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Beato Martino III Abate

Festa: 13 settembre

† Camaldoli, 13 settembre 1259

Occupa una posizione di rilievo nella storia dell'Ordine Camaldolese come terzo priore generale, guidando la congregazione per undici anni cruciali dalla metà del Duecento. La sua figura emerge non per miracoli eclatanti o eventi soprannaturali, ma per un'opera paziente e sistematica di codificazione giuridica e liturgica che ha garantito stabilità e coesione all'Ordine in un periodo di espansione e trasformazione. Eletto nel 1248, Martino III ereditò una comunità religiosa in fase di consolidamento istituzionale. Il primo Capitolo Generale si era tenuto da poco, nel 1239 a Padova, segnando il passaggio da una gestione carismatica a una struttura più articolata e rappresentativa. In questo contesto, il nuovo priore generale comprese che la sopravvivenza del carisma fondativo di san Romualdo - quell'equilibrio unico tra vita eremitica e cenobitica - dipendeva dalla capacità di tradurlo in norme chiare e condivise. La sua opera legislativa si concretizzò nelle costituzioni 'De Moribus', un corpo normativo che regolamentava la vita dei monaci nei dettagli, e nella codificazione della liturgia camaldolese attraverso l''Ordo divini offici'. Questi testi non furono semplici raccolte di disposizioni, ma l'espressione di una visione organica della vita monastica, capace di coniugare la fedeltà alla tradizione benedettina con le esigenze specifiche della spiritualità camaldolese. La morte lo colse il 13 settembre 1259 a Camaldoli, nell'eremo che da due secoli e mezzo era il cuore pulsante dell'Ordine. Secondo la tradizione agiografica, la sua salma emanò un soave profumo di rose, fenomeno interpretato come segno di santità. I monaci toscani e i fedeli fiorentini svilupparono spontaneamente una venerazione per questo priore legislatore, testimoniata da ex-voto depositati presso la sua tomba. Sebbene alcuni agiografi come Menardo e Ferrari lo abbiano qualificato come santo, non vi fu mai un processo di canonizzazione formale né un culto liturgico approvato dalla Chiesa.

Etimologia: Dal latino Martinus, derivato da Mars/Martis (dedicato a Marte, dio della guerra).

Emblema: Abito bianco camaldolese, bastone abbaziale, libro delle Costituzioni.


Le notizie sulle origini e sulla formazione di Martino III sono scarsissime, un vuoto documentario che riflette la mentalità medievale più interessata alle opere che alle biografie individuali. Non conosciamo la data di nascita, il luogo d'origine, la famiglia di appartenenza né le circostanze del suo ingresso nel monastero di Camaldoli. Questa assenza di dati non deve sorprendere: nel XIII secolo, soprattutto per chi ricopriva ruoli di governo, l'identità personale si dissolveva nell'incarico e nell'opera compiuta.
Quello che possiamo ricostruire è il contesto in cui operò. Camaldoli, fondata da san Romualdo intorno al 1012, era cresciuta da eremo solitario a centro di una congregazione in espansione. Nel Duecento l'Ordine possedeva numerosi monasteri e celle eremitiche in Toscana, Umbria, Marche e oltre i confini italiani. Lo scriptorium di Camaldoli era rinomato in tutta Europa per la qualità delle pergamene prodotte, segno di una vitalità culturale non trascurabile.
Il sistema di governo stava evolvendo. Se le prime costituzioni erano state redatte dal beato Rodolfo I nel 1080, basandosi sugli insegnamenti del fondatore, il XIII secolo introdusse innovazioni significative. Il primo Capitolo Generale, tenutosi a Padova nel 1239, segnò il passaggio a una forma di governo più collegiale e rappresentativa, in linea con l'evoluzione di altri ordini religiosi come i Cistercensi.

L'elezione a priore generale (1248)
Nel 1248 Martino fu eletto terzo priore generale dell'Ordine Camaldolese. Non sappiamo se fosse già priore di Camaldoli prima dell'elezione o se provenisse da un altro monastero della congregazione. Ciò che emerge chiaramente è che la sua elezione avvenne in un momento cruciale: l'Ordine aveva appena sperimentato il nuovo sistema capitolare e necessitava di una figura capace di dare coerenza legislativa alle strutture emergenti.
Il titolo 'priore generale' indica la suprema autorità dell'Ordine, responsabile sia dell'eremo madre di Camaldoli sia di tutte le case dipendenti. Martino III esercitò questo ministero per undici anni, dal 1248 al 1259, un periodo significativo che testimonia sia la stabilità del suo governo sia la fiducia riposta dai monaci nella sua guida.

L'opera legislativa: le costituzioni De Moribus
Il contributo più duraturo di Martino III fu la redazione delle nuove costituzioni, note come 'De Moribus'. Questo titolo, che letteralmente significa 'sui costumi', rivela l'ambizione di regolamentare non solo gli aspetti esterni della vita monastica ma l'intera condotta dei monaci, dalle pratiche spirituali alle relazioni comunitarie, dall'organizzazione del tempo alle norme disciplinari.
Le costituzioni 'De Moribus' si inserivano nella tradizione legislativa camaldolese ma introducevano novità significative. Mentre Rodolfo I aveva dato norme fondative per l'eremo, Martino III dovette affrontare la complessità di un ordine diffuso territorialmente, con case sia eremitiche sia cenobitiche. La sua legislazione cercò di mantenere l'equilibrio romualdino tra solitudine e vita comune, tra austerità eremitica e carità fraterna.
Particolarmente importante fu la regolamentazione della vita liturgica e delle ore canoniche, che nell'esperienza camaldolese assumeva caratteristiche peculiari. I monaci eremiti avevano uffici divini più brevi e semplici rispetto ai cenobiti, per lasciare spazio alla contemplazione solitaria. Martino III dovette codificare queste differenze senza creare fratture nella comunità.

La codificazione liturgica: Ordo divini offici
Accanto alle costituzioni, Martino III redasse l''Ordo divini offici', un testo che fissava la liturgia camaldolese nei dettagli. Questo lavoro non fu mera compilazione rubricistica ma un'operazione teologica e spirituale di primo piano. La liturgia è infatti il cuore pulsante della vita monastica, il luogo dove la comunità si riconosce come tale e dove esprime la sua identità spirituale.
L''Ordo divini offici' stabiliva le preghiere, i salmi, le letture e i riti specifici della tradizione camaldolese, distinguendoli dove necessario dal rito benedettino generale e dal rito romano. Questo testo garantì uniformità nelle diverse case dell'Ordine pur nel rispetto delle legittime differenze tra eremi e monasteri.
La codificazione liturgica di Martino III ebbe vita lunga: sebbene modificata nei secoli successivi, rimase il riferimento fondamentale per la spiritualità camaldolese fino alle riforme post-conciliari del Novecento.

Gli ultimi anni e la morte (1259)
Non abbiamo notizie specifiche degli ultimi anni del priorato di Martino III. Possiamo immaginare che siano stati dedicati al consolidamento delle opere legislative, alla visita delle case dell'Ordine, alla risoluzione delle questioni quotidiane che un superiore generale deve affrontare.
La morte lo colse il 13 settembre 1259 a Camaldoli, nell'eremo che era stato il centro del suo governo. Secondo la tradizione agiografica, la salma emanò un soavissimo profumo di rose, fenomeno che attrasse numerosi fedeli desiderosi di venerare il corpo del priore defunto. Questo particolare, ricorrente nell'agiografia medievale, era interpretato come segno della santità del defunto e della sua presenza in Paradiso.
La notizia della morte si diffuse rapidamente tra i monasteri della congregazione e tra i fedeli della Toscana. I funerali furono celebrati con solennità nell'eremo di Camaldoli, dove il corpo fu sepolto. Non conosciamo il luogo preciso della sepoltura, ma è probabile che fosse nella chiesa o nel chiostro, come consuetudine per i superiori generali.

Il culto e la venerazione postuma
Dopo la morte di Martino III si sviluppò spontaneamente una venerazione popolare, particolarmente viva tra i monaci toscani e i fedeli fiorentini. Numerosi ex-voto furono depositati presso la sua tomba, testimonianza di grazie ricevute per sua intercessione. I monaci dell'eremo 'si ingegnavano d'imitar lui', tramandando memoria delle sue virtù e della sua saggezza di governo.
Alcuni agiografi, tra cui Menardo e Ferrari, qualificarono Martino III come santo, ma non vi fu mai un processo di canonizzazione formale né un riconoscimento del culto da parte dell'autorità ecclesiastica. Il Menologio Camaldolese lo commemora il 13 settembre, giorno della morte, e questa data rimase nella tradizione dell'Ordine.
La mancanza di un culto liturgico approvato non sminuisce l'importanza storica di Martino III. La sua santità si manifestò non in eventi straordinari ma nella fedeltà quotidiana al dovere, nella saggezza legislativa, nella capacità di servire l'Ordine con dedizione per undici anni.

Le opere scritte
Delle opere legislative di Martino III non ci sono pervenuti autografi ma copie successive e riferimenti in documenti dell'Ordine. Le costituzioni 'De Moribus' furono oggetto di revisioni e aggiornamenti nei secoli, ma il nucleo originario rimaldolese rimase riconoscibile. L''Ordo divini offici' conobbe maggiore stabilità e fu stampato in diverse edizioni fino al XX secolo.
Questi testi rappresentano fonti preziose per la storia della spiritualità monastica medievale e per la comprensione dell'identità camaldolese. Gli studiosi vi trovano testimonianze dell'evoluzione del rito, delle pratiche ascetiche e della teologia della vita religiosa nel Duecento.

Le reliquie
Non abbiamo informazioni precise sulla collocazione attuale delle eventuali reliquie di Martino III. La sepoltura originale a Camaldoli potrebbe essere andata perduta nelle ristrutturazioni architettoniche successive o nelle vicende turbolente che attraversarono l'eremo nei secoli. Eventuali ricognizioni future potrebbero portare alla luce resti o memorie del terzo priore generale.

L'iconografia
L'iconografia di Martino III è scarsa e tardiva. Quando raffigurato, compare con gli attributi tipici dell'abate: abito bianco camaldolese, bastone pastorale, libro delle costituzioni. Le rose, simbolo del profumo miracoloso post-mortem, compaiono occasionalmente come elemento distintivo. Non esistono raffigurazioni contemporanee o prossime alla sua epoca; le immagini superstiti sono elaborazioni di epoca barocca o moderna, spesso prive di valore documentario ma utili per la devozione.

Curiosità
Il titolo 'De Moribus' delle costituzioni redatte da Martino III richiama una tradizione giuridica romana e medievale. Nella Roma antica, i 'mores' erano i costumi tradizionali che insieme alle leggi scritte formavano il diritto. Nel Medioevo, le opere 'de moribus' trattavano dei costumi e delle virtù. Martino III scelse dunque un titolo che evocava antichità, autorevolezza e completezza.

Cronologia
- 1248: Elezione a terzo priore generale dell'Ordine Camaldolese
- 1248-1259: Governo dell'Ordine come abate/priore generale
- 1248-1259: Redazione delle costituzioni 'De Moribus'
- 1248-1259: Codificazione della liturgia nell''Ordo divini offici'
- 13 settembre 1259: Morte a Camaldoli
- Dopo il 1259: Sviluppo della venerazione popolare tra monaci toscani e fedeli fiorentini
- Secoli XVII-XVIII: Menardo e Ferrari lo qualificano come santo negli agiografi
- 13 settembre: Memoria liturgica nel Menologio Camaldolese.

Autore: Enrico Quiri
 


 

E’ stato un abate o priore generale camaldolese vissuto nel XIII secolo
Il beato Martino III è stato un monaco camaldolese vissuto nel XIII secolo.
Poche sono le notizie che lo riguardano.
Sappiamo che fu un eccellente legislatore dell’Ordine dei Camaldolesi, tanto da redigere le nuove costituzioni (De Moribus) e codificò la liturgia camaldolese, con il testo “Ordo divini offici”.
Governò la congregazione come abate o priore generale, per ben undici anni dal 1248 al1259.
Il beato Martino III morì il 13 settembre 1259.
Esiste un’antica venerazione dei monaci toscani che si “ingegnavano d’imitar lui” e dei fedeli fiorentini per questo beato, attestata dai numerosi ex-voto rimasti in prossimità della sua tomba.
Si racconta che dopo la sua morte, la salma emanava un soavissimo profumo di rose e tantissimi uomini e donne accorsero a venerare il sacro cadavere.
Nel menologio camaldolese e da parte di alcuni agiografi è commemorato il 13 settembre, giorno della sua festa.
Anche se il Menardo e il Ferrari lo qualificano come santo, per il beato Martino III non c’è mai stato un vero e proprio culto liturgico.


Autore:
Mauro Bonato

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Aggiunto/modificato il 2026-09-04

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