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VI-VII sec.
Fu abate del monastero di Condat, nell'attuale Saint-Claude, nel Giura francese, uno dei principali centri del monachesimo della regione durante l'alto Medioevo. Le notizie individuali sulla sua vita sono estremamente scarse e provengono soprattutto dalla tradizione relativa alla successione degli abati di Condat. Le fonti lo collocano tra i successori di san Talassio e i predecessori di sant'Auderico e san Injurioso. Una tradizione storica locale gli attribuisce il governo dell'abbazia nel corso del VI-VII secolo e collega il suo abbaziato alla ricostruzione del monastero dopo un incendio. La durata e le date esatte del suo governo, tuttavia, sono problematiche: un antico catalogo degli abati, conservato nella tradizione documentaria dell'abbazia, gli attribuisce nove anni di governo, mentre una ricostruzione locale lo colloca tra il 593 e il 628. Il suo nome compare inoltre tra quelli degli abati venerati come santi nell'antica memoria dell'abbazia. La festa del 2 ottobre è attestata nei repertori agiografici moderni.
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Il monastero di Condat Il monastero di Condat fu fondato nel territorio del Giura da san Romano e san Lupicino nella prima metà del V secolo. Il centro monastico, situato nella regione dove sarebbe sorta l'odierna Saint-Claude, divenne progressivamente uno dei principali insediamenti religiosi dell'area. Alla guida della comunità si succedettero diversi abati, alcuni dei quali furono successivamente venerati come santi. Tra questi figura Dagamondo. Le fonti più antiche e i repertori storici non conservano una biografia autonoma di Dagamondo paragonabile a quelle dei primi grandi abati di Condat. Il suo nome è conosciuto soprattutto attraverso la successione abbaziale. Un catalogo medievale degli abati, richiamato dagli studi sulla storia dell'abbazia, lo presenta come il nono abate e gli attribuisce nove anni di governo. Lo stesso documento presenta però problemi cronologici: la somma delle durate attribuite ai diversi abati non concorda con gli intervalli cronologici ricostruiti dagli studiosi. Per questo motivo le singole date non possono essere assunte come assolutamente certe.
L'abbaziato Dagamondo appartenne alla serie degli abati che guidarono Condat dopo san Oyend e prima di sant'Auderico. La tradizione dell'abbazia lo colloca quindi nel periodo di consolidamento della comunità monastica, quando Condat costituiva già un importante centro religioso del Giura. La Catholic Encyclopedia, sulla base della storiografia dell'abbazia, lo inserisce nella successione composta da sant'Antidiolo, sant'Olimpio, san Sapiente, san Talassio, san Dagamondo, sant'Auderico e san Injurioso. Una storia locale di Saint-Claude attribuisce a Dagamondo un governo compreso tra il 593 e il 628 e riferisce che durante l'amministrazione del suo predecessore san Sapiente l'abbazia era stata incendiata, venendo poi restaurata sotto Dagamondo. Queste date non coincidono con il catalogo medievale che attribuisce a Dagamondo soltanto nove anni di governo. La cronologia 593-628 deve pertanto essere considerata una ricostruzione storiografica tarda, non una datazione definitivamente accertata. Il ruolo attribuito a Dagamondo nella ricostruzione dell'abbazia costituisce comunque l'unico episodio specifico collegato alla sua attività che ricorra nella storiografia locale. Non sono documentati altri particolari della sua vita personale, della sua formazione, delle sue origini familiari o della sua attività pastorale.
La successione degli abati Dagamondo fu seguito da sant'Auderico o Audrico e quindi da san Injurioso. Quest'ultimo è indicato come l'undicesimo abate e come immediato predecessore di san Claudio. La successione Dagamondo-Auderico-Injurioso è presente nella tradizione storica dell'abbazia e costituisce uno degli elementi più stabili della memoria relativa al santo. La cronologia precisa della successione rimane invece discussa. Il catalogo del XII secolo, pur fornendo durate per gli abati, produce infatti una differenza complessiva rispetto alla cronologia ricostruita dagli studiosi. Le stesse fonti storiche che riportano le durate riconoscono che non esistono altri documenti antichi capaci di confermare sistematicamente tali numeri.
La memoria nell'abbazia La venerazione di Dagamondo è documentata nella tradizione interna dell'abbazia. Un inventario della biblioteca e degli atti dell'abbazia di Saint-Claude redatto nel 1492 presenta una lista di santi legati alla storia del monastero e comprende esplicitamente Sanctus Dagamondus. La stessa lista comprende altri abati di Condat venerati come santi. Questo documento testimonia che alla fine del XV secolo Dagamondo apparteneva alla memoria sacra dell'abbazia. La presenza del suo nome in tale elenco è particolarmente significativa perché mostra che la venerazione di Dagamondo non deriva soltanto da repertori agiografici moderni, ma era inserita nella memoria storica e religiosa dell'antica comunità di Saint-Claude.
La cronologia dell'abbaziato La cronologia di Dagamondo presenta una delle principali difficoltà della sua ricostruzione storica. Il catalogo medievale degli abati gli attribuisce nove anni di governo. Una tradizione storiografica locale, invece, lo colloca tra il 593 e il 628. Le due indicazioni non sono conciliabili senza modificare altri elementi della successione abbaziale. Gli stessi studi storici che utilizzano il catalogo osservano che tra la morte di san Oyend e l'elezione di san Claudio risulta una differenza considerevole tra il numero di anni prodotto dal catalogo e quello ricavabile da una diversa ricostruzione cronologica. Non è quindi possibile indicare con sicurezza né l'anno di inizio né quello di conclusione dell'abbaziato di Dagamondo. La collocazione generale nel VI-VII secolo rimane invece coerente con la successione degli abati di Condat.
Il nome nella tradizione dell'abbazia La forma latina Dagamondus compare nell'inventario quattrocentesco dell'abbazia insieme ai nomi di numerosi abati considerati santi. La tradizione storiografica moderna utilizza prevalentemente la forma francese Dagamond, mentre in italiano è attestata la forma Dagamondo. Non è invece sufficientemente documentata un'etimologia precisa del nome. Il tentativo di ricondurlo a un composto germanico rimane ipotetico e non permette di stabilire con sicurezza il significato originario.
Curiosità - Il nome di Dagamondo compare nell'inventario dell'abbazia di Saint-Claude del 1492 nella forma latina Sanctus Dagamondus, insieme a quello di altri abati venerati come santi. - Dagamondo appartiene alla serie degli abati di Condat che precedettero san Claudio, il cui nome avrebbe infine sostituito quelli precedenti di Condat e Saint-Oyend nella denominazione dell'abbazia.
Cronologia - VI-VII secolo - Dagamondo è ricordato nella tradizione dell'abbazia di Condat come abate e successore di san Talassio. - VI-VII secolo - Secondo un antico catalogo degli abati, Dagamondo esercita l'ufficio abbaziale per nove anni. La durata non è verificabile attraverso un'altra documentazione antica indipendente. - 593-628 - Periodo attribuito a Dagamondo da una tradizione storiografica locale; la cronologia non coincide con quella del catalogo medievale e rimane discussa. - 1492 - Nell'inventario degli atti e dei manoscritti dell'abbazia di Saint-Claude, Dagamondo compare nella lista degli abati e religiosi venerati come santi, nella forma Sanctus Dagamondus.
Valutazione storico-critica - L'identificazione di Dagamondo come abate di Condat è sufficientemente stabile nella tradizione storica dell'abbazia e nei repertori storici moderni. - Le notizie biografiche individuali sono estremamente limitate. Non sono documentati con sufficiente sicurezza nascita, origine familiare, formazione, morte, durata esatta della vita o circostanze della morte. - La successione che colloca Dagamondo tra san Talassio e sant'Auderico è attestata dalla tradizione storica dell'abbazia. - La durata di nove anni attribuita al suo governo deriva da un catalogo medievale degli abati, ma la stessa tradizione documentaria presenta incongruenze cronologiche. La datazione 593-628, presente in una storia locale, non può quindi essere considerata certa. - L'attribuzione a Dagamondo della ricostruzione dell'abbazia dopo un incendio appartiene alla storiografia locale e non è accompagnata, nelle fonti reperite, da una testimonianza contemporanea all'evento. - La venerazione di Dagamondo è documentata almeno nella memoria istituzionale dell'abbazia alla fine del XV secolo, quando il suo nome compare come Sanctus Dagamondus nell'inventario del 1492. - Il testo del Martyrologium Romanum relativo al 2 ottobre non comprende Dagamondo tra le commemorazioni riportate per quel giorno; la sua festa del 2 ottobre appartiene pertanto alla tradizione agiografica specifica con cui il santo è trasmesso nei repertori locali e moderni. - Non risultano documentati una causa moderna di beatificazione o canonizzazione, un decreto sul martirio o un miracolo riconosciuto. Il titolo di santo deriva dalla venerazione tradizionale legata alla comunità monastica di Condat.
Fonti e bibliografia essenziale - Catholic Encyclopedia, voce 'Saint-Claude', 1912, che ricostruisce la successione degli abati di Condat e cita come fonti principali Gallia Christiana, l'opera di Dom Benoît sulla storia dell'abbazia e altri studi storici locali. - Pierre-François Chifflet, Illustrationes Claudianæ, studio storico sull'abbazia di Condat-Saint-Claude, utilizzato nella tradizione erudita relativa alla successione degli abati. Il riferimento all'opera e alla sua presenza negli Acta Sanctorum è documentato nella storiografia sulla biblioteca dell'abbazia. - Gallia Christiana, tomo IV, pp. 241-254, repertorio storico della sede e dell'abbazia di Saint-Claude, citato nella bibliografia della Catholic Encyclopedia. - Auguste Castan, studio sulla biblioteca dell'abbazia di Saint-Claude, con la pubblicazione dell'inventario quattrocentesco contenente la lista degli abati e religiosi venerati, tra cui Sanctus Dagamondus. - Storia storica locale di Saint-Claude, sezione relativa alla successione degli abati, che attribuisce a Dagamondo il periodo 593-628 e la ricostruzione dell'abbazia dopo un incendio.
Autore: Giampietro Cattini
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