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Beato Matteo (Santiago) de Prado Fernández Fratello cooperatore domenicano, martire

Festa: 30 luglio

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La Mata de Monteagudo, Spagna, 27 luglio 1907 – Miguelturra, Spagna, 30 luglio 1936

Santiago de Prado Fernández nacque a La Mata de Monteagudo il 27 luglio 1907, in diocesi e provincia di León. Tra il 1932 e il 1933 si offrì di andare a Toledo per elemosinare a favore di un convento di monache cappuccine, nel quale risiedeva una sua compaesana. Rimase per un anno a Toledo, dove conobbe i Domenicani del convento di Almagro, decidendo di unirsi a loro. Ricevette l’abito da fratello cooperatore (religioso non sacerdote) ad Almagro, il 7 ottobre 1934, cambiando nome in fra Matteo; professò i voti temporanei il 15 ottobre 1935. Condivise con la comunità le perquisizioni e le vessazioni, culminate con l’evacuazione forzata dal convento. Insieme all’altro fratello cooperatore incaricato della cucina, fra Arsenio de la Viuda Solla, faceva quotidianamente la spola tra la casa-prigione dove i frati erano stati obbligati a risiedere e il convento, per cucinare e portare loro da mangiare. Il 30 luglio 1936, munito di un salvacondotto, era in viaggio verso Ciudad Real, insieme a fra Justo Vicente Martínez e padre José Garrido Francés, quando alcuni giovani affiliati all’Ateneo Libertario, appena giunti alla stazione di Miguelturra, attirarono l’attenzione dei miliziani di guardia riguardo la loro presenza. I frati vennero fatti scendere dal treno, collocati sui binari a distanza di tiro e, infine, fucilati. Fra Matteo aveva appena compiuto ventinove anni. Prima di lui e dei suoi compagni era già stato ucciso un altro giovane frate. Gli altri sedici, invece, vennero assassinati tra il 30 luglio e il 14 agosto 1936. I resti mortali di fra Matteo sono venerati nella chiesa di San Tommaso d’Aquino a Siviglia. I venti domenicani di Almagro furono beatificati nella cattedrale di Siviglia il 18 giugno 2022, sotto il pontificato di papa Francesco. La loro memoria liturgica ricorre il 6 novembre, giorno in cui le diocesi spagnole ricordano i loro Martiri del XX secolo.



I primi anni
Santiago de Prado Fernández nacque a La Mata de Monteagudo il 27 luglio 1907, in diocesi e provincia di León, figlio di Higinio e Francisca. Fu battezzato due giorni dopo la nascita. Crebbe e studiò nel suo villaggio natale, alle falde del massiccio montuoso della , a pochi metri dal santuario della Madonna de la Velilla, punto di riferimento per i devoti della zona. Fin da piccolo, Santiago lo visitava, contemplando l’immagine di san Domenico di Guzmán raffigurata nella pala d’altare.
Come quasi tutti gli abitanti, aiutò i familiari nella coltivazione dei campi e nella cura del bestiame. I compaesani lo ricordavano come molto socievole e gioioso, marcatamente incline alla religiosità. Circa nel 1932 o nel 1933, si offrì di andare a Toledo per elemosinare a favore di un convento di monache cappuccine, nel quale risiedeva una sua compaesana.
    
Vocazione tra i Domenicani
Santiago rimase a Toledo per un anno: fu lì che conobbe i Domenicani del convento di Almagro e decise di entrare nel loro convento. Fu assiduo nel lavoro, costante nell’obbedienza e pieno di spirito religioso; tutti i confratelli lo stimavano.
Ricevette l’abito da fratello cooperatore (religioso non sacerdote) ad Almagro, il 7 ottobre 1934, dalle mani del Maestro generale dell’Ordine domenicano, fra Martin S. Gillet, e cambiò nome in fra Matteo. L’anno seguente, il 15 ottobre 1935, professò i voti temporanei.

I Domenicani di Almagro all’inizio della guerra civile spagnola
All’inizio del luglio 1936, la metà dei membri della comunità del convento della Madonna del Rosario di Almagro era in vacanza presso altri conventi. Rimanevano quindi alcuni religiosi studenti, fratelli cooperatori e padri.
Il 21 luglio, tre giorni dopo la rivolta militare che aveva dato inizio alla guerra civile spagnola, svariati membri dell’Ateneo Libertario diedero fuoco alla chiesa della Madre di Dio. Molti frati, che avevano assistito all’incendio dall’interno del convento, corsero a cercare di spegnerlo, ma gli aggressori li cacciarono via con disprezzo. Il sindaco, Daniel García Pozo, andò a trovarli per proporre loro di uscire dalla città. Durante la notte, il convento fu perquisito, in cerca di armi.

L’evacuazione forzata
Il giorno dopo, i frati si radunarono per prendere un caffè in onore di santa Maria Maddalena, patrona del loro Ordine. Erano ormai consapevoli di essere in mezzo a un’autentica persecuzione, mirata contro sacerdoti e religiosi.
Lo stesso giorno si presentarono alcuni estremisti a domandare quanti fossero e dove si trovassero gli assenti. Di fronte al comportamento dei frati, li minacciarono: avrebbero incendiato il convento, durante quella stessa notte, con loro dentro.
Dal canto suo, il sindaco cercava di fare in modo che la loro uccisione avvenisse al di fuori del territorio che cadeva sotto la sua giurisdizione. Continuò quindi a presentarsi al convento, insistendo affinché se ne andassero, dichiarandosi disposto anche a offrire dei salvacondotti per farli uscire dalla città.
Il 24 luglio, ormai spazientito, intimò ai frati di abbandonare il convento. Padre Ángel Marina Álvarez, il Priore in carica, riunì la comunità rimasta e, tra la commozione di tutti, distribuì le Sacre Specie per sottrarle al rischio di profanazioni.
L’evacuazione iniziò il giorno seguente. La maggior parte dei frati trovò rifugio in case private: questo fatto non era gradito ai membri dell’Ateneo Libertario, che così li avrebbero potuti controllare con meno facilità.
Per tale ragione, il sindaco ordinò che venissero radunati in una casa disabitata, che si trovava di fronte alle rovine della chiesa della Madre di Dio. Obbligò poi padre Natalio Camazón Junquera a consegnargli i libri del convento.

Il tempo della prigionia
Appena sistematisi nella casa, i frati si organizzarono per potersi procurare da mangiare. Dato che il convento era nei pressi, ogni giorno i due fratelli cooperatori incaricati della cucina, fra Matteo e fra Arsenio de la Viuda Solla, vi rientravano per cucinare e portare i pasti agli altri.
Intanto, dall’esterno non arrivavano notizie totalmente buone: i frati le venivano a sapere perché i carcerieri davano loro i giornali, maltrattandoli e usando contro di loro parole sacrileghe e insulti. Un primo frate, fra Antolín Martínez-Santos Ysern, il 21 luglio lasciò la casa-prigione munito di un salvacondotto, che si rivelò falso: venne infatti incarcerato, quindi ucciso il 27 luglio, ad Alcázar de San Juan.

Il martirio di fra Matteo e dei suoi compagni
Il 30 luglio, il sindaco consegnò anche agli altri prigionieri dei salvacondotti, cosicché potessero andare via dal villaggio di nascosto. Tuttavia, i membri dell’Ateneo non rimasero inattivi.
Sullo stesso treno, con destinazione a Ciudad Real, che conduceva i primi tre frati liberati, ovvero fra Matteo, fra Justo Vicente Martínez e padre José Garrido Francés, salirono alcuni giovani affiliati all’Ateneo Libertario.
Appena giunti alla stazione di Miguelturra, attirarono l’attenzione dei miliziani di guardia riguardo quella strana spedizione. I frati vennero fatti scendere dal treno, collocati sui binari a distanza di tiro e, infine, fucilati. Fra Matteo aveva appena compiuto ventinove anni.
Una scena analoga si ripeté il 3 agosto, quando tre giovani frati, fra Paulino Reoyo García, fra Santiago Aparicio López e fra Ricardo Manuel López y López, vennero fatti scendere dal treno alla stazione di Manzanares, condotti in prigione e quindi fucilati contro il muro di cinta del locale cimitero. I frati rimasti, nella notte tra il 13 e il 14 agosto, vennero portati via da un gruppo di armati e condotti poco fuori da Almagro per essere fucilati.

La prima fase della causa di beatificazione e canonizzazione
I frati di Almagro, negli anni seguenti, furono circondati da continua fama di martirio. L’inchiesta diocesana della causa intestata a padre Ángel Marina Álvarez e diciannove compagni si svolse nella diocesi di Ciudad Real dal 1995 al 1999; gli atti dell’inchiesta furono convalidati il 23 giugno 2000.
La “Positio super martyrio”, consegnata nel 2013, venne esaminata anzitutto dai Consultori Storici, il 10 giugno 2014. La discussione sull’effettivo martirio invece iniziò con il Congresso Peculiare dei Consultori Teologi, i quali, il 23 ottobre 2018, si pronunciarono a favore. Anche i cardinali e i vescovi membri della Congregazione delle Cause dei Santi, il 10 dicembre 2019, confermarono che l’uccisione dei frati era avvenuta a causa della loro fedeltà alla Chiesa.

Il decreto sul martirio e la beatificazione
L’11 dicembre 2019, ricevendo in udienza il cardinal Giovanni Angelo Becciu, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, papa Francesco autorizzò il decreto sul martirio.
Prima della beatificazione, il 2 giugno 2022, i resti mortali della maggior parte dei martiri, compresi quelli di fra Matteo, custoditi nella chiesa del convento dell’Assunzione di Calatrava de Almagro (che i Domenicani hanno lasciato nel 2017), sono stati sottoposti a ricognizione canonica, quindi traslati nella chiesa di San Tommaso d’Aquino a Siviglia.
La beatificazione di padre Ángel Marina Álvarez e compagni si svolse il 18 giugno 2022, nella cattedrale di Siviglia, nella Messa presieduta dal cardinal Marcello Semeraro, Prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi, come inviato del Santo Padre.
Nella stessa celebrazione furono elevati agli onori degli altari anche cinque Domenicani di Almería, nella cui causa era compreso un Terziario domenicano, e suor Ascensione di San Giuseppe, Domenicana contemplativa.
La memoria liturgica dei ventisette domenicani fu fissata al 6 novembre, giorno in cui le diocesi spagnole ricordano i loro Martiri del XX secolo.


Autore:
Emilia Flocchini

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Aggiunto/modificato il 2022-08-09

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