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Beato Giovanni Bassando Sacerdote

Festa: 26 agosto

Besançon, Francia, 1360 - L'Aquila, 26 agosto 1445

Riformatore instancabile e fine intellettuale, il beato Giovanni Bassando rappresenta una delle figure di spicco del monachesimo europeo del XV secolo. Nato in Francia nel cuore del turbolento periodo del Grande Scisma d'Occidente, attraversò l'Europa con l'unico obiettivo di restituire vigore e autenticità alla vita consacrata. La sua esistenza fu un continuo viaggio tra Francia, Spagna, Germania e Italia, culminato con un'ultima e decisiva missione affidatagli da papa Eugenio IV: la riforma della celebre basilica di Santa Maria di Collemaggio a L'Aquila. Direttore spirituale di santa Coletta di Corbie e stimato da figure come san Bernardino da Siena e san Giovanni da Capestrano, Bassando unì in sé il rigore della regola celestiniana e una profonda carità operativa. Morto in tarda età, il suo corpo, sottoposto a un singolare processo di conservazione, è ancora oggi oggetto di venerazione e di studio scientifico.

Etimologia: Giovanni dal latino Ioannes, 'dono del Signore' o 'il Signore è benefico'.

Emblema: Abito celestino (tonaca bianca, scapolare nero con cappuccio, cintura di cuoio), libro della regola, bastone da priore.


Jean Bassand nacque a Besançon, nella Franca Contea francese, intorno al 1360, in un'epoca segnata dalle profonde lacerazioni del Grande Scisma d'Occidente. La sua famiglia, nobile e profondamente cristiana, gli offrì un ambiente educativo sereno e rigoroso, nel quale la madre svolse un ruolo fondamentale nella sua prima formazione spirituale. A diciotto anni, nel 1378, il giovane Jean decise di consacrarsi a Dio entrando nel monastero di San Paolo della sua città, affiliato ai Canonici Regolari Lateranensi. Fin dai primi giorni del noviziato mostrò una dedizione assoluta all'osservanza della regola di sant'Agostino, distinguendosi per la maturità e il fervore, tanto da essere eletto priore della stessa comunità appena trentenne.

La vita tra i Celestini e l'incontro con santa Coletta
Nonostante le responsabilità e la stima di cui godeva, Bassand avvertiva il richiamo verso una vita monastica dal rigore più marcato. La sua attenzione si rivolse verso i Celestini, ramo riformato dell'Ordine di San Benedetto fondato da papa Celestino V, la cui spiritualità penitenziale e contemplativa lo affascinava. Lasciò quindi i Canonici Regolari per entrare nel monastero celestiniano di Parigi, dove trovò quell'equilibrio tra studio approfondito delle scienze sacre e preghiera metodica che aveva sempre desiderato.
La sua fama di uomo di grande virtù e saggezza valicò presto le mura del chiostro. Durante il suo periodo come priore nel convento di Amiens, conobbe Nicolette Boellet, la giovane che sarebbe poi diventata santa Coletta di Corbie, grande riformatrice dell'Ordine delle Clarisse. Incerta sulla propria vocazione, Coletta trovò in fra' Giovanni un sicuro direttore spirituale: fu proprio lui a discernere l'autenticità della sua chiamata e a incoraggiarla a intraprendere il cammino di radicale rinnovamento della vita clariana.

L'instancabile riformatore europeo
A partire dal 1408, quando accettò per obbedienza la carica di vicario del monastero di Santa Maria a Parigi, la vita di Bassand cambiò radicalmente: dalla quiete della cella passò all'azione instancabile sul campo. Divenne superiore provinciale e visitatore apostolico, viaggiando ininterrottamente per fondare nuovi cenobi o per riportare la disciplina in quelli decaduti. La sua opera di riforma toccò la Francia, la Spagna e persino la Germania, dove si recò in luoghi impervi come il monastero di Santo Spirito sul monte Oybin. Ovunque giungesse, portava con sé il prestigio della sua carità e la fermezza della sua dottrina, diventando uno dei protagonisti assoluti del rinnovamento monastico del Quattrocento europeo.

L'ultima missione a L'Aquila
Nel 1443, papa Eugenio IV decise di intervenire per riportare l'ordine nel prestigioso monastero di Santa Maria di Collemaggio a L'Aquila, luogo simbolo del celestinianesimo e custode delle spoglie di papa Celestino V. Il pontefice scelse per questa delicata missione proprio l'anziano Bassand, che aveva ormai superato gli ottant'anni. Il religioso giunse in Abruzzo nei primi mesi del 1444, in un clima spirituale fervente: la tradizione e le fonti locali ricordano la sua presenza in città proprio nel periodo in cui vi operava e vi moriva san Bernardino da Siena e vi giungeva san Giovanni da Capestrano.
Nonostante l'età avanzata, Bassand si dedicò con zelo alla riforma della comunità aquilana, riuscendo a trasformare il monastero in un centro di studio e meditazione. I cittadini e le autorità, tra cui il vescovo Amico Agnifili, presero a venerarlo come un padre, ricorrendo alla sua preghiera e alla sua guida.

La morte e la venerazione
La sua missione terrena durò circa quindici mesi. Giovanni Bassando si spense il 26 agosto 1445, assistito e compianto dall'intera città. Al suo funerale, celebrato con grande partecipazione popolare, fu proprio san Giovanni da Capestrano a tessere un accorato elogio funebre, riconoscendo in lui un maestro di santità.
La tradizione devozionale riporta che la notizia della sua morte fu rivelata miracolosamente in varie città francesi, dove il suo ricordo era rimasto vivissimo. Data la stagione estiva, il suo corpo fu sepolto nella calce, secondo la consuetudine dell'epoca volta a prevenire epidemie e a gestire le esequie rapide. Molti anni dopo, in occasione di una ricognizione, i suoi resti furono trovati in un eccezionale stato di conservazione, un fatto che alimentò ulteriormente la fama di santità del monaco.

Il mistero paleopatologico e le reliquie
Le spoglie del beato Giovanni Bassando, oggi ricomposte in un'urna posta sull'altare laterale sinistro della basilica di Collemaggio, sono state di recente oggetto di grande interesse da parte della comunità scientifica. Studi di paleopatologia e medicina legale condotti sui suoi resti hanno evidenziato che il monaco fu sottoposto a un sofisticato processo di mummificazione artificiale, benché le fonti storiche parlino semplicemente di sepoltura nella calce.
L'analisi del corpo ha rivelato la presenza di alcune monete, probabilmente inserite come obolo o per favorire i processi di disidratazione dei tessuti, e ha diagnosticato patologie tipiche dell'età avanzata, come una severa aterosclerosi. Inoltre, gli esami osteologici hanno portato alla luce una rarissima anomalia anatomica: la presenza della fabella (un piccolo osso sesamoide situato nel tendine del muscolo gastrocnemio) in entrambi i ginocchi, un reperto quasi unico per i resti umani di epoca antica.

Culto e iconografia
Il culto per il beato Giovanni Bassando è radicato soprattutto nella città dell'Aquila, dove la sua memoria si intreccia storicamente con quella dei grandi santi del Quattrocento che vi transitarono. Non possiede una canonizzazione formale, ma è venerato come beato per culto ab immemorabili confermato dalle autorità ecclesiastiche locali. Sotto il profilo iconografico, il beato viene raffigurato con l'abito tipico dei Celestini: una tunica bianca stretta in vita da una cintura di cuoio, con scapolare e cappuccio neri. In alcune pale d'altare e dipinti di epoca successiva, come la tela settecentesca raffigurante la sua morte, è mostrato disteso sul letto funebre mentre un angelo scosta il drappo, a simboleggiare il suo ingresso nella gloria celeste.

Curiosità
Si narra che, poco prima di morire, Giovanni amasse pregare a lungo vicino alla tomba di papa Celestino V. Da quel sepolcro, secondo le antiche cronache, avrebbe attinto le forze spirituali necessarie per affrontare l'ultima e più faticosa delle sue battaglie riformatrici.
Il legame tra Francia e Abruzzo, simboleggiato dalla figura di Bassand, ha generato nel tempo un profondo vincolo di fratellanza storica tra le comunità celestiniane, tanto che ancora oggi delegazioni francesi partecipano ai riti della Perdonanza Celestiniana in sua memoria.

Autore: Enrico Quiri
 


 

>Nella cappella che è in cornu evangelii dell'altare maggiore di S. Maria di Collemaggio, dentro una piccola arca di marmo intarsiato, riposa il sacro corpo di Giovanni Bassando, così chiamato perché  oriundo di Besançon, città della Francia dove nacque nel 1360.
Di indole mite ma di spirito pronto, egli ebbe come prima educatrice la stessa sua madre che cercava di circondarlo di precauzioni particolari per farlo vivere sempre in un ambiente sano e profondamente religioso.  Ed in questo ambiente così pieno di calda spiritualità, il piccolo Giovanni foggiò facilmente la sua anima alle più alte idealità dello spirito e la sua intelligenza agli studi delle scienze umane, che considerò sempre come mezzo per una maggiore conoscenza di Dio. 
Nel 1378, a 18 anni di età, con grande gioia dei suoi pii e nobili genitori, che vedevano con santo orgoglio un loro figlio consacrarsi a Dio, vestì l’abito religioso fra i Canonici Regolari Lateranensi, nel monastero di san Paolo, nella stessa Besancon.  Si può facilmente immaginare con quale spirito indossasse quel sacro abito!  fin dal primo giorno del suo noviziato, egli giurò a se stesso che avrebbe osservato con estrema precisione la regola del Padre San  Agostino da lui professata.  E così fu.  La sua promessa fu mantenuta scrupolosamente, tanto da essere di riverente ammirazione anche ai vecchi padri, che non si vergognavano affatto di seguire l'esempio di un così giovane maestro di perfezione monastica. 
Non è da meravigliarsi, quindi, se appena trentenne, lo creassero Priore di quella stessa casa, carica che egli accettò solo perché gli fu imposta dall’ubbidienza.  Era evidente, però, che il Signore lo chiamava ad una vita più perfetta, e precisamente tra i Celestini di Parigi, che egli aveva conosciuti e che altamente apprezzava per la rigidezza della regola e per la santità di vita dei suoi membri. 
Giovanni, divenuto celestino, fece tale progresso nella virtù e nell'acquisizione delle scienze sacre da essere subito considerato uno dei più qualificati monaci di quella provincia. Fu nella pace di una cellula celestina, che Giovanni trovò finalmente l’appagamento di un grande desiderio: la possibilità di poter risalire più facilmente a Dio con uno studio più profondo  e una preghiera più metodica. Questa vita così conforme alla sua natura durò circa quindici anni, ”quindici anni di Paradiso”, come egli diceva. Il Signore però non permise che una fiaccola così viva rimanesse sotto il moggio. dal 1408 la sua attività non fu soltanto spirituale, contemplativa, ma anche operativa.
Per sola ubbidienza ai suoi superiori, accettò la carica di di vicario del famoso Monastero di Santa Maria di Parigi. Da superiore dei monasteri a più volte superiore provinciale, da fondatore di nuovi conventi a sapiente riformatore di altri già esistenti, l’operosità di Giovanni non conobbe soste e, dovunque andasse, portava sempre con sé il profumo della sue grandi virtù, l'eroismo della sua grande carità, carità che conquistava sempre, ed infallibilmente. La Francia, la Spagna, l’Italia conobbero per esperienza diretta quest'uomo straordinario e così santo. Ma forse chi ebbe la fortuna di conoscerlo più e meglio fu la città di L’Aquila, che lo accolse, due mesi prima che morisse San  Bernardino da Siena, fra le sue mura come inviato del papa Eugenio IV a riformare e dare nuova vita al monastero di S. Maria di Collemaggio. 
Nonostante la sua età avanzata, aveva 83 anni, Giovanni amava pregare vicino alla tomba dal suo grande padre San Pietro Celestino, e da questa tomba attinse nuove forze per nuove lotte e nuove vittorie.  Giovanni trovò tale corrispondenza nei monaci che questi furono spinti a imitarlo nello zelo e nella bontà della vita. 
Anche i cittadini Aquilani, soddisfatti della sua santità, incominciarono a recarsi da lui per visitarlo e per raccomandarsi alle sue preghiere. Quindici mesi durò la sua ardua missione, ma anche in così breve tempo egli raccolse frutti veramente abbondanti.  S. Maria di Collemaggio ridivenne un luogo di studio e meditazione, un luogo di profonda perfezione religiosa. Vi morì il 26 agosto 1445. Dire del dolore non soltanto dei monaci, ma anche dell'intera cittadinanza con a capo il vescovo Amico Agnifili ed il Magistrato, non è cosa facile. 
Nonostante gli Aquilani fossero abituati a vedere morire dei santi, per Giovanni Bassando, come l'anno innanzi per S. Bernardino, vollero che la salma fosse esposta per più giorni alla pubblica venerazione.  Gli storici affermano che, dinanzi alla bara, sfilarono molte migliaia di persone, avenute anche da lontano per l’occasione della Perdonanza Celestiniana.  S. Giovanni da Capestrano, che era in L'Aquila per la costruzione dell'Ospedale di S. Salvatore, incominciata appunto in quell’anno, tessé di Giovanni un magnifico elogio. 
La sua morte fu poi rivelata miracolosamente in molte città della Francia, dove la sua memoria era più viva.  Il suo corpo, sepolto nella calce, come era costume farsi per quelli che morivano d’estate, molti anni dopo fu trovato ancora intatto. Tuttora esso è nel suo sepolcro di marmo, meta di devozione ed oggetto di culto fiducioso.


Autore:
Claudio Tracanna

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Aggiunto/modificato il 2026-08-12

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