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Santi Felice e Felicissimo Martiri

Festa: 12 agosto

Vernou, presso Melun, Francia, 287 circa

Il loro culto è legato alla geografia religiosa dell'antica Gallia e, in particolare, alla regione dell'Île-de-France. Venerati come martiri fin dai primi secoli del cristianesimo, il loro sacrificio si consumò tradizionalmente nel borgo di Vernou, non lontano da Melun, in un'epoca segnata dalle persecuzioni imperiali. Sebbene le fonti agiografiche primarie risultino oggi frammentarie e la loro vicenda sia avvolta in un cono d'ombra storico, la memoria di Felice e Felicissimo ha attraversato i secoli grazie alla devozione popolare e alla conservazione delle loro spoglie mortali. Le reliquie dei due santi, infatti, furono traslate in epoca medievale nella maestosa cattedrale di Santo Stefano a Sens, entrando a far parte di uno dei tesori ecclesiastici più insigni d'Europa. Sono celebrati il 12 agosto.

Etimologia: Felice (dal latino Felix, 'felice, fortunato'); Felicissimo (dal latino Felicissimus, superlativo di Felix, 'molto felice, fortunatissimo').

Emblema: Palma del martirio, spada o strumenti del supplizio, tunica romana


La storia dei santi Felice e Felicissimo si inserisce nel complesso e travagliato quadro della Gallia romana del III secolo. Questo periodo fu segnato da una profonda instabilità politica, con il succedersi di imperatori effimeri, incursioni barbariche e, soprattutto, dalle ondate persecutorie scatenate contro le comunità cristiane. Sebbene non disponiamo di una Passio antica che ne narri le gesta in dettaglio, la tradizione colloca il loro martirio nell'anno 287. In quegli anni, l'Impero romano era retto da Diocleziano e dal suo cesare Massimiano, sotto il cui governo si verificarono i primi severi provvedimenti contro i cristiani, preludio della Grande Persecuzione che sarebbe esplosa nei decenni successivi. I nomi stessi dei due santi, di chiara origine latina, suggeriscono la loro appartenenza a famiglie romanizzate o a coloni stabilitisi nella regione della Senna e Marna. Non sappiamo se fossero chierici, soldati o semplici laici; ciò che le antiche tradizioni locali tramandano è la loro ferma adesione al Vangelo, che li portò a rifiutare i sacrifici agli dei romani e a subire le conseguenze letali della legge imperiale.

Il martirio a Vernou
Il luogo del loro supplizio è storicamente identificato con Vernou, un antico borgo situato tra Melun e Moret-sur-Loing, lungo il corso del fiume Yonne e della Senna. Le fonti agiografiche locali, riprese anche da eruditi del XVIII secolo, attestano che in questo villaggio sorgeva anticamente una chiesa dedicata proprio a Felice e Felicissimo, eretta sul luogo o in prossimità della loro esecuzione. Questa dedicazione primitiva dimostra quanto radicata fosse la loro memoria tra le popolazioni gallo-romane. Tuttavia, con il passare dei secoli, la chiesa di Vernou mutò il suo titolare, venendo intitolata a San Fortunato, un vescovo locale la cui figura finì per sovrapporsi a quella dei due martiri. Nonostante questo avvicendamento nella toponomastica sacra, la tradizione del loro sangue versato per la fede rimase viva negli archivi diocesani e nelle memorie liturgiche della regione, fissando in modo indelebile il loro legame con la terra di Francia.

La traslazione e il tesoro di Sens
Un momento cruciale per la sopravvivenza del culto di Felice e Felicissimo fu la traslazione delle loro spoglie. In un'epoca imprecisata dell'Alto Medioevo, probabilmente per sottrarle alle incursioni normanne o per conferirvi maggiore onore, i corpi dei due martiri furono prelevati da Vernou e solennemente traslati a Sens. Qui trovarono collocazione nella cattedrale metropolitana di Santo Stefano (Saint-Étienne), sede di una delle più antiche e importanti arcidiocesi francesi. Le reliquie di Felice e Felicissimo non furono deposte in un sepolcro nascosto, ma divennero parte integrante del celebre tesoro della cattedrale, custodite in preziosi reliquiari ed esposte alla venerazione dei fedeli. La loro presenza a Sens elevò il loro status da martiri puramente locali a patroni venerati in un centro nevralgico della cristianità medievale, garantendo loro menzioni nei calendari e nei messali della provincia ecclesiastica.

L'oblio agiografico e i Bollandisti
Nonostante la rilevanza delle loro reliquie, la mancanza di atti processuali o di racconti agiografici dettagliati condannò gradualmente Felice e Felicissimo a un relativo oblio storiografico. Quando, tra il XVII e il XVIII secolo, i dotti gesuiti noti come Bollandisti intrapresero la monumentale compilazione degli Acta Sanctorum, si trovarono di fronte a una penuria di documenti critici su questi due martiri. Privi di testi agiografici sufficientemente antichi e affidabili da sottoporre a un rigoroso vaglio storico, i Bollandisti li classificarono tra i praetermissi, ovvero i santi omessi o accantonati nell'attesa di nuove scoperte documentali. Questa classificazione, pur non intaccando la legittimità del loro culto liturgico, ne ha limitato la diffusione al di fuori dei confini regionali francesi. Ciononostante, il Martirologio e le tradizioni locali hanno continuato a custodirne la memoria, celebrandone il dies natalis il 12 agosto e preservando il ricordo di un sacrificio che, pur privo di dettagli eclatanti, rappresenta la solida base su cui si è edificata la Chiesa delle Gallie.

Il tesoro della Cattedrale di Sens
Il tesoro della Cattedrale di Santo Stefano a Sens è considerato uno dei più ricchi e antichi d'Europa. Gli inventari medievali e gli studi moderni sul patrimonio della cattedrale confermano la presenza dei reliquiari dei santi Felice e Felicissimo. Questi manufatti, spesso realizzati in metalli preziosi, smalti e pietre dure, erano esposti sulla tribuna o nelle cappelle laterali durante le grandi festività. La conservazione di tali reliquie testimonia l'importanza che il capitolo dei canonici di Sens attribuiva ai martiri locali, considerati protettori celesti dell'arcidiocesi. Sebbene le turbolenze della Rivoluzione Francese abbiano disperso o fuso gran parte dell'oreficeria sacra, la memoria della presenza di Felice e Felicissimo nel tesoro rimane documentata dalle accurate descrizioni degli eruditi e storici dell'arte francesi.


Autore:
Enrico Quiri

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Aggiunto/modificato il 2026-08-04

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