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Beata Cecilia Butsi Vergine e martire

Festa: 26 dicembre

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Song Khon, Thailandia, 16 dicembre 1924 – Song Khon, Thailandia, 26 dicembre 1940

Cecilia Butsi, figlia di Amato Sinuen e Agata Thep, nacque a Song Khon in Thailandia il 16 dicembre 1924 e fu battezzata dopo soli due giorni. Lavorava presso la cucina del convento delle suore Amanti della Croce e aveva un carattere gioioso. Nel tempo della persecuzione religiosa che colpì anche il suo villaggio, si mantenne coraggiosa, tanto da uscire allo scoperto quando i gendarmi dichiararono di voler distruggere la comunità cristiana uccidendone i membri. Venne fucilata nel cimitero di Song Khon il 26 dicembre 1940, a sedici anni appena compiuti. Con lei morirono suor Agnese Phila e suor Lucia Khambang, religiose delle Amanti della Croce, Agata Phutta, laica nubile trentanovenne, e le adolescenti Viviana Hampai e Maria Phon. La loro causa di beatificazione e canonizzazione fu unita, dopo la fase diocesana, a quella del catechista Filippo Siphong Onphitak, ucciso dieci giorni prima di loro. Tutti e sette sono stati beatificati nella basilica di San Pietro a Roma il 22 ottobre 1989 da san Giovanni Paolo II. I resti mortali di Filippo, Cecilia e compagne sono venerati presso il Santuario di Nostra Signora dei Martiri della Thailandia a Song Khon.

Martirologio Romano: Nel villaggio di Song-Khon in Thailandia, beate martiri Agnese Phila e Lucia Khambang, vergini delle Suore Amanti della Croce, e Agata Phutta, Cecilia Butsi, Viviana Hampai e Maria Phon, fucilate nel cimitero locale per essersi rifiutate di rinnegare la fede cristiana.


Cecilia Butsi, figlia di Amato Sinuen e Agata Thep, nacque a Song Khon il 16 dicembre 1924; fu battezzata a due giorni dalla nascita. Lavorava presso la cucina del convento delle suore della congregazione delle Amanti della Croce e aveva un carattere gioioso.
Aveva quindici anni quando, nell’agosto 1940, un gruppo di gendarmi raggiunse Song Khon in barca attraverso il Mekong. Dopo aver constatato che gli abitanti professavano una religione straniera, presero a far pressione affinché abiurassero.
Il 29 novembre il sacerdote francese incaricato della missione fu espulso, ma grazie all’incoraggiamento del catechista Filippo Siphong Onphitak e di due suore Amanti della Croce, suor Agnese Phila e suor Lucia Khambang, tutti i membri della comunità rimasero fermi nella fede.
Sul far della sera del 16 dicembre, Filippo venne ucciso a tradimento da Lu, uno dei gendarmi che lo stavano scortando a Mukdahan, secondo gli ordini ricevuti tramite una lettera. In realtà, era parte di un piano ordito per eliminarlo.
La sera successiva, la notizia si sparse a Song Khon, provocando una grande tristezza. I soldati, sperando nell’immediata conversione dei fedeli, non avevano però calcolato la presenza di suor Lucia e di suor Agnese, le quali capirono che ben presto sarebbe venuto anche il loro momento di dare l’estrema testimonianza.
Lu cercò infatti con ogni mezzo di persuadere le suore ad abbandonare la loro religione, ma fallì. La sera di Natale convocò l’intero villaggio davanti alla chiesa, per comunicare l’ordine ricevuto: distruggere la religione cristiana a costo di ucciderne i fedeli.
Cecilia avanzò, dichiarandosi cristiana e pronta a morire. Fu rimproverata da sua madre per quell’audacia, ma poco dopo, insieme ad altre ragazze, andò al convento delle suore, dove c’erano altre loro coetanee; si preparò con loro alla morte, pregando e cantando. Suor Agnese, invece, scrisse una lettera a Lu, in cui gli domandava di concludere l’ordine contro di loro, le quali, d’altro canto, erano pronte a morire pur di non rinnegare la propria fede.
Lu tornò poi al convento nel primo pomeriggio del 26 dicembre chiedendo: «Allora, il vostro Dio, l’abbandonate, sì o no?». Tutte le presenti ribatterono: «No, non l’abbandoneremo mai». Lu ordinò loro di seguirlo presso il fiume Mekong, ma suor Agnese domandò di poter morire in un luogo più adatto, ovvero presso il camposanto.
Con lei si avviarono suor Lucia, la cuoca del convento Agata Phutta e le ragazze che non erano fuggite nel frattempo. Si misero in fila, cantando inni e manifestando gioia. La gente del villaggio le seguì, ma i soldati mandarono indietro quanti volevano stare loro vicino.
Il padre di una delle ragazze, Suwan, accorso anche lui, fece per portare via la figlia, ma lei si aggrappò a suor Agnese, chiedendole aiuto. L’uomo riuscì a strapparla da lei e la rinchiuse in una stanza.  
Le condannate, giunte al cimitero, s’inginocchiarono contro un tronco d’albero caduto e continuarono a pregare e a cantare. Suor Agnese, rivolta verso i componenti del plotone di esecuzione, li ringraziò perché stavano per mandare lei e le altre in Paradiso, da dove avrebbero pregato per loro.
I poliziotti fecero fuoco, ordinando alla gente del villaggio di seppellire i corpi come se fossero dei cani. Prima di farlo, li scossero per verificare il decesso delle condannate. Maria Phon, una delle ragazze che erano andate volontariamente al convento, era gravemente ferita e si riscosse, così pure suor Agnese, che mandò a dire ai poliziotti di non essere ancora morta. Così tornarono e diedero il colpo di grazia a entrambe.
Suor Lucia, Agata, Cecilia e Viviana Hampai, un’altra delle ragazze, erano invece morte sul colpo. Ci fu una sopravvissuta, la giovanissima Sorn: era l’ultima della fila e le pallottole non l’avevano sfiorata. Tornò al villaggio, dove divenne catechista.
I corpi delle altre sei vennero sepolti nello stesso cimitero che fu il luogo del loro martirio, dove furono traslati anche i resti del catechista Filippo, ritrovati solo nel 1959.
L’inchiesta diocesana della causa di beatificazione e canonizzazione di suor Agnese e compagne si svolse il 23 novembre 1983. Dal 27 settembre 1985, la loro causa venne unita a quella di Filippo Siphong Onphitak.
Il 27 febbraio 1986 fu emesso il decreto di convalida del processo informativo e dell’inchiesta diocesana. La “Positio super martyrio”, consegnata nel 1988, fu esaminata dai Consultori teologi della Congregazione delle Cause dei Santi, che l’11 marzo 1988 diedero il proprio parere positivo, confermato, il 21 giugno successivo, dai cardinali e dai vescovi membri della stessa Congregazione.
Il 1° settembre 1988, il Papa san Giovanni Paolo II autorizzò la promulgazione del decreto con cui Filippo, suor Agnese e compagne venivano ufficialmente riconosciuti come martiri. Lo stesso Pontefice li beatificò nella basilica di San Pietro a Roma il 22 ottobre 1989.
La memoria liturgica di tutti e sette fu fissata al 16 dicembre, giorno della nascita al Cielo di Filippo, ma il Martirologio Romano ricorda Cecilia e compagne il 26 dello stesso mese, giorno della loro nascita al cielo.
I resti mortali dei sette martiri sono venerati presso il Santuario di Nostra Signora dei Martiri della Thailandia a Song Khon.


Autore:
Don Fabio Arduino ed Emilia Flocchini

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Aggiunto/modificato il 2019-11-27

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