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Silvestro Alberti Seminarista

Festa: Testimoni

Massa, Massa Carrara, 29 agosto 1919 - Seravezza, Lucca, 27 febbraio 1945


Il Chierico Silvestro Alberti, allievo del Seminario Vescovile Maggiore di Massa, era un’anima semplice, infiammata dall’ideale del sacerdozio. Aveva appena venticinque anni quando prematuramente, prima del traguardo, la sua vita si concluse per morte cruenta. Le cronache dell’epoca, nell’esaltare le sue virtù, parlarono di martirio: “Buon agricoltore Iddio è passato nel campo, ha spigolato fra le altre spighe più turgide e piene, ha trovato una spiga, frumento buono, spiga piegata sotto il peso dei grani, e l’ha colta per fare il pane profumato dal sangue del martirio dei suoi fidi”.

Silvestro era nato a Forno, tra le montagne alle spalle di Massa, il 29 agosto 1919. Sin dalla fanciullezza manifestò buone qualità nei suoi impegni di chierichetto e di aspirante di Azione Cattolica. Il suo parroco fu il prezioso strumento del quale il Signore si servì per accompagnarlo da subito nel cammino vocazionale. Studiò con profitto in seminario ed i suoi parrocchiani già lo vedevano sacerdote, già sognavano di poter assistere alla sua prima Messa. Aveva ormai frequentato il secondo anno di Teologia, ma la guerra terribile e distruttrice fece chiudere anche i seminari.

Anche Silvestro si ritrovò così a casa. Era a Forno dunque il 13 giugno 1944 e lì rimase nei mesi successivi, anche nel periodo dello sfollamento. I più piccoli, gli aspiranti, gli allievi della scuola di catechismo trovarono in lui un amico sereno e gioviale. Era sempre forte nei momenti di pericolo e non manco di difendere i principi del Vangelo ogni qualvolta gli si presentò l’occasione e la necessità a Forno. Si protrasse decisamente a lungo il tempo dello sfollamento e Silvestro iniziò a vedere allontanarsi il giorno della sua prima Messa. Prese allora una decisione: attraversare il fronte, spingersi al di là di quei monti dove già la liberazione era realtà. Là avrebbe potuto studiare, un seminario lo avrebbe trovato nel quale proseguire il suo percorso formativo. Dovette però tornare suoi passi e si salvò a stento dal rastrellamento del 2 dicembre 1944. Tentò la seconda volta il 27 febbraio 1945, ma sul passo dell’Altissimo, sopra Seravezza, fu raggiunto dai colpi di una mitragliatrice tedesca. Ferito a morte, il suo sangue diede colore, asseriscono sempre le cronache, alla “bianchezza del terreno nevoso” ed alle “sue membra di giovane vergine”. Il suo corpo senza vita rimase lassù per alcuni giorni, poi venne trasportato al cimitero del suo paese. La sua amata madre, che sognava ormai di vedere il figlio salire i gradini dell’altare quale sacerdote, ebbe così una tomba sulla quale piangere. Le lacrime della madre irrorarono così la terra di Forno, parrocchia così “arida alla Fede” ai tempi.


Autore:
Don Fabio Arduino


Fonte:
Vita Apuana

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Aggiunto/modificato il 2020-07-30

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