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Damiano Caravello Giovane laico

Festa: Testimoni

Mirano, Venezia, 8 gennaio 1991 – Padova, 7 agosto 2020

Damiano Caravello nasce l’8 gennaio 1991 all’ospedale di Mirano, terzogenito di una famiglia di allevatori. A pochi giorni dalla nascita gli viene diagnosticata l’atresia biliare, una rara malattia del fegato, per la quale viene operato ancora in fasce. Cresce a Briana, frazione di Noale, in provincia di Venezia e diocesi di Treviso, nell’azienda agricola della sua famiglia, e si prepara ai Sacramenti frequentando il catechismo in parrocchia. Il 21 giugno 2008 assiste al concerto di Vasco Rossi all’Heineken Jammin’ Festival: il giorno dopo viene portato in ospedale per una colangite, dovuta alla sua malattia cronica. I ricoveri e le terapie lo costringono a riconoscere che non è padrone del suo corpo, ma anche a porsi domande importanti per la sua vita. In cerca di risposte, frequenta il “Corso Zero” del Servizio Orientamento Giovani di Assisi: lì, per la prima volta, riconosce che può essere felice attraverso la sua condizione di malattia. S’impegna quindi su vari fronti: è membro dell’Azione Cattolica, promuove l’associazione OL3 per la diffusione della Dottrina sociale della Chiesa, frequenta gli incontri dei Carmelitani Scalzi a Treviso. Inizia anche un percorso di discernimento nell’Istituto Secolare dei Missionari della Regalità di Cristo, dei quali faceva parte Giorgio La Pira (Venerabile dal 2017): a lui s’ispira anche nell’azione politica, specie dopo essere eletto Consigliere comunale a Noale. Il 18 gennaio 2020 viene ricoverato al Policlinico di Padova e, qualche giorno dopo, inserito nella lista d’attesa per il trapianto di fegato. Vive il tempo dell’attesa nell’affidamento a Dio e nella comunione con gli amici. Tuttavia, il trapianto va incontro a complicazioni: Damiano muore il 7 agosto 2020, nel Policlinico di Padova, a ventinove anni. Il suo corpo riposa nel piccolo cimitero di Briana di Noale.


Un inizio segnato da una rara malattia
Damiano Caravello nasce l’8 gennaio 1991 all’ospedale di Mirano, terzo figlio di Giovanni Caravello, allevatore, e Silvana Pinaffo, infermiera. A pochi giorni dalla nascita, la madre si accorge che il neonato ha la pelle giallastra e che piange di continuo: portato alla Clinica Pediatrica del Policlinico di Padova gli viene diagnosticata l’atresia biliare, una malattia del fegato che colpisce circa un neonato su ventimila.
Il 13 marzo 1991 subisce un intervento chirurgico per convogliare il flusso biliare nell’intestino; tre giorni prima, viene battezzato d’urgenza nella sua stanza d’ospedale dallo zio padre Luigi Caravello, religioso dei Frati Minori, alla presenza dei genitori e di un’altra sorella del padre, la zia Paola. Il Rito del Battesimo viene completato il 2 giugno 1991 nella chiesa di San Giovanni Battista a Briana, frazione di Noale, in provincia di Venezia e diocesi di Treviso.

I primi anni
Damiano cresce a Briana, nell’azienda agricola della sua famiglia, in mezzo alla natura e agli animali e insieme a Chiara e Francesco, i suoi fratelli maggiori. È un bambino sereno, a tratti appare timido, ma osserva con attenzione quello che lo circonda. Periodicamente viene sottoposto a controlli e terapie all’Ospedale di Padova.
Partecipa alla Messa domenicale con i familiari nella parrocchia di San Giovanni Battista e si prepara a ricevere i Sacramenti insieme ai compagni di catechismo. Dopo le medie, frequentate all’istituto «Giovanni Pascoli» di Noale, s’iscrive all’Istituto Tecnico Agrario «Duca degli Abruzzi» di Padova, per diventare veterinario.

Una svolta nel suo cammino
Il 21 giugno 2008, insieme ai fratelli, a Erica, al tempo fidanzata di Francesco, e al cugino Michele, Damiano è al parco San Giuliano di Mestre per l’Heineken Jammin’ Festival, per assistere al concerto del cantante Vasco Rossi. Il mattino dopo, si sveglia stordito e con la febbre alta: all’ospedale di Mirano gli viene diagnosticata una colangite, ossia un’infiammazione delle vie biliari, dovuta al tempo trascorso sotto il sole ma, soprattutto, alla malattia da cui è affetto.
Dopo un’estate trascorsa tra ricoveri e terapie, lentamente torna alla normalità, ma prende coscienza del fatto di non essere padrone del suo corpo e che il fegato malato, probabilmente, gli complicherà la vita. Intanto s’impegna in parrocchia e nell’Azione Cattolica.

In cerca della felicità
Quando, nel gennaio 2009, suo fratello gli racconta le esperienze vissute al corso per fidanzati del Servizio Orientamento Giovani di Assisi, Damiano, anche per dare risposta alle sue domande interiori, s’iscrive al “Corso Zero”, dedicato ai giovani lontani dalla fede, ma aperto anche a chi vuole saperne di più. Nel colloquio conclusivo con padre Vito D’Amato, che segue i giovani del corso, Damiano fa una scoperta che lo sorprende: l’atresia biliare è il modo con cui Dio vuole costruire un rapporto con lui. 
Torna ad Assisi per il Capodanno: in quella circostanza ascolta la testimonianza di due sposi, Chiara Corbella ed Enrico Petrillo, già partecipanti ai corsi di Assisi e genitori di Maria Grazia Letizia, bambina vissuta solo mezz’ora a causa di una grave malformazione. Mentre in lui risuonano ancora le parole di quell’incontro, scrive sul suo diario il 1° gennaio 2010: «Ho passato mesi a chiedermi dove sia la felicità, e stasera posso dire di aver capito cos’è, dov’è: la felicità è l’Eterno. Ma che dovrò fare io della mia vita?».

Nuovi incontri e nuovi impegni
Nel 2012, grazie a padre Vito, Damiano diventa amico di suor Silvia Rafael, una novizia del monastero delle Clarisse di Carpi, che vive una situazione simile alla sua essendo malata di diabete: si confronta con lei, perché non riesce ancora a capire come la malattia possa essere parte della sua vocazione. Da quel colloquio nasce una lunga amicizia e fraternità con le Sorelle del Monastero.
Continua però a trovare nuove forme d’impegno: nel 2013 e nel 2014 frequenta le attività che i padri Carmelitani Scalzi propongono ai giovani nel loro convento di Treviso. Viene poi eletto Consigliere Diocesano nel Settore Giovani dell’Azione Cattolica di Treviso per il triennio associativo 2014-2017, ma nel corso del 2014 chiede di dimettersi per concentrarsi sulla politica; resta legato all’Azione Cattolica in parrocchia fino al 2019.
Sempre nel 2014, con il gruppo del SOG di Assisi, visita per la prima volta la Terra Santa. A Tabgha, sul Lago di Tiberiade, dove il Signore è apparso a Pietro e agli apostoli dopo la Resurrezione, risuona in lui il versetto 15 del capitolo 21 del Vangelo di Giovanni: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami tu più di costoro?».

La Pira e Bhatti, suoi modelli per il futuro
Grazie a suo padre, che ha alle spalle un’esperienza da consigliere comunale nelle fila della Democrazia Cristiana, conosce la vita e la storia di Giorgio La Pira, uno dei padri cristiani della Costituente, poi sindaco di Firenze (attualmente Venerabile). 
A lui, ma anche al parlamentare pakistano Clement Shahbaz Bhatti, assassinato per la sua difesa delle minoranze cristiane, decide di rifarsi per le proprie scelte future, cominciando dall’approfondimento della Dottrina Sociale della Chiesa attraverso l’associazione OL3, di cui fonda sezioni a Treviso e a Padova.

In discernimento nell’Istituto Secolare dei Missionari della Regalità
La Pira è anche un consacrato dell’Istituto Secolare dei Missionari della Regalità di Cristo: il 3 ottobre 2013, Damiano scrive la richiesta formale per iniziare il cammino di discernimento in quello stesso Istituto, nel quale è accolto come aspirante nel marzo 2014.
Il suo percorso non è facile, ma in questo la malattia non c’entra. Damiano, infatti, nel gennaio 2015, si fidanza con Annachiara, sospendendo il discernimento nell’Istituto. Si lasciano di comune accordo dopo poco più di un anno, perché lui intuisce che il suo cuore è da tutt’altra parte. Dopo di lei, nel 2017, conosce Veronica: la frequenta, ma è combattuto tra il sentimento che prova per lei e il cammino che sta percorrendo e che, in questo caso, non sospende.
In un ritiro dalle Suore Dorotee di Asolo, Damiano cerca di ritrovare il suo centro interiore, comprendendo infine che il suo rapporto con Cristo è totalizzante. Annota nel Diario, il 10 febbraio 2018: «Mi pesa molto aver “dimenticato” la mia storia di Relazione e aver fatto soffrire persone che amo. Ti chiedo la grazia, Signore, di riuscire a fare chiarezza in me, affinché riesca ad ascoltare il mio desiderio di amore vero».

Verso un impegno politico più deciso
Dopo essersi diplomato come perito agrario, Damiano meraviglia tutti scegliendo un corso di studi universitario molto diverso: non Veterinaria, ma Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, all’Università di Padova. Così spiega quella scelta in un post di Facebook, l’11 ottobre 2019:
«Ho capito, vedendo litigi, i pianti e il sudore della mia famiglia che non tutto dipende da te, che la Politica influisce sul futuro mio, della mia famiglia, della mia comunità, della mia città, del mio paese. Ho capito che decisioni politiche scellerate avrebbero potuto cambiarmi la vita e l’hanno fatto. Questo vale per ogni settore, a ogni livello istituzionale. La politica deve contribuire a realizzare i sogni delle persone, come vorrebbe la nostra Costituzione, e non a farli diventare incubi. Per questo ho scelto di studiare “di Politica” e, per quanto mi è possibile, di “fare Politica”».
Si laurea con una tesi sulla ricaduta delle politiche agricole dell’Unione Europea sui territori, seguita da un Master in Governo delle reti di sviluppo locale con una tesi sulle unioni dei Comuni.

Consigliere nel Comune di Noale
Dopo una prima candidatura sfumata, nel 2014, a Consigliere nel Comune di Noale, cinque anni dopo gli viene proposto di ricandidarsi: lo fa nella lista «Sorino per Noale, Briana, Cappelletta e Moniego», guidata dall’amico Stefano Sorino e, questa volta, vien eletto.
Riflettendo sugli attacchi ricevuti di persona e sui social, in campagna elettorale, il 16 maggio 2019 pubblica su Facebook un post che conclude così: «Se continuiamo ad essere fedeli a chi ci inganna, allora perderemo anche gli ultimi treni che stanno passando, a quel punto sarà davvero dura.
È ora di attivare processi e progetti che diano fiducia e speranza alle nostre comunità, quasi del tutto rassegnate. Quasi».

In lista per il trapianto
Il 18 gennaio 2020, mentre è in partenza per Roma, per un ritiro con i Missionari della Regalità, Damiano non si sente bene: torna subito a Padova e viene ricoverato al Policlinico. Con gli amici è sempre stato piuttosto evasivo sulle proprie condizioni, ma da allora li rende partecipi di tutto, compresi l’apprensione e il turbamento quando viene messo in lista per il trapianto di fegato. Conclude così uno scambio di messaggi con l’amica Antonella Galiano, il 22 gennaio 2020: «È il mio Sì. Tutta la storia e la memoria conducono a oggi. È proprio bello».
Questo momento, tanto atteso quanto temuto, diventa per lui occasione di vivere una maggiore intimità con il Signore. Lo riferisce alle clarisse di Carpi, nell’e-mail dell’8 luglio 2020: «A chi non ha capito o visto o avuto la grazia di vivere ciò, direi che sì, la sofferenza e il male il dolore fanno veramente paura e sono veri, non ti risparmiano, ma davvero ti permettono di rinascere e vedere l’Amore vero del Padre per il Figlio, alimentato dallo Spirito Santo. 
E la vita nuova esiste, esiste eccome, esiste prima dentro e poi, se Dio vuole e così ha pensato, anche fuori.
Allora potenzialmente diventi cuore di Dio, nel cuore del mondo».

Il testamento scritto la notte prima del trapianto
La notte prima del trapianto, Damiano scrive il suo testamento spirituale, dopo averlo rinviato a lungo. Nella parte centrale sintetizza la sua scoperta fondamentale:
«Mi ami tu più di costoro?
Questa la domanda che fa a Pietro e che ha fatto e continua a farmi. E tu pensi che la risposta si debba per forza tradurre in una scelta di vita più o meno radicale, più o meno estetica.
Ho scoperto che non è così, o almeno non solo, la sostanza è in altro.
È qualcosa, è un amore che va oltre, oltre la forma. Un amore, anzi è l’Amore, e l’amore non si spiega, lo vivi. Ti auguro davvero con tutto il cuore di viverlo.
Eccomi quindi, a lasciarti in poche righe quanto ho vissuto io: sprechiamo la vita a rincorrere l’amore, a succhiarlo dove non c’è, io ho avuto la Grazia, il dono grande di poterlo incontrare e di viverlo nonostante me. Arrivo a questa notte con il cuore e l’anima pieni di questo, e quanto vorrei tu 
potessi anche solo assaggiarne un po’ per poi cercarlo dove davvero c’è.
Negli ultimi tempi ho vissuto con tutto me quello che ho desiderato: vivere con il Padre, il Figlio, e lo Spirito Santo, con tutto il corpo, con tutto il cuore, con tutta l’anima. Ed è, e spero sarà così, fino al mio ultimo giorno».

Accompagnato dalla Chiesa a tutti i livelli
Damiano è accompagnato dalla preghiera costante di tutti i suoi amici, delle Clarisse di Carpi e del suo padre spirituale. Ricorre anche, più volte, al Sacramento dell’Unzione degli Infermi: il 13 maggio 2020 da padre Giuseppe Pozzobon, dei Carmelitani Scalzi di Treviso, venuto apposta a Briana; il 26 giugno seguente, nella chiesa del monastero di Carpi (avrebbe voluto riceverlo lì anche la prima volta, fissando la data al 19 marzo, ma la pandemia da Covid-19 aveva frenato quel progetto); il 20 luglio, in ospedale, da padre Vito.
Ricorre, privatamente e nella preghiera con gli amici, all’intercessione dei santi che ha sempre amato: fra Claudio Granzotto (beatificato nel 1994), a cui è stato affidato sin da piccolo dallo zio padre Luigi, il Venerabile Giorgio La Pira, Shahbaz Bhatti e la Serva di Dio Chiara Corbella Petrillo.

Gli ultimi giorni
Il 16 luglio 2020 Damiano viene sottoposto al trapianto di fegato. Tuttavia, il giorno seguente, le sue condizioni si aggravano al punto tale che è necessario un nuovo trapianto.
Le complicazioni si susseguono: in tutto, viene operato sette volte. I medici tentano ogni via per salvarlo, fino al 6 agosto, quando la situazione è ormai grave. Il 7 agosto 2020, quindi, Damiano muore: ha ventinove anni. 
Il suo funerale viene celebrato il 14 agosto, a Noale, presieduto da padre Vito: sono presenti un migliaio di persone, compresi molti giovani. Sulla sua tomba, nel piccolo cimitero di Briana, è riportato il versetto 12 del Salmo 145: «Per far conoscere agli uomini le tue imprese e la splendida gloria del tuo Regno», insieme alla frase che conclude il suo testamento spirituale: «Metti in circolo l’Amore», riferimento alla quasi omonima canzone di Luciano Ligabue, uno dei suoi cantanti preferiti.

La sua eredità
Il 17 agosto 2020, undici giorni dopo la sua morte e tre giorni dopo il funerale, l’edizione italiana del sito cattolico «Aleteia» pubblica un articolo di Annalisa Teggi, che contiene una testimonianza di padre Giuseppe Pozzobon, stralci dell’omelia di padre Vito D’Amato e del testamento spirituale, insieme al filmato integrale delle esequie.
Nel 2026, per raccontare la vita e custodire la testimonianza di Damiano, il fratello Francesco Caravello e l’amica Antonella Galiano hanno pubblicato con Edizioni San Paolo il volume «Da sempre ti ho pensato – Storia di Damiano Caravello».


Autore:
Emilia Flocchini

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Aggiunto/modificato il 2026-05-19

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