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Jacques Darreberg

Festa: Testimoni

1916 - 1944


Ottobre 1940, in un campo di concentramento presso Stoccarda, in Germania. Vi si trovano prigionieri, da alcuni mesi, soldati e ufficiali francesi. Vita dura, da lager. Tra gli ufficiali francesi c’è il capitano Darreberg: prigioniero come gli altri, non ha però perso il sorriso né l’allegria. Qualche volta è persino spassoso e se la ride alle spalle di quei comandanti tedeschi, che quando parlano sembrano latrare.

Campo di concentramento

Chi lo vede, con il suo corpo asciutto, agile e scavato, esclama: «Quello ha una salute da fil di ferro!». Tra gli amici di Darreberg c’è il cappellano, non perché sia credente, ma perché quel prete gli appare intelligente e amico.
Una sera, il giovane sacerdote aveva radunato i suoi uomini e aveva parlato loro della Madonna: è la Madre di Dio, e Gesù, suo Figlio, l’uomo-Dio, l’ha donata a noi come madre. Di tanto in tanto Maria torna sulla terra a parlare con gli uomini suoi figli, che troppo spesso offendono Dio con il peccato. Un giorno del 1846, precisamente il 19 settembre, sulla montagna di La Salette due pastorelli, Massimino e Melania, hanno visto una bella Signora che piangeva a dirotto. Era Maria Santissima che piangeva sulla malvagità degli uomini.
I prigionieri avevano ascoltato quella storia: alcuni già la conoscevano, altri no... il capitano Darreberg sorrise beffardo. Il 2 ottobre 1940, in un angolo del campo, fermò il cappellano: «Amico mio, la storia di La Salette è una di quelle storielle che voi preti sapete raccontare. Qualcuno è rimasto sconvolto, ma io no... io non credo a nulla. Credo solo che gli uomini sono stupidi e malvagi: ecco tutto». Il prete ascoltava in silenzio. L’ufficiale aggiunse: «Ma io voglio andare sul posto a La Salette e rendermi conto della vostra storia. Giunti a Lione, per dove ci si infila?». Il cappellano gli descrisse il percorso: «Se ci andrete, rimarrete sconvolto, ma chissà per quanto tempo vi toccherà marcire qua dentro!». «Cappellano, stasera io mi sgancio». «Che cosa dite?». «Dico che sono stufo di questa vita. I tedeschi non mi sono di buona compagnia. Ci urlano nelle orecchie da mane a sera. Ho mal di stomaco, a furia di sentirli. Adesso vado... Tra due settimane vi manderò un rapporto informativo sulla vostra Signora della Montagna». Darreberg sorrise ironico. Diceva sul serio o scherzava? Chi poteva capirlo? Il cappellano si sfilò un biglietto da 100 marchi e lo mise furtivamente nelle mani di Darreberg. L’ufficiale, con fare sonnacchioso, si accese una sigaretta.

Notte di fuga

Verso le 18.00 arriva un camion carico di sacchi di pane. Gli addetti scaricano 300 pagnotte. Capitano Darreberg osserva fumando una sigaretta e meditando “il delitto”. Di soppiatto si allunga sotto i sacchi rimasti. Il camion riparte. Cala la notte. Tra le baracche circola una voce: «Darreberg è scappato». Il capitano Pasquelle commenta: «Non ci riuscirà». «A meno di un miracolo», interrompe il tenente Martin.
Nella baracca IX il tenente Terrier cambia il suo saccone con quello di Darreberg. Il tenente Courtet, a sua volta, scambia la sua tenuta con quella dell’evaso. Commentano: «Se domani i tedeschi porteranno qui i loro cani poliziotto, annuseranno me. Ci sarà da divertirsi assai!».
L’indomani mattina, all’appello, capitano Albert risponde “presente” al nome di Darreberg. Lo scoprono lo stesso. Il generale tedesco Hoffmann arriva con passo di piombo e urla: «Darreberg è fuggito. Ma nessun prigioniero può uscire dal Reich senza il nostro permesso... A meno che Dio lo conduca per mano». «Oppure la Vergine Santissima» corregge il cappellano. «Comunque Darreberg – grida Hoffmann – sarà riacciuffato, riportato al campo e punito severamente». I cani-poliziotto rifiutano di prendere la pista. Annusano Courtet che porta i vestiti di Darreberg. E si accasciano immobili. Il 9 ottobre 1940 viene affisso un manifesto in ogni baracca del campo: «L’ufficiale Darreberg è stato catturato e smistato in un altro campo». Nessuno lo crede.

“Giacomo Pellegrino”

Il 12 novembre il cappellano riceve una lettera, firmata “Giacomo Pellegrino”, scritta e spedita dal santuario della Madonna di La Salette. Con scrittura febbrile, Darreberg annuncia di essere arrivato sano e salvo. «Ho preferito viaggiare in compagnia delle stelle e di una piccola falce di luna in cielo... Ci credereste? Al santuario della Madonna, ho fatto un gran bucato dell’anima, con la Confessione, cosa che non facevo da otto anni, da quando uscii dal collegio tenuto da religiosi. Mi sento leggerissimo e persino baldanzoso. Ciò vi stupisce? Oh, no, dopo tutto quello che la Madonna ha fatto per me durante la fuga, ogni cosa diventa semplice e incantevole».
Alcuni giorni dopo, il cappellano riceve un pacchetto di tabacco, dal solito mittente “Giacomo Pellegrino”. Spiega come è avvenuta la fuga e conclude: «Bisogna andare tutti in pellegrinaggio a La Salette senza tardare. Accoglienza superlativa da parte del paesaggio e Regina del luogo». «Buon viaggio per ognuno...». «PS. La Madonna de La Salette è una splendida organizzatrice di fughe».
Maria, la portatrice di Gesù alle anime, continuava a fare breccia tra gli uomini, per donare loro Gesù. Nel gennaio 1941, il cappellano viene rimpatriato. Cerca il capitano Darreberg, perché ha molte cose da dirgli: «Che cosa vi ha colpito di più – domanda il sacerdote all’ufficiale – nella mia predica sulle apparizioni della Madonna a La Salette?». «Ecco, che Gesù pianga sulla sua patria, e su Gerusalemme, è triste, ma che la Santa Vergine, sua Madre, pianga a causa della malvagità degli uomini, non trovate che ciò sia tragico? Io pensavo alla mia povera mamma che ha tanto pianto per me. Essa non ha che me. Mio papà fu ucciso alla battaglia di Verdun, quando io ero appena nato».

Apostolo di Maria

La guerra continua feroce. A luglio 1941 giungono al santuario di La Salette quattro uomini: il tenente Manduit, fuggito dalla Legione straniera, due militari inglesi, John Smith ed Eric Mayne, guidati dal capitano Darreberg. Si confessano, partecipano alla Santa Messa, ricevono la Comunione, pregano a lungo davanti all’immagine della Madonna. Darreberg spiega tutti i particolari dell’apparizione sulla montagna.
John Smith, in seguito, si infiltra in Italia per una missione segreta. Ma nell’aprile 1942 viene catturato e condannato a morte. Prima della fucilazione, chiede due cose: di scrivere a casa e di morire con il Rosario tra le mani: «Tra pochi minuti, io incontrerò la Madonna... pensate che bello! Mi verrà incontro e mi dirà: hello, John...».
Nell’ottobre 1941 Darreberg si arruola in Inghilterra, come pilota nella RAF. Da quel giorno comincia a scrivere il suo diario. Da quel diario prendiamo per riassumerle le pagine più belle. Anche lì, tra quegli ufficiali, sarà apostolo di Maria, per portare a tutti Gesù. Una volta racconta l’apparizione di La Saletta a un gruppo di avieri. Sono impressionatissimi dalle parole di Massimino, uno dei veggenti della montagna: «Ho pensato, a vederla piangere, che fosse una povera mamma che i suoi avessero bastonata e che si fosse salvata sulla montagna».
Tra quella gente, c’è un pilota, che ride beffardo, il capitano Norton, un guerriero di prima linea, un tipo volgare e scettico. «La vostra storia – gli dice – è come un dolce da pochi centesimi. Vi credevo meno stupido». Darreberg non gli risponde. Perdona e prega per Norton, il quale, tra le sue “gentilezze”, dà del “maiale” ai commilitoni irlandesi perché sono cattolici. La guerra infuria feroce. Gli avieri si innalzano verso il cielo con il loro aereo – guerra contro i tedeschi – anche oltre le nubi, con caroselli infernali, dai quali spesso qualcuno non torna più.
Capitano Darreberg prega, ama i suoi commilitoni, parla spesso di Maria che è la Madre sollecita di tutti. Ogni giorno recita il Rosario, con il fervore di un bambino: «Può essere l’ultimo su questa terra, prima di vederti, o Mamma Immacolata!».

“Rapitrice di anime”

Un giorno, una squadriglia di aerei parte per Nantes. Guerra nel cielo contro trenta aerei tedeschi. Darreberg sta per attaccare. Un aereo scende in picchiata contro di lui e lo colpisce. Darreberg fa in tempo a fuggire. Ha capito tutto: è stato Norton a mitragliarlo, così, per odio, benché commilitoni della stessa battaglia aerea. Sopraggiungono gli aerei tedeschi. Sventagliate di fuoco contro l’aereo di Norton. Ma Darreberg, incapace di odiare, con il cuore aperto al perdono, tira addosso al caccia tedesco. Una colonna di fumo nero. Il caccia tedesco s’allontana. Norton ha salva la vita.
Tornato al campo, il capitano Norton dice a Darreberg: «Voi mi avete salvato la vita. Faccio schifo a me stesso. Vi chiedo perdono». Il 19 maggio 1942, Norton si avvicina a Darreberg: «Oggi è il giorno che voi amate, per l’anniversario delle apparizioni. Volete fare due passi con me?». Partono a piedi per la campagna. Norton domanda al collega: «Raccontatemi la storia della Madonna di La Salette». Darreberg racconta. L’altro lo ascolta in silenzio, poi l’interrompe: «Lasciate che io vi racconti la mia vita». Era una povera vita sbagliata, senza ideali, senza istruzione, senza amore. Norton era cresciuto come una povera pianta selvatica in mezzo alle erbacce. Darreberg gli parla di Gesù Cristo, che unico al mondo sa dare senso alla vita ed elevare a Lui chiunque lo cerchi.
Qualche giorno dopo, capitano Norton parte con il suo aereo. Ritorna alla base, come un povero uccello ferito, spezzato. All’ospedale gli amputano le gambe e il braccio destro. È un povero tronco distrutto dalla bufera. Vuole Darreberg vicino a sé: «Raccontatemi ancora una volta la storia della Madonna». Darreberg: «Maria quel giorno ha detto: se gli uomini si convertono, le rocce si cambieranno in frumento». «Anche per me?». «Soprattutto per voi». «Io non ho mai pregato. Me ne sono sempre burlato». «Siete battezzato?». «No, ma ora lo voglio. Darreberg, io vi ho voluto uccidere, ma ora vi chiedo perdono». «È a Dio che dovete chiedere perdono. Lui solo conta».
Arriva il cappellano cattolico. Si rivolge a Norton con dolcezza: «Dio esiste, ragazzo mio, è il nostro Padre comune. Gesù, suo Figlio, ci ha salvati dal male». «E Maria la Santa Vergine?». «La Mamma celeste è qui con noi. Vi darò il Battesimo se esprimerete la vostra fede. Dite con me: “Io credo in Dio, credo in Gesù Cristo, credo nello Spirito Santo, credo la Santa Chiesa Cattolica...”». Risponde Norton: «Io credo, io credo, io credo. Voglio credere tutto, come Darreberg, come Maria la Signora della Montagna».
Norton è stremato e non ne può più. Il cappellano chiama l’infermiera che fa da madrina. Darreberg fa da padrino. Il cappellano versa sul capo di Norton l’acqua della nuova vita: «Io ti battezzo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo». Ormai moribondo, capitano Norton comincia a vivere la vera vita, la vita di figlio di Dio e di fratello di Gesù Cristo. La vita nata dal Cuore squarciato di Gesù Crocifisso e dal dolore di sua Madre, la Corredentrice.
Gli offrono un po’ di calmante per sedare i terribili dolori. Norton rifiuta: «No, grazie, devo soffrire fino alla fine. Voglio espiare il male che ho fatto, voglio espiare». Darreberg e il cappellano tornano alla base. Il sacerdote commenta: «La Madonna è una stupenda rapitrice di anime. Rapitrix cordium! Avete visto? Ella è più forte, più scaltra del demonio». «Ne sono convinto ormai da molti mesi – risponde Darreberg – per esperienza personale». Qualche ora dopo, capitano Norton si spegne. Le sue ultime parole: «Ecco la Signora della Montagna. Ella sorride. Ella non piange più».
Il 19 gennaio 1944, 76 anni fa, capitano Darreberg decollò con il suo aereo. Salutò il meccanico: «Ciao, amico mio!». «Oggi è il 19 del mese, avrete fortuna». Avviò il motore. Il meccanico gli gridò dietro: «Non riportatemi un colabrodo». L’aereo si impennò a freccia verso il cielo. Capitano Darreberg non tornò più alla base. La Bella Signora della Montagna di La Salette l’aveva preso con sé.


Autore:
Paolo Risso


Fonte:
www.settimanaleppio.it

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Aggiunto/modificato il 2020-03-15

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