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> Home > Sezione I santi che iniziano con la lettera G > San Gelasio di Poitiers Condividi su Facebook

San Gelasio di Poitiers Vescovo

Festa: 16 agosto

† Poitiers, Francia, V sec.

Fu vescovo di Poitiers tra il IV e il V secolo. Il suo nome compare nei manoscritti anteriori al XIII secolo tra i 23 vescovi antecedenti il VI secolo, molti dei quali leggendari. La sua esistenza è ritenuta reale insieme a Sant'Agone e a sant'Ilario, storicamente documentato. Nella successione episcopale figura dopo Pascenzio I e Quinziano, prima di Sant'Antemio e san Massenzio, morto nel 515. Della sua vita non abbiamo notizie. Si ritiene sia stato sepolto nella basilica di Sant'Ilario a Poitiers. Lo storico Besly lo incluse erroneamente tra i partecipanti al primo concilio di Orléans. Una traccia del suo culto si trova presso Niort, dove nel 1109 Raoul de Lusignan fondò un priorato a lui dedicato. La sua festa era celebrata il 16 agosto, fino alla revisione del proprio che lo ha inserito nella commemorazione comune dei santi vescovi diocesani.

Etimologia: Dal greco 'ghelao', 'ridere' o 'essere ilare'.

Emblema: Mitria, pastorale, libro delle Scritture.


Le informazioni biografiche su San Gelasio sono estremamente scarne, una condizione condivisa da molti vescovi dell'Alto Medioevo. Non conosciamo il luogo né la data esatta della sua nascita, presumibilmente avvenuta in Gallia nel corso del IV secolo. Gelasio operò in un periodo storico cruciale e turbolento: l'Impero Romano d'Occidente stava avviandosi al suo declino, e le diocesi galliche si trovavano a fronteggiare non solo le incursioni delle popolazioni germaniche, ma anche la necessità di consolidare l'ortodossia nicena dopo le grandi controversie ariane. In questo scenario, la sede di Poitiers godeva di un prestigio particolare, soprattutto per l'eredità lasciata da Sant'Ilario, il grande Dottore della Chiesa e difensore della Trinità. È probabile che Gelasio si sia formato in questo ambiente ecclesiastico di alto profilo, ereditando il compito di preservare l'unità della fede in tempi segnati dall'instabilità politica e sociale.

Il catalogo episcopale e la successione
L'unica traccia documentale certa dell'esistenza di Gelasio risiede negli antichi cataloghi episcopali di Poitiers. Questi elenchi, tramandati attraverso vari manoscritti redatti prima del XIII secolo, sono stati sottoposti a rigorosa critica storica a partire dall'Ottocento, in particolare dall'erudito francese Louis Duchesne nei suoi fondamentali studi sui 'Fastes épiscopaux de l'ancienne Gaule'. 
Nella cronotassi ufficiale, Gelasio figura come il quarto o quinto successore di Sant'Ilario. Le liste lo collocano dopo i vescovi Pascenzio I e Quinziano. La sua posizione esatta, tuttavia, è oggetto di dibattito tra gli storici a causa di due diverse tradizioni manoscritte: in alcune liste, a Gelasio succede direttamente Sant'Antemio, mentre in altre il successore è San Massenzio, morto nel 515, o San Maixent d'Agde. Questa discrepanza ha portato gli studiosi a collocare il suo episcopato in un arco temporale che spazia dalla fine del IV secolo alla metà del V secolo. Sebbene i nomi dei primi ventitré vescovi di Poitiers antecedenti al VI secolo mescolino figure storiche a personaggi leggendari, l'esistenza di Gelasio è considerata altamente probabile, inserendosi in una successione apostolica ininterrotta.

Il dibattito storiografico e la questione del Concilio di Orléans
Nel corso dei secoli, alcuni eruditi hanno tentato di colmare le lacune biografiche su Gelasio con attribuzioni che la critica moderna ha in gran parte smentito. Un caso emblematico riguarda il celebre storico e antiquario del Poitou Jean Besly. Nella sua opera di ricostruzione delle antichità ecclesiastiche locali, Besly inserì Gelasio tra i partecipanti al primo Concilio di Orléans. 
Tuttavia, questa identificazione si è rivelata anacronistica e inappropriata. Il Concilio di Orléans, convocato da Clodoveo, si tenne nel 511, un periodo in cui, secondo le cronotassi più affidabili, la sede di Poitiers era retta da altri prelati, oppure, se si considera Massenzio come successore, questi sarebbe morto solo nel 515. L'errore di Besly dimostra quanto fosse forte, nel Seicento, il desiderio di conferire un ruolo di primo piano nelle grandi assemblee nazionali a tutti i vescovi locali venerati come santi, pur in assenza di riscontri documentali.

Gli ultimi anni, la morte e la sepoltura
Anche le circostanze della morte di Gelasio sono ignote. È verosimile che si sia spento a Poitiers, dove aveva esercitato il suo ministero, in un'epoca imprecisata del V secolo. Secondo una tradizione consolidata, il suo corpo fu inumato nella basilica di Sant'Ilario, il principale santuario della città e luogo di sepoltura prediletto per i vescovi della diocesi. Essere sepolti 'ad sanctos', ovvero vicino alle reliquie di un santo illustre come Ilario, era una pratica comune nella tarda antichità e nell'Alto Medioevo, finalizzata a porsi sotto la protezione del patrono celeste in attesa della resurrezione. Non vi sono notizie certe circa la sorte successiva delle sue spoglie, andate probabilmente disperse o non più identificabili a causa delle numerose vicissitudini, tra cui le guerre di religione e le profanazioni rivoluzionarie, che hanno colpito i luoghi di culto del Poitou.

Il culto e le dediche
Nonostante l'assenza di notizie sulla sua vita, il culto tributato a San Gelasio è storicamente ben documentato. La sua festa era tradizionalmente fissata al 16 agosto nel Proprio della diocesi di Poitiers. Questa data ha scandito la devozione locale per secoli, fino alle riforme liturgiche postconciliari, che hanno portato all'inserimento di Gelasio in una festa comune dedicata a tutti i santi vescovi della diocesi. In altre tradizioni locali e in alcuni calendari agiografici, la sua memoria è stata talvolta celebrata anche il 26 agosto.
La traccia più tangibile della sua venerazione si trova nella città di Niort. Nel 1109, il nobile Raoul de Lusignan fondò in quest'area un importante priorato intitolato proprio a San Gelasio. Questa istituzione monastica non solo testimonia la vitalità del suo culto nel Medioevo centrale, ma indica anche come la sua figura fosse sentita come un potente protettore dalla nobiltà e dal clero locale.


Autore:
Enrico Quiri

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Aggiunto/modificato il 2026-08-06

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