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Santa Wilfrida Badessa

Festa: 13 settembre

† Wilton, Wiltshire, Inghilterra, c. 1000 (o 988)

La sua esistenza si intreccia con quella del re Edgardo il Pacifico, sovrano che segnò l'apogeo del potere anglosassone prima della conquista normanna. Nobildonna probabilmente educata nell'abbazia di Wilton, uno dei più prestigiosi monasteri femminili del Wessex, Wulfthryth divenne negli anni sessanta del X secolo la seconda consorte del re, sebbene gli storici discutano ancora sulla natura formale di questa unione. Da questa relazione nacque Editta, destinata a diventare a sua volta santa e a essere venerata come patrona di Wilton. Dopo la nascita della figlia, Wulfthryth compì una scelta radicale: abbandonò la corte reale e fece ritorno a Wilton, dove vestì l'abito benedettino. La tradizione agiografica legge questa decisione come un atto di penitenza, ma le motivazioni potrebbero essere state più complesse, intrecciando spiritualità e circostanze politiche. Nel monastero che l'aveva probabilmente formata in gioventù, Wulfthryth percorse tutte le tappe della vita monastica fino a diventare badessa. La sua guida coincise con un periodo di splendore per Wilton, che divenne centro di cultura e spiritualità femminile. Morì intorno all'anno Mille, lasciando una figlia che la precedette nella morte nel 984. Il suo culto rimase circoscritto a Wilton, documentato dal manoscritto Secgan e dalle testimonianze raccolte dal cronista Goscelino quasi un secolo dopo la sua scomparsa.

Etimologia: Dall'anglosassone Wulfthryth, composto da wulf (lupo) e thryth (forza, potere).

Emblema: Abito benedettino nero, velo da badessa, pastorale abbaziale, corona (simbolo del passato status regale).


Le notizie sulle origini di Wulfthryth (Wulfthryth, Wulfritha, Wilfritha) sono scarsissime. Le fonti la qualificano come nobildonna, ma non specificano la famiglia di appartenenza. Il fatto che fosse probabilmente in educazione a Wilton Abbey quando attirò l'attenzione del re Edgardo suggerisce una provenienza da ambienti aristocratici, dato che l'accesso a tale monastero era riservato a donne di alto rango.
Edgardo il Pacifico salì al trono nel 959 e il suo regno, durato fino al 975, rappresentò il momento di massimo splendore dell'Inghilterra anglosassone. Il sovrano ebbe tre relazioni documentate con donne diverse, sebbene la natura matrimoniale di queste unioni resti incerta. La prima fu con Æthelflæd, da cui nacque il futuro Edoardo il Martire. La seconda relazione fu con Wulfthryth, nei primi anni sessanta del X secolo.
Le circostanze dell'incontro tra Edgardo e Wulfthryth sono oggetto di interpretazioni contrastanti. Alcune fonti tarde parlano di un rapimento dalla comunità monastica di Wilton, un episodio che non sarebbe stato insolito nel contesto dell'epoca, sebbene la riforma benedettina fosse in pieno svolgimento. Altre fonti suggeriscono semplicemente un incontro a corte. Ciò che è certo è che da questa unione nacque una figlia, Editta, la cui nascita viene collocata tra il 961 e il 963.
La relazione tra Edgardo e Wulfthryth fu di breve durata. Intorno al 964-965, il re contrasse una terza unione con lfthryth, vedova di Æthelwold, ealdorman dell'Anglia orientale. Questa volta si trattò sicuramente di un matrimonio formale, celebrato con rito ecclesiastico, che diede al sovrano due figli maschi, Edmund ed Edoardo (il futuro Etelredo II).

La conversione e l'ingresso nella vita monastica
Dopo la nascita di Editta e la fine della relazione con il re, Wulfthryth fece una scelta che segnò definitivamente la sua esistenza: fece ritorno a Wilton Abbey e chiese di entrare nella comunità monastica. Secondo la tradizione agiografica successiva, questa decisione sarebbe stata motivata da intenti penitenziali, dal desiderio di espiare i peccati commessi nella relazione adulterina con il re.
Tuttavia, gli storici moderni invitano a una lettura più sfumata di questo passaggio. In primo luogo, non è affatto certo che la relazione con Edgardo fosse considerata "adulterina" nel senso tecnico del termine, dato che il diritto matrimoniale anglosassone del X secolo era fluido e ammetteva forme di unione che la Chiesa stava progressivamente cercando di regolamentare attraverso la riforma benedettina. In secondo luogo, l'ingresso in monastero di donne di alto rango dopo esperienze coniugali o relazioni reali non era affatto insolito nell'Inghilterra anglosassone.
Quel che è documentato è che Wulfthryth ottenne l'ammissione alla comunità grazie all'intervento del vescovo Æthelwold di Winchester, una delle figure chiave della riforma monastica inglese. Æthelwold, che ebbe un ruolo politico rilevante a corte, fu uno dei principali promotori del rinnovamento spirituale e istituzionale dei monasteri inglesi secondo la regola benedettina.
Con Wulfthryth entrò a Wilton anche la piccola Editta, che fu affidata alle monache per la sua educazione. La figlia crebbe quindi nel monastero, formandosi alla vita religiosa sotto la guida della madre e delle altre sorelle.

Badessa di Wilton
Wulfthryth percorse tutte le tappe della vita monastica fino a diventare badessa di Wilton. Sotto la sua guida, il monastero conobbe un periodo di particolare splendore. Wilton Abbey, situata a circa cinque chilometri da Salisbury nel Wiltshire, era stata fondata secondo la tradizione nel IX secolo e si era affermata come uno dei principali centri di vita religiosa femminile nell'Inghilterra meridionale.
Il monastero non era solo un luogo di preghiera e ascesi, ma anche un centro culturale di rilievo. Le monache di Wilton ricevevano un'educazione di alto livello, che includeva lo studio del latino, della letteratura, della musica e delle arti. Wilton era rinomata per la qualità della sua formazione e attirava donne dalle famiglie più nobili del regno.
Durante il periodo in cui Wulfthryth fu badessa, la comunità sviluppò anche una notevole produzione artistica e letteraria. Le monache erano note per la loro capacità nella miniatura, nel ricamo e nella lavorazione dei metalli preziosi per gli oggetti liturgici. Il monastero possedeva reliquie prestigiose, tra cui si diceva un chiodo della Vera Croce.
Editta, la figlia di Wulfthryth, crebbe a Wilton e scelse liberamente di abbracciare la vita monastica. Le fonti agiografiche, in particolare la Vita scritta da Goscelino quasi un secolo dopo, la descrivono come una giovane di eccezionale pietà e intelligenza, dotata di voce angelica per il canto liturgico. Editta si distinse per la sua dedizione alla preghiera, per la carità verso i poveri e per alcune pratiche ascetiche particolari. Secondo Goscelino, la giovane santa si dedicava personalmente alla cura dei malati e alla distribuzione di elemosine, e manteneva animali domestici come cervi e colombe.
Wulfthryth guidò la comunità con saggezza fino alla morte della figlia Editta, avvenuta il 15 settembre 984. Editta aveva poco più di vent'anni e la sua scomparsa fu un colpo durissimo per la madre e per l'intera comunità. La giovane fu sepolta nella chiesa abbaziale di Wilton e ben presto iniziò a essere venerata come santa.

Gli ultimi anni e la morte
Dopo la morte di Editta, Wulfthryth continuò a governare il monastero per alcuni anni. Le fonti sulla sua morte presentano discrepanze significative. La tradizione riportata da Santiebeati indica l'anno 988, mentre le fonti accademiche moderne, in particolare l'Oxford Dictionary of National Biography, collocano la morte intorno all'anno 1000. Quest'ultima datazione sembra più attendibile, considerando che avrebbe permesso a Wulfthryth di sopravvivere alla figlia per circa sedici anni, un lasso di tempo compatibile con le fonti che la ricordano come badessa negli ultimi decenni del X secolo.
Alcune fonti indicano il 21 settembre come giorno della morte, mentre la memoria liturgica è fissata al 13 settembre. Questa discrepanza tra data di morte e data di festa non è insolita nell'agiografia medievale e può dipendere da diverse tradizioni locali o da trasferimenti di reliquie.
Wulfthryth fu sepolta a Wilton Abbey, accanto alla figlia Editta. Dopo la sua morte, iniziò una venerazione locale, documentata dal manoscritto Secgan, un elenco dell'XI secolo che registra i luoghi di riposo dei santi in Inghilterra. Tuttavia, a differenza di sua figlia, il culto di Wulfthryth non si diffuse oltre Wilton e rimase confinato alla comunità monastica che l'aveva avuta come badessa.

Wilton Abbey
Wilton Abbey rappresenta uno dei capitoli più significativi della storia del monachesimo femminile anglosassone. Secondo le tradizioni, le origini del monastero risalirebbero al IX secolo, quando nel 830 il re Ecgberto avrebbe convertito una cappella in un convento per tredici monache, su richiesta della sorella Alburga. Tuttavia, le notizie certe iniziano solo dal X secolo, periodo in cui Wilton si affermò come uno dei principali centri benedettini femminili dell'Inghilterra meridionale.
Situato nel Wiltshire, a circa tre miglia da Salisbury, il monastero occupava un'area che oggi è probabilmente coperta da Wilton House. La comunità seguiva la regola benedettina e si distingueva per il rigore osservante e per l'elevato livello culturale. Wilton era rinomata come centro di apprendimento femminile, dove le nobildonne ricevevano un'educazione completa che includeva latino, letteratura, musica, arti e scienze religiose.
Il monastero possedeva reliquie prestigiose che attiravano pellegrini: si diceva conservasse un chiodo della Vera Croce, reliquie di santi e frammenti di martiri. Questa dotazione reliquiale contribuiva al prestigio spirituale dell'abbazia e alla sua importanza nel panorama religioso inglese.
Wilton Abbey sopravvisse alla conquista normanna del 1066 e continuò la sua esistenza fino alla dissoluzione dei monasteri voluta da Enrico VIII nel 1539. Oggi non resta nulla dell'antico complesso monastico anglosassone e medievale.

Goscelino di Saint-Bertin e le fonti agiografiche
La principale fonte sulle vite di Wulfthryth e di sua figlia Editta è costituita dall'opera di Goscelino di Saint-Bertin, un monaco fiammingo emigrato in Inghilterra intorno al 1060. Goscelino servì come cappellano presso Wilton Abbey e tra il 1078 e il 1087 scrisse la Vita di sant'Editta, dedicata all'arcivescovo Lanfranco.
Goscelino basò la sua opera sulle testimonianze orali delle monache di Wilton e della loro badessa, oltre che su fonti scritte preesistenti oggi perdute. La sua Vita è considerata una delle poche testimonianze sopravvissute sulle comunità femminili nell'Inghilterra anglosassone tardiva. Tuttavia, va letto con spirito critico: scritto quasi un secolo dopo gli eventi, risente delle convenzioni agiografiche del tempo e dell'intento edificante proprio del genere.
Per quanto riguarda Wulfthryth, Goscelino la presenta come figura esemplare di conversione e penitenza, sottolineando il contrasto tra la sua vita passata a corte e la dedizione alla vita monastica. Attribuisce a lei e a Editta diversi miracoli, soprattutto guarigioni domestiche. Tuttavia, i dettagli biografici concreti sono scarsi e spesso intrecciati con elementi edificanti.
Oltre a Goscelino, Wulfthryth è menzionata nella cronaca di Giovanni di Worcester (XII secolo) e negli scritti di Guglielmo di Malmesbury (inizi XII secolo), ma queste sono fonti ancora più tarde e dipendono in gran parte dalle tradizioni wiltoniane.

Editta di Wilton
La figlia di Wulfthryth merita una menzione particolare, dato che la sua santità e il suo culto superarono quelli della madre. Editta nacque tra il 961 e il 963 dalla relazione tra Wulfthryth e re Edgardo. Cresciuta a Wilton sotto la guida della madre, abbracciò volontariamente la vita monastica.
Le fonti la descrivono come una giovane di eccezionale pietà, intelligenza e doti artistiche. Era particolarmente abile nel canto liturgico, nella miniatura e nelle arti manuali. Si distingueva per la carità verso i poveri e per la dedizione alla preghiera. Morì giovanissima, il 15 settembre 984, a poco più di vent'anni.
Editta fu sepolta a Wilton Abbey e ben presto iniziò a essere venerata come santa. Il suo culto si diffuse oltre Wilton e la sua memoria liturgica è fissata al 16 settembre. Goscelino scrisse la sua Vita tra il 1078 e il 1087, contribuendo a consolidarne la fama di santità.

La questione del matrimonio con Edgardo
Una delle questioni storiografiche più discusse riguarda la natura della relazione tra Wulfthryth e re Edgardo. Le fonti parlano di lei come seconda "consorte" del re, ma non è chiaro se si trattò di un matrimonio formalmente valido o di un'unione informale.
Alcuni storici ritengono che Edgardo abbia effettivamente sposato Wulfthryth con un rito riconosciuto, sebbene non solenne come quello che lo legò poi a Ælfthryth. Altri studiosi pensano invece a una relazione temporanea, forse un matrimonio more danico (secondo l'uso danese), una forma di unione riconosciuta socialmente ma non pienamente valida secondo il diritto canonico che la riforma benedettina stava cercando di imporre.
La questione non è secondaria, perché influenza l'interpretazione della scelta monastica di Wulfthryth. Se la relazione fosse stata un matrimonio valido, il suo ingresso in monastero sarebbe stato meno straordinario; se invece fosse stata un'unione informale o addirittura un rapimento, la conversione assumerebbe toni più penitenziali.

Cronologia
- X secolo (data imprecisata): Nascita di Wulfthryth da famiglia nobile anglosassone
- Anni 960-961: Probabile educazione a Wilton Abbey
- 961-963: Relazione con re Edgardo il Pacifico; nascita della figlia Editta
- 964-965: Fine della relazione con il re; ingresso di Wulfthryth e Editta a Wilton Abbey
- Dopo il 965: Wulfthryth diventa monaca benedettina
- Anni 970-980: Wulfthryth diventa badessa di Wilton
- 15 settembre 984: Morte di Editta a circa 21 anni
- c. 1000 (o 988): Morte di Wulfthryth a Wilton
- 13 settembre: Memoria liturgica
- 1078-1087: Goscelino scrive la Vita di sant'Editta con riferimenti a Wulfthryth
- XI secolo: Wulfthryth menzionata nel manoscritto Secgan.

Autore: Enrico Quiri
 


 

Wilfrida o Wulfritha è una badessa benedettina britannica vissuta nel X secolo.  Su di lei sappiamo ben poco.
E’ la madre di Santa Editta di Wilton, che nacque dopo una relazione con re Edgardo d’Inghilterra fuori dal matrimonio, e che fu cresciuta proprio dalle monache del monastero.
Dopo la nascita di Editta, santa Wilfrida si ritirò nel convento di Wilton, grazie all’ammissione tra le monache concessa dal santo vescovo Æthelwold di Winchester, che nella propria vita ebbe un ruolo politico a corte di una certa rilevanza.
Santa Wulfrida decise di farsi monaca per espiare i peccati che aveva commesso nella sua relazione adulterina con il re.
Oltre ad essere una monaca esemplare, è stata nominata badessa del monastero.
Santa Wilfrida è morta nel 988.
Nell’abbazia di Westminster è riprodotta un’immagine di Santa Wilfrida.
La festa per Santa Wilfrida è stata fissata nel giorno 13 settembre.


Autore:
Mauro Bonato

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Aggiunto/modificato il 2026-09-03

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