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Beato Pietro Gabrielli Monaco

Festa: 26 luglio

Camporeggiano di Gubbio, 970 circa - Gubbio, 1040

Nato dopo il Mille a Camporeggiano (Gubbio) dalla nobile famiglia Gabrielli, Pietro era figlio primogenito di Rodolfo e Rezia. Dopo aver assistito il fratello malato Giovanni e la madre vedova, abbracciò la vita monastica a Fonte Avellana, divenendo modello per il fratello Rodolfo. La sua condotta eremitica fu espressamente lodata da San Pier Damiani in una lettera a papa Alessandro II. Spentosi in odore di santità tra l'XI e il XII secolo, fu sepolto nella cattedrale di Gubbio. Il Martirologio Benedettino ne fa memoria il 26 luglio (e il 19 ottobre insieme a Rodolfo). Una sua raffigurazione è visibile nella pala dei santi Gabrielli a San Gregorio al Celio, a Roma.

Etimologia: Deriva dal greco Petros, che significa roccia o pietra.

Emblema: Abito monastico scuro, talvolta con un libro o in atteggiamento di preghiera.


Pietro nacque nel castello di Camporeggiano, presso Gubbio, da Rodolfo e Rezia, esponenti di spicco della nobile famiglia Gabrielli. Primogenito di tre fratelli, crebbe in un ambiente segnato dai valori cavallereschi e dalla fede cristiana, tipici dell'aristocrazia umbra dell'epoca. La tradizione agiografica sottolinea come, prima di seguire la propria vocazione, Pietro adempì con dedizione ai doveri familiari: assistette il fratello Giovanni durante una grave malattia e si prese cura della madre rimasta vedova, dimostrando una maturità umana e spirituale non comune.

La scelta di Fonte Avellana
Compiuti i doveri verso la famiglia, Pietro abbracciò la vita monastica nel monastero di Fonte Avellana, dedicato alla Santa Croce e situato nell'aspro paesaggio appenninico. In quel periodo, il monastero viveva un'epoca di straordinario splendore spirituale sotto la guida del priore San Pier Damiani. Pietro, insieme al fratello Rodolfo (che sarebbe poi divenuto vescovo di Gubbio), condusse una vita eremitica di grande rigore. San Pier Damiani stesso, in una lettera indirizzata a papa Alessandro II, lodò esplicitamente i due fratelli Gabrielli, additandoli come modello esemplare di osservanza e devozione per l'intera comunità monastica.

Gli ultimi anni e la morte
Non si possiedono documenti certi sugli ultimi anni di vita di Pietro. Le fonti indicano che morì santamente a Gubbio, probabilmente tra la fine dell'XI secolo e i primi decenni del XII. Alcune cronologie moderne riportano in modo contraddittorio l'anno 1040, data tuttavia incongruente con l'episcopato del fratello Rodolfo, che fu vescovo dal 1061 al 1064. Fu sepolto con onore nella cattedrale di Gubbio, dove la sua memoria iniziò a essere venerata dai fedeli, rimanendo legata a doppio filo a quella del fratello Rodolfo.

Il culto e l'iconografia
Il culto del Beato Pietro Gabrielli è radicato nella tradizione locale eugubina e nel Martirologio Benedettino, che ne fissa la memoria al 26 luglio. In alcune tradizioni, viene ricordato insieme al fratello Rodolfo il 19 ottobre. Dal punto di vista iconografico, una raffigurazione significativa si trova a Roma, nella chiesa di San Gregorio al Celio, dove una pala d'altare celebra i santi e i beati della famiglia Gabrielli, includendo Pietro nell'abito monastico caratteristico dell'ordine avellanita.


Autore:
Enrico Quiri

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Aggiunto/modificato il 2026-07-21

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