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Santi Rufino e Avenanzio Eremiti venerati a Tortona
Festa:
14 luglio
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V-VI sec.
Sono due eremiti venerati nel territorio della diocesi di Tortona, in particolare a Sarezzano. Le notizie sulla loro vita sono scarse e derivano soprattutto dalla tradizione locale, già ricordata da Filippo Ferrari, che li colloca in un'epoca imprecisata. Secondo la tradizione, i loro corpi rimasero nascosti per lungo tempo, prima di essere ritrovati e traslati nell'antica pieve di Sarezzano, dove furono oggetto di culto. La storiografia più recente ritiene probabile che Rufino fosse un sacerdote impegnato nell'evangelizzazione delle colline a sud di Tortona tra V e VI secolo, conducendo vita ascetica insieme ad alcuni compagni, tra i quali Avenanzio. Il loro apostolato si inserisce nel fenomeno dell'eremitismo rurale diffuso nell'Italia nord-occidentale. A loro è dedicata la storica chiesa di Sarezzano, dove gli scavi del 2003 hanno riportato alla luce la cripta medievale, affreschi e un ossario tradizionalmente collegato alla loro sepoltura.
Etimologia: Rufino: dal latino Rufinus, rossiccio, dai capelli rossi. Avenanzio (Venanzio): dal latino Venantius, cacciatore o colui che va a caccia
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Le informazioni sui due santi derivano principalmente dalla tradizione locale e da autori posteriori. Una delle testimonianze più antiche è quella riportata dal Ferrari, secondo cui Rufino (o Ruffino) e Avenanzio (o Venanzio) vissero come eremiti a Sarezzano in un'epoca non precisata. Le fonti non conservano né una Passio né una Vita medievale, circostanza che impedisce di definire con certezza i particolari della loro esistenza. Per questo motivo gli studiosi distinguono nettamente tra la venerazione storicamente attestata e gli elementi tramandati dalla tradizione popolare.
Il contesto storico Gli studi più recenti suggeriscono che la loro figura possa inserirsi nel fenomeno dell'evangelizzazione delle campagne dell'Italia settentrionale tra il V e il VI secolo. In quel periodo il cristianesimo era ormai consolidato nelle città, mentre vaste aree rurali necessitavano ancora di una presenza pastorale stabile. In Liguria e nel Piemonte meridionale si svilupparono numerose esperienze di tipo anacoretico: sacerdoti e monaci conducevano una vita austera in luoghi appartati, dedicandosi contemporaneamente alla predicazione e alla cura spirituale delle popolazioni locali. È in questo quadro che la figura di Rufino appare oggi maggiormente comprensibile.
Rufino e il compagno Avenanzio Secondo l'interpretazione proposta dalla storiografia contemporanea, Rufino sarebbe stato un sacerdote impegnato nella cristianizzazione delle colline tortonesi. Avenanzio, probabilmente suo compagno di vita ascetica e di apostolato, avrebbe condiviso la medesima esperienza eremitica. L'assenza di documentazione non permette di stabilire con certezza il loro rapporto, ma l'antica tradizione li ricorda sempre insieme, segno che il loro culto nacque come memoria di una comune testimonianza evangelica.
La vita eremitica Le tradizioni locali descrivono Rufino e Avenanzio come uomini dediti alla preghiera, alla penitenza e all'annuncio del Vangelo nelle campagne circostanti. L'eremitismo dell'epoca non coincideva necessariamente con l'isolamento assoluto: molti asceti vivevano lontano dagli abitati, ma mantenevano rapporti costanti con le popolazioni, celebrando i sacramenti, istruendo i catecumeni e favorendo la nascita delle prime comunità cristiane rurali.
La sepoltura e la riscoperta delle reliquie Secondo la tradizione, dopo la morte i corpi dei due santi rimasero nascosti per un lunghissimo periodo. In seguito furono rinvenuti e traslati nell'antica chiesa parrocchiale di Sarezzano, dove ricevettero pubblica venerazione. Gli scavi archeologici condotti nell'antica pieve hanno riportato alla luce la cripta medievale, l'abside affrescata e un ossario adiacente che alcuni studiosi collegano alla sepoltura dei due santi, pur senza poter formulare identificazioni definitive.
Il culto Il culto di Rufino e Avenanzio è esclusivamente locale ma documentato da molti secoli. La loro memoria è strettamente legata alla chiesa di Sarezzano, dedicata ai due santi. L'edificio, sorto probabilmente tra il X e l'XI secolo sopra un luogo di culto più antico, testimonia la continuità della devozione attraverso il Medioevo e l'età moderna. La festa liturgica è celebrata il 14 luglio, giorno tradizionalmente collegato all'invenzione (ritrovamento) delle reliquie piuttosto che alla morte dei due eremiti.
Autore: Giampietro Cattini
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