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Beato Giuseppe Cano García Sacerdote e martire

Festa: 13 settembre

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Tíjola, Spagna, 23 febbraio 1904 – Tahal, Spagna, 13 settembre 1936

José Cano García nacque a Tíjola, nella provincia e diocesi di Almería, il 23 febbraio 1904. Il 2 giugno 1928 fu ordinato sacerdote. Era arciprete e parroco della parrocchia di Tahal quando venne ucciso in odio alla fede cattolica il 13 settembre 1936, nella località del Pozo de Cantavieja, nei pressi di Tahal. Aveva 32 anni, di cui otto di ministero sacerdotale. Inserito in un gruppo di 115 martiri della diocesi di Almeria, è stato beatificato ad Aguadulce presso Almería il 25 marzo 2017.



José Cano García nacque a Tíjola, nella provincia e diocesi di Almería, il 23 febbraio 1904. Grazie alla profonda fede dei suoi genitori, semplici contadini, poté compiere i suoi studi nel Seminario Conciliare di San Indalecio ad Almería. Nello stesso luogo fu ordinato sacerdote il 2 giugno 1928.
Fu coadiutore a Tabernas per un anno soltanto, perché venne nominato parroco-economo di Castro de Filabres, incarico che svolse per tre anni. Fu quindi parroco incaricato di Alcudia e Benitorafe fino al 1933, anno in cui prese possesso della parrocchia di Tahal e, tre anni dopo, fu nominato arciprete.
Dotato di un carattere simpatico, visse con dinamismo e spirito d’iniziativa il suo apostolato. Era appassionato di musica religiosa e compose lui stesso alcuni pezzi, mentre insegnava la cultura musicale ai suoi parrocchiani. Innamorato profondamente dell’Eucaristia e della Madonna, si distingueva per capacità oratoria e per la delicatezza nel confessionale: tanto era sensibile ai bisogni del prossimo quanto era esigente con se stesso.
In seguito alla persecuzione religiosa che toccò il suo apice nella guerra civile spagnola, il 26 luglio 1936 fu arrestato in casa sua, insieme a suo padre, da una trentina di miliziani. Lo spavento fu tale che sua madre perse i sensi, così gli fu concesso di restare sotto vigilanza in casa.
In seguito venne prelevato dai miliziani di Tahal, che lo trascinarono in città e lo torturarono per dieci giorni. Ad esempio, provarono a farlo ubriacare allo scopo di fargli confessare ciò che non aveva commesso, facendogli bere del liquore all’anice da un calice per la Messa. In quelle giornate di sofferenza riuscì però a far pervenire alcune lettere a sua madre.
Trasportato ad Almería il 10 settembre, condivise la prigionia con don José Álvarez–Benavides de la Torre, Decano dei Canonici della Cattedrale di Almería. Nella notte tra il 12 e il 13 settembre entrambi furono condotti alla località denominata Pozo de Cantavieja insieme ad altri otto sacerdoti, due Fratelli delle Scuole Cristiane e nove laici.
Don José si accorse che stava per essere fucilato con gli altri e provò ad avvisare i suoi compagni: gli fu stretta una corda al collo e venne impiccato sullo stesso camion che lo conduceva al luogo del martirio.
Il suo corpo fu gettato nel pozzo prima che iniziasse l’esecuzione: i miliziani condussero i prigionieri uno ad uno sul bordo del pozzo, poi spararono alla testa o al petto e li gettarono nell’abisso, spingendoli con un forcone.
I restanti assistettero alla sorte degli altri, che spesso erano spinti dentro ancora vivi. I loro lamenti e le lodi a Cristo Re vennero uditi dai persecutori, che li finirono sparando loro dalla bocca del pozzo.
Don José Cano García aveva 32 anni, di cui otto di ministero sacerdotale. Un suo nipote, il canonico don Juan Torrecillas, ha dichiarato: «Ha fama di martire tra i parrocchiani dove sono stato e che sono ancora vivi. Io credo che sia un martire della fede. Personalmente l’ammiro e ho percepito il suo aiuto in alcune questioni della mia vita sacerdotale».
Inserito nel gruppo di 115 martiri della diocesi di Almería, capeggiati da don José Álvarez–Benavides de la Torre, è stato beatificato ad Aguadulce presso Almería il 25 marzo 2017.


Autore:
Emilia Flocchini

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Aggiunto/modificato il 2017-03-22

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