiepidezza: invocava quindi Dio perché risvegliasse il dono da Lui ricevuto tramite l’ordinazione sacerdotale e si riprometteva d’intensificare la sua devozione eucaristica, le mortificazioni e l’impegno nel lavoro.

Negli anni della seconda guerra mondiale
Nel periodo della seconda guerra mondiale, don Mario non venne meno ai suoi impegni e al dialogo continuo con i giovani di Brentana al fronte. Per loro fondò «Voce amica», un giornalino, o meglio, un bollettino con cui li informava sulle notizie relative al paese d’origine.
Qualcun altro dei ragazzi venne a sapere che correva rischi in prima persona per aiutare quanti fuggivano per motivi politici: preferiva esporsi lui, piuttosto che far incorrere l’intero paese in qualche rappresaglia.
Ad animarlo era una sola certezza, che espresse con queste parole: «La volontà di Dio non deve mai spaventarci, quando siamo sicuri dell’amor suo per noi e del nostro per Lui. Comunque siano le tempeste che s’abbattono sulla fragile nostra navicella, l’ancora dell’amore di Dio la terrà ferma e le impedirà di infrangersi; questo stesso amore infonderà energia e spingerà insensibilmente al porto. Ed allora vedremo e saremo consolati. Progrediamo in questa speranza e non temiamo nulla né la notte né la tempesta: Gesù ci è guida, Egli ci difende, Egli ci aspetta».

L’incidente e la morte
Il 9 febbraio 1945 don Mario era andato a Verderio Inferiore per aiutare nelle confessioni. La sera, mentre era in sella alla sua inseparabile bicicletta, venne investito in pieno da un calesse: una stanga di quel mezzo gl’infilzò l’inguine e lacerò il fegato. Venne soccorso molto tempo dopo e portato in ospedale.
Mentre i suoi parrocchiani, specie i giovani, facevano la fila per donare il sangue e sperare di riaverlo presto tra loro, lui pensava già all’eternità, tanto da affermare: «Se il Signore vuole la mia povera vita, io gliela offro volentieri, perché finisca la guerra, perché ritornino i soldati, specialmente i nostri; gliela offro per i miei parrocchiani ai quali volevo tanto bene, per i poveri peccatori».
Dopo due mesi di agonia, che sopportò senza lamentarsi, don Mario morì il 4 aprile 1945; aveva 44 anni ed era sacerdote da venti, interamente trascorsi nella stessa parrocchia per evitare avanzamenti di carriera. Al suo funerale partecipò tutto il paese e la bara fu portata a spalla dai giovani dell’oratorio.

La fama di santità
Il ricordo di don Mario non venne meno a Sulbiate e neppure la sua fama di santità. Uno dei suoi ex-ragazzi, don Francesco Mattavelli, iniziò a raccogliere le testimonianze di quanti l’avevano conosciuto, in modo da non perdere dichiarazioni preziose per l’avvio di un eventuale processo di beatificazione.
Il materiale raccolto, che comprendeva anche gli oggetti personali e le suppellettili della sua casa, furono ereditati da don Gianantonio Clauser, all’epoca parroco di Sant’Antonino. Fu lui a suggerire l’istituzione di un’associazione di volontariato che, in futuro, avrebbe anche potuto costituirsi attore del processo di beatificazione. Inoltre promosse la traslazione dei resti mortali di don Mario dal cimitero cittadino alla chiesa di Sant’Antonino, vicino all’altare della Madonna, in occasione del novantesimo anniversario della sua nascita.

La causa di beatificazione e canonizzazione fino al decreto sulle virtù eroiche
Il primo passo per l’avvio della sua causa di beatificazione e canonizzazione si ebbe con la nomina della postulatrice il 12 febbraio 2002, cui seguì il nulla osta da parte della Santa Sede il 13 novembre 2002.
La prima sessione del processo diocesano si svolse quindi il 13 settembre 2003 e si concluse il 14 giugno 2004, alla presenza di monsignor Angelo Mascheroni, delegato dell’Arcivescovo di Milano, il cardinal Dionigi Tettamanzi. Quest’ultimo, legato a don Mario da una lontana parentela, era stato uno degli oltre quaranta testimoni interpellati, in maggioranza laici.
L’8 novembre 2004 giunse il decreto di convalida dell’inchiesta diocesana. Il 29 giugno 2008 fu consegnata a Roma la “Positio super virtutibus”, esaminata dai consultori teologi e, il 15 novembre 2016, dai cardinali e vescovi della Congregazione delle Cause dei Santi. Infine, il 1° dicembre 2016, papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto con cui don Mario Ciceri veniva dichiarato Venerabile.

Il miracolo per la beatificazione
Come possibile miracolo per ottenere la beatificazione di don Mario è stato considerato il caso di Raffaella Di Grigoli, che da bambina fu gravemente ammalata a causa di un’anomalia al colon. Il 16 settembre 1975 fu ricoverata all’ospedale “Valduce” di Como e le venne diagnosticato un “dolicosigma”, ossia un allungamento fuori norma del colon. Due interventi chirurgici in rapida successione non risolsero la sua situazione, tanto che, il 30 ottobre 1975, le fu amministrata la Cresima “in articulo mortis”.
Il suo quadro clinico, gravemente compromesso e non migliorato neanche dopo altri due interventi chirurgici, si ristabilì improvvisamente dopo che la zia materna della bambina ebbe l’idea d’invocare espressamente l’intercessione di don Mario: avviò una novena e raccontò della nipote alla sorella del sacerdote. Un foulard a lui appartenuto, consegnato dalla sorella alla famiglia della bambina, venne posato più volte dalla madre sul suo corpo. Anche gli altri familiari si unirono alle invocazioni.
Il 4 febbraio 1976, Raffaella fu dimessa dall’ospedale e negli anni successivi non ebbe più problemi di quel genere; nel 2005, poi, divenne a sua volta madre di una bambina.
Il 5 dicembre 2008 la Congregazione delle Cause dei Santi ha riconosciuto la validità dell’inchiesta diocesana. Nel 2011-2012 la postulatrice ha preparato il “Summarium” sul miracolo, successivamente esaminato dalla Consulta medica.
Il 23 novembre 2020, ricevendo in udienza monsignor Marcello Semeraro, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto sul miracolo. La beatificazione di don Mario è stata quindi celebrata sabato 30 aprile 2022, nella cattedrale di Santa Maria Nascente a Milano, con la Messa presieduta dal cardinal Marcello Semeraro, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, come delegato del Santo Padre.
Nella stessa celebrazione è prevista la beatificazione di Armida Barelli, la prima presidente diocesana, poi nazionale, della Gioventù Femminile di Azione Cattolica (associazione che, per la sezione maschile, don Mario aveva incrementato a Sulbiate), cofondatrice dell’Istituto Secolare delle Missionarie della Regalità di Cristo e promotrice della nascita dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.
Il 28 gennaio 2022 i resti mortali di don Mario sono stati sottoposti a ricognizione canonica, in vista della beatificazione e della nuova collocazione sotto l’altare della Madonna.
La data scelta per la memoria liturgica è il 14 giugno, giorno anniversario della sua ordinazione sacerdotale.

La sua eredità
L’8 settembre 1994 è stata ufficialmente costituita l’Associazione «Don Mario Ciceri», iscritta nel registro delle Onlus il 24 giugno 1996. Oltre al compito di perpetuare il ricordo di don Mario e la sua fama di santità, porta avanti i suoi insegnamenti circa il sostegno ai ragazzi che frequentano l’oratorio di Sant’Antonino a Sulbiate. Inoltre contribuisce all’educazione al rispetto dell’ambiente tramite la raccolta differenziata dei rifiuti solidi e sviluppa varie iniziative nel campo della solidarietà agli ammalati e non solo.
A Veduggio, suo paese natale, esiste poi il gruppo «Amici di don Mario». Infine, la Comunità Pastorale che unisce le parrocchie di Renate e Veduggio è in via d’intitolazione proprio al Beato Mario Ciceri.


Autore:
Emilia Flocchini


Note:
Per informazioni:
Associazione «Don Mario Ciceri»
via Madre Laura 8
20884 Sulbiate (MB)
www.donmariocicerionlus.it

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Aggiunto/modificato il 2022-05-03

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