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La Hiniesta, Zamora, Spagna, 23 luglio 1907 - Bullas, Murcia, Spagna, 11 settembre 1936
Nacque a La Hiniesta, nella diocesi di Zamora, il 23 luglio 1907. A dodici anni entrò nel collegio-seminario francescano di Cehegín, nella provincia di Murcia, iniziando il cammino che lo avrebbe condotto alla vita religiosa e al sacerdozio. Nel 1923 vestì l'abito francescano e assunse il nome di Antonio; emise la professione temporanea nel 1924 e quella perpetua nel 1928. Ricevette l'ordinazione sacerdotale l'8 febbraio 1931. Destinato al collegio-seminario francescano di Cehegín, insegnò letteratura e svolse contemporaneamente il ministero della predicazione, della confessione e della formazione dei giovani della Gioventù Antoniana. La persecuzione religiosa del 1936 interruppe bruscamente la sua attività. L'11 marzo il convento di Cehegín fu assalito e Antonio dovette trasferirsi da un luogo all'altro, cercando rifugio prima a Lorca e poi in altri centri della Murcia. Nell'estate del 1936 si stabilì a Bullas, presso una famiglia amica. La sera dell'11 settembre fu prelevato con un pretesto. Comprendendo che lo stavano conducendo alla morte, tentò di fuggire, ma venne raggiunto dai suoi inseguitori e colpito. Gravemente ferito, continuò a proclamare la propria fede nella Vergine del Rosario e in Cristo Re, fino a quando fu ucciso. Aveva ventinove anni. Il suo martirio, insieme a quello di altri tre membri della famiglia francescana, fu riconosciuto dalla Chiesa dopo un lungo iter processuale. Benedetto XVI autorizzò la pubblicazione del decreto sul martirio il 10 dicembre 2010; Antonio Faúndez López fu beatificato a Tarragona il 13 ottobre 2013.
Etimologia: Antonio, dall'antico nome latino Antonius, di origine probabilmente etrusca; Miguel, forma spagnola di Michele, dall'ebraico Mikha'el, chi è come Dio?
Emblema: Abito francescano, libro o elementi sacerdotali; nelle raffigurazioni dei martiri può essere rappresentato con la palma del martirio.
Martirologio Romano: In vari luoghi in Murcia, Spagna, Antonio Beato (nata Miguel Faúndez López), Sacerdote professo dell'Ordine dei Frati Minori e tre compagni, uccisi in odio alla fede (†1936).
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Miguel Faúndez López nacque il 23 luglio 1907 a La Hiniesta, località della provincia di Zamora. Era il quinto di sei figli di Jorge Faúndez ed Eugenia López. Fu battezzato due giorni dopo la nascita nella parrocchia di Santa María la Real e ricevette il nome di Miguel. La sua famiglia apparteneva all'ambiente cristiano della Spagna rurale dell'inizio del Novecento, nel quale la formazione religiosa costituiva una componente importante della vita familiare. Le fonti francescane ricordano il suo carattere mite e docile e una disposizione religiosa maturata già durante l'infanzia. Il 7 giugno 1916 ricevette la cresima. Tre anni dopo, quando aveva dodici anni, entrò nel collegio-seminario francescano di Cehegín, nella Murcia, appartenente alla provincia francescana di Cartagena. In questo ambiente iniziò la formazione umana, culturale e religiosa che lo avrebbe preparato alla vita nell'Ordine dei Frati Minori.
La formazione francescana Il 28 luglio 1923 Antonio iniziò il noviziato nel convento di Santa Ana del Monte di Jumilla. Con la vestizione dell'abito francescano abbandonò il nome battesimale di Miguel per assumere quello religioso di Antonio. La scelta del nome segnò l'inizio della sua piena appartenenza alla famiglia francescana. Il 2 agosto 1924 emise la professione temporanea nel convento di Nuestra Señora de las Huertas di Lorca. Negli anni successivi proseguì gli studi filosofici e teologici. Secondo le fonti francescane, tra il 1924 e il 1927 studiò filosofia nel convento di Santa Catalina del Monte, presso Murcia, mentre dal settembre 1927 continuò gli studi di teologia a Santa Ana di Orihuela, nella provincia di Alicante. Il 15 agosto 1928, nel convento di Santa Ana di Orihuela, emise la professione perpetua. La sua formazione religiosa veniva così definitivamente consolidata, mentre proseguiva il percorso verso il sacerdozio. Fu ordinato sacerdote l'8 febbraio 1931 nel medesimo convento.
Sacerdote ed educatore La prima destinazione significativa di padre Antonio fu il collegio-seminario francescano di Cehegín. Qui svolse soprattutto il compito di insegnante di letteratura, ma la sua attività non si limitò alla scuola. Le fonti ricordano infatti il suo impegno nella predicazione, nelle confessioni e nell'accompagnamento spirituale dei giovani. Fu anche direttore della Gioventù Antoniana, associazione legata alla spiritualità francescana e alla devozione a sant'Antonio di Padova. In questo incarico ebbe modo di esercitare una forma di apostolato particolarmente vicina alla sua sensibilità: la formazione cristiana dei giovani attraverso l'insegnamento, la predicazione e la direzione spirituale. Le testimonianze raccolte nell'ambito della causa di beatificazione descrivono Antonio come una persona dal carattere amabile e delicato, amante della semplicità. Più che per attività straordinarie, la sua figura si caratterizzò dunque per la fedeltà quotidiana alla vita religiosa e sacerdotale, all'insegnamento e al servizio pastorale.
La persecuzione religiosa del 1936 Nel 1936 la situazione politica e religiosa della Spagna precipitò rapidamente. Le tensioni accumulate negli anni precedenti sfociarono in una violenta persecuzione contro numerosi membri del clero e degli istituti religiosi. Per padre Antonio la svolta avvenne l'11 marzo 1936, quando il convento di Cehegín fu assalito dai miliziani. Il religioso, insieme agli altri francescani, fu costretto ad abbandonare la comunità e a cercare rifugio in luoghi diversi della provincia di Murcia. Il decreto pontificio sul martirio presenta questo episodio come l'inizio del periodo di persecuzione direttamente collegato alla sua morte. Antonio cercò dapprima rifugio presso il convento di Lorca. Tra il 23 e il 27 luglio predicò nella rettoria della frazione di Altobordo. Anche quel luogo, tuttavia, non offriva sufficiente sicurezza. Il 28 luglio si trasferì dapprima a Murcia e quindi a Bullas, dove trovò ospitalità presso una famiglia amica. La sua vita era ormai segnata dall'incertezza. Il sacerdote che fino a pochi mesi prima insegnava letteratura e seguiva i giovani era diventato un uomo costretto a spostarsi continuamente per sottrarsi alla cattura.
L'arresto e il martirio La sera dell'11 settembre 1936 alcuni miliziani si presentarono nella casa di Bullas dove Antonio era ospitato. Gli comunicarono, secondo la ricostruzione del processo, che sarebbe stato condotto al comitato. Gli fecero inoltre credere che gli sarebbe stato concesso un salvacondotto per poter ritornare nella sua città natale, La Hiniesta. Durante il tragitto Antonio comprese però che lo scopo era diverso: veniva condotto verso il luogo nel quale sarebbe stato ucciso. Secondo la documentazione della causa, fu sottoposto a percosse e maltrattamenti. A un certo punto riuscì a sottrarsi ai suoi accompagnatori e tentò di fuggire. Gli inseguitori gli spararono. Ferito gravemente, Antonio raggiunse la cancellata di una casa e vi si aggrappò. I suoi persecutori lo raggiunsero e continuarono a colpirlo con le armi. In quel momento, secondo la testimonianza confluita nella documentazione del processo, il sacerdote invocò la Vergine del Rosario, patrona di Bullas, e proclamò la propria fede in Cristo Re. Fu quindi trascinato via dalla cancellata e raggiunto da ulteriori colpi d'arma da fuoco. Il decreto pontificio descrive la sua morte come conseguenza delle ferite ricevute durante l'aggressione e riconosce che la causa della sua uccisione fu la fedeltà a Cristo e alla Chiesa. Antonio aveva ventinove anni e circa tredici anni di vita religiosa.
Una precisazione sulla data del martirio La documentazione oggi più autorevole consente di correggere una discrepanza presente in alcune fonti secondarie. La pagina di Santi e Beati riporta nel titolo cronologico il 19 settembre 1936, ma nella narrazione indica l'11 settembre; anche alcune pubblicazioni secondarie hanno trascritto il 19 settembre come data del martirio. Il decreto ufficiale della Santa Sede, invece, indica esplicitamente l'11 settembre 1936 e questa è la data da adottare nella scheda biografica. Il 19 settembre va invece mantenuto come memoria liturgica del Beato.
La sepoltura e le reliquie Dopo l'uccisione, il corpo di padre Antonio rimase per un certo tempo nel luogo in cui era caduto. Fu quindi sepolto nel cimitero di Bullas. Il 30 giugno 1941, ottenuta l'autorizzazione del Governo civile di Murcia, i suoi resti furono trasferiti al Cimitero Ecclesiastico di Cehegín. In seguito furono nuovamente trasferiti e oggi sono venerati nella cappella dedicata ai martiri francescani testimoni della fede, nella chiesa di Nuestra Señora de la Merced dei francescani a Murcia. Il percorso dei resti accompagna così la memoria storica del martire: dal luogo della morte a Bullas, al centro francescano di Cehegín e infine alla comunità francescana di Murcia.
La causa di beatificazione La fama del martirio di Antonio Faúndez López e degli altri tre Servi di Dio appartenenti alla famiglia francescana si diffuse nella comunità ecclesiale di Murcia. Tra il 1963 e il 1964 fu celebrato nella diocesi di Cartagena-Murcia il processo informativo. La Congregazione delle Cause dei Santi ne riconobbe la validità giuridica il 5 giugno 1992. La causa proseguì con la preparazione della Positio super martyrio. Il 25 settembre 2009 si riunì il Congresso dei Consultori Teologi, che espresse parere favorevole. Successivamente, nella Sessione Ordinaria del 16 novembre 2010, cardinali e vescovi riconobbero che i quattro Servi di Dio erano stati uccisi per la loro fedeltà a Cristo e alla Chiesa. Il 10 dicembre 2010 Benedetto XVI autorizzò la Congregazione delle Cause dei Santi a pubblicare il decreto super martyrio. Il documento fu pubblicato negli Acta Apostolicae Sedis nel 2012 e comprende Antonio Faúndez López insieme a Buenaventura Muñoz Martínez, Pedro Sánchez Barba e Fulgencio Martínez García. Il riconoscimento ecclesiale non si fondò quindi semplicemente sulla memoria locale della morte violenta, ma su un processo canonico nel quale venne esaminata la natura del martirio e fu riconosciuto il nesso tra l'uccisione e la fedeltà religiosa dei quattro Servi di Dio.
La beatificazione Antonio Faúndez López fu beatificato il 13 ottobre 2013 a Tarragona insieme ad altri 521 martiri della persecuzione religiosa in Spagna. La celebrazione fu presieduta dal cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, come rappresentante di papa Francesco. Il gruppo comprendeva martiri appartenenti a diverse realtà ecclesiali. Nel caso di Antonio, la sua appartenenza era all'Ordine dei Frati Minori. Insieme a lui furono beatificati gli altri tre membri della causa murciana: il francescano Buenaventura Muñoz Martínez e i terziari francescani, entrambi sacerdoti diocesani, Pedro Sánchez Barba e Fulgencio Martínez García. La beatificazione di Tarragona inserì dunque la vicenda personale di Antonio nel più ampio quadro della persecuzione religiosa che colpì la Chiesa spagnola negli anni Trenta, senza cancellarne però la specificità: quella di un giovane frate sacerdote, educatore e confessore, costretto a lasciare il proprio convento e infine ucciso dopo essere stato catturato mentre cercava rifugio.
Spiritualità e profilo umano La documentazione disponibile non presenta Antonio come autore di opere teologiche o spirituali di particolare rilievo. La sua importanza storica risiede piuttosto nella sua esperienza sacerdotale e francescana e nel modo in cui la persecuzione interruppe una vita ancora giovane, dedicata soprattutto all'educazione e al ministero pastorale. Il profilo che emerge dalle testimonianze è quello di un religioso semplice, mite e disponibile. L'insegnamento della letteratura, la predicazione, la confessione e la direzione della Gioventù Antoniana costituivano aspetti diversi di un unico servizio pastorale. La sua vicenda mostra inoltre quanto rapidamente la vita ordinaria dei religiosi francescani potesse trasformarsi, nel 1936, in un'esperienza di clandestinità, fuga e rischio personale. Il martirio rappresentò quindi il culmine drammatico di una vita religiosa ordinaria, non la ricerca deliberata della morte. La documentazione ecclesiastica sottolinea infatti la sua fedeltà a Cristo e alla Chiesa come elemento determinante per il riconoscimento del martirio.
Il significato del martirio Nel riconoscimento canonico di Antonio Faúndez López assume particolare importanza la distinzione tra la violenza politica del conflitto spagnolo e la motivazione religiosa individuata dalla Chiesa nel suo caso. Il decreto super martyrio afferma che i quattro Servi di Dio furono vittime di una persecuzione religiosa e che subirono la morte per amore di Cristo, dopo violenze e ingiuste condanne. Per questo la sua memoria non dipende soltanto dal fatto che fu ucciso durante la guerra civile spagnola. Il riconoscimento ecclesiale riguarda precisamente il carattere testimoniale della sua morte e la fedeltà alla propria identità sacerdotale e religiosa.
Culto e memoria La memoria liturgica del Beato Antonio Faúndez López ricorre il 19 settembre. La sua commemorazione è legata anche a quella degli altri martiri francescani della Murcia del 1936. Il culto del Beato si collega in particolare ai luoghi nei quali si svolsero la sua vita religiosa e il suo martirio: Cehegín, dove fu educatore e dove ebbe inizio la sua fuga dopo l'assalto al convento; Bullas, luogo della morte; Murcia, dove oggi sono conservati i suoi resti. La sua memoria rimane inoltre inserita nel più ampio culto dei 522 martiri beatificati a Tarragona nel 2013.
Curiosità documentate - Al battesimo Antonio ricevette il nome di Miguel e lo mantenne fino all'ingresso nella vita religiosa. - Assunse il nome di Antonio quando vestì l'abito francescano nel 1923. - Entrò nel collegio-seminario francescano a soli dodici anni. - Fu ordinato sacerdote a ventitré anni, l'8 febbraio 1931. - Il suo principale incarico apostolico fu quello di professore di letteratura nel collegio-seminario di Cehegín. - Si occupò anche della Gioventù Antoniana, della predicazione e delle confessioni. - Dopo l'assalto al convento di Cehegín nel marzo 1936, visse una vera e propria esperienza di peregrinazione forzata attraverso diversi luoghi della Murcia. - Morì a soli 29 anni, dopo circa tredici anni di vita religiosa. - Le sue ultime invocazioni ricordate dalle testimonianze furono rivolte alla Vergine del Rosario, patrona di Bullas, e a Cristo Re.
Cronologia - 23 luglio 1907 - Nasce a La Hiniesta, nella provincia di Zamora, con il nome di Miguel. - 25 luglio 1907 - Riceve il battesimo. - 7 settembre 1919 - Entra nel collegio-seminario francescano di Cehegín. - 28 luglio 1923 - Inizia il noviziato a Santa Ana del Monte di Jumilla e assume il nome religioso di Antonio. - 2 agosto 1924 - Emette la professione temporanea. - 15 agosto 1928 - Emette la professione perpetua a Orihuela. - 8 febbraio 1931 - Viene ordinato sacerdote. - 11 marzo 1936 - Il convento di Cehegín viene assalito e Antonio inizia il periodo di clandestinità e fuga. - 23-27 luglio 1936 - Predica ad Altobordo. - 28 luglio 1936 - Si trasferisce verso Murcia e poi a Bullas. - 11 settembre 1936 - Viene arrestato e ucciso a Bullas. - 30 giugno 1941 - I suoi resti vengono trasferiti dal cimitero di Bullas al Cimitero Ecclesiastico di Cehegín. - 5 giugno 1992 - La Congregazione delle Cause dei Santi riconosce la validità giuridica del processo informativo. - 25 settembre 2009 - I consultori teologi esprimono parere favorevole sul martirio. - 16 novembre 2010 - Cardinali e vescovi riconoscono il martirio. - 10 dicembre 2010 - Benedetto XVI autorizza la pubblicazione del decreto super martyrio. - 13 ottobre 2013 - È beatificato a Tarragona insieme ad altri 521 martiri. - 19 settembre - Memoria liturgica. Autore: Giampietro Cattini
Miguel Faúndez López nacque il 23 luglio 1907 nella città di La Hiniesta (Zamora) in Spagna. Penultimo di sei fratelli, fu battezzato due giorni dopo la nascita e ricevette il sacramento della confermazione il giorno 7 giugno 1916.
All’età di dodici anni, il 7 settembre 1919, entrò nella scuola del seminario francescano di Cehegín (Murcia). Il giorno 28 luglio 1923 iniziò il noviziato e vestendo l'abito francescana nel convento di Santa Ana del Monte de Jumilla (Murcia), cambiò il suo nome di Miguel con quello di Antonio.
Antonio Faúndez López, il 2 agosto 1924 fece la sua professione temporanea nel convento di Nostra Signora di Las Huertas de Lorca (Murcia) e il 15 agosto 1928 la sua professione perpetua nel convento di Santa Ana de Orihuela (Alicante).
La prima destinazione di frate Antonio fu il collegio del seminario francescano a Cehegín, dove con umiltà carità e spirito di servizio, si dedicò si dedicò all'insegnamento come professore di letteratura. Contemporaneamente si dedicò alla predicazione, alla confessione, alla guida e alla direzione della gioventù Antoniana.
Il giorno 11 marzo 1936, i miliziani assalirono il convento di Cehegín, costringendo frate Antonio e tutti i religiosi, a cercare un rifugio in vari luoghi nella provincia di Murcia.
Antonio andò al convento di Lorca e predicò nella canonica del distretto di Altobordo dal 23 al 27 luglio. La mattina del 28 luglio, insieme ad altri tre fratelli francescani che vivevano nel convento di Lorca, andò a Murcia e poco dopo a Bullas (Murcia).
Nel pomeriggio dell'11 settembre 1936, mentre alloggiava in una casa di un amico alcuni miliziani lo portarono via con il pretesto di portarlo nel comitato del partito comunista del popolo. I suoi rapitori gli fecero credere che gli avrebbero dato una condotta sicura e lo avrebbero lasciato andare nella sua città di La Hiniesta (Zamora).
Ma lungo la strada si rese conto che veniva portato in direzione del cimitero, senza dubbio per essere ucciso, mentre veniva picchiato e maltrattato.
Riuscito a fuggire, i suoi inseguitori gli spararono.
Ferito gravemente, afferrò la ringhiera della finestra di una casa, dove, raggiunto dai miliziani, fu ripetutamente picchiato con le armi, mentre urlava: Viva la Virgen del Rosario !, che è la patrona di Bullas, e Viva Cristo Rey!
Strappato dal cancello con la forza, un miliziano si avvicinò a lui con un colpo di pistola lo uccise. Aveva solo 29 anni e 13 anni di vita religiosa.
Il corpo di frate Antonio Faúndez López rimase per qualche tempo sul marciapiede dove fu ucciso.
Il suo corpo fu sepolto nel cimitero della città, fino a quando, con una licenza del governo civile di Murcia, il 30 giugno 1941, fu trasferito nel cimitero ecclesiastico di Cehegín.
Attualmente i suoi resti riposano nella cappella dedicata ai martiri francescani testimoni della fede, nella stessa chiesa di La Merced di Murcia.
La fama del martirio di Antonio Faúndez López e altri tre Servi di Dio francescani si diffuse nella comunità ecclesiale, per cui dal 1963 al 1964 si celebrò il processo informativo presso la Diocesi di Cartagena-Murcia. La validità giuridica di tale processo fu riconosciuta dalla Congregazione delle Cause dei Santi il giorno 5 giugno 1992.
Preparata la Positio super martyrio, il 25 settembre 2009 si celebrò il Congresso dei Consultori Teologi, che espresse parere favorevole.
I Padri Cardinali e Vescovi nella Sessione Ordinaria del 16 novembre 2010, riconobbero che i suddetti Servi di Dio furono uccisi per la loro fedeltà a Cristo e alla Chiesa.
Il Santo Padre Benedetto XVI il 10 dicembre 2010 autorizzò la Congregazione delle Cause dei Santi a pubblicare il Decreto super martyrio.
Autore: Mauro Bonato
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