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Il santo Presepio

Festa: .



È tempo di gaudio e di festa. Dalla Notte Santa, infatti, si è ritornati a recitare nella Santa Messa il Gloria. «Gloria in excelsis Deo» è l’Inno gioioso: «Gloria a Dio nel più alto dei Cieli», acclamazione degli angeli festanti per annunciare ai pastori la nascita di Gesù (Lc 2,14). Per rivivere quella nascita che mutò le sorti della Storia e della Storia di ciascuna anima esistono la Liturgia, con le sue cadenze temporali – Avvento e giorno dell’Incarnazione di Cristo – e il presepio. Il presepio è elemento fondamentale del Santo Natale, sia per i bambini che per gli adulti, che possono ammirare e adorate, proprio grazie ad esso, Gesù Bambino, provando così – tornando semplici, nella Fede in Cristo, come bambini – a sentirsi parte integrante dell’allestimento stesso; umiliandosi in ginocchio, almeno spiritualmente, davanti alla capanna di Betlemme.
Il presepio costituisce un uso fondamentale del Cattolicesimo: in ogni casa dovrebbe essere presente. Per piccola o grande che sia, la rappresentazione di quella Notte Santa è immagine plastica della nostra disponibilità, come credenti, a contemplare ed adorare Gesù Bambino. Centro dell’attenzione assoluta del presepio deve essere proprio e soltanto il «Bambino mio divino», il «Caro eletto pargoletto», il «Dolce amore del mio core», il «Ninno mio»… per ricordare alcune espressioni “leziose” utilizzate dal Dottore della Chiesa sant’Alfonso Maria de’Liguori nel canto da lui composto, dal titolo: Tu scendi dalle stelle. Poi vengono la Sacra Famiglia e poi tutto il resto. L’ambito dell’allestimento è chiaramente ed unicamente cristiano.
È vero che pastori, bottegai, lavandaie, fornai, caldarrostai… e i Re Magi, storicamente parlando, dovrebbero ricondurre ad ebrei e pagani, ma è altrettanto vero che siamo di fronte ad una rappresentazione, dunque ad una scenografia di una narrazione sacra, dove è il messaggio soprannaturale (provvidenziale) a dominare sulla materialità (storicismo) del mondo: il clima che ivi si respira è evangelico, pertanto come è sempre stato e sempre sarà lo stampo ivi impresso è esclusivamente cattolico, ovvero, ogni creatura presente nei differenti presepi (in tutte le loro fogge, a seconda delle diverse culture che riproducono l’opera, sia inanimata che vivente: dalla Campagna al Veneto, dalla Sicilia al Piemonte, dal Kenya alla Florida, da Calcutta a Sidney…) riconosce nel Bambino Gesù il Figlio di Dio, perciò a nessuno può essere dato il compito di sottrargli l’attenzione e a nessuno è dato di trovarsi nella pena e nel pianto, proprio perché è l’ora del gaudio: è arrivato il Salvatore di ognuno.
Nel presepio non possono e non devono mai sussistere problematiche o sofferenze umane perché quella Notte deve essere rivissuta non come fatto umano (antropocentrico), ma come fatto divino (il Cielo che irrompe nella natura portando la Luce della Grazia): «Et Verbum caro factum est et habitavit in nobis, et vidimusgloriameius, gloria quasi Unigeniti a Patre, plenum gratiae et veritatis» («E il Verbo si fece uomo ed è venuto ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come dell’unico Figlio che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità», Gv 1, 14). Contemplare la Sua Gloria significa avere cuori caldi, luminosi, buoni, gioiosi, ecco perché nessuna delle figure (animate, come le pensò e le realizzò san Francesco d’Assisi a Greggio nella Notte Santa del 1223, o inanimate) del presepio deve essere afflitta e/o piangente, oppure manifestare, in maniera palese o subliminale che sia, angoscia, inquietudine, peccati, privati o sociali.
Il presepio, luogo dell’armonia e della quiete assolute, non può mai e poi mai raffigurare qualcosa di dissonante,proprio perché esso rimembra il momento dell’armonia assoluta in terra nella pienezza dei tempi, quando Gesù venne ad abitare fra noi. Quel tipo di gaudio non sarà mai più replicato fra gli uomini, neppure quando avverrà la Resurrezione di Cristo nel Santo Sepolcro, dove non era presente alcuna persona.
Afferma sant’Agostino: «proclamiamo […] anche noi con cuore pieno di fede e con voce pia: Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà. E meditiamo con fede, speranza e carità queste parole divine, queste lodi di Dio, questa gioia angelica, dopo averla accolta con profondo rispetto. Come infatti ora crediamo e speriamo e desideriamo, anche noi saremo gloria a Dio nell’alto dei cieli quando nella risurrezione del corpo spiritualizzato saremo rapiti sulle nubi incontro a Cristo; purché però, ora che siamo sulla terra, ricerchiamo la pace con buona volontà. Nell’alto dei cieli ci sarà la vita perché ivi è la regione dei vivi; ivi sono i giorni buoni, dove il Signore è sempre lo stesso e i suoi anni non verranno meno. Chiunque vuole la vita e desidera vedere i giorni del bene distolga la sua lingua dal male e le sue labbra non pronuncino inganni […]» (Natale del Signore. Gloria in cielo e pace sulla terra, Discorso 193).


Autore:
Cristina Siccardi

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Aggiunto/modificato il 2017-12-31

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