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> Home > Sezione Servi di Dio > Serva di Dio Agostina di Gesù (Ida Cassi) Condividi su Facebook Twitter

Serva di Dio Agostina di Gesù (Ida Cassi) Fondatrice

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Firenze, 17 marzo 1864 – Varlungo, Firenze, 8 luglio 1921

Ida Maria Vittoria Cassi nacque a Firenze il 17 marzo 1864. Dopo essersi trasferita a Roma, entrò tra le Suore del Patrocinio di san Giuseppe, col nome di suor Agostina. Tuttavia, mentre era impegnata nell’apostolato, si ammalò di meningite cerebro-spinale. Guarita per intercessione della Vergine Maria, diede vita a una congregazione religiosa, intitolandola alla Madonna: le Figlie di Nostra Signora del Sacro Cuore, per indirizzare la società a Cristo attraverso l’educazione dell’infanzia in difficoltà. Dopo aver fondato numerose case, accettò di dimettersi dal governo della congregazione, ma rimase madre generale emerita. Morì nella casa di Varlungo, presso Firenze, l’8 luglio 1821. L’inchiesta diocesana della sua causa di beatificazione e canonizzazione si è svolta presso la diocesi di Porto-Santa Rufina, concludendosi il 17 marzo 2000. I suoi resti mortali riposano nella cappella della casa delle Figlie di Nostra Signora del Sacro Cuore a Roma, in via Alessandro Brisse 22.



I primi anni
Secondogenita dei coniugi Pietro Cassi e Serafina Adele Masi, Ida Maria Vittoria nacque a Firenze, nel Borgo di San Lorenzo, la mattina del 17 marzo 1864. Fu battezzata il giorno stesso della nascita nel battistero di San Giovanni, adiacente al Duomo di Santa Maria del Fiore.
Sua madre fu la sua prima catechista. Partecipava con lei alla Messa, seguendola fino all’altare quando si accostava alla Comunione. Spesso le diceva: «Dammene un pezzetto!». Dopo la Messa si metteva a seguirla per tutta la casa e voleva baciarla frequentemente, esclamando: «Mamma, tu emani il profumo di Gesù!».
All’amore per l’Eucaristia si unì quello alla Vergine Maria. Nella sua famiglia era consuetudine recitare insieme il Rosario, ma quando si meditavano i Misteri Dolorosi, Ida piangeva, partecipando quindi, a modo suo, alle sofferenze di Gesù.
Il 28 luglio 1870 ricevette la Cresima e, l’anno successivo, la Prima Comunione. Gran parte della sua formazione religiosa e spirituale si svolse in famiglia e fu completata dagli attraverso gli studi compiuti presso le Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli, a Firenze.
Dopo la morte del padre, avvenuta il 14 febbraio 1876, la madre restò a Firenze fino al 1883, anno in cui si sposò sua figlia maggiore. Con lei rimanevano Ida e la figlia più giovane; altri due figli, invece, erano in collegio.
La famiglia si trasferì quindi a Roma, dove Ida ebbe un’educazione ancora più completa: frequentò l’educandato delle Suore di Carità di Nostra Signora del Buono e Perpetuo Soccorso, dove ottenne a pieni voti il diploma di abilitazione all’insegnamento elementare. Conobbe anche la loro fondatrice, madre Maria Agostina Lenferna de Laresle, ormai anziana e paralizzata (per la quale è in corso la causa di beatificazione e canonizzazione).

Tra le Suore del Patrocinio di San Giuseppe
Frattanto, nel suo cuore cresceva il desiderio di farsi religiosa. L’opportunità di concretizzarlo le venne grazie alle Suore del Patrocinio di San Giuseppe (oggi Suore di Gesù Redentore), di recente fondazione: la loro casa romana sorgeva non lontano dall’educandato dove Ida studiava.
La ragazza non ebbe modo di conoscere la fondatrice madre Maria Giuseppa di Gesù, ovvero Victorine Le Dieu (anche per lei è in corso la causa di beatificazione), ma incontrò madre Raffaella della Croce, al secolo Tarsilla Morichelli, che le era succeduta alla guida della nascente congregazione ed era stata mandata lì proprio da madre Maria Agostina.
Il 2 agosto 1887 fece domanda scritta per essere ammessa come postulante. Il 24 ottobre 1887, con la vestizione religiosa, prese il nome di suor Agostina. Il 2 gennaio dell’anno seguente, invece, emise la prima professione.
Subito dopo, fu destinata a dirigere l’asilo infantile che le Suore del Patrocinio avevano aperto – prima sede fuori Roma – nel comune di Montefalcione, in provincia di Avellino e diocesi di Benevento. Oltre all’insegnamento, che le valse il Diploma di Benemerenza da parte del Ministero dell’Istruzione, si occupò di riorganizzare la Pia Unione delle Figlie di Maria e la “schola cantorum” parrocchiale.

Il suo metodo educativo
L’asilo di Montefalcione, situato in un ex monastero costruito nel XVII secolo, costituì il primo banco di prova per suor Agostina. Il Consiglio Comunale, solo perché lei non era nativa del posto luogo, non le concesse il posto di ruolo. Fu quindi assunta come supplente, ma dopo un anno divenne direttrice di tutta la scuola: gli ottimi risultati ottenuti dalla sua classe avevano fatto notizia su un giornale di Avellino.
In particolare, nell’elaborazione del suo metodo educativo, fu influenzata dalle teorie del pedagogista tedesco Friedrich Froebel, il quale aveva, tra l’altro, proposto di sostituire il termine “asilo” con “giardino d’infanzia”.
Per questa ragione, lei volle che il rapporto tra insegnante e alunno fosse basato sulla familiarità reciproca. Per stimolare l’intelligenza dei più piccoli, dovevano poi essere incentivati il gioco e il contatto con la natura. Erano tutte intuizioni che, in un paese e in un tempo come quello, avevano il sapore della novità.
Dal canto suo, suor Agostina ottenne anche riconoscimenti da parte del Provveditore di Avellino e continuò gli studi e gli approfondimenti, superando, nel dicembre 1889, anche gli esami di Maestra Superiore.

La malattia e l’improvvisa guarigione
Tuttavia, la giovane suora fu colpita da una forma di meningite cerebro-spinale, che la costrinse a letto a partire dall’aprile 1892. Era assistita da alcune consorelle, da due Figlie di Maria e da una sua zia, suor Ambrogia Salvadori, Stimmatina, che si trovava in una città vicina. Nel frattempo, gli abitanti del paese si raccolsero in preghiera nella chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta.
Ormai agonizzante, suor Agostina ricevette gli ultimi Sacramenti. Di lì a poco, proprio mentre il sacerdote recitava le preghiere della buona morte, la stanza s’illuminò di una fortissima luce: subito l’ammalata iniziò a comportarsi come se stesse parlando con qualcuno.
Scomparsa la luce, suor Agostina affermò di sentirsi molto meglio. Solo a pochi confidenti raccontò di aver visto Nostra Signora del Sacro Cuore, che le aveva ordinato: «Consacrami delle figlie!».

Suor Agostina e Nostra Signora del Sacro Cuore
Nella chiesa del monastero di Montefalcione il cardinal Camillo Siciliano dei Marchesi di Rende, arcivescovo di Benevento, aveva fatto collocare una statua di Nostra Signora del Sacro Cuore portata dalla Francia dove era stato Nunzio Apostolico. Lì aveva conosciuto la spiritualità legata a quell’immagine.
Lo sviluppo della devozione ebbe origine a Issoudun, per mezzo di padre Jules Chevalier (anche per lui la causa è in corso) che aveva fondato i Missionari del Sacro Cuore e con Maria Luisa Hartzer il ramo femminile: le Figlie di Nostra Signora del Sacro Cuore.
Gli abitanti di Montefalcione si affezionarono molto a quell’immagine. Lo stesso avvenne a suor Agostina, che in essa vide la sintesi dei suoi amori più grandi, quello all’Eucaristia e quello alla Vergine.

In cerca di chiarimenti
Una volta ristabilita completamente, la religiosa scelse di consultarsi con l’arcivescovo. Inizialmente, aveva pensato che la visione si riferisse alle Figlie di Maria, che già dirigeva in parrocchia. Aveva bisogno anche di fare chiarezza nel suo rapporto difficile con madre Raffaella, aggravato dal fatto che alcune consorelle volevano distaccarsi dalle Suore del Patrocinio, che in quel momento erano ancora di diritto diocesano.
Ricevette il consiglio di recarsi a Roma, ma non riuscì a chiarirsi con madre Raffaella. Decise di rimettersi ancora una volta alle indicazioni del Cardinale: non doveva incrementare le Figlie di Maria, come supponeva, ma fondare una Congregazione Religiosa.

Nascita delle Figlie di Nostra Signora del Sacro Cuore
Il 15 settembre 1892, insieme alle aspiranti Consolata Giannelli e Matilde Contrada, suor Agostina diede quindi vita alle Figlie di Nostra Signora del Sacro Cuore, con l’approvazione dell’arcivescovo Di Rende.
Quest’ultimo si era rivolto all’omonima Congregazione femminile fondata da padre Chevalier e Maria Luisa Hartzer per ottenere l’aggregazione della nuova comunità. La risposta del Consiglio Generale fu negativa: tra Issoudun e Montefalcione c’era una distanza geografica notevole per quei tempi.
La comunità ebbe quindi vita autonoma, anche se inizialmente seguì la Regola della Congregazione francese. Il campo di apostolato fu così espresso: consacrare le giovani al Sacro Cuore di Gesù per mezzo del Cuore di Maria e attendere a tutte le opere di misericordia, con particolare attenzione all’educazione dei bambini poveri, abbandonati e orfani.

A Palma Campania
Nell’ottobre 1889 madre Agostina si era recata a Castellammare di Stabia per alcune cure termali, insieme alla giovane Consolata Giannelli, in religione suor Immacolata. Lì conobbe il cognato della ragazza, Vincenzo Elefante, che poi riferì che nella città di Palma Campania (CE) era disponibile un fabbricato un tempo occupato dai Benedettini.
Dopo aver preso gli accordi col sindaco, amico del signor Elefante, si stabilì a Palma, dove aprì un educandato. Il trasferimento divenne definitivo dopo che, per ragioni amministrative, le Figlie di Nostra Signora del Sacro Cuore avevano dovuto lasciare il monastero di Montefalcione.
Il vescovo di Nola, monsignor Agnello Renzullo, nella cui diocesi di competenza si trovava la casa di Palma Campania, divenne il loro nuovo superiore ecclesiastico. Per madre Agostina divenne un nuovo padre e confidente, anche a causa della morte del cardinal Di Rende. Nel 1894, monsignor Renzullo presiedette alla vestizione di otto novizie.

La congregazione si espande
Il servizio delle suore venne subito richiesto in altre località. Inizialmente madre Agostina si mostrò restia, ma poi accettò. Era preoccupata più della qualità che della quantità delle sue figlie, alle quali non faceva mancare mai nulla, sia sul piano materiale sia su quello delle esortazioni spirituali.
Si dedicò all’incremento delle case di Palma Campania, diventata casa madre, e di Napoli, dove aveva istituito un orfanotrofio. Vennero aperte anche altre sedi in Campania, Puglia, Lucania, Sicilia ed Emilia Romagna.
Per motivi di salute, madre Agostina si recò a Firenze da una delle sue sorelle. Quel riposo obbligato si tradusse, però, nell’apertura di nuove case anche nel territorio toscano. Una volta ristabilita, riprese a visitare le varie case, tenendosi in contatto con le sue figlie tramite varie lettere. Per la loro formazione scrisse di proprio pugno due testi: il «Galateo della vita religiosa» e la «Filotea religiosa». Nel 1911 decise di trasferire la casa generalizia a Napoli, più facile da raggiungere tramite la ferrovia.

La prova della Visita Canonica
Negli anni successivi la Congregazione si espanse ulteriormente, tanto che madre Agostina volle richiedere l’approvazione pontificia della Regola presso la Sacra Congregazione dei Religiosi, l’organismo della Santa Sede competente.
Venne inviato un Visitatore: il francescano padre Benedetto Wirth, che il 24 febbraio 1918 inviò una relazione dal tono negativo. In particolare, non riconosceva a madre Agostina la capacità di governo e le rimproverava di aver aperto troppe case e assunto troppe opere. Per questa ragione, domandava di deporla dal suo incarico.

Madre generale emerita
Madre Agostina ebbe dieci giorni, a partire dal 13 giugno 1918, per lasciare la casa generalizia. Obbedì immediatamente, anche perché la sua salute era peggiorata a causa di una cardiopatia senile e di una forma di diabete.
Accolse anche l’ordine per cui alle suore era proibito di parlare con lei, che tuttavia non le impediva di scrivere loro. Rimase però madre generale emerita grazie a un decreto di papa Benedetto XV.
Il Visitatore assunse il controllo della congregazione: nominò un nuovo Consiglio Generale e una nuova superiora generale. Destinò quindi madre Agostina alla casa di Varlungo, vicino Firenze, che ospitava molti orfani di guerra.
Pur essendo in una comunità isolata, la fondatrice non rimase inattiva: aiutava gli orfanelli e pregava per tutte le sue figlie spirituali, specialmente per coloro le quali, non accettando le disposizioni di padre Wirth, avevano lasciato la congregazione.

La morte
Il 2 luglio 1921, sempre più grave, chiese ed ottenne dal parroco di Varlungo che la processione cittadina del Corpus Domini (rimandata a quella data per motivi politici) sostasse nella cappella delle Suore, così da poter ricevere la Benedizione Eucaristica. Dopo quel momento spiritualmente intenso, si rivolse alle consorelle in questi termini: «Oggi per le strade di Varlungo è passato Gesù Sacramentato; fra otto giorni passerà il mio cadavere».
Sei giorni dopo, in effetti, dopo essersi intrattenuta con gli orfani, si sentì male. Trasportata in camera sua da due suore, si accasciò su di una poltrona esclamando: «Vengo, mio Gesù, vengo: abbiate pietà di me!». Rese l’anima a Dio verso le 17.30 dell’8 luglio, dopo aver ricevuto gli ultimi Sacramenti.
I funerali si svolsero il 9 luglio, in tutta semplicità, ma con gran partecipazione di popolo. I suoi resti mortali, dapprima seppelliti nel cimitero di Settignano, in provincia di Firenze, vennero traslati il 26 novembre 1955 nella cappella della casa delle sue suore a Roma, in via Alessandro Brisse 22, dov’era stata trasferita la casa generalizia, ora in via Cassia.

La causa di beatificazione e canonizzazione
Il 18 novembre 1993 la Santa Sede ha rilasciato il Nulla Osta per procedere all’apertura della Causa di Beatificazione e Canonizzazione, per accertare l’Eroicità delle Virtù di madre Agostina. Il 17 marzo 2000, centoventisei anni dopo la sua nascita, monsignor Antonio Buoncristiani ha solennemente chiuso la fase diocesana della Causa nella Cattedrale della Diocesi di Porto - Santa Rufina (Roma – La Storta).

Le Figlie di Nostra Signora del Sacro Cuore oggi
L’approvazione pontificia delle Figlie di Nostra Signora del Sacro Cuore avvenne con un decreto dell’8 aprile 1946. Attualmente sono presenti, oltre che in Italia (in Campania, Lazio, Toscana), nello Sri Lanka e nella Repubblica Democratica del Congo.
Continuano, secondo l’insegnamento di madre Agostina, a vivere tutte le opere di misericordia, con attenzione particolare al campo educativo, specie nei confronti dei bambini poveri, abbandonati e orfani.

Per informazioni
Figlie di Nostra Signora del Sacro Cuore
Via Cassia, 1826 - 18 km
00123 Roma – La Storta
0630891341 – 0630892079
[email protected]


Autore:
Emilia Flocchini

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Aggiunto/modificato il 2024-03-06

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