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Santi Casto e Cassio Vescovi e martiri

Festa: 12 maggio

Vescovi martiri di origine africana, sono oggetto di una devozione diffusa in molte località della Campania e del Lazio, come attestato da diverse fonti, tra cui una "Passio" tardoantica e il testo del XVII secolo "Vita e passione Delli Gloriosi Martiri Santo Casto vescovo di Calvi, e Santo Cassio Vescovo di Sinuessa". La loro fama si deve principalmente ai miracoli compiuti da Casto, che liberava gli indemoniati e guariva infermi, attirando l'ira dei sacerdoti pagani e del Preside della Campania Messalino. Sottoposti a torture e prove di fede, Casto e Cassio ne uscirono miracolosamente illesi, sfidando il potere degli idoli e convertendo molti al Cristianesimo. La loro resistenza incrollabile li condusse infine al martirio mediante lapidazione e spada nella città di Sinuessa. La loro memoria è venerata il 12 maggio, giorno in cui si celebra anche la festa dei Santi Casto ed Emilio.



I santi Casto e Cassio sono ricordati come due vescovi martiri citati in una “Passio” molto tarda. Entrambi sono citati dai Bollandisti e vengono defini quali martiri africani venerati in molte località della Campania e del Lazio.
Nello specifico sono venerati a Benevento, Calvi, Capua, Gaeta, Sora e anche in altre località.
Su di loro esiste un testo del 1685 pubblicato per Francesco Mollo dal titolo “Vita e passione Delli Gloriosi Martiri Santo Casto vescovo di Calvi, e Santo Cassio Vescovo di Sinuessa. Con alcune notizie della Città di Calvi, e de suoi Vescovi, & altre antiche memorie. Scritte Dal Dott. D. Giuseppe Cerbone Prete Secolare, Prothonotaro Apostolico, Theologo, & Esaminatore Sinodale della Corte Vescovale Calvense. Dedicate all'Ill.mo e Rever.mo Sig.re Monsig. Vincenzo De Silva Vescovo di detta Città di Calvi”.
Nel sito cattedrale-Calvirisorta c’è un testo, che riportiamo in toto, che riguarda i martiri Santi Casto e Cassio. “Favorito da Dio – si riferisce a Casto - del molteplice potere dei miracoli, molto spesso restituì la vista ai ciechi e la sanità agli storpi ed afflitti da varie malattie. In maniera particolare, la sua portentosa prerogativa rifulse nel liberare gli energumeni dal maligno.
Intanto, i sacerdoti degli idoli, temendo che dall'operato di Casto fosse potuta essere distrutta la loro religione, lo accusarono presso Messalino, Preside della Campania. Costui, posta in vari modi, ma inutilmente alla prova la costanza di Casto nella fede, ordinò, presso la città di Acquaviva, che fosse percosso con verghe e bastoni e poi, insieme a Cassio, Vescovo di Sinuessa, bruciato vivo.
Usciti i Santi Vescovi miracolosamente illesi da quelle fiamme ed attribuendo ciò Messalino ad opera di magia, li fece condurre nel tempio di Apollo, perché offrissero incenso all'idolo. Ma, mentre erano tutti colà riuniti, improvvisamente, il tempio crollò seppellendo sotto le sue rovine tiranno e popolo e lasciando sani e salvi soltanto Casto e Cassio.
Finalmente, condotti da Acquaviva a Sinuessa e sottoposti prima alla lapidazione, trafitti poi dalla spada, gli invitti atleti di Cristo ottennero la palma del martirio. Subito i Calvesi elessero a loro Patrono il Vescovo che così intrepidamente aveva sparso il sangue per Cristo e con ogni onore ne nascosero il Corpo nella Cattedrale di Calvi”.
La festa per San Casto e Cassio è stata fissata in coincidenza con quella dei Santi Casto ed Emilio nel giorno 12 maggio.


Autore:
Mauro Bonato

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Aggiunto/modificato il 2019-09-03

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