Beata Francesca Calafato
Vergine clarissa
Festa: 20 novembre
Nascita-morte: Messina, circa 1440 - Messina 19 novembre 1484
Nascita - morte:
Messina, circa 1440 - Messina 19 novembre 1484
Festa:
20 novembre
Etimologia:
Francesca forma femminile di Francesco, dal nome medievale Franciscus, «francese»; Margherita dal greco margarítēs, «perla»
Categoria: I santi che iniziano con la lettera F
Calendario: I santi del 20 novembre
Chiamata anche Franceschina, fu una clarissa messinese del Quattrocento, legata alla riforma francescana promossa dalla sorella maggiore, santa Eustochia Smeralda Calafato. Nata probabilmente intorno al 1440 e conosciuta in famiglia come Mita, o Margherita, entrò nella comunità che Eustochia organizzò a Messina secondo una più rigorosa osservanza della povertà e della vita contemplativa. La tradizione monastica la ricorda per l’umiltà, il servizio alle consorelle e le severe pratiche penitenziali, tramandate in narrazioni che richiedono una lettura storico-critica. Morì il 19 novembre 1484, secondo la cronologia abitualmente riferita, e viene commemorata il 20 novembre in repertori devozionali e francescani. L’appellativo di beata, attestato nella memoria locale, non va confuso con una beatificazione pontificia formalmente documentata: una fonte storico-locale dichiara infatti che per Francesca non fu celebrata una specifica causa di beatificazione. La sua figura emerge soprattutto entro la storia del monastero di Montevergine e della famiglia Calafato, senza essere sovrapposta alla vicenda, meglio documentata, della sorella Eustochia.
Biografia
A cura di Giampietro Cattinicirca
La famiglia Calafato nella Messina del Quattrocento
La tradizione relativa a Francesca Calafato la presenta come figlia di Bernardo Cofino, detto Calafato, e di Mascalda o Macalda Romano Colonna, appartenente a una famiglia messinese impegnata nei commerci. Il nome con cui sarebbe stata chiamata nell’infanzia è Mita, generalmente interpretato come diminutivo di Margherita. L’anno 1440, frequentemente indicato per la nascita, non è accompagnato nelle sintesi consultate dalla citazione di un atto battesimale: va pertanto inteso come data tradizionale o ricostruita, non come certezza anagrafica.
La sorella maggiore Smeralda, nata nel 1434, divenne religiosa con il nome di Eustochia. Il legame di parentela costituisce un elemento centrale per comprendere il percorso di Francesca, ma richiede una netta distinzione fra le due biografie. A Eustochia appartengono la fondazione e la guida della comunità riformata, nonché la canonizzazione celebrata nel 1988; Francesca è ricordata come una delle religiose che ne condivisero l’esperienza.
L’ambiente familiare è descritto dalle fonti relative a Eustochia come sensibile al movimento francescano dell’Osservanza. La madre, Mascalda, fu associata alla spiritualità del Terz’Ordine e sostenne la scelta della figlia maggiore. Tale quadro aiuta a comprendere l’orientamento religioso di Francesca, ma non autorizza ad attribuirle automaticamente episodi documentati soltanto per la madre o per la sorella.
La vocazione e le resistenze familiari
Secondo la tradizione biografica, Francesca manifestò il desiderio di abbracciare la vita delle clarisse e incontrò l’opposizione di alcuni fratelli, intenzionati a indirizzarla verso il matrimonio. Questo motivo ricorre nelle narrazioni delle vocazioni femminili del tempo e, nel suo caso, è conservato soprattutto dalla memoria conventuale e da riprese agiografiche posteriori. Non è stato possibile verificare autonomamente un contratto matrimoniale, il nome del pretendente o una precisa data della controversia.
La scelta monastica non deve essere descritta come un semplice prolungamento della decisione di Eustochia. Per le donne di una famiglia mercantile, entrare in clausura comportava conseguenze patrimoniali e sociali concrete, oltre alla dimensione spirituale. Alcuni racconti affermano che Francesca avrebbe destinato il ricavato dei propri gioielli alla nuova fondazione; il particolare resta una testimonianza della tradizione e non viene qui elevato a fatto documentario indipendente.
La data del suo ingresso deve essere collocata con prudenza. Una biografia ufficiale di santa Eustochia riferisce che nel 1460, al trasferimento della prima comunità riformata in un antico ospedale, la seguì anche la sorella Mita, insieme a una giovane nipote. Questa indicazione è particolarmente utile perché situa Francesca nella fase iniziale dell’impresa, senza dover supporre un ingresso successivo direttamente nel complesso definitivo di Montevergine.
Dalla prima fondazione a Montevergine
La riforma di Eustochia nacque dal desiderio di osservare più strettamente la regola di santa Chiara, soprattutto in materia di povertà, preghiera e disciplina comunitaria. Il monastero di Santa Maria di Basicò, dove Eustochia aveva vissuto, non corrispondeva più, ai suoi occhi, a quell’ideale. Ottenute le autorizzazioni necessarie, la religiosa intraprese una nuova esperienza, sostenuta da collaboratrici e benefattori.
Il primo insediamento del 1460 fu ricavato nei locali di un ospedale. Le difficoltà materiali e istituzionali resero necessaria un’altra sistemazione: agli inizi del 1464 la comunità trovò ospitalità in una casa collegata al Terz’Ordine francescano, nel quartiere di Montevergine. Il successivo ampliamento rese possibile la stabilizzazione del monastero, destinato a diventare uno dei principali luoghi della memoria di Eustochia e delle sue prime compagne.
Francesca viene annoverata tra queste compagne e, in particolare, tra le donne della famiglia che contribuirono a sostenere il nuovo orientamento. Non risulta, nelle fonti esaminate, che abbia ricoperto l’ufficio di badessa o che abbia assunto il ruolo istituzionale della sorella. La sua presenza si colloca invece nella vita ordinaria della comunità, fatta di preghiera, lavoro, osservanza della clausura e servizio reciproco.
La testimonianza sulla prima fondazione va tenuta distinta dalle narrazioni relative alle penitenze personali di Francesca. La cronologia generale della comunità può essere confrontata con repertori e documentazione su Eustochia; molti dettagli della vita individuale di Francesca restano affidati a una tradizione meno controllabile.
Umiltà, servizio e pratiche penitenziali
I racconti monastici presentano Francesca come religiosa desiderosa di rimanere in posizione umile, dedita ai servizi comuni e lontana dagli incarichi di governo. È detta talvolta conversa; questa qualificazione compare nelle ricostruzioni locali, ma non è qui collegabile a un documento di professione consultabile. Il racconto secondo cui non volle imparare a leggere e a scrivere è abitualmente interpretato come segno di rinuncia agli onori, secondo una sensibilità ascetica caratteristica della sua epoca.
La stessa tradizione insiste sulla durezza delle mortificazioni: il riposo sopra una tavola, l’uso di una tegola come sostegno per il capo, il mangiare in piedi. Si tratta di particolari trasmessi dalla memoria agiografica, da non trasformare in prescrizioni della regola francescana né in pratiche universalmente condivise dalle clarisse. La loro funzione narrativa è mostrare la radicalità dell’ideale penitenziale attribuito a Francesca.
Nell’ambiente di Montevergine la spiritualità era fortemente orientata alla meditazione della Passione di Cristo e alla povertà evangelica. Tale indirizzo è attestato con chiarezza per la comunità guidata da Eustochia. Per Francesca, il nucleo storicamente plausibile del ricordo è la partecipazione a questa vita comune; il grado di attendibilità dei singoli gesti ascetici non è determinabile con la stessa precisione.
Una tradizione locale le attribuisce anche l’assistenza alle consorelle durante un’epidemia di peste. In assenza di una fonte contemporanea identificata per questo episodio, è opportuno conservarlo come notizia della memoria conventuale, senza fissarne una data né aggiungere circostanze non documentate.
La malattia e la morte
Le biografie divulgative riferiscono che Francesca, durante l’ultima malattia, avrebbe chiesto alla sorella Eustochia di non accordarle particolari consolazioni familiari, per mantenere sino alla fine un atteggiamento di rinuncia. Il racconto ha un evidente significato spirituale, ma non è accompagnato, nelle fonti consultate, dall’indicazione di una testimonianza diretta controllabile. Non è quindi possibile ricostruire con certezza il decorso della malattia, le parole pronunciate o le condizioni materiali degli ultimi giorni.
La morte viene generalmente posta al 19 novembre 1484, all’età di circa quarantaquattro anni. Il 20 novembre, giorno seguente, è la memoria indicata per Francesca nei repertori devozionali. Non si deve confondere questa data con la festa di santa Eustochia, fissata al 20 gennaio, né con la data della morte di quest’ultima, per la quale le fonti presentano talvolta varianti.
Il decesso di Francesca precedette dunque quello di Eustochia, avvenuto nel 1485. La vicinanza cronologica dei due eventi contribuì a saldare le memorie delle due sorelle nella tradizione di Montevergine, senza cancellare la diversità dei loro ruoli e del successivo riconoscimento ecclesiastico.
Memoria, reliquie e titolo di beata
Il ricordo di Francesca si conserva principalmente nell’ambito della tradizione religiosa messinese. Le notizie locali collocano le sue reliquie nel monastero di Montevergine, accanto alla memoria materiale di Eustochia. Una ricostruzione pubblicata nel 2019 parla specificamente della venerazione del suo cranio nella cappella di santa Eustochia; il dato riguarda una testimonianza locale e non equivale, da solo, a una ricognizione canonica moderna delle reliquie.
Alla sua tomba sono attribuiti miracoli e alcune narrazioni riferiscono apparizioni alle consorelle. Non sono stati individuati atti processuali che consentano di accertare indipendentemente questi racconti, da presentare perciò come tradizioni devozionali. Il titolo di beata compare in repertori francescani e agiografici, ma una ricostruzione storico-locale specifica che non risulta celebrata una formale causa di beatificazione per Francesca.
La distinzione è essenziale: Eustochia fu beatificata nel 1782 e canonizzata da Giovanni Paolo II l’11 giugno 1988; queste celebrazioni non costituiscono riconoscimenti canonici automaticamente estensibili alla sorella. Per Francesca, il titolo tramandato testimonia soprattutto una venerazione locale e una memoria religiosa. Senza un decreto specifico non è corretto indicare una data di beatificazione pontificia o affermare l’esistenza di un culto liturgico universale.
Biografia
A cura di Mauro Bonato
Mita Calafato (in religione Francesca o Franceschina) nacque a Messina nel 1440 e fu battezzata con il nome di Mita. Figlia della venerabile Moscalda (Maia) Calafato Romano Colonna, è la sorella della famosa santa Eustochia di Messina.
Educata al cristianesimo e alla santità di vita, sull'esempio della mamma e della sorella, quando decise di farsi monaca clarissa ebbe grossi problemi con i suoi due fratelli, che volevano darla in sposa a un nobile messinese. Ma vinte le resistenze familiari, riuscì ad entrare fin da giovanissima nel Monastero di Montevergine assumendo il nome di Francesca (o Franceschina).
La beata Francesca condusse una vita di estrema penitenza, non volendo alcun onore, e le cronache del tempo ci raccontano che per umiltà non volle nemmeno imparare a leggere e a scrivere.
Viveva servendo tutti, dormiva su una tavola con una tegola per cuscino e mangiava in piedi per poter mortificare il proprio corpo.
Ammalatasi gravemente chiese alla sorella, santa Eustochia di non confortarla dell'amore familiare, per testimoniare una sua ulteriore ultima penitenza.
Morì, a soli quarantaquattro anni, il giorno 19 Novembre 1484, e sulla sua tomba avvennero numerosi miracoli.
La tradizione vuole che dopo la sua morte apparve alle consorelle clarisse, mostrandosi con il volto angelico e beatificato, ringraziando la sorella santa Eustochia per la disciplina che le aveva insegnato tanto da aver acquistato l'eterna vita.
Le sue reliquie sono venerate nel monastero di Montevergine di Messina, poste nella stessa cappella dove riposa la salma incorrotta di sua sorella, Santa Eustochia.
In una piccola urna, c’è il teschio di sua madre la venerabile “Suor Maia Calafato Romano Colonna” ritrovato nell'anno del giubileo 1750. Nella stessa piccola urna c’è anche il teschio della Beata Francesca Calafato Romano Colonna, sorella germana di Santa Eustochia ritrovato nella stessa epoca.
La memoria liturgica della beata Francesca o Franceschina Calato, è stata fissata nel giorno della sua festa il 20 novembre.
Approfondimenti
La principale fonte narrativa sulla sorella Eustochia è la Leggenda composta dopo la sua morte, fra il 1486 e il 1491, nell’ambiente delle clarisse di Montevergine. L’opera, conservata in testimoni manoscritti di Perugia e Ferrara e pubblicata criticamente da Michele Catalano, costituisce un riferimento fondamentale per la storia della comunità. Non ogni episodio riferito dalla successiva letteratura su Francesca può però essere ricondotto con certezza a questo testo.
La storia della comunità di Montevergine consente di leggere la vita di Francesca entro un fenomeno più ampio: la partecipazione femminile alla riforma osservante francescana nella Sicilia del Quattrocento. Il valore storico di questa prospettiva risiede nelle vicende istituzionali e sociali documentabili, non nell’attribuzione indistinta alle singole religiose di tutte le virtù narrate nelle agiografie.
Cronologia
- Intorno al 1440: nascita tradizionalmente collocata a Messina.
- 1460: la sorella Mita figura tra coloro che seguono Eustochia nella prima comunità riformata.
- Inizi del 1464: stabilizzazione della comunità nel quartiere di Montevergine.
- 19 novembre 1484: morte di Francesca, secondo la cronologia tramandata.
- 20 novembre: memoria attestata nei repertori agiografici.
Valutazione storico-critica
L’identificazione di Francesca come sorella di santa Eustochia e religiosa della comunità riformata messinese appare coerente con la tradizione documentaria relativa a Montevergine. L’anno di nascita, i particolari della vocazione, le pratiche ascetiche, gli episodi della malattia e i miracoli richiedono invece una qualificazione prudente, poiché le sintesi disponibili non forniscono per ciascuno di essi un riscontro primario autonomo. La distinzione decisiva riguarda lo status ecclesiastico: la canonizzazione di Eustochia è documentata ufficialmente; per Francesca non è stato individuato un provvedimento pontificio di beatificazione. Il titolo di beata è quindi riportato come denominazione storica e devozionale, non come prova di una procedura canonica formalmente conclusa.
Fonti e bibliografia essenziale
- Enrico Pispisa, «Calafato, Eustochia, beata», in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 16, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma, 1973.
- Michele Catalano (a cura di), La leggenda della beata Eustochia da Messina. Testo volgare del sec. XV restituito all’originaria lezione, Messina, 1942.
- F. M. Terrizzi, «Documenti relativi alla “Vita” della beata Eustochia Calafato», in Archivum Franciscanum Historicum, vol. 58, 1965, pp. 280-329.
- Dicastero delle Cause dei Santi, «Eustochia Smeralda Calafato», profilo biografico istituzionale.
- «Fiumedinisi. Chiesa di San Pietro: Convegno su Sant’Eustochia», Foglio di Sicilia, 2019 (testimonianza storico-locale sulla memoria di Francesca).
