Beato Pasquale de Castro Herrera

Religioso salesiano, martire

Festa: 6 dicembre

Nascita-morte: Topas, Spagna, 2 settembre 1915 - Guadalajara, Spagna 6 dicembre 1936

Immagini di Beato Pasquale de Castro Herrera Religioso salesiano, martire

Nascita - morte:
Topas, Spagna, 2 settembre 1915 - Guadalajara, Spagna 6 dicembre 1936

Festa:
6 dicembre

Etimologia:
Dal latino Paschalis, «relativo alla Pasqua», dal greco e dall'ebraico attraverso la tradizione cristiana

Emblema:
Giovane religioso salesiano

Categoria: I santi che iniziano con la lettera P

Calendario: I santi del 6 dicembre

Gruppo: Beati Martiri Spagnoli Salesiani di Madrid e Siviglia

Entrato nell’ambiente educativo salesiano a Madrid nel 1931, maturò la vocazione religiosa e nell’estate del 1935 iniziò il noviziato a Mohernando. La sua professione nella Società di San Francesco di Sales, celebrata il 23 luglio 1936, coincise con l’arresto della comunità, pochi giorni dopo l’inizio della guerra civile spagnola. Trasferito il 2 agosto nel carcere di Guadalajara, vi rimase fino all’uccisione insieme al sacerdote Michele Lasaga Carazo e ad altri cinque giovani confratelli. Una lettera ai genitori del 28 giugno 1936, conservata in traduzione italiana nell’archivio della postulazione salesiana, documenta la consapevolezza dei pericoli e il desiderio di perseverare nella propria scelta. Riconosciuto martire dalla Chiesa cattolica, fu beatificato a Roma il 28 ottobre 2007 nel gruppo dei 498 martiri della persecuzione religiosa in Spagna. La sua memoria individuale ricorre il 6 dicembre; quella comune dei martiri salesiani spagnoli è celebrata il 22 settembre.

Biografia

A cura di Giampietro Cattini

Origini e ingresso nella formazione salesiana
Pasquale, in spagnolo Pascual, de Castro Herrera nacque a Topas, località della provincia di Salamanca, il 2 settembre 1915. Il luogo e la data di nascita risultano concordemente attestati nella scheda biografica dell'enciclopedia Santi e Beati e nel repertorio ecclesiastico GCatholic. Non sono invece disponibili, nelle fonti qui identificate, informazioni sufficientemente precise sui genitori, sulla composizione della famiglia o sulle condizioni economiche della casa natale. Una ricostruzione rispettosa delle testimonianze non può quindi trasformare l'origine geografica in una descrizione immaginaria della sua infanzia.
Dal 1931 il giovane frequentò istituti salesiani di Madrid, in particolare quelli del Paseo de Extremadura e di Carabanchel Alto. Il periodo madrileno, durato circa quattro anni, precedette l'ingresso nel noviziato. La biografia salesiana tramandata nella scheda italiana lo descrive diligente nello studio, disciplinato e spontaneo nelle relazioni comunitarie. Questi giudizi appartengono alla memoria biografica della congregazione: sono utili per delinearne il profilo spirituale, ma non equivalgono, da soli, a una serie di valutazioni scolastiche originali oggi direttamente consultabili.
Il passaggio dagli studi alla vita religiosa avvenne in una Spagna attraversata da aspri conflitti politici, sociali e religiosi. Le disposizioni della Seconda Repubblica in materia di congregazioni e insegnamento confessionale avevano inciso sulla vita degli istituti cattolici già prima del luglio 1936. Per Pasquale tali circostanze non costituiscono un semplice sfondo: una sua lettera del 1933, riportata dalla tradizione biografica, allude esplicitamente alle limitazioni imposte all'insegnamento dei religiosi e alla disponibilità a proseguire la formazione anche fuori dalla Spagna, qualora fosse divenuto necessario.

Il noviziato a Mohernando
Nell'estate del 1935 Pasquale entrò nel noviziato salesiano di Mohernando, nella provincia di Guadalajara. Il dato è attestato in modo specifico da Pablo Marín Sánchez, storico dell'Istituto Storico Salesiano, nel suo studio sui martiri salesiani della Spagna degli anni Trenta. Mohernando era una casa di formazione, non il luogo di un ministero sacerdotale già esercitato da Pasquale. È quindi essenziale definirlo giovane religioso in formazione e non sacerdote: la professione religiosa e l'ordinazione presbiterale sono atti distinti, e per lui non risulta alcuna ordinazione.
L'anno di noviziato era dedicato alla conoscenza della vita di don Bosco, alla preghiera, allo studio e alla preparazione dei voti. Per questo giovane è disponibile una testimonianza di valore particolare: la lettera inviata ai genitori il 28 giugno 1936. Marín Sánchez ne pubblica un ampio testo sulla base della copia conservata nell'archivio della postulazione salesiana a Roma. Lo studioso precisa che nell'archivio aveva reperito soltanto una copia in traduzione italiana, circostanza che invita alla prudenza quando si vogliano riprodurre alla lettera le parole originariamente scritte da Pasquale.
Nella lettera il novizio rassicurava i familiari circa la situazione locale, ma non negava l'eventualità di aggressioni contro i religiosi. Richiamava la persecuzione subita da Cristo e dai suoi discepoli e invitava a non nascondere la propria fede per paura. Accanto a questi accenti spirituali compaiono notizie ordinarie sulla vita di casa, sui lavori agricoli, sugli esami appena terminati e sulle pubblicazioni salesiane che desiderava far conoscere alla famiglia. Il documento restituisce dunque una voce personale, non soltanto il ritratto postumo di un martire.
Un passaggio della lettera riguarda gli esercizi spirituali previsti in preparazione alla professione. Pasquale chiedeva insistentemente ai genitori preghiere e comunioni per poter concludere bene il noviziato e compiere la volontà di Dio. Non dava ancora per scontato di essere ammesso ai voti. Questa riserva è storicamente significativa: mostra che il giovane viveva la professione come un passaggio da discernere e preparare, non come un esito automaticamente acquisito.

La professione religiosa nel luglio 1936
Il 18 luglio 1936 ebbe inizio la sollevazione militare che sfociò nella guerra civile spagnola. Nei territori rimasti sotto controllo repubblicano la crisi politica e militare fu accompagnata, in varie località, da violenze anticlericali e da arresti di ecclesiastici e religiosi. La ricostruzione di tali vicende deve distinguere la responsabilità di gruppi e individui da un giudizio indistinto sull'intera popolazione o su tutti i sostenitori della Repubblica. Pasquale si trovava a Mohernando quando il conflitto investì anche la comunità salesiana.
Il 23 luglio 1936 emise la professione religiosa nella Società di San Francesco di Sales. La coincidenza cronologica è attestata dallo studio di Marín Sánchez: nello stesso giorno della professione furono arrestati Pasquale e gli altri residenti della casa salesiana. La scelta di consacrarsi a Dio si colloca dunque immediatamente prima della privazione della libertà. Le fonti consultate consentono di affermare la data dei voti e quella dell'arresto, ma non di ricostruire con sicurezza tutti i dettagli della cerimonia, i nomi degli officianti o la successione delle ore.
La professione rende particolarmente chiara la condizione canonica del giovane al momento della morte: era un salesiano professo, ancora nel cammino formativo. La sua vicenda appartiene al gruppo dei martiri della circoscrizione salesiana detta Ispettoria Celtica di Madrid. Nelle liste della congregazione compare tra i professi destinati alla formazione sacerdotale, mentre la denominazione agiografica italiana corrente è quella di religioso salesiano e martire.

Dall’arresto al carcere di Guadalajara
Dopo il fermo del 23 luglio, Pasquale condivise la sorte degli altri membri della casa di Mohernando. Il 2 agosto 1936 fu trasferito nel carcere di Guadalajara. Questa data è confermata tanto dalla sintesi di Marín Sánchez quanto dalla biografia italiana. La documentazione disponibile per una scheda individuale non permette di descrivere ogni fase della custodia precedente al trasferimento, né di attribuire a Pasquale interrogatori, percosse o dichiarazioni particolari che non siano provati da testimonianze specifiche.
A Guadalajara furono detenuti anche il direttore salesiano Michele, o Miguel, Lasaga Carazo e i giovani Giovanni Larragueta Garay, Luigi Martínez Alvarellos, Florenzio Rodríguez Güemes, Eliodoro Ramos García e Stefano Vázquez Alonso. La vicinanza di queste biografie spiega perché alcune narrazioni riferiscano al gruppo episodi che non possono essere assegnati con certezza a ciascun singolo religioso. Pasquale va riconosciuto nella sua individualità, ma la storia della detenzione è in larga misura una storia comunitaria.
La permanenza in carcere durò dall'inizio di agosto al 6 dicembre 1936, oltre quattro mesi. Il protrarsi della detenzione è un dato rilevante: la sua morte non seguì immediatamente l'arresto di luglio. Non si conoscono, dalle fonti direttamente riscontrate, un diario personale scritto durante la prigionia o lettere autografe di quel periodo che consentano di descrivere quotidianamente il suo stato d'animo. Le interpretazioni spirituali dell'attesa della morte devono perciò essere fondate sulla lettera anteriore all'arresto e sulle testimonianze collettive, senza presentarle come parole pronunciate dal giovane in cella.

Il martirio del 6 dicembre 1936
Il 6 dicembre 1936 Pasquale de Castro Herrera fu ucciso a Guadalajara insieme al direttore Michele Lasaga e agli altri cinque confratelli ricordati nelle fonti salesiane. Marín Sánchez indica esplicitamente la fucilazione e colloca l'evento alla conclusione della detenzione. L'annuario della Società salesiana del 2024 conferma Guadalajara, la data del 6 dicembre e l'età di ventun anni. L'identificazione del gruppo è riportata anche nei repertori agiografici che ne conservano la memoria comune.
La narrazione ecclesiastica del martirio ricorda che, nell'imminenza dell'esecuzione, il sacerdote Lasaga impartì ai confratelli l'assoluzione e li raccolse nella preghiera. È un particolare tramandato per il gruppo, non una testimonianza individuale sulle ultime parole di Pasquale. Non è opportuno trasformare questo racconto in un dialogo dettagliato o aggiungere gesti e frasi non attestati. Allo stesso modo, l'indicazione generica del carcere di Guadalajara non autorizza, senza ulteriori riscontri, una descrizione puntuale del luogo materiale dell'esecuzione.
Il riconoscimento ecclesiastico considera Pasquale vittima della persecuzione religiosa, ucciso in odio alla fede. La qualifica di martire appartiene alla valutazione canonica della Chiesa, sostenuta dall'istruttoria della causa; sul piano storico resta necessario distinguere tale giudizio dalla ricostruzione analitica delle responsabilità penali e politiche degli esecutori, che richiederebbe specifiche fonti giudiziarie o archivistiche. La morte del giovane salesiano è comunque saldamente inserita nella sequenza arresto, detenzione e fucilazione documentata per il gruppo di Mohernando.

La beatificazione e la memoria ecclesiale
Pasquale fu incluso nella causa dei martiri salesiani delle antiche ispettorie di Madrid e Siviglia, guidata dal nome di Enrico Sáiz Aparicio e compagni. La Congregazione delle Cause dei Santi esaminò la documentazione relativa alla morte in odio alla fede; lo studio di Marín Sánchez cita espressamente la Relatio et vota della causa, pubblicata a Roma nel 2005. Gli atti della congregazione salesiana del 2006 elencano Pasquale tra i candidati al sacerdozio uccisi il 6 dicembre 1936, insieme ad altri membri della comunità.
Il 28 ottobre 2007 a Roma si svolse la beatificazione di 498 martiri spagnoli del Novecento, tra i quali Pasquale. La celebrazione fu presieduta dal cardinale José Saraiva Martins in rappresentanza di Benedetto XVI. La beatificazione non coincide con una canonizzazione: il titolo ecclesiastico da usare è pertanto «Beato». Il riconoscimento comprendeva numerose cause e congregazioni diverse; i 498 non devono essere confusi con il numero dei soli martiri salesiani.
La memoria individuale di Pasquale è fissata al 6 dicembre, anniversario della morte. La famiglia salesiana celebra inoltre il 22 settembre una memoria comune dei martiri salesiani spagnoli. Le due date rispondono a criteri liturgici differenti e non costituiscono una contraddizione. Non risultano sufficientemente documentati, nelle fonti qui verificate, patronati specifici, una ricognizione pubblicata delle sue reliquie o un programma iconografico personale distinto dalla consueta rappresentazione dei martiri salesiani.

Biografia

A cura di Mauro Bonato

Pasquale (Pascual) de Castro Herrera nacque il 2 settembre 1915 a Topas, di Salamanca.
Dopo aver deciso di diventare religioso, dal 1931, frequentò per quattro anni le scuole salesiane di Paseo de Extremadura e Carabanchel Alto a Madrid, distinguendosi come studente modello nello studio e nella disciplina.
Nelle relazioni in comunità era franco e spontaneo, viveva immerso nello studio. Inoltre era convinto che la confessione e la comunione dovessero essere più frequenti, in quegli anni in cui la Chiesa era perseguitata in Spagna.  Indicava il paradiso come un luogo di riposo per difficoltà e lote della vita. 
Il 2 giugno 1933 scrisse in una lettera  alla sua famiglia: “Sapete che ai religiosi è stato proibito di insegnare, ma le case di formazione sono state rispettate; e se fosse necessario lasciare la Spagna, non dubito che andrei perche sono disposto a fare qualsiasi cosa ”.
Nell'estate del 1935 entrò nel noviziato di Mohernando (Guadalajara). “Quando la madre, in lacrime di fronte al Pasquale vestito con la tonaca, gli faceva notare il pericolo che stava affrontando se avesse continuato in seminario, rispose con grande coraggio:“ Mamma, che mi dici? cosa posso temeré nulla. La cosa peggiore che potrebbe accaderci è morire, ma in quel caso sarò felice. " 
Il martire professò come salesiano, a Mohernando (Guadalajara), nel 1936. Lo stesso giorno della sua professione religiosa, precisamente il 23 luglio 1936, fu arrestato insieme a tutta la comunità. 
Il 2 agosto fu trasferito nella prigione di Guadalajara e, il 6 dicembre 1936, fu fucilato in compagnia del suo direttore e di altri cinque giovani salesiani, i suoi compagni. 
Pasquale visse le stesse vicissitudini della comunità salesiana di Mohernando, dall'inizio della persecuzione fino al 2 agosto. In quel giorno, sia lui che il suo direttore, Michele (Miguel) Lasaga e altri cinque compagni: Giovanni (Juan) Larragueta Garay, Luigi (Luis) Martínez Alvarellos, Florenzio (Florencio) Rodríguez Guemes, Eliodoro (Heliodoro) Ramos ed Stefano (Esteban) Vázquez, furono arrestati e portati nella prigione di Guadalajara. I sei giovani e il loro direttore rimasero in prigione a Guadalajara fino a quando non furono fucilati il ​​6 dicembre.
Il 6 dicembre 1936, sentendo l'imminenza della loro fine, ricevettero dal loro superiore l'assoluzione dei peccati, si radunarono in preghiera attorno al loro direttore fino a quando furono fucilati nella stessa prigione.
Pasquale de Castro Herrera è stato beatificato il 28 ottobre 2007 a Roma dal Cardinale José Saraiva Martins, prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, durante la cerimonia di beatificazione di ben 498 martiri spagnoli.
La memoria liturgica comune dei 95 Beati Martiri Spagnoli Salesiani è celebrata il 22 settembre, mentre ciascuno è ricordato dal Martirologio nell'anniversario della martirio.

Approfondimenti

La lettera del 28 giugno 1936: una testimonianza personale
La lettera ai genitori, riprodotta da Pablo Marín Sánchez sulla base di una copia conservata presso la postulazione salesiana di Roma, è la testimonianza più significativa qui identificata per conoscere direttamente l'orientamento religioso di Pasquale prima dell'arresto. Essa unisce la consapevolezza del clima anticlericale, l'interesse per la vita della congregazione, la descrizione degli impegni quotidiani e la preparazione ai voti. Poiché lo storico segnala di aver reperito soltanto una traduzione italiana, l'attribuzione letterale di singole formulazioni all'originale spagnolo deve rimanere prudente. Il documento, tuttavia, conferma che il giovane affrontò consapevolmente il rischio della persecuzione senza rinunciare alla professione religiosa.

La dimensione comunitaria del martirio
La morte di Pasquale non fu un episodio isolato: egli condivise la prigionia e l'esecuzione con il direttore Michele Lasaga Carazo e cinque giovani confratelli. Questo dato permette di comprendere il valore della comunità nella memoria salesiana, ma impone anche un metodo rigoroso: le notizie riferite all'intero gruppo non devono essere automaticamente presentate come esperienze personali e individualmente documentate di Pasquale.

Cronologia

- 2 settembre 1915: nascita a Topas, in provincia di Salamanca.
- 1931: inizio della formazione presso istituti salesiani di Madrid.
- Estate 1935: ingresso nel noviziato di Mohernando.
- 28 giugno 1936: lettera ai genitori in preparazione alla professione religiosa.
- 23 luglio 1936: professione salesiana e arresto con la comunità.
- 2 agosto 1936: trasferimento nel carcere di Guadalajara.
- 6 dicembre 1936: fucilazione a Guadalajara insieme a sei confratelli.
- 28 ottobre 2007: beatificazione a Roma.

Valutazione storico-critica

La cronologia essenziale della vita di Pasquale de Castro Herrera è confermata da una convergenza tra repertori ecclesiastici, pubblicazioni salesiane e uno studio storico specialistico. Particolarmente autorevole è il contributo di Pablo Marín Sánchez, che cita l'archivio della postulazione e riproduce la lettera del 28 giugno 1936. La mediazione di una traduzione italiana, esplicitamente dichiarata dall'autore, limita però la possibilità di trattare il testo pubblicato come trascrizione diplomatica dell'originale. I giudizi sul carattere e alcuni ricordi familiari provengono dalla tradizione biografica salesiana e non sono stati qui riscontrati su documenti indipendenti. Sono invece solidamente attestati l'ingresso nel noviziato, la professione del 23 luglio, l'arresto, il trasferimento del 2 agosto, la morte del 6 dicembre e la beatificazione del 2007. La memoria dell'assoluzione impartita dal direttore va riferita al gruppo e non ampliata con dialoghi o dettagli individuali non provati. La qualificazione di martirio in odio alla fede è il risultato del riconoscimento ecclesiastico; non equivale, da sola, a una ricostruzione giudiziaria completa degli autori materiali della fucilazione.

Fonti e bibliografia essenziale

- Pablo Marín Sánchez, «Los mártires salesianos en la Iglesia española de los años treinta del siglo XX», in Ricerche Storiche Salesiane, studio consultato nella riproduzione digitale, pp. 262-263 per Pasquale de Castro Herrera e la lettera del 28 giugno 1936.
- Congregatio de Causis Sanctorum, Relatio et vota. Beatificationis seu Declarationis Martyrii Servorum Dei Henrici Saiz Aparicio et LXII Sociorum e Societate Sancti Francisci Salesii in odium fidei, uti fertur, interfectorum, Roma, 2005; opera identificata attraverso la citazione documentaria di Marín Sánchez, non consultata direttamente.
- Società di San Francesco di Sales, Atti del Consiglio Generale, n. 395, 2006, elenco dei Servi di Dio della Ispettoria di Madrid.
- Società di San Francesco di Sales, Annuario 2024, sezione «Santi, Beati e Servi di Dio», p. 205.
- Mauro Bonato, «Beato Pasquale de Castro Herrera», Santi e Beati, scheda biografica identificata con il numero 98266.
- El Testigo Fiel, «Beatos Pascual de Castro Herrera, Juan Lorenzo Larragueta Garay, Miguel Lasaga Carazo y cuatro compañeros, religiosos mártires», repertorio liturgico e agiografico.

Note

Coloro che ricevessero grazie o favori per intercessione del Beato Pasquale de Castro Herrera sono pregati di segnalarlo a [email protected]

Aggiunto/modificato il 2 novembre 2026