Beato Nicolò Giustiniani

Monaco

Festa: 21 novembre

Nascita-morte: † circa 1180

Nascita - morte:
† circa 1180

Festa:
21 novembre

Etimologia:
Nicolò, dal greco Nikolaos, composto da nikē, «vittoria», e laos, «popolo»

Emblema:
Abito monastico

Categoria: I santi che iniziano con la lettera N

Calendario: I santi del 21 novembre

Il beato Nicolò Giustiniani (Niccolò Giustinian, Nicola Giustiniani, Nicolò Giustiniano) è ricordato dalla tradizione veneziana come un monaco benedettino del XII secolo legato al monastero di San Nicolò del Lido. La sua vicenda, tramandata soprattutto da memorie genealogiche e agiografiche posteriori, racconta un temporaneo ritorno alla vita secolare: dopo la morte di numerosi uomini della casata Giustiniani durante il conflitto fra Venezia e l’Impero bizantino, avrebbe ottenuto una dispensa pontificia per sposare Anna Michiel e assicurare discendenza alla famiglia. Divenuto padre, sarebbe poi rientrato in monastero, mentre la moglie avrebbe abbracciato la vita religiosa. Le date tradizionali presentano tuttavia incongruenze, e mancano attestazioni contemporanee sufficienti a confermare l’intera sequenza. La venerazione locale è documentata dalla letteratura religiosa e dalle testimonianze relative alle sue presunte reliquie; il titolo di beato non deve essere confuso con una beatificazione pontificia formalmente accertata. La memoria del 21 novembre proviene dalla tradizione dei menologi benedettini.

Biografia

A cura di Giampietro Cattini

La Venezia del XII secolo e il monastero del Lido
Nicolò Giustiniani appartiene alla memoria religiosa di Venezia medievale, città nella quale le famiglie patrizie partecipavano al governo, al commercio e alla vita ecclesiastica. La sua figura viene collegata al monastero di San Nicolò del Lido, posto in un luogo strategico per l'accesso marittimo alla laguna. Il monastero costituiva un riferimento della spiritualità benedettina e della devozione al vescovo di Mira, particolarmente sentita in una repubblica la cui identità era legata alla navigazione.
La tradizione colloca Nicolò nel XII secolo e lo descrive come membro della famiglia Giustiniani, entrato giovane nella comunità monastica. Non sono tuttavia accertati il giorno e l'anno di nascita, i nomi dei genitori, l'età della professione e gli incarichi eventualmente ricoperti. Le genealogie nobiliari conservano notizie più dettagliate, ma sono testimonianze tarde, interessate anche alla celebrazione delle origini familiari. Il quadro più prudente distingue pertanto il collegamento tradizionale con San Nicolò del Lido dalla possibilità di ricostruire una biografia monastica continua e documentata.
La famiglia Giustiniani possiede una storia articolata, con rami veneziani e successivamente liguri. I racconti che ne fanno discendere tutti i membri da una remota stirpe imperiale appartengono alla costruzione genealogica, non a una genealogia dimostrata per il periodo antico. Tale cautela è particolarmente importante perché la storia di Nicolò si intreccia con una leggenda sull'estinzione e la rinascita della casata.

La spedizione contro Bisanzio e il racconto della dispensa
Nel regno dell'imperatore Manuele I Comneno i rapporti tra Venezia e Bisanzio attraversarono una crisi profonda. Le tensioni commerciali e politiche culminarono negli eventi del 1171 e nella spedizione navale veneziana sotto il doge Vitale Michiel II. La campagna si concluse in modo disastroso per le forze veneziane, colpite anche da un'epidemia, e il doge morì nel 1172. Questo sfondo storico è reale; diversa è la solidità della vicenda specifica che riguarda i Giustiniani.
Secondo una tradizione ripresa dalle genealogie, tutti o quasi tutti gli uomini della casata avrebbero perso la vita durante la spedizione, lasciando come unico erede maschio un giovane monaco, Nicolò. Per evitare la scomparsa del nome familiare, il doge avrebbe chiesto al papa Alessandro III la dispensa dagli impegni monastici e favorito il matrimonio del religioso con la propria figlia Anna Michiel. La tradizione attribuisce dunque all'intervento del pontefice la possibilità di una temporanea uscita dal chiostro.
La notizia non può essere assunta come un atto canonico comprovato: non è stato identificato, tra le testimonianze qui considerate, un documento pontificio contemporaneo che riporti la concessione e le sue condizioni. Anche l'affermazione della morte di tutti i maschi della famiglia è stata posta in dubbio dalla storiografia. Giuseppe Pavanello, nell'Enciclopedia Italiana, ricorda espressamente le riserve dello storico Samuele Romanin su questa parte della leggenda.
Le versioni del racconto non sono del tutto concordi neppure sul doge protagonista. Alcune indicano Vitale Michiel II, altre riportano il nome di Domenico Michiel. L'incoerenza onomastica è un ulteriore segnale della stratificazione narrativa. Non prova da sola l'inesistenza del personaggio, ma impedisce di trattare il racconto della dispensa come una sequenza di fatti storicamente stabilita.

Il matrimonio con Anna Michiel e la discendenza
Nella versione più diffusa, Nicolò avrebbe sposato Anna Michiel, appartenente alla famiglia dogale, e dal matrimonio sarebbero nati sei figli, quattro maschi e due femmine. La discendenza assicurata dalla coppia rappresenta il centro simbolico della narrazione: il monaco rinuncia temporaneamente al chiostro non per interesse personale, ma per la sopravvivenza della famiglia, e torna poi alla professione religiosa. Il racconto unisce in tal modo l'ideale della continuità patrizia con quello della santità monastica.
Il numero dei figli non è però uniforme in tutte le tradizioni. Una testimonianza genealogica ripresa dalla storiografia locale parla, per esempio, di sei maschi e tre femmine. La divergenza impedisce di considerare sicura una cifra precisa in mancanza di riscontri documentari indipendenti. Anche l'identificazione dei figli e la ricostruzione delle linee di discendenza richiederebbero atti genealogici verificabili, non soltanto ripetizioni della leggenda.
Un'altra difficoltà riguarda la cronologia. Alcune biografie collocano il ritorno di Nicolò al monastero intorno al 1160 e la morte intorno al 1180; ma la spedizione cui sarebbe seguito il matrimonio appartiene agli anni 1171-1172. Un ritorno al chiostro nel 1160 precederebbe quindi il fatto che avrebbe reso possibile l'uscita. La contraddizione non si risolve modificando arbitrariamente le date: mostra che le indicazioni tramandate non formano una cronologia coerente.
La storia di Anna è inscindibile da quella del marito nella tradizione veneziana. La donna avrebbe abbracciato la vita religiosa dopo aver adempiuto ai doveri familiari, e il suo nome venne associato a quello del coniuge nella venerazione locale. Anche in questo caso occorre distinguere la tradizione spirituale di una coppia ritornata alla vita consacrata dai dettagli che la documentazione medievale permette effettivamente di confermare.

Il ritorno alla vita religiosa e il problema di Sant’Adriano
Il racconto agiografico si conclude con la separazione consensuale dei coniugi per dedicarsi nuovamente alla vita religiosa. Nicolò sarebbe rientrato nel monastero di San Nicolò del Lido, dove avrebbe trascorso gli ultimi anni in penitenza e preghiera; Anna avrebbe preso il velo a San Biagio della Giudecca e fondato o sostenuto il monastero di Sant'Adriano nell'area di Torcello e Costanziaco.
L'immagine di due coniugi che, dopo la nascita dei figli, scelgono la consacrazione religiosa si inserisce in modelli di santità presenti nella letteratura cristiana. Tuttavia l'episodio non è accompagnato, nelle fonti considerate, da un dossier di atti coevi relativo a Nicolò. L'assenza di documenti certi non autorizza a negare ogni nucleo storico, ma limita la precisione con cui si possono raccontare motivazioni, date e circostanze.
La fondazione di Sant'Adriano presenta un problema documentario specifico. Una ricerca accademica sulla vita monastica femminile lagunare rileva che la tradizione ne attribuisce l'origine ad Anna Michiel nella prima metà del XII secolo, mentre le attestazioni archivistiche individuate menzionano la chiesa dal 1213 e suggeriscono una formazione del cenobio forse attorno alla metà del XIII secolo. La discrepanza cronologica rende insicura l'attribuzione della fondazione ad Anna, almeno nella forma tradizionalmente narrata.
Per Nicolò si indica spesso la morte verso il 1180, dopo un lungo soggiorno monastico. Tale data è convenzionale e contrasta con le cronologie che pongono il matrimonio dopo la spedizione del 1171-1172 e insieme gli assegnano numerosi figli. Non sono accertati né il giorno del decesso né una cronologia affidabile della sua seconda permanenza nel monastero.

Sepoltura, ricognizione e memoria delle reliquie
La tradizione locale riferisce che Nicolò fu inizialmente sepolto nel cimitero comune dei monaci e che i suoi resti vennero in seguito trasferiti in una cappella presso la sacrestia del monastero del Lido. Una notizia particolarmente precisa riguarda l'11 marzo 1736, quando sarebbe stata ritrovata una cassa di piombo contenente una cassetta lignea con ossa attribuite al religioso. L'iscrizione riportata dalla tradizione lo qualificava come venerabile servo di Dio, con il nome di Nicolò Giustiniano.
Questa testimonianza è importante soprattutto per la storia della venerazione settecentesca. Un contenitore recante un nome e una qualifica religiosa documenta una identificazione custodita dalla comunità, ma non costituisce, da solo, prova scientifica dell'appartenenza delle ossa a una persona del XII secolo. Mancano qui elementi per affermare l'esistenza di una ricognizione moderna conclusiva, di una continuità materiale verificata dal XII al XVIII secolo o di un'autenticazione pontificia delle reliquie.
Il trasferimento dei resti e la memoria del ritrovamento mostrano nondimeno che la figura di Nicolò continuò a essere coltivata nell'ambiente monastico veneziano. Il valore storico di queste notizie risiede nella persistenza della tradizione cultuale, più che nella conferma automatica dei singoli episodi della vita medievale.

Il titolo di beato e le date della memoria
La qualifica di beato compare nella letteratura religiosa e genealogica veneziana, dove Nicolò e Anna sono spesso presentati come una coppia esemplare. Le immagini devozionali e gli scritti locali testimoniano una venerazione consolidata almeno in età moderna. Si tratta però di una tradizione di culto, che non equivale necessariamente a una beatificazione formalmente pronunciata dalla Santa Sede.
Il benedettino Gabriele Bucelino colloca la commemorazione di Nicolò al 21 novembre nel suo menologio dell'ordine; un supplemento attribuito a Robert Schindele ricorda invece congiuntamente Nicolò e Anna il 17 luglio. La diversa collocazione mostra la pluralità dei calendari e delle consuetudini devozionali. Il 21 novembre è la data di memoria adottata per Nicolò nella tradizione agiografica qui seguita, non una data di morte storicamente verificata.
La vicenda di Nicolò Giustiniani occupa così un posto significativo nella storia della spiritualità veneziana, anche se non consente una biografia nel senso moderno del termine. Il nucleo narrativo del monaco, del matrimonio per assicurare una discendenza e del ritorno al chiostro riflette valori importanti per l'identità della famiglia e per la memoria religiosa della città. La sua trasmissione richiede tuttavia di mantenere visibili le distanze fra racconto, culto locale e testimonianza documentaria.

Biografia

A cura di Mauro Bonato

Il beato Nicolò Giustiniani è stato un monaco vissuto nel XII secolo. Egli entrò nel monastero di san Nicolò del Lido di Venezia. 
La tradizione narra che essendo morti a Costantinopoli o nel mare Egeo in una spedizione intrapresa dal Doge Vital Micheli II, tutti i figli maschi della famiglia Giustiani, il doge chiese al Pontefice Alessandro III di sciogliere i voti monastici fatti da Nicolò affinché potesse sposarsi per garantire la continuazione della stirpe dei Giustiniani.
Dopo lo scioglimento dei suoi voti, uscito dal monastero si sposò con Anna Michela, la figlia del doge Michele.
Dal matrimonio nacquero sei figli quattro maschi e due femmine.
Intorno al 1160 il beato Nicolò Giustiniani decise di comune accordo con la moglie, di ritornare a farsi monaco per vivere in penitenza nel monastero di San Nicolò al Lido, dove dopo una ventina d’anni intorno al 1180 morì.
Il beato Nicolò venne sepolto prima nel cimitero comune dei monaci (sotto terra) e successivamente venne i suoi resti furono trasferiti nella parete di una cappella della sacrestia del monastero.
Il giorno 11 marzo 1736 fu ritrovata la cassa di piombo con l’iscrizione “Ossa del ven. Servo di dio, Nicolò Giustiniano” contenente una cassa di legno con le ossa ben conservate del beato.
Sua moglie, Anna Michela decise anche lei di abbracciare la vita religiosa e di fondare il monastero di San Adriano di Torcello, dopo aver preso il velo in San Biagio della Giudecca.
Entrambi i coniugi Giustiniani da sempre furono venerati come Beati a Venezia. 
Nicolò Giustiniani è stato indicato come un beato confessore  dall’abate Bartolomeo di San Nicolò al Lido. 
Niccolò e Anna Michela sono sempre stati rappresentati come beati nelle immagini esistenti in alcune chiese di Venezia e molti autori locali assegnano comunemente quel titolo a partire dal secolo XVII.
Il teologo benedettino Gabriele Bucelino nel suo menologio dell’ordine di San Benedetto assegna la festa per il beato Nicolò Giustiniani nel giorno 21 novembre, mentre il supplemento a tale menologio redatto da Padre Robert Schindele assegna la festa per il beato Nicolò e la beata Anna Michiel in un unico giorno, il 17 luglio.

Approfondimenti

La cronologia del racconto e il ruolo del doge
Le genealogie tramandano date divergenti per la spedizione e il matrimonio, mentre le cronologie brevi che collocano il ritorno al chiostro nel 1160 risultano incompatibili con un matrimonio successivo al 1171. La tradizione confonde inoltre, in alcune versioni, i nomi di dogi diversi. Questi elementi impongono di non ricavare una data precisa della dispensa o delle nozze dalle sole narrazioni familiari.

Cronologia

- XII secolo: epoca tradizionalmente assegnata alla vita di Nicolò Giustiniani.
- 1171-1172: crisi veneziano-bizantina e spedizione di Vitale Michiel II; la leggenda familiare vi collega la perdita dei Giustiniani.
- Intorno al 1180: data di morte tradizionale, non verificata.
- 11 marzo 1736: presunto ritrovamento dei resti attribuiti a Nicolò nel monastero del Lido.
- 21 novembre: memoria attribuita a Nicolò nel menologio benedettino di Gabriele Bucelino.

Valutazione storico-critica

- Il racconto della dispensa pontificia, del matrimonio e del successivo ritorno al monastero è trasmesso da tradizioni agiografiche e genealogiche tarde; non è confermato nel suo insieme da documenti contemporanei identificati.
- La presunta morte di tutti gli uomini della casata nella spedizione contro Bisanzio è stata messa in dubbio dalla storiografia.
- La cronologia tradizionale contiene incongruenze sostanziali: il ritorno al chiostro datato circa 1160 non può seguire un matrimonio motivato dagli eventi del 1171-1172.
- La fondazione del monastero di Sant’Adriano attribuita ad Anna Michiel non è stabilita dalle più antiche attestazioni archivistiche individuate.
- Il titolo di beato attesta una tradizione di venerazione, ma non è stata accertata una beatificazione pontificia formale.

Fonti e bibliografia essenziale

- Giuseppe Pavanello, «Giustiniani», in Enciclopedia Italiana, Istituto della Enciclopedia Italiana, 1933.
- Giuseppe Gennari, Notizie spettanti al beato Nicolò Giustiniani, monaco di San Nicolò del Lido, Venezia, Pietro Naratovich, 1845 (opera identificata in repertori bibliografici; testo integrale non esaminato).
- Francesco Schröder, Repertorio genealogico delle famiglie confermate nobili e dei titolati nobili esistenti nelle provincie Venete, voce «Giustinian» (testimonianza genealogica ottocentesca).
- Studio accademico sulla vita monastica femminile nella laguna veneziana, tesi di dottorato, Università degli Studi di Milano, nota 51 sulla fondazione di Sant’Adriano di Costanziaco (autore e titolo non accertati nel documento consultato).

Aggiunto/modificato il 25 ottobre 2026