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Venerabile Maria Margherita del Cuore di Gesł Agonizzante nell’Orto del Getsemani (Ludovica Banaś) Vergine

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Klecza Dolna, Polonia, 10 aprile 1896 - Nowogródek, Bielorussia, 26 aprile 1966

Religiosa professa della Congregazione delle Suore della Sacra Famiglia di Nazareth. Amare Dio fu il suo principale impegno. Papa Francesco l'ha dichiarata Venerabile il 13 dicembre 2021.



La Venerabile Serva di Dio Maria Margherita del Cuore di Gesù Agonizzante nell’Orto del Getsemani (al secolo: Ludovica Banaś) nacque il 10 aprile 1896 a Klecza Dolna (Wadowice, Polonia). Sentendosi chiamata alla vita religiosa, il 15 febbraio 1917 entrò nella Congregazione delle Suore della Sacra Famiglia di Nazareth. Il 19 febbraio 1920, emise la professione temporanea e, il 31 luglio 1926, quella perpetua. Dopo aver svolto vari servizi in diverse comunità dell’Istituto, tra le quali quelle di Cracovia, Stryj, Leopoli e Varsavia, nel 1937 fu trasferita a Nowogródek (oggi Bielorussia), dove lavorò nell’ospedale.
Dopo l’occupazione di Nowogródek da parte delle truppe sovietiche nel 1939, le suore furono espulse dal loro convento e allontanate dal lavoro in ospedale. Costrette a indossare il vestito laico, dovettero cercare alloggio dalle famiglie amiche. Nel 1941, mentre Nowogródek passò sotto l’occupazione delle truppe tedesche, le suore poterono tornare nella loro casa e riprendere il lavoro nell’ospedale. Tuttavia, il 31 luglio 1943, furono chiamate dai tedeschi al commissariato e, l’indomani all’alba, fucilate nel vicino bosco. Tra le 12 religiose si salvò soltanto la Venerabile Serva di Dio, la quale su richiesta della Superiora della comunità rimase a casa per avere cura della Pieve della Trasfigurazione di Nostro Signore.
Dopo l’uccisione delle consorelle, beatificate da San Giovanni Paolo II nel 2000, e in assenza di sacerdoti, ella si dedicò alla cura della Pieve, prendendosi cura delle funzioni religiose, insegnando in segreto il catechismo, preparando i bambini alla prima Comunione e aiutando le giovani coppie a prepararsi a ricevere il sacramento del Matrimonio.
Dopo la ritirata dei tedeschi nel 1944, per suo interessamento, da Vilnius vennero a Nowogródek tre consorelle e alla fine di novembre tornò anche un altro sacerdote. Nel 1945, lei stessa riuscì ad ottenere il permesso di riesumare e di seppellire accanto alla chiesa i corpi delle undici consorelle fucilate dai tedeschi.
Finita la Guerra, quando i territori della Polonia dell’Est furono incorporati all’Unione Sovietica, la maggior parte dei cittadini polacchi si trasferì in Polonia. Partirono anche le tre consorelle. Rimase a Nowogródek per continuare la sua missione, come unica guardiana della chiesa e della tomba delle undici consorelle. In seguito al suo interessamento, nel 1956 le autorità sovietiche acconsentirono che un sacerdote, ex prigioniero dei lager in Siberia, ricevesse un’ufficiale registrazione per lavorare come parroco. Nel 1964 ottenne il permesso dalle autorità sovietiche di rientrare in Polonia ma, nonostante la sua età avanzata e la salute sempre più cagionevole, dopo due mesi tornò dai suoi parrocchiani a Nowogródek per continuare la missione.
Morì il 26 aprile 1966 a Nowogródek (oggi Bielorussia).
La Venerabile Serva di Dio fu una donna di intensa preghiera, pervasa, soprattutto, dal desiderio di vivere prolungati tempi di adorazione silenziosa davanti all’Eucaristia. Il suo cammino di fede, caratterizzato da profondo abbandono all’amore di Dio, divenne affidamento sempre più intenso al Signore. Altrettanto significativa fu la sua devozione verso Maria Santissima. Manifestò grande fermezza nella fede anche nei momenti più difficili, quali il periodo della guerra, gli anni del comunismo e l’ultima malattia. Ai tempi dell’occupazione e della persecuzione, si sforzò di trasmettere e alimentare la fede tra gli abitanti di Nowogródek.
Esercitò la virtù della speranza con un’intensità e costanza straordinarie, soprattutto tra le difficoltà e i pericoli. Sopportò la malattia con pazienza e serenità, accettando l’avvicinarsi della morte.
Amare Dio fu il suo principale impegno. La carità eroica verso Dio si manifestò anche nella carità verso il prossimo. Questo amore raffinato e sensibile era ricco di delicatezza e umanità, di attenzione discreta e solerte verso coloro che incontrava nell’apostolato, soprattutto verso i poveri, i bisognosi, gli orfani, i prigionieri, inclusi i condannati e deportati in Siberia.


Fonte:
www.causesanti.va

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Aggiunto/modificato il 2022-01-04

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