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Beato Bonaventura (Baltasar Mariano) Muñoz Martínez Religioso e martire

Festa: 4 settembre

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Santa Cruz, Murcia, Spagna, 7 dicembre 1912 - Cuello de Tinaja, Murcia, Spagna, 4 settembre 1936 

Nacque il 7 dicembre 1912 a Santa Cruz, nel territorio di Llano de Brujas, presso Murcia, in una famiglia di agricoltori profondamente cristiana. Rimasto orfano in tenera età, crebbe accanto al fratello maggiore Antonio, dedicandosi alla scuola, al lavoro e alla preghiera. Particolarmente intensa fu la sua devozione al Rosario. A quattordici anni entrò nel Collegio Serafico di Cehegín, avviandosi alla vita francescana. Nel 1930 iniziò il noviziato a Lorca e, con la vestizione religiosa, assunse il nome di fra Bonaventura. Professò i primi voti il 12 settembre 1931 e quelli perpetui il 24 gennaio 1935, mentre studiava teologia nel convento di Santa Ana de Orihuela. Non poté però raggiungere il sacerdozio. La persecuzione religiosa che accompagnò la guerra civile spagnola lo costrinse ad abbandonare il convento il 24 luglio 1936 e a rifugiarsi presso la famiglia. Nelle prime ore del 4 settembre fu arrestato e condotto al Cuello de la Tinaja, dove venne ucciso insieme al sacerdote diocesano Pedro Sánchez Barba. Aveva ventitré anni. La Chiesa ha riconosciuto il suo martirio in odio alla fede e lo ha beatificato a Tarragona il 13 ottobre 2013 insieme ad altri 521 martiri spagnoli.

Etimologia: Bonaventura deriva dal latino e significa 'buona sorte', 'buon avvenimento'. Baltasar è di origine semitica, tradizionalmente interpretato come 'Baal protegga il re'.

Emblema: Abito francescano, croce o palma del martirio.


Baltasar Mariano Muñoz Martínez nacque il 7 dicembre 1912 a Santa Cruz, località appartenente al territorio di Llano de Brujas, nella provincia e diocesi di Murcia. I genitori, Antonio Muñoz Sánchez e Josefa Martínez Navarro, erano agricoltori e vengono ricordati nelle testimonianze della causa come persone profondamente cristiane, impegnate nella vita religiosa e nelle opere di misericordia.
La sua infanzia fu segnata molto presto dalla perdita dei genitori. Rimase orfano dapprima della madre e, pochi anni dopo, del padre. Il fratello maggiore Antonio, ancora adolescente, assunse la responsabilità della famiglia. Quando Antonio si sposò, Baltasar Mariano continuò a vivere con lui.
La sua formazione religiosa maturò così all'interno della famiglia. Frequentava la scuola e, nello stesso tempo, contribuiva alle necessità domestiche occupandosi anche del piccolo gregge. Al termine della giornata era solito recitare il Rosario con il fratello e la cognata. La sua familiarità con la preghiera e con la vita della comunità cristiana fu tale che, ancora giovane, partecipava alla recita del Rosario nella chiesa di Santa Cruz.
Ricevette la cresima nel 1920 e il 27 giugno dello stesso anno fece la prima Comunione nella cappella della Madonna delle Lacrime a Llano de Brujas. Le testimonianze raccolte nella causa descrivono un giovane diligente negli studi, rispettoso dei sacerdoti e particolarmente assiduo nella pratica religiosa.

La vocazione francescana
A quattordici anni, il 7 dicembre 1926, entrò nel Collegio Serafico di Cehegín, istituzione della Provincia francescana di Cartagena destinata alla formazione dei giovani orientati alla vita religiosa. Vi compì gli studi umanistici, distinguendosi come studente diligente e benvoluto.
Nel 1930 iniziò il noviziato nel convento di Santa María La Real de las Huertas a Lorca. Con la vestizione dell'abito francescano assunse il nome religioso di Bonaventura, entrando così nella tradizione dell'Ordine dei Frati Minori.
La situazione politica e religiosa della Spagna rese però difficile fin dall'inizio la sua formazione. Nell'aprile 1931, dopo la proclamazione della Repubblica e durante i disordini che coinvolsero numerosi edifici religiosi, dovette lasciare temporaneamente il convento e tornare in famiglia. Dopo alcune settimane poté rientrare a Lorca e riprendere il noviziato.
Il 12 settembre 1931 emise la prima professione religiosa. Successivamente fu trasferito nel convento di Santa Catalina del Monte, a Santo Ángel, presso Murcia, dove completò gli studi umanistici e frequentò i tre anni di filosofia.

Gli studi teologici e la professione perpetua
Nell'agosto 1934 Bonaventura fu destinato al convento di Santa Ana de Orihuela, nella provincia di Alicante, per proseguire la formazione teologica in vista del sacerdozio.
Il 24 gennaio 1935, mentre frequentava il primo anno di teologia, emise la professione religiosa perpetua nell'Ordine dei Frati Minori. La sua vocazione sacerdotale, tuttavia, non poté compiersi: la persecuzione religiosa e la successiva guerra civile interruppero definitivamente il suo cammino formativo. Nel 1936 stava frequentando il secondo anno di teologia.
Di questo periodo rimangono anche due lettere indirizzate alla sorella Elisabetta, anch'essa consacrata alla vita religiosa. Gli scritti testimoniano il forte legame familiare di Bonaventura e alcuni tratti della sua vita spirituale, in particolare la devozione mariana e l'affetto verso la sorella.

La persecuzione religiosa
Nel 1936 la situazione politica spagnola precipitò rapidamente nella guerra civile. In varie zone del Paese la violenza colpì anche persone e istituzioni legate alla Chiesa cattolica. Nel territorio di Murcia la persecuzione religiosa coinvolse sacerdoti, religiosi e laici.
Il 24 luglio 1936 Bonaventura dovette abbandonare definitivamente il convento e rifugiarsi presso la propria famiglia. Non cercò di sottrarsi alla sua identità religiosa, ma rimase nascosto nell'ambiente familiare mentre la situazione diventava sempre più pericolosa.
La sua appartenenza all'Ordine dei Frati Minori e il suo percorso di formazione religiosa erano conosciuti. Le circostanze della sua morte furono quindi esaminate nel procedimento canonico che avrebbe portato al riconoscimento del martirio.

L'arresto e il martirio
Nelle prime ore del 4 settembre 1936 uomini armati giunsero presso la casa dove Bonaventura si trovava con i familiari. Fu arrestato sotto gli occhi dei fratelli e condotto verso il luogo della sua esecuzione insieme al sacerdote diocesano Pedro Sánchez Barba.
I due furono portati nella zona del Cuello de la Tinaja, lungo la strada verso Espinardo, nel territorio di El Esparragal. Secondo le testimonianze raccolte nella causa, nello stesso episodio furono coinvolti anche altri familiari di Pedro Sánchez Barba. Dopo essere stati condotti sul luogo dell'esecuzione, Bonaventura e Pedro vennero fucilati. Un terzo prigioniero, Fulgencio Martínez García, sopravvisse alle raffiche e poté in seguito fornire una testimonianza sulle circostanze del martirio.
Bonaventura aveva ventitré anni. Il suo corpo fu ritrovato poche ore dopo dai familiari sulla strada per Espinardo, presso il Cuello de la Tinaja. Le testimonianze ricordano il volto del giovane religioso ancora segnato da un'espressione sorridente. Questo particolare appartiene alla memoria testimoniale della causa e va letto nel contesto della documentazione raccolta sul martirio.

La sepoltura e le reliquie
Dopo il ritrovamento, il corpo di Bonaventura fu sepolto nel cimitero di Nuestro Padre Jesús de Espinardo, a Murcia.
Il 28 febbraio 1942, ottenute le necessarie autorizzazioni civili, i suoi resti furono trasferiti nel pantheon dei religiosi presso la chiesa francescana della Merced a Murcia. In seguito furono collocati nella cappella dedicata ai martiri francescani testimoni della fede, dove sono tuttora conservati insieme alle reliquie di altri religiosi francescani martiri della persecuzione religiosa. L'archivio della Provincia francescana conserva inoltre documentazione relativa ai trasferimenti dei resti e alla memoria liturgica dei martiri.

La causa di beatificazione
La fama del martirio di Bonaventura Muñoz Martínez e degli altri tre membri della causa legata alla provincia francescana di Cartagena si mantenne viva negli anni successivi alla persecuzione.
Presso la diocesi di Cartagena-Murcia fu celebrato il processo informativo dal 1963 al 1964. La Congregazione delle Cause dei Santi ne riconobbe la validità giuridica il 5 giugno 1992.
La Positio super martyrio fu quindi sottoposta all'esame degli organismi competenti della Santa Sede. Il Congresso dei Consultori Teologi, riunito il 25 settembre 2009, espresse parere favorevole. Il 16 novembre 2010 anche la Sessione Ordinaria dei Cardinali e Vescovi riconobbe che i Servi di Dio erano stati uccisi per la loro fedeltà a Cristo e alla Chiesa.
Il 10 dicembre 2010 papa Benedetto XVI autorizzò la promulgazione del decreto sul martirio. Nel documento ufficiale della Santa Sede Bonaventura è indicato correttamente come chierico dell'Ordine dei Frati Minori, non come sacerdote. Il decreto riconobbe che era stato ucciso in odio alla fede durante la persecuzione religiosa in Spagna nel 1936.

La beatificazione
Bonaventura Muñoz Martínez fu beatificato il 13 ottobre 2013 a Tarragona, insieme a 521 altri martiri spagnoli del XX secolo. La celebrazione fu presieduta dal cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, come delegato di papa Francesco.
La Santa Sede presenta il gruppo dei 522 come formato da pastori, persone consacrate e fedeli laici uccisi per la fede durante la persecuzione religiosa degli anni Trenta. Tra loro figuravano anche gli altri tre membri della causa murciana: il francescano Antonio Faúndez López e i sacerdoti diocesani Pedro Sánchez Barba e Fulgencio Martínez García.
Nel videomessaggio inviato alla celebrazione, papa Francesco ricordò i martiri come cristiani che avevano portato fino alle estreme conseguenze la fedeltà a Cristo, indicando il loro esempio non in termini di contrapposizione politica, ma come testimonianza della fede e dell'amore cristiano.
La beatificazione costituisce pertanto il riconoscimento ecclesiale del martirio di Bonaventura, mentre non vi è stata una canonizzazione individuale. Il suo culto liturgico è legato alla memoria dei martiri e, nelle celebrazioni proprie, al 4 settembre, anniversario del suo martirio.

Un giovane religioso morto prima dell'ordinazione
Un elemento particolarmente significativo della vicenda di Bonaventura è che egli morì prima di diventare sacerdote. Aveva professato definitivamente nell'Ordine dei Frati Minori e studiava teologia con l'intenzione di ricevere l'ordinazione sacerdotale, ma la persecuzione interruppe il suo percorso.
La qualifica di chierico professo, utilizzata nel decreto della Santa Sede, è quindi storicamente più precisa di quella di sacerdote. La distinzione è importante perché consente di ricostruire fedelmente la sua condizione al momento della morte.

La dimensione familiare
La vicenda di Bonaventura conserva una forte dimensione familiare. Rimasto orfano molto presto, fu allevato insieme ai fratelli e mantenne con loro un legame particolarmente stretto. Anche dopo l'ingresso nell'Ordine continuò a manifestare attenzione verso la famiglia.
Le due lettere indirizzate alla sorella Elisabetta, divenuta religiosa, costituiscono una delle poche testimonianze personali direttamente collegate alla sua vita e permettono di cogliere, al di là delle formule proprie delle testimonianze processuali, il suo carattere affettuoso e la sua sensibilità religiosa.

Il rapporto con il francescanesimo
La sua formazione si svolse interamente all'interno della Provincia francescana di Cartagena. Dal Collegio Serafico di Cehegín al noviziato di Lorca, dagli studi filosofici a Santa Catalina del Monte fino alla teologia a Orihuela, la sua breve vita religiosa fu segnata dalle principali tappe della formazione francescana.
L'assunzione del nome Bonaventura con la vestizione religiosa inserisce inoltre la sua esperienza nella tradizione dell'Ordine che aveva già venerato san Bonaventura da Bagnoregio, uno dei suoi più importanti teologi e maestri spirituali.

La memoria dei martiri francescani di Murcia
Bonaventura è ricordato insieme ad altri martiri legati alla Provincia francescana di Cartagena. Nel 2013 la beatificazione di Tarragona riunì in una medesima celebrazione i quattro martiri murciani della causa: Antonio Faúndez López, Bonaventura Muñoz Martínez, Pedro Sánchez Barba e Fulgencio Martínez García.
L'archivio della Provincia francescana conserva un significativo complesso documentario relativo alla beatificazione del 2013, ai trasferimenti delle reliquie, alle celebrazioni di ringraziamento e alle immagini devozionali dedicate a Bonaventura.

Autore: Giampietro Cattini
 


 

Baltasar Mariano  Muñoz Martínez nacque il 7 dicembre 1912 a santa Cruz, un paese situato nel territorio di Llano de Brujas, distretto di Murcia (Spagna), in una famiglia di agricoltori e fu battezzato il giorno dopo la sua nascita.
I suoi genitori erano Antonio Muñoz Sánchez e Josefa Martínez Navarro erano profondamente cristiani, che vivevano in un contesto familiare all’insegna della fede e delle opere di misericordia. Sfortunatamente, a due anni rimase orfano della madre e a quattro del padre. Antonio, il più grande dei suoi fratelli che aveva solo quindici anni, dovette prendersi cura di tutti i fratelli più piccoli.
Da bambino si è impegnato con profitto a scuola e nella cura del piccolo gregge della famiglia. Normalmente, al ritorno dal suo lavoro nel pomeriggio, si sedeva e pregava il rosario con suo fratello e sua cognata, con i quali viveva. Spesso era la guida nella recita del rosario che recitavano i fedeli nella chiesa di Santa Cruz.
Baltasar Mariano è cresciuto nell’adempimento di ogni pratica religiosa cattolica, nel rispetto per i sacerdoti, e con la consuetudine di recitare assiduamente il rosario.
Nel 1920 ricevette il sacramento della confermazione e il giorno 27 giugno 1920 fece la sua prima comunione nella cappella della Madonna delle lacrime a Llano de Brujas (ex Baena).
Esattamente sei anni dopo, a tredici anni, vista la sua inclinazione alla vita religiosa fece il suo ingresso nel seminario del Collegio Serafico di Cehegín, della provincia serafica di Cartagena, dove su contraddistinse quale studente modello nei tre corsi di studi umanistici, apprezzato e benvoluto da tutti.
Baltasar Mariano, nel 1930 iniziò il noviziato nel convento di Santa María La Real de las Huertas di Lorca e indossando l'abito francescano gli venne assegnato il nome di Buenaventura.
Nell'aprile del 1931, dovette lasciare il convento e il noviziato per la prima volta, e ritornò in famiglia, dopo la proclamazione della Repubblica e a causa del primo tumulto di maggio, quando sono state incendiate molte chiese e conventi. Dopo alcune settimane tornò di nuovo a Lorca, dove continuò il noviziato. Il 12 settembre 1931, nel convento di Lorca, emise la sua prima professione religiosa che aveva tanto desiderato.
Trasferito nel convento di Santa Catalina del Monte (Santo Ángel, Murcia), completò gli studi umanistici e i tre anni di filosofia.
Nell'agosto del 1934, al convento di Santa Ana de Orihuela (Alicante) iniziò lo studio della teologia per poter diventare sacerdote e il 24 gennaio 1935, mentre frequentava il primo anno di teologia, a Orihuela, fece la sua professione religiosa perpetua nell'Ordine dei Frati Minori.
A memoria di questi anni sono conservate due lettere indirizzate a sua sorella Elisabetta, che era diventata un monaca nel convento della Madre di Dio di Giustiniano, in cui emerge l’affetto per sua sorella,  la sua pietà e il suo spirito di devozione filiale verso la Beata Vergine.
Il giorno 24 luglio 1936, mentre frequentava il secondo anno di teologia, a causa della persecuzione religiosa, fu costretto a lasciare definitivamente il convento, rifugiandosi dal fratello Antonio.
Nelle prime ore del 4 settembre 1936, fu arrestato, sotto gli occhi dei suoi fratelli, e fu portato sul luogo del martirio con Don Pedro Sánchez Barba.
Il suo corpo insanguinato e con il sorriso sul volto fu raccolto dai suoi fratelli poche ore dopo sulla strada che porta a Espinardo, vicino al luogo chiamato Cuello de la Tinaja (Murcia) e fu sepolto nel cimitero di Jesús de Espinardo (Murcia). Il 28 febbraio 1942 i suoi resti, con l’autorizzazione della Direzione Generale della Salute del Ministero degli Interni (Madrid), furono trasferiti nel pantheon di religiosi, nella chiesa della Misericordia dei Francescani di Murcia.
Attualmente i suoi resti riposano nella cappella dedicata ai martiri francescani testimoni della fede, nella stessa chiesa di La Merced di Murcia.
La fama del martirio di Bonaventura Muñoz Martínez e altri tre Servi di Dio francescani si diffuse nella comunità ecclesiale, per cui dal 1963 al 1964 si celebrò il processo informativo presso la Diocesi di Cartagena-Murcia. La validità giuridica di tale processo fu riconosciuta dalla Congregazione delle Cause dei Santi il giorno 5 giugno 1992.
Preparata la Positio super martyrio, il 25 settembre 2009 si celebrò il Congresso dei Consultori Teologi, che espresse parere favorevole.
I Padri Cardinali e Vescovi nella Sessione Ordinaria del 16 novembre 2010, riconobbero che i suddetti Servi di Dio furono uccisi per la loro fedeltà a Cristo e alla Chiesa.
Il Santo Padre Benedetto XVI il 10 dicembre 2010 autorizzò la Congregazione delle Cause dei Santi a pubblicare il Decreto super martyrio.


Autore:
Mauro Bonato

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Aggiunto/modificato il 2026-08-19

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