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Beato Raimondo Cervilla Luis Sacerdote e martire

Festa: 17 agosto

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Almuñécar, Spagna, 29 marzo 1865 – Salobreña, Spagna, 17 agosto 1936

Ramón Cervilla Luis nacque il 29 marzo 1865 ad Almuñécar. Studiò nel Seminario di San Cecilio a Granada e fu ordinato sacerdote il 1º marzo 1890. Fu coadiutore delle parrocchie di Almuñécar, Jete e Zujaira. Si recò poi in Argentina, dove servì le parrocchie di San Justo e Coronada a Santa Fe, tornando in Spagna in età ormai avanzata. La sua notevole devozione verso la Vergine Maria lo portò pellegrino a Lourdes, oltre che a Roma, e a costruire con le sue mani una copia della grotta di quel santuario. Durante la persecuzione collegata alla guerra civile spagnola, fu arrestato in casa propria. Nel corso della prigionia, confortò, anche con i Sacramenti, gli altri detenuti, che furono rilasciati tutti. Lui solo venne fucilato, dopo varie umiliazioni, il 17 agosto 1936, presso il cimitero di Salobreña. Incluso in un gruppo di sedici martiri della diocesi di Granada, fu beatificato nella cattedrale di Santa Maria dell’Incarnazione a Granada il 26 febbraio 2022, sotto il pontificato di papa Francesco. I suoi resti mortali riposano nella basilica di Santa Croce al “Valle de los Caídos” di Madrid.



Ramón Cervilla Luis nacque il 29 marzo 1865 ad Almuñécar e studiò al Seminario di San Cecilio a Granada, risiedendo nel Collegio di San Ferdinando. Ordinato sacerdote il 1º marzo 1890, fu coadiutore di Almuñécar, Jete e Zujaira. Si recò in Argentina dove servì le parrocchie di San Justo e Coronada a Santa Fe.
Tornato in Spagna, ormai in età avanzata, si occupò delle suore mercedarie che servivano un piccolo ospedale ad Almuñécar: molto mattiniero, celebrava la Santa Messa ogni giorno nel convento, assisteva spiritualmente le suore e i malati dell’ospedale. Svolgeva questo servizio senz’alcun compenso.
Fece un pellegrinaggio a Roma e a Lourdes, e costruì a casa con le sue mani una piccola grotta in onore della Madonna con questa iscrizione tratta da un inno latino: «Proteggimi tu dal nemico».  Più volte fu sorpreso a pregare il Rosario nella sua camera da letto, in ginocchio e a braccia incrociate.
Fu arrestato nella sua casa e portato in prigione insieme ad altre persone che, durante la prigionia, incoraggiò, confortò e a cui amministrò i Sacramenti. Tutti furono poi rilasciati, tranne il sacerdote che, secondo i suoi persecutori, «doveva essere lasciato come carne per le bestie».
Il 17 agosto fu portato in auto al cimitero di Salobreña, dove venne maltrattato e insultato: tra l’altro, vollero costringerlo a cantare l’Internazionale (inno del Partito Comunista) e a scavare la propria tomba. Fu umiliato lì spogliandolo dei suoi vestiti. Alla fine è stato colpito. Le sue ultime parole furono: «Ti perdono e chiedo a Dio e a te che il mio sangue sia l’ultimo che tu abbia versato».  Aveva circa settantadue anni. I suoi resti si trovano nella basilica di Santa Croce al “Valle de los Caídos” di Madrid.
Don Ramón fu incluso in una causa che comprendeva altri tredici sacerdoti e due giovani laici (uno dei quali seminarista), tutti della diocesi di Granada, uccisi nel corso della persecuzione della guerra civile spagnola. La loro beatificazione si svolse nella cattedrale di Santa Maria dell’Incarnazione a Granada il 26 febbraio 2022, sotto il pontificato di papa Francesco.


Autore:
Emilia Flocchini

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Aggiunto/modificato il 2022-02-25

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