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Padre Stefano Igino Silvestrelli Fondatore

Festa: Testimoni

Caprino Veronese, Verona, 1˚ gennaio 1921 - 8 febbraio 2012


Stefano Igino Silvestrelli nasce a Porcino di Caprino Veronese il 1˚ gennaio 1921, l’ottavo dei nove figli di Luigi e Regina. Il suo cammino di ragazzo passa attraverso Gargagnago, dove è parroco lo zio d. Francesco, i Salesiani di Trento, i Gesuiti di Brescia, il seminario di Bologna e di Verona.
Viene ordinato Sacerdote il 7 luglio 1946, e dona subito tutto il suo fervore spirituale e la sua laboriosità di attento pastore come vice-parroco prima a Bosco Chiesanuova poi a  Bardolino, in totale sintonia con i suoi giovani e la sua gente nel travagliato periodo del dopoguerra.
Un’esperienza forte nella Maremma Toscana, dove per incarico della Santa Sede partecipa nei primi mesi del 1952 a 18 Missioni, è determinante e chiarificante per l’attività successiva. È nella Maremma, infatti, che egli orienta la sua riflessione e le sue scelte verso una categoria allora da un punto di vista pastorale quasi praticamente sconosciuta: gli Adolescenti. Si era accorto che proprio loro lo seguivano con più interesse ed entusiasmo nella predicazione e in tutte le attività di proposta spirituale. Che portavano nel cuore domande profonde sul senso del tempo, sul significato della morte, dell’amore, della gioia e della sofferenza…
A partire da questa intuizione nacquero le opere e lo specifico messaggio nella Chiesa che si preparava al Concilio, e che ora ne vive non senza fatica l’assimilazione dei contenuti di rinnovamento.
Richiamato in diocesi, gli viene affidata la Casa dei Ritiri a Gargagnago, e là ha inizio l’opera di evangelizzazione degli Adolescenti e, quasi conseguenza naturale, l’opera di aiuto spirituale ai Sacerdoti, quali eminenti educatori dei ragazzi.
Il nucleo fondamentale dell’intuizione si potrebbe svolgere logicamente secondo questi passaggi: dare una potente illuminazione al ragazzo nel periodo più importante della sua esistenza, un’illuminazione che gli chiarisca in modo grande e definitivo il senso di Dio e della vita. Proporgli opportune esperienze religiose (la settimana di orientamento spirituale è la migliore tra queste) attraverso le quali quasi toccare il senso di una religiosità che non viene imposta da fuori ma che scaturisce dal fondo della propria persona. Rimandare poi l’Adolescente al suo luogo di appartenenza, carico di una esperienza di trasfigurazione, di rinnovamento, pregnante ed indimenticabile.
Da qui nasce l’esigenza della formazione permanente dei sacerdoti. L’adolescente che torna nella sua casa, al suo paese, nel suo ambiente di crescita, troverà persone che lo sappiano accogliere, capire, ascoltare, spingere sugli stessi sentieri? Se non li troverà, resterà deluso e tornerà ai vecchi percorsi. Trovandoli invece, Adolescente e Sacerdote cammineranno verso un futuro che costruisce la civiltà dell’amore, ed anche un modo nuovo di essere prete e di essere adolescente in un mondo che cambia.

Con il tempo e l’avvicinamento diretto dei sacerdoti stessi, il discorso sul Sacerdozio si approfondisce passando da una dimensione funzionale all’assistenza degli Adolescenti e al loro essere all’altezza di questo incarico, verso il problema dell’identità sacerdotale, avvertito nella temperie spirituale del prima e del post Concilio Vaticano II.
La domanda del padre Silvestrelli arriva in forma diretta all’essenza dell’essere-prete. Chi sei tu, Prete? Non si tratta di sapere cosa fai. Si tratta di definire il centro spirituale del tuo io, della tua identità, e quindi del tuo agire nel mondo. La prospettiva è sia fenomenologica (cosa fa il prete?) che ontologica (chi è il prete?), e porta ad una risposta obbligante da un punto di vista ascetico ed appropriativo (come deve essere il prete?).
Sgorga così dal suo cuore di Sacerdote una mai interrotta attività di predicazione, di incontri e settimane in tutta Italia; in un primo momento prevalentemente per gli adolescenti, più tardi per i sacerdoti, gli educatori e gli sposi.
Di qui – sempre in obbedienza ai suoi diretti Superiori, e con l’incoraggiamento di uomini di Dio quali san Giovanni Calabria, d. Pedrollo, p. Mario Venturini – la nascita di una Fondazione, nel gennaio del 1956, quella dei Servi e Serve di Nazareth che venga a rispondere all’urgenza avvertita nel cuore del Padre già durante la prima missione in Maremma Toscana.
La nascita di una congregazione ed il fatto di trovarsi nella situazione di dover tracciare delle linee di crescita spirituale lo lanciano in una nuova avventura: esplorare il senso della consacrazione.
Gli anni 1970-1990 lo vedono pellegrino presso vari Istituti religiosi, predicatore instancabile di una radicalità di adesione a quella che lui chiama sempre, riferendosi ai religiosi, “vocazione-missione”.
Sincerità, essenzialità, totalità, sponsalità, fecondità. In queste parole – che schiudono altrettanti orizzonti logici e spirituali – sono contenute alcune delle tematiche offerte a Suore e Religiosi, e che poi ritorneranno come flusso benefico anche nella meditazione circa il Sacerdozio e lo porteranno all’apertura dell’esperienza dei consigli evangelici ai Sacerdoti Diocesani e agli Sposi, con la nascita – all’interno della Congregazione dei Servi di Nazareth – di due gruppi: i Sacerdoti aggregati e le Famiglie della Casa di Nazareth in cammino.
Il punto chiave di riflessione è sempre nel mistero della Trinità e nel mistero dell’Incarnazione in strettissima connessione. La radicalità e la totalità della vita religiosa, la radicalità e la totalità del sacerdozio, la radicalità e la totalità del sacramento del matrimonio, affondano le proprie radici nel mistero della Trinità, rivelato dal mistero dell’Incarnazione. Dall’eternità il Padre dona tutto se stesso al Figlio; dall’eternità il Figlio restituisce tutto se stesso al Padre. Questo scambio di amore assoluto è lo Spirito, il respiro trinitario, svelato dall’Incarnazione, espresso nella morte risurrezione del Cristo. È lo sfondo spirituale, teologico, forse si potrebbe anche dire mistico, sul quale si muove tutta l’azione e la predicazione del padre Silvestrelli.
Non è possibile parlare nel padre Silvestrelli di esistenza e basta. Non è possibile parlare di teologia e basta. Non è possibile parlare di teoria e basta. È possibile rintracciare il vissuto di un’esistenza teologica nella quale fai quello che sei. E sei quello che sei nella mente di Dio.
Ritorna ancora il binomio fondamentale: Dio e la vita. La vita e Dio. Un binomio che accompagna tutti i livelli della sua predicazione e della sua lettura degli stati di vita: il cristiano, il consacrato, il sacerdote, il sacerdote che si impegna con i consigli evangelici, il cristiano che si impegna con i consigli evangelici.
È anche il retroterra della sua predicazione coinvolgente e calda, e delle sue pubblicazioni che cercano di fermare sulla carta i movimenti più profondi di un cuore innamorato di Dio e della vita.
La parola di p. Silvestrelli è forte e vera, dolce e irruente come un’onda amica che domanda di lasciarsi portare nelle profondità della contemplazione. Anche la parola scritta del Nostro resta parola viva, perché vissuta e perché carica di pathos per Dio.


Fonte:
www.padresilvestrelli.it

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Aggiunto/modificato il 2021-09-02

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