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Venerabile Maria Dositea (Maria Domenica) Bottani Vergine

Festa: .

Pianca, Bergamo, 31 maggio 1896 - Bergamo, 2 settembre 1970

Superiora Generale della Congregazione delle Suore Orsoline della Vergine Maria Immacolata di Gandino. Papa Francesco l'ha dichiarata Venerabile il 25 novembre 2021.



La Serva di Dio Maria Dositea Bottani (al secolo: Maria Domenica) nacque a Pianca (Bergamo, Italia) il 31 maggio 1896, in una famiglia contadina ricca di fede. Completati gli studi elementari, sentì il desiderio di consacrarsi al Signore e dedicarsi alla missione educativa. Nel 1913 entrò nella Congregazione delle Suore Orsoline di Maria Vergine Immacolata di Gandino. Durante il postulantato, frequentò la Regia Scuola Complementare e Normale “Paolina Secco Suardo” di Bergamo e, nel 1919, conseguì l’abilitazione all’insegnamento. Nello stesso anno iniziò il noviziato sotto la guida della Serva di Dio Gesuina Seghezzi. Il 3 ottobre 1921 emise la professione religiosa. Nei sei anni di voti temporanei ebbe ricche esperienze spirituali ed educative nelle scuole di Peia e di Chignolo d’Isola. Il 3 ottobre 1927 emise la professione perpetua e, nello stesso anno, eletta Segretaria generale, venne trasferita a Bergamo nella Casa generalizia dove rimase, svolgendo compiti di Consigliera e Vicaria generale.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, partecipò agli incontri organizzati dal “Movimento per un Mondo Migliore”, fondato dal gesuita Padre Riccardo Lombardi. A partire dal 1950, la Serva di Dio colse l’appello di Pio XII per il rinnovamento della vita religiosa.
Il 19 luglio 1952 fu eletta Superiora generale e rieletta per altri due mandati. Per diciotto anni governò con amore e competenza la Congregazione negli anni del Concilio Vaticano II. Fu tra coloro che favorirono il costituirsi della Segreteria della Federazione Italiana Religiose, collaborando con altri Istituti. Durante il suo generalato, incontrò le consorelle, soprattutto in occasione delle visite canoniche, mostrando un notevole sensus Ecclesiae e l’impegno al rinnovamento conciliare in cui coinvolse sacerdoti, suore e laici. In Congregazione, favorì l’apertura di nuove case in Italia e all’estero. Nel frattempo le condizioni di salute andarono aggravandosi per disturbi epatici e cardiaci.
Morì a Bergamo (Italia) il 2 settembre 1970.
La vita della Serva di Dio fu intessuta di preghiera. L’Eucaristia era cuore e centro della sua esistenza sia con la partecipazione alla celebrazione eucaristica, sia con l’adorazione e le frequenti visite al Santissimo Sacramento. Era fedele alla vita sacramentale e alla meditazione della Sacra Scrittura. Nutrì un filiale amore a Maria SS. Immacolata che esprimeva con le preghiere mariane tradizionali e con la celebrazione delle feste liturgiche. Seppe superare i momenti difficili della vita, accettando le sofferenze e offrendole al Signore, soprattutto in ciò che comportava il suo ruolo di Superiora Generale. Anche nella sofferenza fisica mostrò una solida fede, testimoniando la piena fiducia in Dio.
La sua speranza si fondava sulla certezza che il Dio fedele guida la storia e mantiene le promesse. Anche nelle situazioni avverse manteneva la serenità e diceva: “Il Signore sa quello che è bene per me e per l’intero Istituto, adoriamo i disegni di Dio e preghiamo tanto”. Il pensiero della vita eterna, del Paradiso, era presente costantemente nel suo cuore e con questa forza accettava le prove con gioia. Nell’ultima conferenza alle suore, nel giugno 1970, parlò per quasi un’ora della gioia pasquale e dell’incontro con il Signore nel Paradiso.
La Serva di Dio visse la carità verso Dio. L’amore del Signore fu la ragione, il modello, la misura della carità verso i fratelli. Si sentiva amata dal Signore e il pensiero della sua misericordia la spronava al bene. La sua missione educativa era accompagnata da un atteggiamento dolce, sorridente, materno e accogliente, che metteva a proprio agio le persone. La sua carità era genuina e umile al tempo stesso e alcuni sacerdoti trovarono in lei una vera madre spirituale. Era attenta alle necessità delle sue consorelle, degli allievi, ma anche di altri che si rivolgevano a lei per un aiuto materiale o spirituale. Durante la Seconda Guerra Mondiale affrontò il rischio di ospitare nell’Istituto persone in pericolo di vita senza distinzione di credo politico o di razza. Esortava al perdono e perdonava ad imitazione di Gesù. Nelle ultime esortazioni alla sua comunità raccomandò la carità fraterna, con parole ricche di affetto e di forza.


Fonte:
www.causesanti.va

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Aggiunto/modificato il 2021-11-30

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