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San Valentino di Roma Prete e martire

Festa: 14 febbraio

Le prime notizie su di lui si trovano nella “Passione di Mario e Marta”, un testo del VI secolo, che racconta di un prete di nome Valentino che guarì dalla cecità la figlia di un giudice, Asterio, e fu poi ucciso sulla via Flaminia. Tuttavia, il nome di Asterio è incompatibile con l’epoca di Claudio il Gotico, in cui si colloca il martirio. Inoltre, la basilica costruita da papa Giulio I al secondo miglio della via Flaminia, che si dice dedicata a San Valentino, potrebbe essere stata dedicata in realtà a un benefattore omonimo.



Di lui parla nella voce omonima della “Bibliotheca sanctorum”, padre Agostino Amore, il quale mette fortemente in dubbio, anzi esclude addirittura l’esistenza di questo santo. Le prime notizie su di lui le troviamo nella “passione di Mario e Marta” dove le lesse anche il monaco inglese Beda (673 c.-735): vi si racconta del prete Valentino, che aveva guarito dalla cecità la figlia di un giudice, di nome Asterio, poi fatto uccidere sulla via Flaminia ai tempi di Claudio il gotico (268-270). Ma già il nome di Asterio ci porterebbe ai tempi di papa Vigilio (VI secolo) probabile committente della stesura della Passione. Sul luogo del martirio intanto era stata già costruita da papa Giulio I (337-352) una basilica, successivamente abbellita da papa Teodoro (642-649). Valentino è ricordato anche nel Sacramentario Gregoriano. Nonostante tutte queste notizie però il Valentino prete e martire romano nacque forse da un’errata interpretazione di una pagina del “Catalogo Liberiano” dove si legge appunto che papa Giulio I costruì al secondo miglio della via Flaminia una basilica quae appellatur Valentini (chiamata di Valentino) dove il Valentino nominato non era un martire, ma soltanto il benefattore che aveva offerto forse il terreno, oppure i mezzi economici necessari alla costruzione, benefattore che poi nei secoli successivi, come molti altri, venne venerato come “santo”.
Di questo Valentino prete e martire abbiamo anche diverse testimonianze iconografiche: da quella in S. Maria Antiqua, a Roma, databile al secolo VIII dove, accanto alla figura in abiti sacerdotali, compare il nome scritto in caratteri greci (Bαλεντινος); al medaglione musivo nella chiesa pure romana di S. Prassede (secolo IX). E la devozione verso di lui era ben presto giunta anche lontano da Roma se nel 714 i vescovi di Siena ed Arezzo si incontrarono proprio presso la pieve di san Valentino di Torrita (SI) per determinare i confini delle loro diocesi. Nei secoli successivi tale devozione si allargò molto anche in diverse regioni dell’Italia settentrionale, ma spesso vi giunse attraverso “reliquie” estratte dalle catacombe romane tra il tardo Cinquecento e il Seicento, “reliquie” appartenute a personaggi cristiani ivi sepolti, che però erano soltanto degli omonimi del presunto martire del III secolo, martire che continua ad essere venerato anche a Roma, dove è titolare di una parrocchia al Villaggio Olimpico, sorto nel 1960 a poche centinaia di metri dall’antica basilica fatta costruire da papa Giulio I.


Autore:
Emilio Lucci

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Aggiunto/modificato il 2017-02-23

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